Radiografia di uno spazio liberato a Napoli

scugnizzi-da015538-b952-44eb-8623-ff8dfcfc0de6La città di Napoli è da qualche tempo percorsa da numerosi movimenti di massa che,‭ ‬almeno dai tempi del movimento contro il degrado ambientale,‭ ‬hanno iniziato con un certo successo un percorso di lavoro politico e sociale all’interno delle masse popolari della città,‭ ‬spesso all’insegna di pratiche di democrazia diretta municipalistica.‭ ‬Un percorso con le sue luci e le sue ombre che la compagna Monica Jornet della Fédération Anarchiste‭ – ‬presente per metà della settimana a Napoli e partecipante ad una delle realtà napoletane in questione‭ – ‬ha provato a‭ ‬mettere in evidenza discutendone con Leandro Squeglia‭ (‬attivista di Scacco Matto e della Piattaforma per la Democrazia Diretta Massa Critica,‭ ‬nonché dello Scugnizzo Liberato‭)‬.
Perché si è chiamato questo spazio Scugnizzo Liberato‭ ?
Questo è un edificio di‭ ‬16‭ ‬000‭ ‬m2,‭ ‬nel Seicento abitazione privata della nobile Eleonora Scarpatti che‭ ‬vi accolse un ordine monacale.‭ ‬Poi Gioacchino Murat‭ ‬lo convertì da Convento delle Cappuccinelle,‭ ‬ormai dello Stato,‭ ‬in carcere.‭ ‬La cosiddetta legge‭ ‬Eduardo‭[‬1‭]‬ sulla città di Napoli innescò un meccanismo per il quale,‭ ‬nel‭ ‬1988,‭ ‬il Carcere minorile Filangieri fu riconvertito in un centro polifunzionale di attività preventive.‭ ‬Nel‭ ‬2000‭ ‬venne chiuso‭ ‬e così è rimasto‭ ‬fino‭ ‬al‭ ‬29‭ ‬settembre‭ ‬2015‭ ‬quando,‭ ‬durante‭ ‬la ricorrenza delle quattro giornate di Napoli,‭ ‬noi siamo entrati.‭ ‬Napoli è stata una delle‭ ‬prime città d’Italia che si è liberata a partire dell’azione della propria popolazione,‭ ‬una liberazione che ha avuto la firma degli scugnizzi,‭ ‬in parte‭ ‬ragazzini che evasero proprio da questo carcere.‭ ‬Questo per ricostruire i motivi che ci hanno portato a chiamare‭ ‬così‭ ‬questo posto:‭ ‬è stato prima un convento,‭ ‬poi un carcere,‭ ‬quindi un posto di‭ ‬reclusione e‭ ‬poi un luogo‭ ‬lasciato‭ ‬all’abbandono ed all’incuria.‭ ‬Abbiamo compiuto‭[‬2‭]‬ questa azione diretta perché non credevamo‭ ‬di dover‭ ‬chiedere il‭ ‬permesso a‭ ‬nessuno,‭ ‬tantomeno alle istituzioni:‭ ‬allora,‭ ‬insieme a tanta gente del quartiere,‭ ‬abbiamo liberato questo spazio.‭
L’attività attuale è rivolta soprattutto ai scugnizzi del quartiere‭ ?
