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“Diritto di voto” – Isaac Asimov (1955)

ASIMOV, Isaac, “Diritto di Voto”, 1955, prima traduzione italiana in 1962 in Galaxy, anno V, n. 12.

Uno degli argomenti politici e mediatici più seguiti di questi tempi – scriviamo queste righe l’otto novembre 2020 – riguarda le elezioni statunitensi. Trump parla di brogli elettorali, le principali emittenti televisive lo oscurano, una parte del suo partito cerca di smorzare le tensioni, lui non pare voglia mollare e così via.

Vi chiederete tutto questo cosa c’entra con la fantascienza; al limite si potrebbe parlare di surrealismo o, addirittura, di racconti dell’assurdo. Eppure, fra gli innumerevoli racconti di uno dei più noti e prolifici scrittori di fantascienza, Isaac Asimov, appunto, uno in particolare risolve una volta per tutte la questione elettorale, senza vena polemica ma con il sarcasmo che lo contraddistingue. Il lettore saprà trovare da solo, senza suggerimenti, le connessioni col presente (che non riguardano solo gli USA…).

Diritto di Voto” (titolo originale “Franchise”) è un racconto del 1955 di Isaac Asimov, tradotto anche coi titoli “Il Giorno dell’Elezione” e “Oggi si Vota” ed è stato pubblicato per la prima volta in italiano dalla rivista Galaxy nel 1962. In questo, come in molti altri racconti, è preponderante la presenza del supercomputer Multivac: una megastruttura lunga svariati chilometri che riesce a risolvere tutti i problemi posti dall’essere umano; una intelligenza artificiale che si evolve continuamente riuscendo addirittura ad acquisire una sorta di coscienza.

Ebbene, tornando al problema della “democrazia elettorale”, sulla base delle preferenze statistiche dell’elettore medio americano, il supercomputer Multivac crea una piattaforma che riesce ad individuare la singola personalità adatta ad esprimere le preferenze di voto che, a loro volta, rispecchiano quelle dell’intero elettorato statunitense. In parole povere, ad ogni tornata elettorale viene selezionata una singola persona che deve rispondere ad una serie di domande formulate dalla piattaforma virtuale. Costui non decide direttamente chi sarà il presidente ma, in base alle sue risposte, il calcolatore stabilirà il vincitore delle elezioni presidenziali. Quest’anno toccherà a Norman Muller, un semplice commesso di un negozio dell’Indiana, ad avere il privilegio di essere colui che verrà sottoposto ad una serie di domande formulate da Multivac per decidere chi sarà il futuro presidente…

Un momento…. ma come funziona e da cosa nasce veramente questa singolare procedura? A spiegarlo sarà il suocero di Muller, che vive in casa con la famiglia. La sua nipotina, Linda domanderà al nonno: “Ma davvero una volta tutti votavano”? Seguiamo a questo punto la geniale trovata di Asimov :

Vedi, Linda, circa quarant’anni fa, tutti votavano. Per esempio, volevano stabilire chi doveva essere il nuovo Presidente degli Stati Uniti. I democratici e i repubblicani indicavano i loro candidati, e ogni cittadino poteva dire chi preferiva. Quando era passato il giorno delle elezioni, contavano quante persone volevano il democratico e quante volevano il repubblicano. E chi aveva più voti era eletto. Capisci?” (…) “qualche volta occorreva tutta la notte per contare i voti e la gente diventava impaziente; così inventarono macchine speciali che potevano studiare i primi voti e confrontarli con i voti ottenuti negli stessi posti gli anni precedenti. In questo modo la macchina poteva calcolare com’era il voto di tutta la popolazione e chi era stato eletto. Capisci?”

Lei annuì.

Come Multivac.

I primi calcolatori erano molto più piccoli di Multivac. Ma poi le macchine diventarono più grandi; potevano dire come erano andate le elezioni basandosi su un numero di voti sempre più piccolo. Poi, alla fine, costruirono Multivac, che può giudicare sulla base di un solo voto.” (…)

La conclusione del Nonno , nella sua ironica saggezza è laconica:

Non voglio che una macchina mi dica come avrei votato io soltanto perché un buffone di Milwaukee dice di essere contrario all’aumento delle tasse. Forse voglio votare in modo strambo solo per il piacere di farlo. Forse voglio addirittura non votare. Forse…”

Funzionari dei servizi segreti si stabiliscono il giorno prima delle elezioni nella casa di Muller, il quale sembra sempre più disorientato e perplesso, mentre sua moglie sogna soldi, celebrità e prestigio derivanti dal titolo di elettore dell’anno (le elezioni verranno ricordate col nome del “prescelto”, in questo caso: “le elezioni Muller”).

Il giorno dell’elezione, il cittadino Muller viene condotto in una sorta di stanza simile ad un reparto ospedaliero ed interrogato dal supercomputer attraverso schede criptate che l’analista incaricato gli tradurrà: alcune con domande improbabili del tipo “che ne pensa del prezzo delle uova?” ecc. In definitiva, non sarà Muller a decidere direttamente chi sarà il vincitore, bensì l’analisi del sondaggio individuale effettuata dalla piattaforma Rouss… ehm… scusate, Multivac.

Alla fine della procedura, Muller cominciò a sentirsi orgoglioso, maturando pian piano una sensazione patriottica alquanto nuova per lui.

In questo mondo imperfetto, i cittadini sovrani della prima e più grande Democrazia Elettronica avevano, per mezzo di Norman Muller – per suo mezzo! – esercitato ancora una volta il loro libero e inalienabile diritto di voto”.

Flavio Figliuolo