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Il governo Conte 2 continua la “War on drugs” di Salvini

Commentando l’ultima sentenza sul Caso Cucchi, Salvini ha dichiarato che la vicenda del geometra romano, morto dopo esser stato massacrato di botte in una caserma dei Carabinieri dove era finito per esser stato trovato in possesso di venti grammi di marijuana, dimostrava che “la droga fa male, sempre e comunque’’. È una frase feroce (per cui Salvini s’è preso una querela da Ilaria Cucchi che l’Orko[1] Nutella ha già messo nel medagliere da mostrare ai suoi fan affamati di sofferenze umane) che condensa perfettamente lo spirito del proibizionismo.

La “droga” è una parola che indicherebbe una serie di sostanze molto diverse tra loro accomunate soltanto dal fatto di essere illegali. La “droga” sicuramente è pericolosa. David Nutt è un neurofarmacologo dell’Imperial College di Londra che era a capo della Commissione Medica sulle Droghe nominata dal governo britannico quando nel 2007 pubblicò sulla rivista di medicina Lancet una tabella sulla pericolosità delle sostanze, stilando una nuova classifica in cui la “droga” più pericolosa risultava essere l’alcol seguito da eroina, crack, metamfetamina, cocaina e tabacco, mentre la cannabis era a metà classifica ed LSD e psilocibina chiudevano l’elenco.

A proposito della cannabis, Nutt disse che è vero che “i danni per la salute dell’uso di marijuana potevano essere paragonati a quelli causati da tè e caffè” (come veniva indicato in una tabella diffusa qualche anno prima dal NIDA, l’istituto di ricerca governativo sulle droghe degli USA) ma bisognava considerare la sua “elevata pericolosità sociale” visto che “più di metà degli arresti e degli interventi di polizia che avvengono ogni anno nel Regno Unito colpiscono persone denunciate per detenzione di hashish e marijuana”. L’OMS (che nel 1954, dopo averla classificata come ‘farmaco desueto’, aveva chiesto ai paesi delle Nazioni Unite di fare “sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime” e così nel 1961 a Vienna la cannabis venne inclusa nella Convenzione Unica sugli stupefacenti e diventò illegale in tutto il Pianeta) da marzo dell’anno scorso ha diffuso un documento in cui raccomanda la rimozione della cannabis dalla tabella IV – che contiene le sostanze particolarmente dannose e di valore medico estremamente ridotto – e di inserirla nella tabella III della stessa convenzione, quella delle sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso, chiedendo a tutti gli stati membri dell’ONU “alleggerire le restrizioni”.

Le raccomandazioni dell’OMS non hanno alcun effetto vincolante (a differenza della Convenzione di Vienna che per ora resta in vigore) ma testimoniano comunque il cambiamento, secondo qualcuno “epocale”, che c’è stato negli ultimi anni. La marijuana è stata legalizzata in Canada e in Uruguay, in Olanda da ormai più di mezzo secolo sono aperti i Coffee Shop, in Georgia le proteste del Movimento Rumore Bianco hanno costretto lo scorso anno la Corte Costituzionale della ex repubblica sovietica ad abolire tutte le leggi anti-marijuana ed in Spagna non smette di diffondersi l’originale esperienza di liberalizzazione dal basso dei Cannabis Social Club. Il primo gennaio di quest’anno l’Illinois è diventato l’undicesimo stato degli USA (dopo Alaska, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Michigan, Nevada, Oregon, Stato di Washington e Vermont, mentre più di 30 altri stati ne autorizzano l’uso a fini medici) ad aver legalizzato la cannabis “ricreativa“ e per celebrare l’avvenimento il governatore J.B. Pritzker ha concesso la grazia ad oltre 11mila persone condannate per possesso di marijuana.

Nello stesso giorno la cannabis è diventata legale anche nel Territorio della capitale australiana, Canberra, dove è entrata in vigore la nuova legge che consente il possesso di 50 grammi di sostanza essiccata per i maggiorenni e la possibilità di coltivare 2 piante per persona o 4 per famiglia (mentre in tutta l’Australia dal 2016 è legale l’uso della cannabis in medicina ed il possesso di piccole quantità di cannabis ad uso ludico era stato depenalizzato in alcuni altri Territori). Martedì 24 dicembre, invece, il nuovo governo progressista argentino ha annunciato che valuterà, attraverso una nuova legge, la regolamentazione del consumo, del commercio, della produzione e e dell’auto-coltivazione della cannabis.