Certo ma non esclusivamente.‭ ‬Napoli ha tutto un insieme di quartieri popolari al centro della città,‭ ‬non solo nelle periferie‭; ‬poi lo scugnizzo non è semplicemente‭ ‬un giovane che vive per strada:‭ ‬lo scugnizzo storicamente è ribelle,‭ ‬non accetta‭ ‬i crismi della società,‭ ‬non accetta ordini.‭ ‬Chiunque abbia questa pulsione indipendente,‭ ‬si senta emarginato,‭ ‬faccia parte delle fasce subalterne e reagisca ribellandosi,‭ ‬disubbidendo,‭ ‬rivendicando la propria autonomia,‭ ‬la propria libertà,‭ ‬i propri diritti,‭ ‬è di fatto uno scugnizzo o una scugnizza‭ – ‬a prescindere dall’età.‭
Ci sono state delle tappe dalla prima occupazione‭ «‬abusiva‭»‬ fino all’attuale relativa‭ “‬legalizazzione‭”?‬[3‭]
Beh,‭ ‬a noi piace parlare di liberazione.‭ ‬Il bene‭ ‬era ancora ancora in possesso del Demanio dello Stato,‭ ‬con la‭ ‬responsabilità del ministero della Giustizia,‭ ‬però era inserito in una lista di beni che devono essere passati agli enti locali a titolo gratuito.‭ ‬Ora un bene importante come questo è sempre meglio‭ ‬sia in mano‭ ‬ad‭ ‬un’istituzione locale:‭ ‬è più facile esercitare pressioni,‭ ‬anzi conflitto,‭ ‬lotta.‭ ‬La nostra azione diretta da un lato rimetteva subito in funzione questo spazio,‭ ‬dall’altra parte accelerava il passaggio all’ente locale,‭ ‬passaggio‭ ‬ora compiuto.‭ ‬Ma‭ ‬la nostra prospettiva è che le istituzioni vanno cambiate,‭ ‬abolite,‭ ‬a favore di istituzioni che nascono dal basso‭ ‬e lì devono restare radicate.‭ ‬Non ci siamo accontentati di fare un’associazione e farci assegnare questo posto:‭ ‬non siamo ideologici né sul farla né sul non farla,‭ ‬ma è chiaro cha la nostra entità politica,‭ ‬sia come rete Scacco Matto‭ ‬sia come comunità dello Scugnizzo,‭ ‬non‭ ‬si‭ ‬può chiudere in una forma giuridico-burocratica.‭ ‬Abbiamo chiesto che la regolarizazzione della nostra presenza in questo posto non fosse una riconduzione alla legalità ma‭ ‬la creazione di qualcosa di nuovo,‭ ‬quindi insieme ad altri spazi della città abbiamo aperto un tavolo di confronto con l’istituzione locale.‭ ‬Quella amministrazione‭ ‬è finita a Giugno,‭ ‬poi le nuove elezioni l’hanno riconfermata,‭ ‬quindi abbiamo altri cinque anni di confronto su questo tema.‭ ‬Sette beni occupati,‭ «‬liberati‭»‬,‭ ‬della città avevano rivendicato che questi spazi urbani,‭ ‬venissero inseriti‭ ‬in uno stato giuridico nuovo,‭ ‬cioè‭ “‬un‭” ‬bene comune,‭ ‬non‭ “‬il‭” ‬fantomatico‭ ‬bene comune universale,‭ ‬ma un bene rivendicato come comune dalla popolazione‭ ‬con la sua‭ ‬abitazione diretta e tramite‭ ‬l‭’‬autogestione.‭ ‬Si parla di uso civico urbano,‭ ‬per superare il concetto di proprietà,‭ ‬il valore di scambio del valore immobiliare‭ ‬e parlare‭ ‬invece‭ ‬di quanto puo‭’ ‬essere utile alla popolazione.
Ritieni che si sia risolto questo affidamento al collettivo dello Scugnizzo‭?
Il tavolo dei beni comuni di Massa critica aveva proposto all’Assessorato dei Beni Comuni delle politiche urbane del Comune di Napoli una delibera quadro scritta dal basso per prendere atto dell‭’‬uso diretto e dell’autogoverno di sette spazi occupati di Napoli.‭ ‬Il Consiglio di Giunta ha approvato questa delibera il primo giugno.‭ ‬Tuttavia dobbiamo‭ ‬ancora‭ ‬capire se‭ ‬e come‭ ‬la delibera proposta dal basso‭ ‬sia stata modificata dall’amministrazione.‭ ‬Se ci fossero‭ ‬modifiche che non convincono gli attivisti di questi spazi liberati,‭ ‬rilanceremo la mobilitazione finché non ci sarà la delibera che ci piace.‭ ‬Poi ciascuno di questi spazi liberati,‭ ‬in un secondo momento,‭ ‬produrrà nella propria assemblea dei propri regolamenti.‭ ‬Il Consiglio comunale dovrà esprimersi su riconoscere o no ogni regolamento come ufficiale.
