Pubblichiamo il comunicato sul Primo Maggio diffuso sui propri canali dall’Anarchist Front, rete di anarchicx originarx di Iran e Afghanistan, attivx nei propri paesi o nella diaspora.
Anarchist Front
Il Primo Maggio non è solo una commemorazione storica, ma il risveglio di una tradizione viva di lotta di classe, solidarietà internazionale, ripensamento della natura del lavoro e ricerca della liberazione dall’autorità e dal dominio del capitalismo, nonché da ogni forma di Stato e parlamento. Per i lavoratori, questa giornata è un’opportunità per riflettere sulle forme di organizzazione, sul potere collettivo e su orizzonti alternativi al di là dell'”ordine esistente”.
Il Primo Maggio è più di una semplice ricorrenza simbolica, è un’occasione di riflessione sulla vita quotidiana di milioni di lavoratori che vivono sotto la pressione dell’inflazione, della precarietà lavorativa e delle restrizioni alla libertà di organizzazione. La questione non riguarda solo gli “aumenti salariali”, ma il quesito centrale è: chi decide in merito al lavoro, alla produzione e alla vita?
Il mondo odierno è caratterizzato da crisi multiple e croniche, tra cui la mancanza di libertà, uguaglianza e giustizia, di stabilità lavorativa, il degrado ambientale, la guerra, l’autoritarismo e il crescente dominio.
Il capitalismo contemporaneo, basato sulla finanziarizzazione, sulla frammentazione del lavoro e delle catene di approvvigionamento globali, ha consolidato nuove forme di sfruttamento. Il “lavoro” è diventato sempre più frammentato, precario e instabile, mentre il controllo e la sorveglianza sui lavoratori si sono intensificati.
In queste condizioni, i sindacati burocratici, insieme alle istituzioni gerarchiche e rappresentative, spesso non riescono a rispondere ai reali bisogni e interessi della classe lavoratrice. Molte di queste istituzioni sono state integrate nelle strutture del capitalismo di stato o si accontentano di negoziazioni limitate all’interno dell’ordine costituito.
L’anarchismo sostiene che la liberazione dei lavoratori dal giogo del capitalismo non si realizza attraverso la rappresentanza parlamentare, bensì attraverso l’auto-organizzazione orizzontale e la democrazia diretta. Consigli, assemblee generali e sindacati indipendenti possono diventare forze reali solo quando emergono dal basso, sono responsabili per il proprio operato e liberi da ogni forma di gerarchia e burocrazia.
Negli ultimi decenni, la globalizzazione del capitale, unitamente alla privatizzazione, alla deregolamentazione e alla flessibilità del mercato del lavoro, ha portato a una crescente insicurezza lavorativa e all’indebolimento delle organizzazioni dei lavoratori. Il lavoro precario, basato su piattaforme e informale è diventato la norma e le divisioni di classe si sono accentuate in molti paesi. Questi processi non sono “deviazioni”, ma il naturale funzionamento del sistema, in cui il profitto ha la priorità sul benessere generale.
A differenza delle prospettive riformiste che vedono lo Stato come una forza regolatrice e protettiva per i lavoratori, l’anarchismo considera lo stato un’istituzione che, in ultima analisi, mantiene l’ordine capitalistico, anche quando si esprime in termini di welfare. Le leggi sul lavoro, i salari minimi e le assicurazioni possono essere un aiuto nel breve termine, ma spesso operano all’interno di strutture che riproducono la disuguaglianza stessa.
In Iran, i lavoratori si trovano ad affrontare una combinazione di crisi strutturali e repressione politica, di inflazione cronica, salari al di sotto della soglia di povertà, privatizzazioni pilotate, lavoro precario e severe restrizioni all’organizzazione libera e indipendente. Qualsiasi tentativo di formare sindacati o organizzare scioperi si scontra con le forze di sicurezza e la magistratura, nonché con una repressione dura e brutale.
