Brevi dal mondo del lavoro

Brevi dal mondo del lavoro

Comunicato dei soldati di 50 unità delle forze armate greche

…Carni lacerate dal filo spinato, bambini annegati sulle coste, affamati nelle piazze, folle accalcate che pregano per i loro documenti…

Molti di noi hanno visto e hanno vissuto queste scene vergognose prima che arrivassero sulle prime pagine e nei telegiornali, sul fiume Evros e sulle isole, là dove ci hanno mandati per svolgere obbligatoriamente il servizio dell’assurdo. Lavoratori schiavi e contemporaneamente carne per i loro cannoni.

Queste scene ci scioccano, monopolizzano i nostri discorsi. Non vogliamo, però, che diventino routine. Come non ci siamo abituati e non riconosciamo i memorandum e le politiche anti-popolari, gli interventi imperialistici e le loro sporche guerre, così non accetteremo e non ci abitueremo al dramma dei profughi. È il dramma delle nostre genti, del nostro mondo, del mondo del lavoro, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione o dal sesso!

Il cosiddetto «aumento dei flussi migratori» è in realtà fuga dalla guerra e sradicamento. Non è un fenomeno naturale, ci sono dei responsabili. È la loro crisi capitalistica. Per far sì che passi, aboliscono i nostri diritti, ci lasciano nella fame, nella povertà, nella disoccupazione, nella nuova necessità di migrare. Sono gli USA, la NATO, l’Europa, la Cina e la Russia. Impongono i loro interessi economici con la paura e la morte, mantengono e resuscitano nuovi alleati e nemici, alimentano il fondamentalismo religioso. Sono le forze della periferia dell’impero (Turchia, Israele, Grecia, paesi Arabi), che inaspriscono gli antagonismi di quest’area.

Sono quelli che parlano di stati falliti e di popoli inferiori, quelli che affrontano gli uomini come spazzatura e fanno rastrellamenti, trasformando interi territori in discariche di persone e in dispense per il crudo sfruttamento! Uno solo è il nemico della classe borghese e dei suoi governi: i lavoratori, sia che si battano per i loro diritti, sia che si muovano senza documenti, anche se sono stati i loro interventi militari a portarli allo sradicamento. E inoltre, non sono i rifugiati a decidere dove andare: i flussi migratori vengono incanalati verso i moderni campi di concentramento, gli hot spot, perché i lavoratori scelgano dove essere sfruttati! Se ne libereranno, chiaramente, quando non avranno più bisogno di loro, o quando si azzarderanno a reagire, rimettendoli di nuovo sul mercato…

Lo stato greco e l’esercito sono parte del problema e non la soluzione. Il governo SYRIZA-ANEL continua la guerra al terrorismo, prende parte ai programmi imperialistici, combatte le «minacce non conformi» (migranti, movimenti sociali). Replica la falsa ripartizione tra profughi di guerra buoni e migranti economici cattivi. Le forze armate chiedono a noi, i soldati di leva, insieme a quelli in ferma stabile e agli ufficiali, di fare la guerra al «nemico esterno», come nel caso recente dell’esercitazione PARMENIONE 2015! Al ciclo morte-sfruttamento-oppressione collaborano in armonia i “nemici” Grecia e Turchia, che pattuglieranno congiuntamente l’Egeo! Il fronte di guerra dell’Europa, per altro, comincia a Gibilterra e termina nell’Egeo, con Frontex con un ruolo preponderante.

Un sommergibile greco si unirà alla flotta europea che opera nelle acque territoriali libiche. La 16° divisione, sull’Evros, è in stato d’allerta per i migranti che arrivano da Edirne. Ci ordinano di esercitarci per reprimere le folle, come a Kos, dopo i drammatici eventi di Kalymnos, quando il generale ha richiesto che venisse dichiarato lo stato di emergenza e che fossimo mandati armati contro i migranti reclusi senza cibo né acqua. Facciamo la guardia a questa cortina omicida che è anche la ragione di tutte questi affogamenti nell’Egeo.

NON COMBATTIAMO, NON REPRIMIAMO, NON DIAMO LA CACCIA AI MIGRANTI.

Noi soldati in lotta siamo contro tutto questo, ai loro crimini vecchi e nuovi.

Chiamiamo a un Movimento di massa, sia dentro che fuori l’esercito.

Per bloccare in ogni modo Frontex, la NATO e l’esercito europeo, l’azione delle forze armate in questo massacro continuo. Non partecipiamo alle ronde d’arresto.