In Europa il governo del Lussemburgo ha annunciato che entro la fine del 2020 sarà possibile produrre, vendere e comprare legalmente marijuana nel Granducato e lo stesso dovrebbe succedere a… San Marino dove nel settembre scorso il parlamento ha approvato una legge di iniziativa popolare che chiede che entro la fine di quest’anno venga legalizzata la cannabis nella piccola repubblica. Persino in Thailandia, dove non molto tempo fa la spietata “guerra alla droga” lanciata tra il 2003 e il 2004 dall’allora primo ministro “populista” Thaksin Shinawatra fece più di duemila vittime uccise dalla polizia e dagli squadroni della morte, a fine dicembre scorso l’Assemblea Legislativa Nazionale ha legalizzato l’uso medico della pianta e pochi mesi fa si è celebrato il primo festival interamente dedicato al mondo della cannabis, il “Buriram Variety” con migliaia di persone si sono date appuntamento per partecipare ad un evento che solo poco tempo fa sarebbe stato semplicemente impensabile.

Qualcuno ha scritto che il cambiamento era arrivato anche in Italia quando, esattamente il giorno della Vigilia di Natale, è stata diffusa la sentenza emessa lo scorso 19 dicembre dalle sezioni unite penali della Corte di Cassazione che stabilisce che coltivare marijuana in casa in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato penale. In realtà c’è poco da festeggiare. Intanto, le motivazioni devono ancora essere depositate (anche se in teoria dovevano essere diffuse entro il 21 gennaio) e quindi i dettagli della decisione non sono noti. Inoltre, sono comunque confermate le sanzioni amministrative cioè poter essere privati di patente e passaporto, rischiare di finire a doversi fare analisi delle urine per anni, rimanere schedati a vita.

Fuori dalle aule dei tribunali, nelle strade, la guerra alla ganja intanto infuria più che mai. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che, al termine di una lunga stagione di lotte antiproibizioniste aveva abolito le parti della Fini-Giovanardi che equiparavano droghe leggere e droghe pesanti, c’erano stati un paio di anni relativamente “tranquilli”. Le cose sono però rapidamente cambiate con l’arrivo agli Interni del Ministro di Polizia PCI/PDS/PD doc Marco Minniti che, visto il calo generale dei reati, ha pensato bene di far lavorare gli sbirri lanciandoli nella caccia ai drogati che sono facili da trovare in un paese dove ci sono, a seconda delle stime, dai tre milioni ai sei milioni di consumatori di sostanze proibite ed è così che sono iniziate, tra l’altro, le perquisizioni coi cani nelle scuole superiore che hanno trasformando tristemente le allegre uscite dai licei in un passaggio a un check point dei Territori Occupati Palestinesi.

La “guerra alla droga” funziona benissimo per dar da lavorare alla polizia italiana (che è stata definita “ipertrofica” persino da un recente rapporto della Commissione Cottarelli sulla spending review) e funziona ancora meglio per chi vende odio ai suoi elettori. Come aveva detto lo psicologo Erich Fromm, la forza del fascismo era stata quella di aver convinto decine di milioni di persone che i loro nemici non erano i loro governanti e i loro padroni, come dicevano i rivoluzionari, ma i loro vicini di casa che erano ebrei, sovversivi od asociali. I vicini di casa drogati sono facilissimi da trovare, forse ancora di più di quelli negri o di quelli zingari. Salvini era un fervente antiproibizionista ai tempi in cui frequentava e difendeva il Leoncavallo e sedeva al Parlamento del Nord come deputato del Partito Comunista Padano ma, come il suo maestro Benito, l’Orko Nutella è innanzitutto un campione di incoerenza: arrivato al governo si è subito trasformato in un sostenitore della “guerra alla droga” (chiamandola proprio così, “guerra alla droga”, come facevano ai loro tempi Ronald e Nancy Reagan).

La sua War On Drugs in veste di ministro di polizia, l’Orko l’ha iniziata l’estate stessa del 2018 con l’Operazione Spiagge Sicure, con sbirri e cani sguinzagliati tra gli ombrelloni ed il bagnasciuga a dar la caccia ai fumatori di canne, proseguendo poi con l’Operazione Scuole Sicure, stesso copione, ma tra i banchi e le entrate delle superiori. Ha poi intensificato i posti di blocco (che già col suo predecessore avevano iniziato ad infestare persino le strade di campagna), col risultato che decine di migliaia di persone sono state segnalate in pochi mesi per la semplice detenzione di sostanze proibite. A Pisa il 18 maggio Canapisa a causa delle pressioni di Salvini e della nuova giunta comunale guidata dalla Lega che, come tutta l’estrema destra pisana, da anni conduce campagne di odio contro la street parade antiproibizionista che dal 2001 si tiene nella città toscana, si è vista proibire la possibilità di fare il corteo e si è dovuta trasformare in una manifestazione stanziale, nella squallida Piazza della Stazione (cui hanno comunque partecipato tantissime e tantissimi solidali, con 700-800 persone fisse tutto il pomeriggio, mentre alla “contromanifestazione” con sindaci e deputati c’erano meno di un centinaio di sacchi di spazzatura leghista e fascista per un veloce comizio di una ventina di minuti).