Nonostante ciò, negli ultimi anni sono emerse varie forme di resistenza operaia, come scioperi tra gli operai industriali, proteste di autisti, infermieri, insegnanti e pensionati. Inoltre, si sono formate reti di solidarietà e mutuo soccorso tra lavoratori, donne, comunità etniche, gruppi ambientalisti, studenti e persone LGBTQ+, e altri. Questi movimenti, sebbene frammentati e sotto pressione, dimostrano che stanno gradualmente possibilità di auto-organizzazione e autogestione stanno emergendo dalle crepe dell’attuale ordine oppressivo.
In questa tradizione, gli scioperi, soprattutto quelli generali, non sono solo strumenti di rivendicazione, ma esercizi di autogestione sociale. Attraverso la lotta, i lavoratori imparano a organizzare collettivamente la produzione e la riproduzione della vita, una capacità che può gettare le basi per un nuovo ordine sociale libertario.
Esperienze sparse di consigli operai, cooperative autogestite e iniziative di mutuo aiuto locale in tutto il mondo, Iran compreso, dimostrano che esistono reali opportunità di organizzazione orizzontale anche in condizioni difficili.
La proliferazione di contratti a tempo determinato e di società di subappalto ha posto i lavoratori in una situazione in cui, di fatto, mancano di sicurezza del posto di lavoro e di potere contrattuale. In settori come quello petrolchimico, della costruzione di strade e dei servizi municipali, i lavoratori a contratto si trovano ad affrontare ritardi nel pagamento degli stipendi, orari di lavoro estenuanti e una totale assenza di tutele. Questo non è un difetto, bensì uno strumento di controllo e di indebolimento dell’organizzazione.
Esempi come il complesso zuccheriero di Haft Tappeh in Iran e alcune unità industriali privatizzate dimostrano che la privatizzazione, nella pratica, porta a tagli salariali, ritardi nei pagamenti e riduzione della produzione. In risposta, i lavoratori hanno organizzato proteste, scioperi e persino proposto idee di “gestione consiliare” per riprendere il controllo da una gestione inefficiente interessata solo al profitto.
Ci troviamo ora, sotto molti aspetti, in un momento storico delicato, ma la lotta di classe tra lavoratori e capitalisti non si è mai fermata. In questa prospettiva commemorare il Primo Maggio acquista significato se collegato ad un’ampia azione collettiva attraverso la realizzazione di assemblee generali, la presentazione di rivendicazioni comuni, la creazione di fondi di mutuo appoggio e il rafforzamento di reti orizzontali.
In questo contesto, l’approccio anarchico-sindacalista, anziché affidarsi allo stato, al parlamento, ai partiti politici o alle élite, pone l’accento sull’auto-organizzazione:
- consigli di posto di lavoro e di comunità come unità decisionali orizzontali,
- controllo dei lavoratori sulla produzione invece del controllo burocratico o statale-privato,
- reti cooperative di mutuo aiuto per ridurre la dipendenza dal mercato e dallo Stato,
- scioperi e azioni dirette come mezzo di pressione dal basso.
L’obiettivo non è solo “riformare” le condizioni di lavoro, ma trasformare i rapporti sociali relativi alla produzione e al potere. La liberazione dei lavoratori non avviene attraverso le promesse dello Stato e del Parlamento, bensì attraverso l’auto-organizzazione orizzontale (senza nessuna gerarchia) e la riappropriazione del controllo sulla propria vita.
Il Primo Maggio in Iran ci ricorda inoltre che i lavoratori non si trovano ad affrontare solo una crisi dei mezzi di sostentamento, ma anche limitazioni nella definizione delle proprie condizioni di lavoro. Allo stesso tempo, dagli scioperi, dalle reti informali e dalle pratiche di solidarietà possiamo vedere i segni della possibilità di organizzazione orizzontale e dell’autogestione. Resta però la domanda principale: come queste esperienze possono essere trasformate da reazioni temporanee e limitate in strutture ampie e sostenibili per la gestione collettiva del lavoro e della vita?
Lunga vita alla solidarietà mondiale dei lavoratori!
Lunga vita all’anarchismo!
No al Mullah! No allo Scià! No alla guerra!
Donna-Vita-Libertà!
Maggio 2026