C’era concorrenza per questo affidamento al collettivo dello Scugnizzo‭ ?
Le lobby del associazionismo e dei musei avevano messi gli occhi sopra a quel bene,‭ ‬il che avrebbe necessariamente comportato una privatizzazione dello spazio.‭
Anche per il sindaco Luigi de Magistris è un progetto pilota‭?
Lui dice che in queste sperimentazioni che nascono dal basso legge delle modalità con cui governare la città.‭ ‬Noi,‭ ‬invece,‭ ‬che animiamo questi spazi liberati e facciamo‭ ‬anche molte‭ ‬altre cose in città,‭ ‬ci siamo coordinati‭ ‬nella piattaforma‭ ‬Massa Critica che‭ ‬trova la sua ragion d’essere nella pratica comune di sperimentazione di forme di autogestione degli spazi.‭ ‬Rivendichiamo un autogoverno più ampio e delle assemblee popolari che,‭ ‬sul modello delle assemblee di gestione degli spazi,‭ ‬parlino di tutte le questioni che riguardino i singoli quartieri.‭ ‬Quindi,‭ ‬certo,‭ ‬sono progetti pilota per noi che li sperimentiamo dal basso e rivendichiamo ancora di più.‭ ‬E,‭ ‬a suo dire,‭ ‬anche per il sindaco:‭ ‬vedremo‭ ‬nel‭ ‬futuro la sua coerenza in merito.
Per De Magistris,‭ ‬ci potrebbe essere un interesse politico,‭ ‬nel senso di mostrare che‭ ‬solo lui‭ ‬nella sinistra è in grado di‭ ‬ mettere concretamente processi di democrazia‭ ‬partecipata‭?
Onestamente non penso,‭ ‬non credo che possa guadagnarci qualcosa in questi termini.‭
E nel senso economico,‭ ‬per risparmiare‭ ‬fondi pubblici sempre più striminziti‭?‬                                                                                                                                                                                                                                    Obbiettivamente,‭ ‬potrebbe anche essere‭ ‬la mossa furba di un’amministrazione locale‭ ‬per sgravarsi‭ ‬i‭ ‬problemi gestionali di beni non valorizzati in termini sociali‭ ‬ed approffitare dei processi di‭ ‬azione diretta‭ ‬popolare.‭ ‬Vedremo in questi anni‭ ‬se De Magistris darà‭ ‬seguito agli impegni.‭ ‬Comunque è‭ ‬un dato oggettivo che gli enti locali in Italia non hanno fondi perché c’è il patto di stabilità europeo,‭ ‬perché le casse languono,‭ ‬perché ci sono stati anni e anni di malaffare e cattiva politica,‭ ‬ecc.:‭ ‬ma‭ ‬se si va oltre la furbizia e invece si sperimenta una prospettiva di nuova gestione delle risorse,‭ ‬anche con l’azione diretta della popolazione,‭ ‬il discorso‭ ‬è‭ ‬più interessante.‭ ‬Di sicuro non vogliamo essere lo strumento della furbizia di un singolo politico:‭ ‬pertanto‭ ‬siamo sul piano della sfida.‭
Tutto questo lo vedi‭ ‬davvero come autogestione o come‭ ‬una‭ ‬cogestione con la pubblica amministrazione‭ ?
No,‭ ‬io parlo di‭ ‬una‭ ‬gestione comune tra‭ ‬gli‭ ‬abitanti,‭ ‬non di una cogestione con la pubblica amministrazione.‭ ‬Magari ci sono‭ ‬determinati‭ ‬beni‭ ‬immobiliari delle città dove ci può‭ ‬stare anche una cogestione fra assemblee di abitanti ed istituzioni pubbliche‭; ‬ma in spazi come questo l’istituzione deve limitarsi a riconoscere la volontà popolare e‭ ‬basta,‭ ‬riconoscere‭ ‬pienamente‭ ‬l’autogestione totale dei gruppi di abitanti che si sono attivati per recuperare questo bene.‭
Comunque siamo un’isola in un‭ ‬contesto molto più vasto.‭ ‬È possibile creare uno spazio liberato dalle logiche capitalistiche‭?
