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Della confusione e dei suoi effetti deleteri

L’assegnazione alla Lega di Salvini, neo acquisto della coalizione che governa la Sicilia, dell’assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, è oggetto di una campagna che chiede le dimissioni del governatore Musumeci, definito “Traditore” dei Siciliani

La giusta acredine contro la Lega, che ha sempre bistrattato i meridionali prima di circuirli con le sue false promesse, non deve farci dimenticare che la Sicilia è governata da una coalizione di centro-destra a forte trazione fascista; nel caso in cui Musumeci avesse assegnato l’assessorato in questione a uno qualsiasi dei suoi camerati della lista “Diventerà Bellissima” o degli altri camerati e soci in affari sparpagliati nei partiti della coalizione, ne deduciamo che nessuno degli attuali indignati avrebbe gridato allo scandalo e al “tradimento”.

Nel senso comune un traditore è colui con cui si sono condivisi determinati percorsi il quale, a un certo punto cambia radicalmente atteggiamento; definire “traditore” il governatore della Sicilia Musumeci, come fanno gli indipendentisti, presuppone che sia esistita una simpatia, una comunanza politica che l’ultimo gesto del “nostro” avrebbe fatto venir meno.

L’operazione imbastita dagli indipendentisti porta pertanto diritto alla legittimazione del governo di destra siciliano, almeno fino al giorno del “tradimento”.

Noi riteniamo che l’attacco che si va facendo contro il sicilianissimo assessore Samonà in quota Lega, non può nascondere la sostanza del fatto che costui non è sicuramente né migliore né peggiore di qualsiasi altro politicante avesse scelto Musumeci in sua vece.

Sta montando una campagna (elettorale) ambigua e pericolosa, che pur attaccando la Lega e le sue posizioni razziste e fascistoidi, ritiene un “errore” quello di Musumeci, e – di conseguenza – corretta una sua eventuale diversa scelta.

Ma l’altra questione sottintesa è quella della cosiddetta “identità siciliana”, minacciata da un leghista, ma, evidentemente, non da un fascista o forzitaliota. In questo caso alla leggerezza dell’analisi si unisce la confusione. La Sicilia, come ogni paese, territorio, nazione, non possiede un’identità specifica, o almeno, noi ci rifiutiamo di crederlo, perché non consideriamo tale l’appartenenza, la cultura, il semplice fattore di nascita in un determinato luogo: mafiosi, padroni, fascisti, razzisti, speculatori, trasformisti, e tutta la categoria dei parassiti sociali non possono essere assimilati alla massa di persone che subiscono le conseguenze delle loro azioni, che ne sono vittime, che hanno altre aspirazioni, altri bisogni, in netto conflitto con i primi. E sono proprio queste differenze, di classe, di ruolo, di vita a demarcare nettamente l’identità degli uni e degli altri.

Per noi anarchici, che siamo da sempre schierati con i secondi, di cui ci sentiamo parte integrante, nessuna scissione è possibile tra una identità culturale e la posizione che si riveste nella società. Noi ci identifichiamo nella specificità culturale delle masse popolari siciliane, nella loro storia di lotte, di rivolte e di rivoluzioni contro i padroni e contro lo Stato.

Per questo netta è la nostra distanza dalla campagna contro i leghisti siciliani e la giunta Musumeci, che consideriamo tutti nemici del popolo siciliano. Per questo denunciamo la confusionaria operazione in atto, che riteniamo inquini la genuina avversione popolare verso ogni governante.

Nessun governo è nostro amico.

Nè servi né padroni.

Federazione anarchica siciliana

fas.corrispondenza@inventati.org –  30 maggio 2020