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La profezia dello Shamano

La Fantascienza è una forma di letteratura popolare – per nulla nel senso spregiativo del termine – nata non casualmente con la società industriale, perché la sua specifica forma narrativa ha permesso e permette tuttora di rappresentare le potenzialità ed i timori degli uomini di fronte ad una situazione che modifica di continuo, in una maniera mai vista prima, le condizioni materiali di vita di ogni essere umano. È facile notare la forte presenza dell’anarchia – intesa sia come appartenenza ideologica e talvolta militante dei singoli scrittori, sia come tematica narrativa che va di là di questi, pur numerosi. Queste schede di lettura vogliono sostanziare la seguente tesi: se, come dicevamo all’inizio, la fantascienza rappresenta i timori e le speranze verso il futuro della società industriale, l’anarchia rappresenta il lato della speranza

Gennaro “Shamano” Cozzolino, Neapolis 2125, Napoli, Neapolis, 2020

Ho incontrato allucinazioni.

Stiamo diventando come degli insetti; simili agli insetti.

Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani,

di aminoacidi.

(Manlio Sgalambro)

L’empatia dissolve l’alienazione.

(Carl Rogers)

Quanto più uno appartiene alla posterità, cioè all’umanità in generale e nella sua interezza, tanto più è estraneo al suo tempo.

(Schopenhauer)

Don’t it always seem to go
That you don’t know what you’ve got til its gone

(Joni Mitchell)

Kim Stanley Robinson, uno dei più raffinati scrittori di science fiction contemporanea, affermava che “ai nostri tempi l’unico modo per descrivere il mondo così com’è, è quello di scrivere fantascienza”. Operazione che è riuscita benissimo a Gennaro “Shamano” Cozzolino, scrittore mai banale, sempre schietto e diretto e soprattutto efficace nel riunire nel suo ultimo romanzo Neapolis 2125 l’impegno militante e la descrizione di un futuro distopico ma, in realtà, più vicino di quanto riusciamo ad immaginare.

Innanzitutto il romanzo, scritto nel 2018 e pubblicato recentemente, anticipa le angosce e le paure che stiamo vivendo. Un virus letale ha costretto la popolazione a subire i diktat dei potenti del mondo riuniti nel S.U.M. (Stati Uniti del Mondo) i quali hanno imposto una blanda quarantena, facendo leva sulla paura indotta dall’emergenza sanitaria inducendo alla lunga i cittadini all’alienazione. Questi sono ormai da decenni relegati in case/alveari, sempre connessi al web, controllati da microchip sottocutanei ed oculari, nonché da telecamere domiciliari collegate 24 ore su 24; la massima aspirazione dei cittadini, denominati ormai anche istituzionalmente “utenti”, è fare incetta di “like”.

La scrittura scorrevole, ricca di fantasia che non tralascia mai il messaggio di resistenza tipicamente libertario che contraddistingue il romanzo, si completa con i fumetti e le illustrazione presenti ad ogni fine capitolo che riassumono le parti essenziali dello scritto – fumetti creati dalla matita del bravissimo writer e disegnatore campano “Alcatraz”. Non manca infine la pagina dedicata alla “colonna sonora consigliata” durante la lettura, ovvero un raffinato elenco di gruppi ed artisti vari degli anni ’80 e ’90 che spaziano dal metal al punk, dall’elettronica fino alle atmosfere ambient di Brian Eno.

I due giovani protagonisti, Marco e Ivana, che si conoscono sul web e per una serie di circostanze diventano i nemici numero uno dei servizi segreti e della polizia, rappresentano l’impossibilità di deindividualizzare gli esseri umani attraverso l’alienazione virtuale e la costrizione repressiva.

Un maniaco della tassonomia letteraria potrebbe classificare lo scritto di Gennaro Shamano come “Cyberpunk Young Adult” ovvero fantascienza cyberpunk adatta agli adolescenti. Personalmente credo che il ritmo , la fantasia nonché il messaggio di resistenza e lotta che emerge dalle pagine dello scritto, per non dire dello stile polivalente, si sottragga a qualsiasi categorizzazione. Del resto l’autore dimostra attraverso le sue precedenti opere (tra i quali spicca il bellissimo L’Asfalto sulla Pelle”) di sfuggire allo stereotipo di scrittore di genere, dove riesce in maniera brillante e con crudo realismo a raccontare lo spaccato contemporaneo delle traversie di una generazione punk attraversata da ribellione, lotta, occupazioni squat e droga attraverso la sua biografia romanzata.