Anche questa è una sfida,‭ ‬ma non è una sfida dei governanti ma di chi è‭ ‬governato e vuole diventare invece autonomo e autodeterminato.‭ ‬Viviamo dentro il capitalismo,‭ ‬certo,‭ ‬e questo vale per tutti.‭ ‬Gli spazi liberati napoletani generalmente però si differenziano molto spesso da esperienze simili europee perché non vogliono essere isole,‭ ‬vogliono essere qualcosa di ben inserito nel‭ ‬cuore della società.‭ ‬Noi non siamo degli anticonformisti‭ ‬per principio come spesso sono stati i vari‭ ‬spazi occupati‭ ‬italiani ed‭ ‬europei:‭ ‬vogliamo invece‭ ‬essere qualcosa che nasce nel ventre della popolazione,‭ ‬siamo pezzi di popolazione che si autoorganizzano e fondano un modello affinché‭ ‬esso‭ ‬contagi‭ ‬il resto del tessuto civile,‭ ‬per‭ ‬riprenderci pian piano tutto.‭ ‬D’altra parte però siamo,‭ ‬proprio perché interni al mondo reale,‭ ‬sempre‭ ‬di fronte alle contraddizioni del capitalismo.‭ ‬La sfida è‭ ‬di superarle in termini anticapitalisti,‭ ‬ma è uno sforzo continuo,‭ ‬nessuno di noi può pensare‭ ‬di essere davvero libero dal biopotere‭; ‬d’altra parte,‭ ‬però,‭ ‬non puoi rassegnarti‭ ‬ed occorre praticare sempre più relazioni sociali il più possibile anticapitalistiche.
Per lo meno per quanto riguarda la gestione‭ ‬dello Scugnizzo,‭ ‬non ci sono salariati‭?
No,‭ ‬assolutamente.‭ ‬Non ci sono salariati.‭ ‬Tuttavia questi spazi servono anche per creare un lavoro indipendente,‭ ‬per esempio le botteghe.‭ ‬Chi lavora,‭ ‬cioè produce dei beni,‭ ‬li vende,‭ ‬li può‭ ‬mettere sul mercato tradizionale oppure si possono sperimentare nuove forme di mercato,‭ ‬di scambio fuori dalle regole capitaliste.‭ ‬Per noi è importante il rifiuto del lavoro sfruttato.‭ ‬I mezzi di produzione devono essere socializzati:‭ ‬in piccolo possiamo sperimentare questo principio qua dentro,‭ ‬è tutto lavoro militante.‭ ‬Non mi piace nemmeno dire volontario perché è una parola che non ci appartiene,‭ ‬è militanza.
In queste assemblee dove si prendono le decisioni,‭ ‬c’è il principio del voto,‭ ‬del comune accordo,‭ ‬come funziona‭?
Nelle nostre assemblee non si vota,‭ ‬si basa la relazione politica‭ ‬sul dialogo dei singoli e delle singole,‭ ‬crediamo molto nella singolarità,‭ ‬che devono mettersi‭ ‬a disposizione della collettività‭ ‬senza però mai annullarsi.‭ ‬Ci‭ ‬si basa‭ ‬molto‭ ‬pure sul senso di responsabilità,‭ ‬di essere capaci di dialettizzare al massimo anche per ore,‭ ‬anche per più giorni.‭ ‬L’obiettivo‭ ‬finale,‭ ‬dato che‭ ‬tutto ciò è anche una palestra di democrazia‭ ‬diretta,‭ ‬è di arrivare a una decisione‭ ‬senza ricorrere al voto,‭ ‬perché‭ ‬questo‭ ‬non ci appartiene,‭ ‬perché un’alzata di mano non può risolvere il dibattito.‭ ‬Allo stesso tempo,‭ ‬però,‭ ‬il dibattito non‭ ‬può durare all’infinito senza poi decidere operativamente.‭ ‬In ogni caso sto parlando in astratto,‭ ‬non c’è mai stato‭ ‬un problema‭ ‬simile.
