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Verità e giustizia per Fares! Non si può morire per un controllo di polizia!

La Federazione Anarchica Livornese e Collettivo Anarchico Libertario esprimono la propria vicinanza ai familiari e agli amici di Fares S’Ghayer, giovane tunisino di 25 anni morto durante un controllo di polizia nella notte tra il 24 e il 25 aprile. Sembra incredibile che a ridosso delle piazze più sorvegliate e pattugliate di Livorno un giovane muoia affogato senza che nessuno si tuffi a soccorrerlo.

Sosteniamo la richiesta di verità e giustizia per Fares portata in piazza dalla manifestazione che ieri, 26 aprile, da Piazza della Repubblica ha raggiunto Piazza del Municipio. La manifestazione ha denunciato come siano frequenti le minacce e le violenze durante i controlli di polizia nei confronti di giovani di origine straniera. Facciamo appello a sostenere queste proteste perché è inaccettabile che si possa morire durante un controllo di polizia, perché la vicenda di Fares non finisca nel silenzio.

Ogni atto di solidarietà è importante perché per molti, soprattutto nelle istituzioni, alcune vite contano meno di altre.

Alcune testate locali hanno definito la manifestazione del 26 aprile “assalto”, “assedio” e “disordini”, criminalizzandola. Il corteo, nonostante i vari tentativi di blocco da parte della polizia, presente con camionette, ha raggiunto senza troppe tensioni in Piazza del Municipio ed ha pure inviato una delegazione in questura. Viene invece dato spazio e legittimità da parte di alcuni media alle vergognose parole dei pochi esponenti della destra cittadina che si erano ritrovati provocatoriamente in Piazza della Repubblica nello stesso momento in cui gli amici di Fares stavano manifestando. Tra i fascisti c’era anche il noto Paolo Pecoriello.

Esponenti politici di vari schieramenti hanno espresso solidarietà alla polizia e c’è chi addirittura definisce “deliranti” le manifestazioni e “vandalismo” le scritte di ricordo che chiedono giustizia, contro il razzismo e la violenza della polizia, che sono comparse, insieme a candele, foto, messaggi, nel punto in cui è stato ritrovato il corpo del giovane.

Per chi ci governa alcune vite contano meno di zero, sono il rischio calcolato. C’è chi muore sul lavoro, ora anche per covid-19, pur di far marciare l’economia e garantire profitti. C’è chi muore in mare, lasciato affogare, per garantire le posizioni di potere nei rapporti di forza tra gli stati. C’è chi muore perché si può anche avere qualche morto nei controlli di polizia pur di avere un corpo di polizia pronto a difendere gli interessi del governo e dei padroni, pur di assicurare il controllo militare del territorio, pur di nutrire la propaganda securitaria.

Sappiamo bene che chi non ha cittadinanza italiana rischia molto ad ogni controllo di polizia. Rischia minacce e violenze, rischia di perdere il titolo di soggiorno, rischia di essere rinchiuso in un CPR o di essere rimpatriato. Non c’è da stupirsi quindi se per queste e altre ragioni qualcuno voglia sottrarsi ad un controllo di polizia. Ci sono situazioni di pericolo che chi è nato in Italia non può immaginare ma che Fares e i suoi amici conoscono bene.

Bisogna che alcune cose cambino in questa città. È inaccettabile la gestione sempre più persecutoria, aggressiva e autoritaria della politica di “sicurezza e ordine pubblico”. Da qualche tempo a Livorno i militari della Folgore sono utilizzati anche per operazioni di polizia. Un provvedimento già in sé da respingere come tutta l’operazione “Strade Sicure”, ma che ancor di più nel contesto di Piazza Garibaldi ha esasperato la situazione. Comunque sia andata quella notte alcune cose sono sicure. La generale stretta repressiva in città, la paura generata dal razzismo di stato nei giovani stranieri, unite ad un coprifuoco nazionale che non ha niente a che vedere con la tutela della salute, sono all’origine della morte di Fares.

Di fronte ai fatti degli ultimi giorni ricordiamo quanto avvenuto nel marzo 2019, quando il livornese di 29 anni Michael del Vivo alla guida di un motorino moriva schiantandosi contro un’auto parcheggiata nel corso di un inseguimento. Una volante della polizia lo aveva affiancato appena prima che perdesse il controllo del ciclomotore, e non è mai stata fatta chiarezza sulla dinamica dell’incidente. Quella notte ben tre auto tra polizia e carabinieri si erano lanciate all’inseguimento dopo che dalla cassa di un locale del lungomare erano stati sottratti circa 100 euro.

Una storia che è bene aver presente per comprendere che non siamo di fronte ad un episodio isolato, perché queste morti sono solo i casi più tragici di una quotidianità fatta spesso di abusi, minacce e violenze. I giovani in questa città non possono morire nei controlli di polizia o negli inseguimenti. Basta violenza della polizia. Basta razzismo. Verità e giustizia per Fares!

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