Se a questo punto qualcuno avesse pensato che, con l’arrivo del Governo Conte 2, le cose sarebbero andate diversamente, basta andare a farsi due passi nelle strade per cambiare idea. PD e 5 Stelle l’unica cosa che sono per ora riusciti a fare in Parlamento è stato quello di farsi dichiarare “inammissibile” qualche emendamento che avrebbe consentito la vendita di cannabis light che, dopo l’approvazione della legge 242 del 2016 che consente la produzione e la vendita di canapa indiana con meno dello 0,6% di THC, ha iniziato ad esser venduta nei negozi specializzati ed anche nelle tabaccherie e persino nei distributori automatici, che però è tuttora in una situazione legale ambigua che consente a giudici e sbirri particolarmente zelanti di perseguitare negozianti e fornitori (che peraltro vengono poi in genere assolti nei processi).

Da parte sua la nuova ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (che non è una politica ma una superdirigente del Ministero che è stata anche prefetto di Milano), appena insediata, ha emesso una circolare chiedendo ai prefetti di dare “maggiore impulso all’azione di vigilanza del territorio, con specifico riferimento alle aree cittadine maggiormente esposte alle attività di spaccio di sostanze stupefacenti ed ai correlati stazionamenti di soggetti, specie in zone degradate” per “migliorare i livelli di sicurezza, assicurando la piena fruibilità degli spazi pubblici, con particolare riferimento agli spazi verdi e alle piazze cittadine”. Tradotto in italiano, vuol dire continuare i rastrellamenti come prima, più di prima.

Posti di blocco, check point e cani rabbiosi tenuti al guinzaglio da sbirri-ninja continuano a far parte integrante del panorama del paese che, in realtà, avrebbe uno dei minori tassi di criminalità al mondo (ma questo è vietatissimo dirlo che altrimenti gli italiani si svegliano ed iniziano a prendersela coi loro padroni invece che coi loro vicini di casa). Come, in era salviniana, essere “beccati” significa non solo essere sottoposti alle sanzioni amministrative, al ritiro della patente, ecc., in molti casi, a differenza di come succedeva “prima”, scatta praticamente in automatico anche la perquisizione domiciliare (con tutti i problemi e gli imbarazzi che comporta) e, dato che per la legge italiana la perquisizione domiciliare alla ricerca di “armi” o “droga” è possibile anche senza senza mandato, succede sempre più spesso che vengano perquisite anche le abitazioni di persone trovate solo con cartine o filtri od anche che sono state annusate con troppa insistenza da qualche cane-sbirro.

Per non far mancare lavoro ai suoi colleghi (e forse per continuare ad avercelo lei un lavoro quando tra qualche mese le bande fasciste e leghiste torneranno al governo), la ministra Lamorgese ha anche dichiarato alla Polizia Stradale la conclusione della sperimentazione del “Sistema Mercurio” che, a partire dalle foto delle targhe fatte per ora dalle telecamere degli elicotteri della Polizia (col progetto di mettere in futuro in collegamento con Mercurio prima anche le telecamere di sorveglianza delle autostrade e poi tutte le altre), permette di controllare in tempo reale ed automaticamente gli intestatari dei veicoli tramite l’accesso alle banche dati dell’ACI e delle forze di Polizia, abbreviando i tempi di intervento delle pattuglie. Visto che nel nostro paese ci sono ben un milione e duecentomila persone (per ora, cioè dal 1991 alla fine del 2017) che sono state segnalate per consumo di sostanze proibite ed i loro nomi sono destinati a rimanere per l’eternità negli archivi elettronici della polizia, c’è da pensare che molti di loro saranno tra le prime vittime di questa nuova tecnologia studiata per il controllo e la persecuzione di massa.

robertino

NOTE

[1] Ilaria Cucchi aderisce all’invito di Ginevra Bompiani di smetterla di dare del Capitano a Salvini e di iniziare a chiamarlo Orco, così capiscono bene anche i bambini…