Che mille piattaforme autogestite sboccino! Chiusura di Autistici/Inventati. Fare un passo in più

Nello scorso numero di “Umanità Nova” è stato dato, per ragioni di tempo, solo l’annuncio della chiusura dei servizi forniti da Autistici/Inventati (A/I). Ma c’era un articolo che raccontava cosa era successo e che – in parte – spiegava anche le ragioni della drastica decisione. Dopo una settimana proviamo a fare il punto su quello che è accaduto e ad immaginare qualcosa sugli scenari futuri.
L’enorme differenza tra la forza messa in campo dagli USA e le difese che poteva opporre un piccolo collettivo è la cosa che più dovrebbe farci riflettere. Una sproporzione tale da incutere davvero paura. Questa è una delle ragioni che hanno influenzato la decisione di mettere la parola fine a un progetto storico nel panorama dell’attivismo informatico. Nel comunicato col quale annunciava la chiusura, A/I ha però anche scritto che, con questa decisione, aveva lo scopo di tutelare in qualche modo le persone coinvolte nella loro vicenda:

“Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.”

E in queste parole si poteva chiaramente misurare la distanza esistente tra le due idee di comunicazione che sono entrate in collisione, quella tra una Rete completamente asservita al profitto e una che reclama e si prende degli spazi di libertà nel mondo delle merci. Ma anche la differenza tra due etiche completamente contrapposte e inconciliabili.
Nel corso delle tre ultime settimane sono stati in molt* a solidarizzare, in vario modo, con A/I dimostrando che l’impatto violento che ha avuto l’attacco su un ampio numero di persone non è passato certo inosservato.

Dal 26 agosto scorso – data della pubblicazione dell’Ordine Esecutivo – a oggi, quegli avvenimenti sono stati commentati e analizzati a vario livello, dai semplici post a carattere personale pubblicati sui social, alle interviste di personaggi importanti nel settore e attraverso comunicati firmati anche da organismi istituzionali.
Quella che è mancata, almeno fino a questo momento, è stata una più larga diffusione di questa storia a livello di massa. I giornali considerati “autorevoli” hanno praticamente bucato la notizia che invece, come già abbiamo scritto la scorsa settimana, ha costituito la base per una squallida campagna della stampa di destra rivolta contro il PD. Stesso discorso per la TV sulla quale, a quanto ci risulta, c’è stata un’intervista sull’argomento a uno scrittore nel TG Regionale della Lombardia, una trasmissione radio alla quale hanno partecipato giornalist* che si occupano di Media digitali e forse qualche altra cosa che ci è sfuggita.

Naturalmente non è stata questa la ragione principale della scarsa attenzione che i mezzi di comunicazione di massa ufficiali hanno avuto nei confronti della notizia. Hanno sicuramente pesato la difficoltà a raccontare una vicenda che ha dei complicati risvolti tecnici e che, dal punto di vista legale, è decisamente ancora più intricata. Per non dire dei risvolti politici.
Per fare solo un esempio, la “Banca Etica” ha bloccato il conto che A/I usava per il suo funzionamento. Mettendo da parte tutte le questioni collegate alla legittimità di questa deprecabile azione, resta il fatto che se l’Associazione volesse chiudere, come annunciato, non potrebbe farlo in quanto il suo Statuto prevede che nel caso di una chiusura i fondi presenti in cassa vadano devoluti ad un’Associazione simile. Cosa chiaramente impossibile da fare avendo il conto congelato. Giustamente A/I ha presentato un ricorso in tribunale contro la banca.

Va anche notato che la maggior parte dei comunicati prodotti da enti e organismi ufficiali, sebbene contengano tutti delle garbate proteste per quello che è successo, non sono stati seguiti da azioni più concrete di solidarietà. Nella quasi totalità dei casi si sono infatti limitati a lamentarsi della carenza di leggi appropriate e hanno intonato in coro il mantra della “sovranità”.
Svegliarsi all’improvviso e accorgersi che se gli USA impongono una sanzione di tipo finanziario allora tutte le banche, almeno quelle italiane, si devono inchinare dimostra solo un’enorme e colpevole ipocrisia.
Esattamente l’opposto di quello che è successo in rete, dove abbiamo visto un allargamento crescente dell’interesse delle persone mano a mano che capivano l’enormità dell’accaduto, ma, soprattutto, non appena si rendevano conto delle sue conseguenze a breve e medio termine. Effetti che colpiranno in primo luogo le migliaia di persone che usavano da anni i servizi messi a loro disposizione da A/I e che adesso si troveranno da un giorno all’altro senza una e-mail, un blog, un sito, una lista.
Ma, cosa ben più grave, da adesso chiunque voglia avere a disposizione degli strumenti anche semplici, come una casella di posta elettronica, che però siano gestiti in modo radicalmente diverso da come vengono gestiti dalle aziende commerciali, avrà difficoltà a trovarli.
Questo perché gruppi che forniscono strumenti simili a quelli che forniva A/I non ce ne sono. O, più esattamente, ci sono ma sono pochi, piccoli, e quasi sconosciuti.

A questo punto sorge la classica domanda “Che fare”?
In un comunicato, probabilmente l’ultimo che verrà pubblicato, il Collettivo A/I ha risposto a quella domanda:

“… adesso è il momento di fare un passo in più, di spingere la nostra immaginazione oltre il ristretto orizzonte imposto da questi tempi bui. La nostra speranza è che questo attacco alla libertà delle reti scateni una resistenza collettiva forte e creativa. Che mille piattaforme sboccino, che mille collettivi hacktivist si formino, che mille server nascano! Che la fine di A/I dia vita a una miriade di infrastrutture del dissenso mai immaginate prima.”

In modo chiaro, il Collettivo A/I, anche se costretto alla chiusura, ha continuato a rivendicare la sua attività e ha invitato altr* a proseguirla.
Già da molto tempo prima dell’attacco, è stato diffuso su Internet un documento titolato “Orange Book” che è un manuale pratico sulla replicazione e distribuzione dei servizi per la realizzazione di una rete resiliente di server autogestiti. Anche se si tratta di una lettura per specialisti è un’ulteriore dimostrazione che, a volte, certe idee non sono solo slogan o parole al vento ma anche qualcosa di concreto messo a disposizione di tutt*.
Quando uscirà questo articolo, i computer che per 25 anni hanno trasportato le e-mail di chi scrive saranno spenti e il lavoro che ha sostenuto il progetto di A/I sarà consegnato alla storia, non tanto per ricoprirsi di polvere ma, speriamo, a disposizione di chi vorrà conoscerla o, meglio, emularla.
Intanto, la sera del 10 settembre scorso, durante una partita di hockey giocata in Svizzera, è comparso sugli spalti un lungo striscione in italiano: “Solidarietà con Autistici/Inventati. Restiamo umani”.
La resistenza si organizza su tutte le fronti, pure.

Pepsy

Related posts

>