In questo mondo di ladri e ciarlatani, i governanti italiani non possono permettersi il lusso di non essere alti rappresentanti, nella prima categoria, ma anche della seconda! Così, come nei più famosi film dell’orrore, quelli che sembravano definitivamente sepolti da anni, escono dalle loro tombe con un nuovo vestito, ma con l’inconfondibile nefasto lezzo di sempre. Escono dalla tomba idee fasciste di patria e razza, e, per non sbagliarsi, riaffiorano anche tecnologie bocciate da 40 anni per mezzo di ben 2 referendum. Parlo del nucleare.
I ciarlatani parlano di crisi energetica, del petrolio che non abbiamo, per cui dobbiamo assolutamente stringere accordi con governi a dir poco criminali; parlano del gas da comprare a tutti costi, di terre rare e poi – ciliegina sulla torta – della recente guerra innescata da Stati Uniti e Israele con l’attacco all’Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz. In questo contesto, caratterizzato dalla retorica di giornalisti prezzolati e di politici, si ritira fuori il nucleare.
Queste chiacchiere nascondono una realtà ancora peggiore. Prima di tutto chiariamo che la politica energetica in Italia, ma anche le scelte politiche dei governanti italici e il posizionamento delle truppe italiane nei vari paesi del mondo, è dominata dagli interessi finanziari dell’ENI, la multinazionale nostrana, la compagnia energetica integrata in decine di paesi, che abbraccia tutti i settori, compreso quello della transizione energetica, della ricerca chimica e dello sviluppo di tecnologie innovative. Il governo italiano non fa nessuna scelta senza il suo beneplacito, in particolar modo oggi che la geografia mondiale sta cambiando radicalmente, e che le guerre sono solo l’aspetto più tremendo e spettacolare dello sfruttamento dei territori e non solo.
A questo va aggiunto che il boom dell’intelligenza artificiale, in tutti i campi, compreso quello militare, richiede molta energia. Si pensi che, secondo quanto indicano le proiezioni, entro la fine del decennio i data center per L’IA arriveranno ad assorbire circa 945 terawattora all’anno, una cifra che eguaglia l’intero fabbisogno energetico di una nazione fortemente industrializzata, come il Giappone.
In Italia le attuali forniture energetiche sono oggi appena sufficienti al fabbisogno nazionale.
Dovendo necessariamente limitare le emissioni di anidride carbonica dunque si deve eliminare o almeno diminuire l’uso di combustibile fossile, e in maniera folle ci si è rivolti al nucleare.
Questa scelta nasce da una parte dall’immenso spreco energetico in atto, imposto da questo sistema capitalista, dall’altro dal limite dettato inevitabilmente dalla strategia politica adottata anche per le rinnovabili, quella di non utilizzare le case e gli edifici esistenti, ma, per mantenere il monopolio e la proprietà dell’energia, si preferisce installare immensi campi eolici e fotovoltaici, finanziati per altro anche da chi propone il nucleare, perché il business deve essere in tutti i settori.
Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?
Il Parlamento il 23 settembre 2026 ha approvato la legge delega al Governo in materia di energia nucleare. Tutto questo anche se c’erano già stati ben 2 referendum che avevano detto no al nucleare.
Quando in tempi non sospetti noi anarchici sostenevamo che il referendum non era la panacea di tutti i mali, che dietro questo strumento, apparentemente di democrazia diretta, si poteva effettuare una truffa, indubbiamente avevamo ragione! Vediamo perché.
Una delle cose fondamentali della Costituzione era, ed è, la sovranità del Parlamento; secondo il principio della democrazia parlamentare, il Parlamento mantiene il potere di legiferare su qualsiasi materia non vietata dalla Costituzione, approvando nuove norme e cornici di regole (come le recenti leggi delega sulla fissione sostenibile).
I referendum sul nucleare, in entrambe le occasioni, erano referendum abrogativi, regolati dall’Articolo 75 della Costituzione italiana. D’altronde in Italia i referendum possono essere solo abrogativi – qui sta l’inganno! – sono cioè uno strumento che permette ai cittadini solo di cancellare leggi esistenti, non di scriverne di nuove o di inserire divieti assoluti in Costituzione.
I tre quesiti del 1987
Nel Referendum del 1987 nessuno dei quesiti chiedeva esplicitamente “Volete vietare il nucleare?”
I cittadini furono chiamati a cancellare i meccanismi normativi che ne facilitavano lo sviluppo.
Il primo quesito, relativo alla localizzazione, abrogò la norma che permetteva allo Stato (tramite il CIPE) di decidere dove costruire le centrali. Il secondo quesito, relativo ai contributi, abolì i compensi finanziari previsti per i Comuni e le Regioni che accettavano di ospitare centrali o impianti nucleari sul proprio territorio. Il terzo quesito, relativo all’estero, vietò all’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e gestione di centrali nucleari fuori dall’Italia.
Ovviamente chi era andato a votare, intendeva semplicemente dire se era o no favorevole al nucleare, ed effettivamente in un primo momento il referendum funzionò, con un effetto immediato: la chiusura delle centrali allora attive e il blocco del programma energetico nazionale.
Ma questo cadavere riemerse dalla terra in cui era sepolto all’epoca del quarto governo Berlusconi, che inserì nuove norme nel 2008 e nel 2009.
Così, per fermare il morto vivente, nel 2011 si ricorse ad un nuovo referendum. Il quesito del 2011 cercò di essere più specifico, andò a colpire direttamente la nuova strategia, chiese e ottenne l’abrogazione delle nuove disposizioni che permettevano la localizzazione, la progettazione e la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale.
Sembrava la volta buona! Ma la terra sotto il cadavere è ora di nuovo in movimento, alla faccia di chi va, in buona fede, a votare ai referendum. Così lo zombie nucleare ritorna… una storia infinita!