Gennaro ci induce a riflettere sulle contraddizioni e sui mali che dilaniano sia le nostre menti sia l’ambiente in cui viviamo e lo fa egregiamente attraverso la descrizione di una Napoli distopica e irriconoscibile, dove l’empatia lascia il posto all’individualismo fagocitato da un mondo virtuale che induce a concentrarsi sulle banalità distraenti e sulla cultura dell’odio. Fino a che punto si può però infierire sulla naturale tendenza alla socialità dell’essere umano (il riferimento al mutuo appoggio di Kropotkin, testo di riferimento dei giovani rivoluzionari del 2125 , da questo punto di vista è emblematico)?

La scena dove i due ragazzi, ormai innamorati, sfidando regole e convenzioni decidono di vedersi dal vivo ma non riescono nemmeno a parlare e comunicare nel momento in cui si ritrovano faccia a faccia decidendo, dopo alcuni interminabili minuti, di allontanarsi e ritornare ai loro “alveari” è angosciante: ci rimanda ad una contemporanea sensazione di incomunicabilità di tipo kafkiano.

Eppure esiste anche qui un mondo parallelo, che noi lettori scopriremo pagina dopo pagina, dove la trasgressione diventa addirittura vitale, dove si può vivere la necessaria socialità negata. Un mondo sotterraneo ed affascinate che personalmente ricorda alcuni racconti di Philip Dick , dove nel mondo di sopra si combatte una guerra condotta da macchine ed androidi e nei sotterranei si vive una vita fatta di menzogne. Qui la prospettiva è ribaltata: dal basso, anzi dalle viscere della terra i “reietti” ritroveranno la solidarietà necessaria alla rivolta.

In un mondo dove i ricchi sfondati hanno la possibilità di emigrare su Marte, mentre sulla Terra interi oceani sono ricoperti da un tappeto di rifiuti (il Great Pacific Garbage Patch, nel romanzo) , dove le uniche forme di socialità sono lo stare incollati al web agognando quantitativi di “like” remunerati da concorsi virtuali improbabili, Gennaro riesce a rendere limpido, diretto e praticabile il suo messaggio di impegno sociale e di lotta (ovviamente , conoscendolo personalmente e conoscendo il suo reale impegno nella Mensa occupata di Napoli, per me è un dato scontato).

I protagonisti descritti da Gennaro e tutta la compagnia di “fuorilegge” ed hacker che aiuteranno i due giovani ribelli innamorati si rendono perfettamente conto, persino in un futuro così distopico, che “Senza una storia non esistiamo, senza memoria non siamo niente”, come ama ripetere Marco.

Il potere , attraverso le sue multinazionali che di fatto governano il mondo, che utilizzano spietate tecniche di controllo e repressione, che appaiono come leviatani imbattibili , possono rivelarsi infine dei giganti dai piedi d’argilla. Dilaniati da scontri interni e costantemente sotto pressione per impedire anche un minimo accenno di ribellione, nulla possono di fronte a chi sa di non aver nulla da perdere in una vita che non vale la pena vivere se non reagendo riprendendosi la vera libertà negata.

Un romanzo visionario, che ha anticipato il tema della distanza sociale imposta, anche metaforicamente, dal potere e che speriamo, anzi crediamo con forza, possa essere visionario anche nei suoi risvolti rivoluzionari. Fra guerre imperialiste, ambienti metropolitani devastati, rapporti sociali improntati alla più esasperante alienazione, controlli sociali ossessivi; in mezzo a tutto questo la possibilità di cambiare le cose e credere ad un altro mondo, ormai non solo possibile ma necessario, è il messaggio che Gennaro ci manda attraverso il suo romanzo scritto con un ritmo serrato da action movie, mai banale e spesso ironico nella descrizione macchiettistica di alcuni personaggi.

La memoria, quella vera, è non dimenticare mai il passato dal quale veniamo e tenere sempre viva la volontà costante di migliorare le nostre condizioni di vita, attraverso la lotta e l’impegno sociale per non dover dire, citando i pensieri di Marco che nel romanzo rilegge la storia passata dell’umanità: “Doveva essere bello quando si viveva tutti insieme. Chissà com’era la vita a quei tempi e chissà perché vedo tutto avvolto in una luce intensa. Nonostante queste storie siano secoli lontane dalla nostra realtà, sento il sangue pulsare nelle mie vene e la cosa mi fa sentire dannatamente vivo! Forse e sottolineo forse, c’è ancora speranza su questo pianeta se la vita si rimettesse in moto”.

Un pensiero che in termini comparativi vale anche oggi.

In questi tempi mesti di covid-19”, come ripete spesso ironicamente Gennaro, risplende questo piccolo gioiello : la nostra “profezia dello shamano”.

Flavio Figliuolo