Tag Archives: sciopero

Riprendere l’iniziativa di classe

Il 25 ottobre è stato il giorno dello Sciopero Generale indetto da USI–CIT, CUB, SGB, SI Cobas. A Milano si è svolto un corteo che è partito da Largo Cairoli, piazza Castello, per andare ad attraversare i punti più significativi del centro, passando per piazza della Scala, per piazza Duomo, attraversare la via dove risiede la Confindustria, percorrere via Larga fino a terminare in piazza Fontana. Molte le categorie del lavoro rappresentate attraverso i vari striscioni, diversi i lavoratori della logistica presenti, seguiti dai Comitati per le case, dall’Unione Inquilini, dai precari, dalle aree sociali e di rappresentanze studentesche. C’era anche una delegazione numerosa da parte dei curdi, posizionati nelle prime posizioni, per meglio evidenziare l’importanza della solidarietà verso chi sta subendo un vergognoso attacco da parte del governo repressivo della Turchia di Erdogan.

Come USI abbiamo messo lo striscione dell’Unione Sindacale Italiana nella fiancata del Camion che apriva il corteo ed eravamo presenti nello spezzone rosso/nero con le nostre bandiere assieme ai compagni della Federazione Anarchica Italiana e di area libertaria. Abbiamo distribuito nel corteo e lungo il percorso un volantino della sezione Milanese che evidenziava le nostre ragioni dello sciopero, veniva anche distribuito Lotta di Classe, il giornale dell’USI uscito proprio per questa occasione.

Al corteo erano presenti molte migliaia di partecipanti, con le bandiere e gli striscioni dei sindacati presenti , tanti gli slogan e gli interventi cadenzati dagli autoparlanti. Non c’era la presenza del SI Cobas nel corteo di Milano per la loro scelta di convogliare tutte le loro forze nella manifestazione nazionale di sabato 26 ottobre a Roma. Ci sono stati momenti di tensione con i botti sotto la Confindustria e successivamente in via Larga, accompagnati da fumogeni, dove c’era una rappresentanza turca.

Quando si è arrivati in piazza Fontana i numerosi partecipanti al corteo si sono distribuiti all’interno, è stato posizionato il camion alla testa del corteo e sono iniziati i comizi finali, mentre le bandiere degli anarchici andavano ad affiancare la targa posizionata nei giardini della piazza che ricorda l’uccisione di Giuseppe Pinelli.

Gli interventi venivano aperti dal rappresentante della CUB facendo riferimento alle dichiarazioni di esponenti del governo che avevano criticato lo sciopero indetto da sindacatini creando molti disagi al paese, rispondendo che i sindacati si misurano dal consenso e quando riempiono le piazze e bloccano trasporti e voli aerei, come è avvenuto, vuol dire che il consenso c’è. Ha sottolineato che le adesioni dimostrano che lo sciopero di protesta era una esigenza sentita.

Poi è intervenuta una rappresentanza curda denunciando l’attacco vile che il governo turco sta portando alla popolazione curda, soprattutto contro le conquiste emancipative dell’autogoverno dal basso realizzato in Rojava. Ha chiesto la solidarietà verso tutti i popoli nel mondo che lottano contro governi repressivi. Ha fatto appello a tutti i popoli per costringere i loro governi a fermare l’aggressione del governo turco.

È poi intervenuto il rappresentante del SGB che ha evidenziato come in questo momento in molte parti del mondo le popolazioni si ribellano contro le politiche repressive che i governi vogliono imporre e plaudendo alla buona riuscita dello sciopero e della manifestazione. Ha poi rivendicato l’urgenza di una legge sulla rappresentanza sindacale che sia realmente espressione della volontà dei lavoratori.

Prende infine la parola il rappresentante dell’USI che esordisce affermando ciò che da sempre diciamo e ripetiamo in questa piazza: che “non ci sono governi amici” perché “cambiano i governi ma i nostri problemi restano irrisolti, anzi peggiorano”. Ne è la palese dimostrazione che con il nuovo governo il “decreto sicurezza” è rimasto praticamente invariato. “Sicurezza per chi, ci chiediamo” non certo per i lavoratori e lavoratrici che per rivendicare i propri diritti attraverso le tradizionali forme di lotta dei picchetti, dei blocchi stradali, vengono condannati come delinquenti ad anni di galera. Così facendo si garantisce “sicurezza per i padroni, alle loro ‘illegalità” del non rispetto dei contratti, l’utilizzo del lavoro nero, del caporalato, pagando pochi euro al giorno agli immigrati.”

Di fronte al peggioramento delle nostre condizioni, con salari e pensioni bloccate, con famiglie intere senza lavoro alla disperazione, di fronte alle grandi centrali dei sindacati confederali praticamente immobili, quindi complici, abbiamo necessariamente dovuto fare questo sciopero generale – che, non a caso, è stato proclamato da quei sindacati che “non hanno svenduto la propria conflittualità sottoscrivendo l’accordo vergognoso sulla Rappresentanza Sindacale.”