Si può dire che si passa dalla solidarietà alla resistenza al sistema capitalista ed infine alla costruzione di un’altra società‭ ?
Come attivista di una rete militante che è Scacco Matto e come attivista pure dello Scugnizzo,‭ ‬vedo tutti questi momenti contemporaneamente,‭ ‬perché altrimenti poi si creano comunità minoritarie di persone ideologizzate e non si‭ ‬costituisce,‭ ‬invece,‭ ‬un motore di continua organizzazione della base sociale.‭ ‬Quindi,‭ ‬mentre resisto,‭ ‬costruisco pure un nuovo mondo.‭ ‬Solidarietà sì.‭ ‬Ancora più che solidarietà,‭ ‬il mutuo soccorso,‭ ‬nostro principio,‭ ‬è costruzione di comune,‭ ‬cioè di spazio di comune,‭ ‬che è qualcosa di più ancora della comunità,‭ ‬è una condivisione di linguaggi,‭ ‬saperi,‭ ‬strumenti prattici,‭ ‬materiali e quindi di una prospettiva politica rivoluzionaria.
Qual è la specificità dello Scugnizzo rispetto agli altri spazi dal punto di vista politico‭?
In generale tutti noi non ci siamo chiamati squat,‭ ‬non ci siamo chiamati centro sociale:‭ ‬questa è un’altra generazione di occupazioni.‭ ‬Forse la nostra specificità‭ ‬è che abbiamo‭ ‬concepito questo luogo come‭ «‬laboratorio‭»‬,‭ ‬cosa‭ ‬che ti fa pensare sia al luogo fisico‭ ‬sia alla progettualità,‭ ‬all’attività,‭ ‬ed abbiamo messo l’accento sulla concezione del mutuo soccorso‭; ‬credo che ciò‭ ‬sia veramente il valore aggiunto che questa occupazione ha portato al panorama dell’autogestione in città.
Si parla molto di costruire dal basso a Napoli,‭ ‬ma vedo,‭ ‬anche in questi spazi autogestiti,‭ ‬che liberato non sempre vuol dire libertario.
Anche dentro le esperienze di autogestione,‭ ‬spesso essendo intrecci di tanti difetti del mondo che critichiamo,‭ ‬possono crearsi dinamiche che sono l’opposto di libertario,‭ ‬anche in piccoli rapporti di microfisica di poteri,‭ ‬nelle minime dinamiche relazionali.‭ ‬È innegabile.‭ ‬Come rete Scacco Matto abbiamo posto l’accento,‭ ‬dicevo prima,‭ ‬sul mutuo soccorso ma,‭ ‬nel corso di questo piccolo anno d’esistenza,‭ ‬anche sul concetto di antiautoritarismo.‭ ‬Pensiamo che non debba essere l’antiautoritarismo bagaglio soltanto di alcune parti politiche del movimento,‭ ‬cioè solo degli anarchici per esempio:‭ ‬riteniamo che il buono della cultura libertaria debba essere diffuso anche oltre gli spazi anarchici,‭ ‬dei contesti anarchici.‭ ‬Quindi l’antiautoritarimo per me è importante perché ha una ricaduta immediata anche sulla giustizia sociale,‭ ‬perché autoritarismo non soltanto è la repressione,‭ ‬il controllo,‭ ‬autoritarismo è anche l’esclusione dalla decisione.
Sì,‭ ‬certamente.