Aiutiamo ad abbattere le cortine e non a costruirne di nuove. Che nessun soldato salga sulle navi dirette in missione.

Navi, sommergibili e aeroplani facciano ritorno alle loro basi. Nessun supporto ai loro rifornimenti.

Rifiutiamo la trasformazione dell’esercito greco in un dispositivo capitalista, sia a discapito dei migranti che dei movimenti sociali. Non accetteremo di rimediare come «lavori volontari» alle carenze delle infrastrutture sociali. Per noi la minaccia non conforme sono la guerra dichiarataci contro dai governi e gli interessi che essi sostengono..

Chiediamo ai nostri colleghi non solo di mostrare pietà e compassione, ma anche di considerare i comuni interessi di classe. Sono le stesse istituzioni borghesi, le stesse politiche borghesi, gli stessi governi borghesi che distruggono anche i nostri sogni.

Quello che adesso vivono i profughi, la continua persecuzione da parte di dispositivi totalitaristici di ogni tipo, la lotta per la dignità e la sopravvivenza, il loro tragico presente è per molti di noi l’incubo di un presente e di un futuro che non vogliamo vivere: lo stato del totalitarismo parlamentare con i collaboratori NAZISTI di Alba Dorata.

Sappiamo bene che le prossime rivolte vedranno gli sfruttati uniti o gli uni contro gli altri.

Non esiste oggi una solidarietà più pragmatica e un aiuto più grande a noi stessi che il colpire il male alle radici.

Siamo parte del moderno movimento dei lavoratori e contro la guerra, che può esistere solo attraverso un’ottica di classe, anticapitalista e internazionalista. Con la resistenza, l’opposizione, il rifiuto in toto del governo, dei dispositivi imperialistici, del mondo borghese dell’oppressione.

(seguono nel testo originale le sottoscrizioni dei soldati da 50 unità delle forze armate, n.d.t.)

Rete di soldati liberi “Spartakos”

Comitato di solidarietà ai soldati di leva

Mozione dei Servizi Sociali del Comune di Milano

Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi sociali (minori, adulti in difficoltà, anziani, disabilità e salute) riuniti in assemblea il 22 ottobre 2015 denunciano la grave situazione in cui vertono i Servizi Sociali a Milano e il modello di riorganizzazione dei Servizi Sociali.

Chiedono

  1. Alla RSU del Comune di Milano l’avvio di un percorso di lotta che porti ad attuare al più presto, un incremento dei livelli occupazionali della DC Politiche della Famiglia e Cultura della Salute

  2. a tal fine visto anche l’eccezionale periodo storico che porta a un forte impatto dei bisogni della cittadinanza sui servizi comunali si richiede l’avvio di un’analisi che tenga conto della situazione di difficoltà che i lavoratori denunciano in merito a scarsezza di personale, enormi carichi di lavoro, confusione nell’organizzazione dei servizi e mancanza di formazione.

I lavoratori denunciano che la riorganizzazione in corso è stata un fallimento visto che la stessa sperimentazione non ha prodotto miglioramenti dei servizi ai cittadini, con il conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori.

Che si dia mandato alla RSU di avviare una mobilitazione per la predisposizione di presidi in momenti e luoghi significativi della città, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà in cui vertono di tutti i Servizi rivolti alla persona;

Che le comunicazioni di convocazione delle assemblee siano comunicati a tutti gli uffici afferenti alla Direzione Centrale Politiche del Lavoro e Cultura della Salute, cosa che attualmente non avviene.

Approvata all’unanimità

Mobilitazione all’ospedale San Carlo contro la Riforma della sanità lombarda

Già in una comunicazione del Clio – Usis del San Carlo si denunciavano le gravi conseguenze della nuova riforma della sanità lombarda che “prevede un nuovo assetto istituzionale delle aziende ospedaliere e del Asl con accorpamenti e la ridefinizione di confini territoriali…” E si sottolineava “E’ di poche settimane la notizia che il CPS (Centro Psico Sociale) di Corsico, struttura territoriale appartenente al Dipartimento Salute Mentale (DSM) del San Carlo, è stata accorpata all’azienda ospedaliera di Rho-Garbagnate.” Questo significherà che per l’attuale bacino di 3000 utenti di pazienti psichiatrici un allontanamento dal centro del servizio di circa 25 Km, rispetto ai 4 Km attuali, con gravi disagi di questi pazienti e dei loro famigliari. Inoltre una pesante ricaduta ci sarà per l’attuale personale addetto, di cui non si sa tutt’ora se saranno costretti al trasferimento o se avranno la possibilità di rifiutare.

