Tag Archives: fantascienza

Fantascienza “for future”

ROBINSON, Kim Stanley, New York 2140, Roma, Fanucci, 2017.

Perché la vita è più grande delle equazioni, più forte del denaro, più forte di pistole e veleni e di una cattiva politica di zonizzazione, più forte del capitalismo,

Perché Madre Natura batte per ultima, e Madre Oceano è forte, e noi viviamo per sempre dentro le nostre madri, e la Vita è tenace e non potete mai ucciderla, non potete mai comprarla,

Quindi la Vita si immergerà nelle vostre polle oscure, farà esplodere le recinzioni e riporterà in essere gli spazi comuni,

O voi polle oscure del denaro e della legge e della stupidità quantitudinale, voi troppo semplici algoritmi di avidità, voi disperati sempliciotti che sperate in una storia che possiate comprendere,

Che sperate nella salvezza, nella cessazione dell’incertezza, nel possesso della volatilità, O voi poveri timorosi stronzi,

Vita! Vita! Vita! La Vita vi prenderà a calci in culo.

(Kim Stanley Robinson)

Scioglimento dei ghiacciai, effetto serra, sconvolgimenti atmosferici a cui spesso abbiamo assistito negli ultimi tempi con effetti devastanti. I Cambiamenti climatici a partire dalla metà del XX secolo, sono ritenuti dalla comunità scientifica dovuti all’azione dell’uomo sotto forma di alterazione dell’effetto serra. In particolare, secondo il 5° Report sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), “Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei precedenti decenni e millenni. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato, e le concentrazioni di gas a effetto serra sono aumentate.”[1]

Ora immaginiamo questo scenario planetario portato fino alle estreme conseguenze, immaginiamo cioè come sarà la vita quotidiana di miliardi di abitanti costretti a vivere in un mondo ormai completamente trasformato, dove le ripercussioni sociali ed economiche saranno altrettanto catastrofiche.

È quello che Kim Stanley Robinson descrive nel suo romanzo del 2017, New York 2140. Autore dichiaratamente socialista che alterna, nel suo racconto, i diversi punti di vista dei molteplici personaggi che popolano la scena di una metropoli semi-sommersa dall’innalzamento dell’oceano di circa 15 metri.[2]

E tuttavia (…) New York ha continuato ad andare avanti zoppicando, come meglio poteva. La gente ha continuato a viverci, per quanto siano brutte le condizioni, e soprattutto la gente continua a viverci nonostante sia una cosa di una stupidità suicida, l’equivalente dell’andare volontariamente all’inferno.” (Il Cittadino, parte prima sezione “e”)

I primi piani dei palazzi e dei grattacieli sono sommersi dalle acque e, se le strutture più solide riescono a restare intatte grazie a dispendiosi lavori di manutenzione, i palazzi dei quartieri periferici o popolari periodicamente sono soggetti a crolli improvvisi provocando la morte o la fuga di migliaia di sfollati.

Molti grattacieli diventano simili a città Stato, con consigli di amministrazione pubblici, fattorie ad acquacoltura per l’approvvigionamento alimentare ed energia ricavata da fonti rinnovabili. I mezzi di locomozione sono esclusivamente imbarcazioni da diporto o semplici zattere per i meno abbienti.

In questo scenario, si dipana la storia di due analisti informatici che riescono ad hackerare le principali società finanziarie e spariscono misteriosamente. L’ispettrice di polizia Gen Octaviasdottir viene contattata dall’avvocato Charlotte Armstrong in merito all’improvvisa scomparsa dei due programmatori, abitanti del Met Life Tower di cui entrambe sono inquiline.

Da qui si intrecciano le storie dei molteplici personaggi che abitano il quartiere, il tutto in uno scenario surreale che l’autore riesce a rendere vivido e addirittura “consueto” per il lettore.

Attraverso gli intermezzi del “cittadino” , sorta di voce narrante dell’autore, che spesso in maniera ironica definisce “lo sputasentenze”, Robinson critica con ferocia e lucidità la società capitalista, con le sue speculazioni finanziarie che si concentrano soprattutto sul settore immobiliare, vista la carenza di alloggi decenti ed abitabili nonché sull’enorme sperequazione economica subita dai più deboli.

Non mancano nella storia i due ragazzi ribelli, i “ratti d’acqua”, che vivono in una zattera sull’Hudson e che vanno alla ricerca di tesori sommersi, spesso con successo, che parteciperanno alla ribellione finale contro le compagnie finanziarie e le istituzioni cittadine.