Quindi se noi rivendichiamo più decisioni rispetto a quelle che sono ormai le fallimentari istituzioni pubbliche,‭ ‬non possiamo che sperimentare meccanismi decisionali nuovi,‭ ‬quindi profondamente antiautoritari,‭ ‬anche dentro la gestione dei nostri spazi.‭
Lo Scugnizzo mi sembra comunque‭ ‬tra i più libertari‭ ‬tra gli spazi napoletani.‭ ‬Tuttavia,‭ ‬ci sono anche qua marxisti…
Lo Scugnizzo,‭ ‬è un’esperienza così‭ ‬radicata nel territorio che ha‭ ‬difficoltà a mettersi etichette precise.‭ ‬È chiaramente uno spazio antirazzista,‭ ‬contro la xenofobia,‭ ‬contro l’omofobia,‭ ‬per un’alternativa di relazione fra diversità,‭ ‬per valorizzare le differenze.‭ ‬Per quanto riguarda la rete Scacco Matto,‭ ‬che è attiva qui e altrove,‭ ‬è chiaro che noi abbiamo un’impostazione molto aperta,‭ ‬che parte da una matrice marxista eretica.‭ ‬In particolare ci interessa molto la sfumatura marxista libertaria degli zapatisti o le sperimentazioni di confederalismo democratico nate dalla convergenza tra l’esperienza più marxista delle organizazzioni curde e la visione più libertaria e anarcocomunista di Bookchin.‭ ‬Il nostro collettivo rete Scacco Matto ha un percorso che è questo qui,‭ ‬si riconosce tanto in quello che ha prodotto l’autonomia operaia negli anni settanta e della postautonomia negli anni successivi‭ ‬e sicuramente non si riconosce‭ ‬nelle prospettive di autoritarismo‭ ‬m-l.‭ ‬Il tema libertario per noi è importante,‭ ‬perché stiamo forgiando una cultura politica sperimentata anche praticamente dagli zapatisti o dal confederalismo democratico.‭ ‬Marxisti sicuramente sull’ottica economica,‭ ‬pensiamo che il discorso di Marx‭ ‬vada attualizzato e non‭ ‬accettato dogmaticamente.
Ma tra‭ ‬un’impostazione libertaria ed una visione leninista,‭ ‬restano in ogni caso enormi differenze‭…
Sicuramente Scacco Matto viene da esperienze di autoorganizazzione sociale con analisi marxiste,‭ ‬però si sperimenta nella costruzione sociale,‭ ‬mai nella costruzione di un partito,‭ ‬dove l’autoorganizzazione è un principio‭ ‬fondamentale.
Un po‭’ ‬brutalmente:‭ ‬volete fare un partito o non lo volete fare‭ ?
Come prospettiva politica,‭ ‬non ci interessa.‭ ‬Anche se è vero che pensiamo che ogni epoca ha la sua esigenza,‭ ‬pensiamo che la forma partito abbia esaurito ogni tempo.‭ ‬Ciò non toglie che insieme ad altre esperienze della città ci possiamo dotare degli strumenti definibili come un soggetto politico,‭ ‬strumenti ulteriori‭ ‬con cui‭ ‬prendere in mano il governo della propria città per esempio‭; ‬questo però sempre valorizzando le spinte che vengono dall’autoorganizazione sociale,‭ ‬non creando mai la divisione fra politico e sociale,‭ ‬anzi il sociale deve sempre essere autonomo,‭ ‬il politico invece deve essere vincolato al sociale,‭ ‬deve esserne l’espressione,‭ ‬se ci diamo lo strumento prettamente politico,‭ ‬come magari può essere visto Massa Critica.‭ ‬Massa Critica è uno strumento strettamente vincolato alle singole nostre esperienze di autoorganizazzione sociale.‭ ‬E tutti insieme,‭ ‬ci stiamo dando questo strumento che parla di governo della città che è Massa Critica per il fatto stesso che non nasca dall’alto,‭ ‬nasca da noi che siamo abitanti,‭ ‬siamo comunisti,‭ ‬siamo marxisti,‭ ‬siamo libertari,‭ ‬siamo tutto quello che possiamo essere ma siamo soprattutto soggettività sociale,‭ ‬precari,‭ ‬abitanti,‭ ‬persone in emergenza abitativa,‭ ‬studenti che rivendicano formazione‭…
Non ci sarebbe dopo uno scopo di rappresentanza‭ ‬politica dei movimenti‭?