Nella giornata del 23 ottobre la RSU del San Carlo si è decisa a promuovere una iniziativa di protesta con una assemblea dei lavoratori, dalle 9 alle 12, aperta alla partecipazione pubblica, all’interno dell’ospedale nello spazio all’aperto fuori dall’atrio dell’ingresso principale. Nell’indizione dell’assemblea si accusava, come primo risultato della Riforma “la demolizione del sistema di rete che garantisce la cura del disagio mentale dei disturbi neuropsicologici, partendo dall’ospedale fino ad arrivare al territorio” e si considerava che “i primi a pagarne le conseguenze sono i pazienti”.

All’assemblea hanno partecipato circa 200 lavoratori e lavoratrici. Si sono susseguiti interventi di protesta ,ma è stato rimarcato anche una scarsa sensibilizzazione alla mobilitazione da parte dei dipendenti stessi, senza avere il coraggio da parte dei Sindacati Confederali in particolare, di riconoscere che anni e anni di pompieraggio hanno prodotto questi risultati. Un delegato nell’intervento ha osservato, chiamando in causa Gianni, una vecchia bandiera dell’USI del San Carlo, che gli aveva mostrato un cd delle lotte di vent’anni or sono, come le problematiche erano le stesse: scandali e appalti malavitosi, come se il tempo non fosse passato. E’ stata comunque espressa la volontà di proseguire nelle mobilitazioni. Particolarmente attivo si è dimostrato il personale coinvolto nel servizio del “Centro Psico Sociale”.

Il “coordinamento della sanità milanese” si è riproposto di entrare nel merito della Riforme sanitaria lombarda e delle sue conseguenze, per attivare iniziative anche nel territorio.

e.m.

La vera delinquenza sta ai piani alti

Questa volta li hanno presi con le mani nel sacco: Mario Mantovani, responsabile della sanità lombarda, e due dei suoi importanti collaboratori sono finiti in carcere con l’accusa di concussione e corruzione aggravata. Si tratta di pesci grossi: il vicepresidente della regione Lombardia, esponente di Forza Italia. Anche Massimo Garavaglia della Lega, assessore al bilancio regionale, è indagato. Ma il palazzo della regione a guida leghista del governatore Maroni non ha fatto una piega. Come minimo la giunta si doveva dimettere stando alle regole della cosiddetta democrazia. Invece la cosa è stata trattata come ce non li riguardasse, continuando imperterriti ad andare avanti a fare disastri. Il ducetto Salvini, sempre impegnato nella caccia all’immigrato, che con tanta foga aveva chiesto le dimissioni di sindaco Marino colpevole di non coprire le buche nelle strada di Roma, colpe che sicuramente non sono da giustificare, ha avuto parole di grande stima verso il leghista Garavaglia accusato di ben altri buche nel bilancio regionale.

Chissà per quanto tempo riusciranno i magistrati a trattenere in carcere questi “veri” delinquenti. Di solito pochissimo, perché i politici, come anche i dirigenti e padroni, diversamente dai proletari, sono tutti di salute cagionevole e più di tanto non possono essere trattenuti in galera.

Già si è formata una processione di politici complici che stanno gareggiando per andare a far visita ai colleghi sfortunati finiti in carcere, sicuramente a raccomandarsi per non essere coinvolti nello scandalo.

Siamo garantisti? Neanche un po’ se si tratta di personaggi da un certo livello in su, ritenendoli colpevoli a prescindere. Tutti hanno sicuramente colpe gravi da nascondere. Possono solo farla franca grazie alla sudditanza della magistratura che in un sistema di potere quale il nostro non può essere diversamente. Una rondine non fa primavera. Qualche politico anche importante viene arrestato di tanto in tanto, nella guerra interna per bande, dove si mandano segnali l’un l’altro, ma in realtà si coprono le responsabilità della stragrande maggioranza della classe politica. Altrimenti le galere sarebbero piene non di proletari sventurati caduti nelle maglie delle loro leggi, ma strapiene di politici, di padroni e dei loro servi. Solo una società senza potere può permettersi il lusso di vivere senza carceri, senza polizia, senza magistrati, amministrata da libere comunità.

Enrico Moroni

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