Parafrasando Battisti potremmo dire: “ma non dovevamo vederci più?”
In realtà i referendum del 1987 e del 2011 hanno esaurito i loro effetti nel momento stesso in cui hanno cancellato i testi di legge a cui si riferivano, ma non costituiscono un vincolo perpetuo.
Un referendum abrogativo elimina un testo di legge specifico, lasciando un “vuoto” che i governi successivi non possono colmare subito riproponendo la stessa identica norma (il che violerebbe la volontà popolare nel breve termine) ma che può essere ridiscusso anni dopo.
Certamente non c’è ancora nessuna autorizzazione immediata, il testo non autorizza la costruzione di nuovi impianti nucleari, ma conferisce al governo la delega per fare ciò.
L’esecutivo ha tempo un anno per scrivere i decreti attuativi e definire una disciplina organica sull’intero ciclo di vita dell’energia nucleare. Secondo il governo il ritorno dell’energia atomica sarà nella prima metà degli anni 2030, cosa peraltro impossibile.
Ovviamente non avremmo nulla da eccepire se la tecnologia scoprisse nuove fonti di energia pulita a basso costo, ma al di là delle menzogne dei ciarlatani, la scienza in questi anni non ha sviluppato né centrali nucleari a fusione, né sa come risolvere l’annoso problema delle micidiali scorie radioattive, né tanto meno ha dato sicurezza in caso di incidente nucleare. Insomma, il nucleare è tutto tranne che pulito!
Per riesumare il morto, anche se è in via di putrefazione, niente viene detto sul fatto che al momento non c’è soluzione al problema delle scorie radioattive, scorie che, non dimentichiamolo, hanno una durata di pericolosità che può durare fino a centinaia di migliaia di anni!
E così si sorvola sulla sicurezza.
Tutte le centrali nucleari attualmente sono a fissione
Allo stato attuale delle conoscenze, senza eccezione alcuna, tutte le centrali nucleari sono a fissione.
E quindi, siano di nuova o di vecchia generazione, tutte producono micidiali scorie radioattive!
Ma ecco che altri morti tornano, bussano alla porta, e questa volta sono concreti.
Circa il 99% del combustibile esaurito e delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali nucleari italiane si trova attualmente stoccato all’estero, in particolare in Francia e nel Regno Unito. Queste scorie devono tornare, ma il governo italiano, non sapendo minimamente dove metterle in sicurezza, ha prorogato l’accordo con la Francia per mantenere le scorie nei depositi d’oltralpe fino al 2040 (con un rinvio di circa 15 anni rispetto alla scadenza iniziale fissata per il 2025). Questi rifiuti andranno ad aggiungersi agli attuali circa 33.766 metri cubi di rifiuti radioattivi custoditi in depositi temporanei in attesa di essere trasferiti in luoghi più sicuri non ancora identificati. Veramente vogliamo produrre altre scorie?
La quarta generazione di nucleare non c’è
Il morto vivente riesumato viene proposto con un nuovo vestito, ma il vestito non è ancora stato fatto! Sto parlando delle nuove centrali nucleari, piccoli reattori modulari, al massimo da 300 MW, che dovrebbero essere costruiti e assemblati in fabbrica e poi trasportati sul sito pronti a entrare in funzione. Attualmente i primi e unici piccoli reattori modulari (SMR, Small Modular Reactors) realmente operativi nel mondo si trovano in Russia e in Cina e sono in via sperimentale!
Propagandate come la manna caduta dal cielo, le SMR non esistono in nessun paese occidentale, perché la tecnologia è ancora in via di sviluppo commerciale.
I reattori modulari diventano possibili solo se si costruiscono i moduli in serie. I vantaggi economici della produzione in serie si ottengono solo se viene costruita una grande quantità di unità, un traguardo non garantito e dai costi iniziali molto alti.
Queste centrali sono più piccole e per ottenere la stessa energia delle altre bisogna costruirne molte di più, conseguentemente sono necessari più siti e avremo più scorie nucleari da smaltire. Aggiungiamo a questo che, nel malaugurato caso di un conflitto bellico (ovviamente, fatti i dovuti scongiuri! ma di questi tempi purtroppo non sarebbe impossibile), ogni centrale è un obiettivo strategico da colpire, conseguentemente il territorio va militarizzato anche per organizzare un eventuale evacuazione in caso di incidenti.
Sappiamo bene che gli speculatori cercheranno di iniziare i lavori il prima possibile; intorno al nucleare girano interessi ingenti, economici e militari. Sappiamo che se lo riterranno necessario potranno accelerare anche il percorso, anche se non certamente nei tempi annunciati dal governo, che l’ha sparata alta!
Il nucleare civile è anche estremamente legato al nucleare bellico, che oggi è addirittura auspicato come elemento di deterrenza militare, e certamente questa riproposizione del nucleare è figlia diretta del clima bellico e prebellico che si respira.
Nucleare fa rima con militare. I programmi militari traggono vantaggio dagli immensi investimenti economici statali destinati all’energia civile e viceversa, anche perché il combustibile per le centrali e il materiale fissile per le bombe (uranio – 235 o plutonio) derivano dallo stesso processo iniziale di separazione e arricchimento delle bombe. Alcuni reattori civili servono anche a produrre elementi chiave per gli arsenali atomici, come il tritio. Infine, non dimentichiamo che la ricerca scientifica, i tecnici specializzati, i laboratori e i reattori alimentano contemporaneamente sia il settore energetico sia quello della difesa e anche dell’attacco militare.
Insomma, la piazza ci attende prima dell’invasione dei morti. Per non essere anche noi zombie.
Salvatore Corvaio