Ci dicono padroni e governo che non ci sono risorse per migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e lavoratrici “però ci sono risorse per aumentare le spese militari che assorbono il bilancio per più di 21 miliardi di euro per far guerre all’esterno e repressione all’interno.” Ci sono per acquistare i micidiali caccia–bombardieri F35, circa 90 ordinati agli USA. Ci sono per inviare 34 missioni militari in tutto il mondo. Ecco allora la nostra proposta: “No alle spese militari, ma più salari, più pensioni, una sanità migliore”. Ed aboliamo i contratti precari: “Si può fare e si deve fare!” Tutte proposte che porteremo avanti anche dopo la giornata di sciopero.

Soprattutto, in questo momento, esprimiamo “tutta la nostra solidarietà alla popolazione curda, alle conquiste importanti nel Rojava, questi partigiani in prima fila contro l’Isis e che oggi vengono massacrati dai carri armati della Turchia del fascista Erdogan, mentre i governi di tutto il mondo stanno a guardare, anzi forniscono le armi alla Turchia come lo stesso governo italiano. Maledetto capitalismo, piaga dell’intera umanità!”

Seguivano interventi di studenti e altre realtà, scoppiavano altri mortaletti e fumogeni in un angolo della piazza, mentre terminava la manifestazione e i partecipanti defluivano. Nella giornata dello sciopero oltre a Milano si sono svolte manifestazioni e presidi principali a Torino, Roma, Varese, Firenze, Napoli, Palermo, Catania, Padova; a Reggio Emilia e Trieste dove l’iniziative sono state praticamente promosse da USI.

È da evidenziare che come USI nella comunicazione dello sciopero generale sono state evidenziate le tematiche ritenute significative e attuali in questa fase, come le disuguaglianze dei tanti contratti con cui vengono divisi e ricattati i lavoratori e lavoratrici nella stessa categoria e perfino all’interno della stessa azienda, per una prospettiva di un contratto categoriale unificato al livello di maggior convenienza. Questa nostra caratterizzazione vogliamo continuare a sviluppare per dare più efficacia alla nostra azione.

Enrico

——————————————————————————————–

SULLO SCIOPERO DEL 26 OTTOBRE

Venerdì 25 ottobre la città di Milano si riscopre una città operaia internazionale ed internazionalista: CUB, SI COBAS, SGB,USI-CIT chiamano allo SCIOPERO GENERALE di 24 ore.

Se ne sentiva la mancanza, ma non perché fossero spariti gli operai e le lotte. Anzi, mai come in questi ultimi anni il conflitto ha finalmente ritrovato modalità espressive e di comunicazione interessanti. Vi è però oggi una gran differenza rispetto alla grandi lotte operaie degli anni d’oro (’68 docet) dove i migranti erano milioni, ma erano “interni”, soprattutto persone che si spostavano dal sud al nord dello stivale. Il razzismo era allora una costante verso le persone che venivano dal meridione. Le lotte e i conflitti contro il padronato avevano scalfito le incomprensioni ed avvicinato le persone: diritti e conquiste erano all’ordine del giorno, perché le fabbriche dove la produzione si sviluppava erano enormi (basti ricordare che nella cintura milanese erano posizionate industrie che avevano decine di migliaia di lavoratori: dall’Alfa Romeo alla Magneti Marelli, dalla OM Fiat alla Face Standard passando per la Sit Siemens e la Telecom).

Erano altri tempi. Ricordiamo che la paura dei padroni era in quella stagione arrivata a un tale punto da scatenare lo stragismo di stato che con Piazza Fontana dette inizio alla reazione antioperaia, statalista e fascista. Oggi la proletarizzazione e la parcellizzazione del lavoro fa sì che organizzarsi diventi molto più complicato. Molta della classe operaia oggi è internazionale e alcuni comparti hanno lavoratori di altri paesi. Nonostante queste difficoltà oggettive la scommessa del sindacalismo di base prende forma, nelle lotte della logistica, nella sanità e in altri compar ti essenziali.

Il Corteo è aperto dai tamburi e da uno striscione Unitario dei lavoratori della CUB, SGB e USI-CIT e dalla comunità curda, a prova della vocazione internazionalista del sindacalismo conflittuale . La maggioranza del corteo era costituito da lavoratori in lotta. Decine di vertenze sono aperte a Milano e nella periferia: la Rovagnati, i lavoratori delle poste, le maestre, i lavoratori dell’esselunga e tanti della lo gistica. A questi si sono aggiunti L’Unione Inquilini ed i compagni in difesa di Vincenzo Vecchi contro le espulsioni e le prigioni.

Un nutrito gruppo di compagne e compagni anarchici della FA – Milano insieme all’USI-CIT hanno dato vita ad uno spezzone Rossonero. Durante il corteo è stato molto attivo un gruppo di studenti portando sia la collaborazione per tutto il corteo, sia la promessa di intervento attivo nelle lotte sindacali.

Il corteo si è concluso in piazza Fontana, (piazza simbolica della lotta operaia ed oggi ricordo tangibile di Pino Pinelli), oggi anche sede della compagnia aerea della Turchia. Dopo i comizi finali i lavoratori, insieme alla comunità curda, hanno dato vita ad una dimostrazione rumorosa sotto gli uffici turchi tale da far schierare i tutori del disordine a difesa del sultano assassino. A dimostrazione, se qualcuno non l’avesse capito, quali sono gli interessi reali del governo.

Insomma un bel corteo, plurale internazionalista e combattivo. Un ottimo viatico per lotte radicali in futuro.

Anto