Fermare i treni delle armi. Logistica militare: presidi e blocchi a Livorno e Pisa

Giovedì 12 marzo è stata un’importante giornata di lotta contro la guerra e la logistica militare in Toscana. Mezzi militari e container di materiali legati all’uso bellico scaricati dalla nave militare Severine al porto di Piombino sono stati caricati su un treno destinato a raggiungere Palmanova, in Friuli, con itinerario previsto attraverso le stazioni di Livorno Centrale, Livorno Calambrone e Pisa Centrale prima di proseguire verso Firenze, Bologna e il Nord-Est. Visto che il porto di Piombino non dispone di una banchina a cui arriva la ferrovia, per le operazioni di carico sul treno sono state utilizzate la banchina e i piazzali dell’acciaieria JSW Steel e la manodopera di aziende locali (Piombino Logistics, Bertozzi e Jsw Steel), oltre al personale ferroviario di Mercitalia: manodopera attentamente sorvegliata dalle forze dell’ordine, secondo quanto ci è stato riportato. Un inaccettabile coinvolgimento di lavoratori civili che ha determinato subito uno stato di allerta tra chi si oppone alla guerra ed ha indotto la sezione provinciale di USB a proclamare uno sciopero immediato nelle aziende coinvolte. Ma veramente significativa è stata soprattutto la mobilitazione larga che è scattata e che ha coinvolto settori di attivisti, antimilitaristi, lavoratori, studenti e cittadini.

Per tutta la giornata il percorso del treno è stato seguito con un monitoraggio attivo e militante e con vere e proprie azioni che ne hanno contrastato il procedere. Il sindacato di base USB ha organizzato dalle 14, alla stazione di Livorno Calambrone, un presidio di protesta che ha coinvolto le varie realtà politiche e sociali cittadine e che è stato mantenuto per circa tre ore. Il treno non è mai arrivato a Livorno, è stato fatto passare da una linea interna, su cui transitano solo merci, e anche carichi militari, la linea Vada – Pisa che passa anche da Collesalvetti, dove un piccolo gruppo di manifestanti ha messo in atto azioni di protesta al passaggio del treno. In questo modo il treno con carico bellico, per aggirare le proteste a Livorno, ha dovuto fare una deviazione che ha determinato rallentamenti e forti ritardi, tanto che è arrivato alla stazione di Pisa Centrale solo verso le 19.

Insomma, il treno delle armi secondo la tabella di marcia ufficiale doveva transitare da Livorno intorno alle 13 e da Pisa intorno alle 13.20. Invece, da Livorno non è mai passato per evidente timore dei blocchi, sulla deviazione per Collesalvetti ha trovato un presidio di contestazione e a Pisa ci è arrivato solo alle 19 per…17fermarsi. Infatti il boicottaggio pomeridiano realizzato nelle stazioni di Livorno, grazie ai ritardi e al tempo guadagnato con queste azioni, ha dato modo agli attivisti pisani, in particolare del Movimento No Base, di costruire un presidio organizzato: all’arrivo del convoglio in stazione il binario 3 è stato occupato, nonostante il grande dispiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa, e il treno è stato costretto a fermarsi per circa cinque ore. Inoltre la deviazione fatta per arrivare alla stazione di Pisa senza passare da Livorno ha costretto il treno ad entrare in stazione con la motrice orientata in direzione opposta rispetto al percorso da seguire, e quindi solo dopo la mezzanotte, dopo cinque ore di occupazione binari e e dopo le manovre di inversione di marcia, il treno ha ripreso il percorso verso il Nord-Est, accumulando ore di ritardo e arrivando a Palmanova addirittura un giorno dopo il previsto.

Si è trattato di un’azione importante che ha provocato 12 ore di ritardo su una tratta di soli 100 km. (tale è la istanza fra Piombino e Pisa), mostrando che l’azione diretta può avere un impatto concreto nel danneggiare i piani della logistica militare e che la collaborazione tra realtà diverse presenti sul territorio, la vigilanza e la lotta dei lavoratori, la partecipazione di massa possono essere determinanti nella lotta contro la guerra.

Un’azione importante e coordinata di boicottaggio che comunque non nasce dal nulla. Ci sono stati i blocchi del porto di Livorno e delle infrastrutture di accesso portuale in occasione degli scioperi dello scorso autunno a sostegno della Sumud Flotilla. C’è stato il puntuale lavoro del Gruppo autonomo portuali di Livorno sui traffici d’armi marittimi. C’è stata la puntuale opera di denuncia e controinformazione messa in atto dal Coordinamento antimilitarista livornese insieme a Ferrovieri contro la guerra sull’uso militare del sistema di trasporto ferroviario. C’è stata la ricerca coordinata, confluita in un ampio documento (“Hub”), della diffusione del militarismo sul territorio compreso fra Livorno, Pisa e La Spezia. C’è stata soprattutto una evoluzione significativa che ha visto crearsi un collegamento tra lotte antimilitariste e opposizione alla guerra di settori lavorativi anche diversi tra loro, dalla scuola, ai porti, alle ferrovie.

La contestazione del treno diretto a Palmanova è stata un’azione di lotta che, almeno per noi, si inserisce in un percorso consapevole di inchiesta e di controinformazione, oltre che di azione. Appena tre mesi fa abbiamo manifestato alla stazione di Pontedera contro l’ampliamento di un binario destinato al doppio uso civile/militare secondo progetti europei di rinforzo della mobilità ferroviaria militare: progetti che comprendono specificamente anche Palmanova, nell’ambito di un potenziamento militare delle linee Firenze-Pisa e Udine-Cervignano. Palmanova infatti fa parte del corridoio Baltico Adriatico di sviluppo della rete ferroviaria dual use Ten-T di cui si è trattato più volte sulle pagine di Umanità Nova a proposito della galoppante militarizzazione dell’infrastruttura ferroviaria europea.

Insomma, cresce sempre di più la coscienza attiva che la guerra parte anche da qui e che è qui, prima di tutto, che va fermata.

Per questo motivo venerdì 13 marzo, nel giorno successivo al blocco del treno, insieme al Coordinamento antimilitarista livornese abbiamo organizzato un presidio vicino all’Accademia navale, per protestare contro l’escalation bellica determinata dal recente attacco di USA e Israele all’Iran, ma anche per denunciare il coinvolgimento in questa guerra di alcune aziende locali. Crosetto infatti, a Dubai, durante la sua recente e e misteriosa “vacanza”, ha curato un contratto di centinaia di milioni con la Marina indonesiana che coinvolge l’impresa Livornese Drass. Mentre la Wass Fincantieri, che a Livorno ha la sua principale sede produttiva, ha ricevuto una significativa commessa governativa per la fornitura di siluri leggeri MU 90 alla Marina reale Saudita.

E allora, ancora una volta vogliamo dirlo: disertiamo la guerra, a partire dai nostri posti di lavoro e di studio: dalle scuole, dalle fabbriche, dai porti, dalle ferrovie. Disertiamo la guerra a partire da qui, a partire da noi.

Federazione Anarchica Livornese

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