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Gli italiani indisciplinati e il Dcpm: vostra la colpa, nostre le conseguenze

Il governo Conte ha varato il venticinquesimo DPCM: sono, di fatto, vietate tutte le attività sociali e di svago che una persona cerca di fare nel tempo lasciato libero dallo sfruttamento, dallo studio, dalla famiglia. A risentirne, sul piano economico, sono i lavoratori degli ampi settori di società colpiti dai provvedimenti e, sul piano relazionale, ne saremo danneggiati tutti e tutte.

Ancora una volta non siamo trattati come esseri umani ma come schiavi il cui unico scopo è produrre e consumare, l’unica cosa per cui, secondo loro, non si può rischiare di ammalarsi. La motivazione data per eliminare gli spazi di libertà è che gli italiani sono “indisciplinati”.

Dipende dall’indisciplina degli italiani il fatto di dover fare 8/10 ore di fila per un tampone.

Dipende dall’indisciplina degli italiani il doversi spostare su mezzi pubblici pieni fino all’inverosimile e l’essere presi in giro dalla ministra che dichiara che «si rispettano tutte le norme di sicurezza».

Dipende dall’indisciplina degli italiani l’attesa di ore al pronto soccorso, anche per codici rossi, o l’impossibilità di fruire degli ordinari servizi ospedalieri e ambulatoriali.

Dipendono dall’indisciplina degli italiani le leggi schizofreniche secondo cui «quello che non è obbligatorio è vietato» per cui hanno provato a rendere obbligatorio (anche per chi non lo volesse fare) il vaccino antinfluenzale per gli over 65 ed hanno reso introvabile (anche per chi lo volesse fare) il vaccino antinfluenzale per gli under 65.

Dipende dall’indisciplina degli italiani il dover mettere insieme il pranzo con la cena, il doversi inventare una miriade di lavori precari sottopagati in cui le uniche misure anti-contagio sono poche gocce di disinfettante sulle mani e una singola mascherina usata per giorni e giorni.

Dipende dall’indisciplina degli italiani l’impossibilità – visto che di essere visitati non se ne parla proprio – anche solo di parlare con qualcuno per capire cosa fare in presenza di sintomi.

Dipende dall’indisciplina degli italiani l’aver visto i governanti fingere di interessarsi ai problemi della scuola, sproloquiando per mesi sui banchi con le rotelle, senza potenziare il corpo insegnante e il personale ATA, ampliare spazi per aule, organizzare mezzi pubblici dedicati e mettere in sicurezza le strutture fatiscenti.

La verità è che questo governo, in sei mesi, non ha fatto assolutamente nulla per la gestione del prevedibilissimo ritorno della pandemia. La verità è anche che questo sistema economico e sociale è irriformabile e fa pagare a noi le sue colpe.

Così come in primavera la colpa era dei runner, da quest’estate viene criminalizzato chi osa cercare un po’ di socialità, nonostante l’evidenza che i contagi siano esplosi proprio con la fine della stagione balneare e la chiusura delle discoteche.

Si cerca di scaricare sulle vittime le colpe che sono di stato e padroni, i carnefici.

Si attacca e si punisce l’individuo che si scorda la mascherina ma si lasciano intatte le cause reali, quelle strutturali.

La chiusura della sanità di prossimità, con centinaia di migliaia di posti letto e reparti persi a vantaggio della sanità privata, capace solo a fare profitto dalla malattia e quindi vogliosa di cronicizzarla e non di risolverla.

La precarietà sul lavoro per cui sono state lasciate alla fame milioni di persone senza neanche il diritto alla cassa integrazione perché dipendenti di cooperative, lavoratori interinali, lavoratori in nero, finti lavoratori autonomi, o con qualsiasi altro contratto “atipico” che significa solo sfruttamento selvaggio e nessun diritto.

La situazione drammatica nelle galere di cui, siccome non ci sono rivolte, non si parla.

Dopo aver passato l’estate a promettere mari e monti con i fondi europei, hanno deciso che la colpa della pandemia è di chi cerca divertimento o crescita personale, indipendentemente dal fatto che rispetti o meno le precauzioni di sicurezza. Mentre, secondo loro, non c’entrerebbe nulla il mondo della produzione, cioè dello sfruttamento, che non si può certo fermare in un sistema orientato esclusivamente alla creazione di profitto e non di benessere reale.

Hanno continuato a tagliare sulla spesa sanitaria, sociale, sull’istruzione, ed hanno seguitato ad aumentare le spese militari e quelle per le grandi opere.

Il ritorno dell’epidemia sta facendo esplodere le contraddizioni di un sistema che non riesce neanche più a garantire sé stesso. Noi non vogliamo il ritorno alla “normalità” perché è proprio la loro normalità che ci ha portato in questa situazione. Noi combattiamo per costruire un mondo libero e diverso dove non sia il profitto a decidere chi vive e chi muore durante una pandemia.

Noi anarchici facciamo le cose che riteniamo giuste e non facciamo quelle che riteniamo sbagliate indipendentemente dal fatto che siano legali o meno, perché la legge non è questione di giustizia ma questione di potere.

Gli spazi di socialità e conflitto autogestiti da noi rimangono aperti.

Per la tutela di tutt*, e dei più esposti tra noi, stiamo adottando accorgimenti molto più efficaci e stringenti di quelli governativi. I nostri metodi di lotta al contagio sono autogestiti, decisi collettivamente e praticati da tutt* noi.

Invitiamo tutti i compagni e le compagne a continuare a praticare socialità e conflitto utilizzando gli opportuni accorgimenti.

Gruppo Anarchico “M. Bakunin” – FAI Roma e Lazio