Pensiamo che‭ ‬tendenzialmente il tempo della rappresentanza sia finito.‭ ‬Ciò non toglie‭ ‬però‭ ‬che,‭ ‬se nascessero esperienze‭ ‬tipo quella che è successa a Barcellona con Ada Colau,‭ – ‬che ha sicuramente dei‭ ‬limiti al suo interno però‭ ‬è‭ ‬comunque un’esperienza interessante che nasce per abbattere‭ ‬il sistema della rappresentanza e dell’istituzione pubblica a favore di nuove istituzioni che vedono la democrazia diretta come prospettiva‭ – ‬non‭ ‬avremmo ideologicamente il rifiuto della rappresentanza.‭ ‬Per‭ ‬giungere a risultati positivi,‭ ‬si‭ ‬possono‭ ‬utilizzare anche strumenti come quello della rappresentanza,‭ ‬basta che lo fai con una maniera legata al lavoro di autoorganizzazione sociale e in maniera innovativa di produzione di nuove istituzioni.‭ ‬Ogni fase ha le sue esigenze.
Quali attività si svolgono allo Scugnizzo‭ ?
Abbiamo diviso l’attività per ambiti tematici.‭ ‬Due tavoli di lavoro operativi rendono esecutivi le scelte prese in assemblea:‭ ‬Mutualismo‭ – ‬che riunisce tutte le attività di mutuo soccorso‭ (‬corsi di lingua,‭ ‬doposcuola,‭ ‬palestra,‭ ‬mensa,‭ ‬sportelli,‭ ‬teatro etc etc‭) – ‬e Lavoro indipendente‭ – ‬dedicato agli spazi di lavoro condivisi‭ (‬dal coworking per i freelance ai laboratori artigianali ed artistici‭)‬.‭
Tutto questo è gratuito‭? ‬Come si finanzia‭? ‬Ci sono donazioni‭? ‬Se una ditta vi facesse una donazione,‭ ‬direste di no ‭?
Una buona parte è gratuita perché è gratuita la prestazione di chi ha delle competenze,‭ ‬però poi tutto il mecanismo economico di questa struttura si basa sull’autofinanziamento fatto tramite iniziative culturali,‭ ‬politiche,‭ ‬concerti‭… ‬La gente ci aiuta dandoci dei soldi‭ ‬o comprandoci‭ ‬dei materiali.‭ ‬Non accettiamo donazioni da chi lo fa per pulirsi la coscienza.‭ ‬Non accettiamo donazioni dal grande capitale perché questo lo combattiamo solamente.‭
a cura di Monica Jornet
Napoli,‭ ‬4‭ ‬luglio‭ ‬2016
NOTE
‭[‬1‭] ‬Da Eduardo De Filippo,‭ ‬commediografo napoletano e senatore a vita.‭ ‬La legge in questione è la legge regionale n.‭ ‬41‭ ‬del‭ ‬1987.
‭[‬2‭] ‬Leandro si riferisce alla rete Scacco Matto‭ (‬collettivi di elaborazione politica:‭ ‬Nablus sul tema dei migranti,‭ ‬Nadir sulle produzioni culturali,‭ ‬Sisma per gli studenti‭)‬.
‭[‬3‭] ‬Il‭ ‬I giugno‭ ‬2016,‭ ‬quattro giorni prima delle elezioni comunali,‭ ‬è stata approvata dalla giunta del Comune di Napoli la delibera‭ ‬446:‭ ‬dopo l’Asilo Filangieri‭ (‬dicembre‭ ‬2015‭)‬,‭ ‬sono stati riconosciuti‭ “‬bene comune‭” ‬gli immobili di sette spazi‭ – ‬ex Opg Occupato,‭ ‬Lido Pola,‭ ‬Villa Medusa,‭ ‬ex scuola Schipa,‭ ‬Santa Fede Liberata,‭ ‬Giardino Liberato di Materdei e Lo Scugnizzo Liberato‭ – ‬fruibili solo tramite‭ “‬uso civico‭” ‬diretto.‭

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