La descrizione degli eventi che hanno condotto allo scenario apocalittico è sfumata e diluita nell’intero testo, narrata prevalentemente attraverso la voce del “cittadino”: le reazioni sociali a quella che è stata una catastrofe mondiale non sono però dissimili da quelle che riguardano altri eventi disastrosi, anche in riferimento a quelli attuali, a noi più vicini… Estrapoliamo allora alcune considerazioni dell’autore, decontestualizzandole dal romanzo: cosa ci ricordano?

Però, d’accordo, non si riesce davvero a immaginare che una catastrofe ti colpirà finché non succede. La gente non ha semplicemente quel genere di capacità mentale. Se la si avesse, saremmo paralizzati di continuo dal terrore, perché ci sono alcune catastrofi garantite che ci piombano addosso e che è impossibile evitare (come la morte), quindi l’evoluzione ci ha gentilmente elargito un angolo cieco posizionato in modo strategico, e cioè l’incapacità di immaginare disastri futuri in modo da crederci davvero, affinché possiamo continuare a funzionare, per quanto inutile questo possa essere. È un’aporia, come la definirebbero i Greci e gli intellettuali presenti fra noi, un ‘non vedere’. Una cosa bella. Utile. Tranne quando risulta disastrosamente negativa. Così la gente degli anni Sessanta del XXI secolo ha arrancato attraverso la grande depressione seguita alla Prima ondata, e naturalmente in quella generazione c’è stato un gruppo, un particolare un percento della popolazione, che per puro caso ha superato quel periodo piuttosto bene e ha ritenuto che in realtà si trattasse di un atto di distruzione creativa, come lo erano tutte le cose negative che non lo toccavano, e che tutto quello che la gente doveva fare era stringere i denti e tenere duro, accettando l’idea dell’austerità, che significava più povertà per i poveri, e uno stato di polizia con un sacco di bei discorsi e di strani stili di vita che rivestivano il pugno di ferro di un guanto di velluto. Ed ecco fatto! Avanti con lo spettacolo! Gli umani sono così resistenti!” (Il Cittadino: parte terza sezione “a”)

Ci si può riferire alla prima ondata come a quella che ha provocato l’innalzamento degli oceani o magari, con un piccolo sforzo di immaginazione, alla prima o alla seconda ondata provocata da una pandemia. Si tratta in ogni caso di catastrofi naturali create dall’essere umano o, meglio, dal capitalismo.

Non manca, come ricordavamo, in questo scenario post apocalittico il tema dell’approfondirsi del divario economico che raggiunge il parossismo: Se la vostra capacità mnemonica ve lo permette, ricordate che dopo la Seconda ondata, mentre il XXII secolo cominciava la sua esistenza maestosa quanto surreale, il livello del mare si era innalzato di quindici metri rispetto a quello dell’inizio del XX secolo. Questo notevole innalzamento era stato una cosa negativa per la gente – per la maggior parte di essa, almeno – ma a questo punto le quattrocento persone più ricche del pianeta possedevano la metà delle sue ricchezze e l’un percento più abbiente della popolazione possedeva l’ottanta percento delle ricchezze mondiali. Per loro le cose non andavano poi così male. Questa notevole distribuzione delle ricchezze era soltanto un risultato della progressione logica del normale funzionamento del capitalismo, che segue il suo onnicomprensivo principio operativo dell’accumulo di capitale al tasso di rendimento più elevato.” (Quel Cittadino, parte terza sezione “i”)

Parole che sono in definitiva quelle di un militante di sinistra. Allo scenario si aggiungono eventi climatici ulteriormente devastanti come i potenti uragani che decimano gran parte della popolazione creando migliaia di profughi e sfollati. La ribellione partirà proprio dal rifiuto di obbedire alle autorità cittadine, come forma di disobbedienza civile portata alle estreme conseguenze.

In definitiva la storia, come ci ricorda K. S. Robinson con la sua consueta ironia, è quella della umanità che cerca di riprendersi. Ovviamente, non è facile, ma potrebbe andare meglio se prestaste un po’ più di attenzione a certi dettagli, come per esempio il vostro pianeta”. (Il Cittadino, parte terza sezione “a”)

Un testo che ci induce a riflettere sui mali provocati da un sistema economico e sociale che inevitabilmente porterà alla devastazione ambientale e, in ultima analisi, all’estinzione anche di chi da questo sistema ha tratto enorme profitto.

Flavio Figliuolo

NOTE

[1] https://www.ipcc.ch/report/ar5/wg1/

[2] Alcuni scienziati (https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2014EF000239) ritengono verosimilmente che nel 2140 il livello delle acque raggiungerà una soglia stimata fra i 90 cm e i 5 metri – che in ogni caso non è da sottovalutare.