Contro speculazione e cementificazione. Bosco Ospizio di Reggio Emilia: aggiornamenti e considerazioni

Dal 3 agosto molt* cittadin* di Reggio Emilia – ma anche solidali da altre città – sono in presidio e assemblea permanenti in difesa del Bosco Ospizio. Questo spazio verde è minacciato dall’amministrazione della città e da CONAD, il cui progetto è quello di costruire, al suo posto, un nuovo ed ennesimo supermercato, oltre ad altre strutture – come una biblioteca di quartiere (che però già esiste) e una casa della salute – usate da CONAD e Comune per ammantare la prevista colata di cemento di una valenza positiva.

Questo presidio permanente non è nato dal nulla: da oltre 2 anni molte persone si sono impegnate e attivate per contrastare questo ulteriore scempio ambientale, fatto di asfalto e cemento, che minaccia ancora di più un territorio che vede il consumo di suolo aumentare e le temperature diventare sempre più insostenibili.

Nell’ultimo mese però la vicenda ha avuto una sempre maggiore eco mediatica.

Le ruspe sono state respinte, il cantiere è stato rimandato e, nonostante le nuove denunce da parte di CONAD nei confronti di chi si è frapposto tra i mezzi da lavoro e il bosco, la lotta è proseguita in maniera sempre più partecipata e forte. Le dichiarazioni di comodo di Comune, Ausl e di altri gruppi di cittadini favorevoli al progetto, non hanno fatto desistere l’assemblea del Bosco Ospizio, che ha continuato a protestare, pacificamente e in modo molto colorato e fantasioso.

Il numero crescente di attivisti e semplici cittadini coinvolti nella protesta, unito al supporto e all’appoggio di docenti e universitari – fra cui il climatologo dell’università di Modena e Reggio Luca Mercalli – e di altri esperti e studiosi, ha fatto sì che, nel caldissimo mese di agosto, prima l’amministrazione comunale, poi la stessa CONAD, abbiano dovuto aprire un dialogo con gli attivisti. Questo, si badi bene, non prima che CONAD sporgesse una seconda denuncia per l’assurdo reato di violenza privata verso i partecipanti al presidio. Una denuncia simile era già stata presentata lo scorso anno, e nella giornata del 2 settembre è stata archiviata dal GIP su richiesta della stessa procura, che evidentemente non ha ravvisato nell’azione degli attivisti nemmeno il sospetto di una condotta illecita. Ma questo la dice lunga sulla strategia dell’azienda, che per raggiungere i suoi scopi utilizza una combinazione di minacce legali e vuoti discorsi generici senza impegno alcuno.

Infatti, prima il tavolo con il Comune di Reggio Emilia si è risolto in un nulla di fatto, con l’amministrazione che si è riparata dietro al solito mantra del “ormai non si può fare nulla” e del “prima o poi bisogna decidere”. In seguito, una settimana fa, anche CONAD ha dovuto, dopo le iniziative di boicottaggio e volantinaggio davanti ai loro punti vendita, cedere alle richieste di apertura di un dialogo, che mai c’era stato nei due anni e mezzo precedenti.

Venerdì 28 agosto oltre 300 persone si sono date appuntamento davanti alla sede del Comune in attesa delle due delegazioni. Dalle 17 fino a tarda serata si sono susseguiti interventi, canti e allegria, in una piazza piena di striscioni, cartelli e colori, in attesa delle notizie provenienti dal confronto in atto.

Inizialmente CONAD si è data tempo qualche giorno per valutare le proposte alternative della assemblea del Bosco Ospizio. Ma conosciamo bene il modo di comportarsi delle aziende: dopo aver lasciato passare appunto qualche giorno per fingere di valutare, CONAD ha annunciato il 3 settembre che non accetterà le proposte dell’assemblea, e che proprio lì a Ospizio, su quello spazio ora verde, vuole costruire il suo ennesimo supermercato. Si dice però pronta a finanziare la “rigenerazione di un’altra area verde in un luogo deciso dal Comune”. Quindi attenzione: si vuole eliminare un’area verde che già c’è, e addirittura non si propone nemmeno di costituirne ex-novo un’altra della stessa estensione, ma di “rigenerarne” una terza che – a rigor di logica – per essere rigenerata, dev’essere tuttora esistente. Il saldo di verde sarebbe dunque negativo, con più di quattro ettari sottratti alla città e, non dimentichiamolo, alle forme di vita selvatiche che lo abitano, in cambio sostanzialmente di nulla.

O meglio, in cambio delle famose biblioteca e casa della salute di cui accennavamo all’inizio. Qui ci sono due punti che vale la pena di considerare: intanto, non tutti gli spazi “pubblici” sarebbero a costo zero, come CONAD e Comune vorrebbero far intendere. Una consistente parte sarebbe data in affitto al Comune per un corrispettivo di decine di migliaia di euro l’anno (chi ha letto le carte parla di 45000, ma non avendo avuto accesso ai documenti possiamo solo riportare quanto diffuso, n.d.a.). Quindi il Comune ha venduto l’area a CONAD, poi CONAD ci costruisce sopra e riaffitta allo stesso Comune una parte degli immobili. Un bel cortocircuito, non c’è che dire, e un notevole dispendio di denaro pubblico.

Un’altra considerazione riguarda più in generale la politica dei servizi pubblici: qui abbiamo un ente che per fornire dei servizi alle persone deve svendere aree pubbliche e concedere ai privati mano libera su costruzioni e investimenti. E parliamo del Comune di Reggio Emilia, non di un paesino montano di cinquemila abitanti. Questo denota ancora una volta l’assoluta inadeguatezza delle istituzioni a provvedere al benessere della cittadinanza. La devastazione dei servizi pubblici a favore della privatizzazione è in atto da decenni, ma negli ultimi anni, complice l’aumento vertiginoso delle spese militari e per le tante opere inutili, i trasferimenti agli enti che erogano servizi sono sempre diminuiti. E non ci scordiamo che i soldi di cui parliamo sono quelli delle tasse che paghiamo, che ci tolgono dalla busta paga e dalla pensione, e che non ci vengono restituiti sotto forma di servizi, ma vanno a finanziare le guerre e ingrassare le casse delle aziende.

Calcando su questo scambio il Comune non fa altro che ammettere la sua incapacità di fornire esso stesso quei servizi alla sua cittadinanza. Non si tratta nemmeno di una “partnership” pubblico-privata, ma di un’azienda che persegue i suoi obiettivi di profitto e detta la politica urbanistica al Comune, cosa peraltro resa possibile dalla legge urbanistica della regione Emilia-Romagna attraverso una serie di norme che “semplificando” gli iter favoriscono le iniziative edili delle aziende. Una legge promulgata da una giunta a guida PD e che produce effetti in un Comune a maggioranza PD, non dimentichiamolo. Non c’è bisogno della destra per favorire gli interessi delle imprese a scapito delle persone e dell’ambiente.

Al netto di tutto c’è un dato rilevante, ed è che in queste ultime settimane si è capito come un movimento di persone che non vogliono vedere un bosco scomparire per far spazio ad un altro supermercato possa far vacillare chi, invece, pone il profitto e le logiche capitalistiche di mercato davanti all’ambiente e alla cura delle nostre comunità e delle nostre città. Non è una vittoria. Non è nemmeno l’inizio di una vittoria, dopo le ultime notizie. Ma la strada è quella giusta.

Confidiamo che questo sia solo l’inizio di una lotta, costruita dal basso e senza padroni, che abbia come obiettivo non solo quello di salvare il Bosco Ospizio, ma anche quello di contrastare un’idea di città cementificata, sorvegliata e militarizzata portata avanti da politici e imprenditori, e di vedere * cittadin* agire come protagonist* nelle politiche urbane, non entrando nelle istituzioni ma tramite assemblee e comitati orizzontali, aperti e permanenti.

Mentre lavoriamo affinché questo succeda, sosteniamo il comitato Bosco Ospizio.

J.Scaltriti

Related posts

mobil chat sitesi Ucuz Uçak Bileti deneme bonusu veren siteler deneme bonusu veren siteler