Prosygika, una vittoria inevitabile

Annunciamo la fine dello sciopero della fame della Comunità di Prosfygika Occupata, di Aristotelis Chantzis e mio. Abbiamo visto come le nostre richieste principali siano state per lo più accettate. Sappiamo che la lotta non finisce qua. Comunque, abbiamo vinto. Ringraziamo tutt* – la vittoria è nostra, di tutti noi, della società. Abbiamo vinto!”

Con queste parole, il 25 giugno Suzanne Doppange ha dichiarato la conclusione dello sciopero della fame dei due attivisti della comunità. Suzanne, dopo 56 giorni di sciopero, è stata portata per controlli all’ospedale Elpis, da cui è uscita il 1° luglio senza ulteriori complicazioni. Aristos, dopo 140 giorni, è in condizioni critiche all’ospedale Evangelismo. Mentre scrivo, è ricoverato in terapia intensiva ed è stato intubato in seguito a una grave crisi respiratoria. I compagni della comunità di Prosfygika sono in presidio permanente fuori dall’ospedale.

Prosfygika è composta da 400 persone che abitano 8 palazzine nel centro di Atene e formano una comunità politica (Sy.ka.pro) fondata nel 2010, in seguito alle mobilitazioni legate alle imposizioni finanziarie della Troika e l’uccisione di Alexis Grigoropoulos da parte della polizia ateniese nel dicembre 2008.

Sopravvissuta a 16 anni di raid polizieschi e tentativi di sgombero, è ora nuovamente sotto attacco attraverso un progetto di riqualificazione che prevede la ristrutturazione delle palazzine per costruire un complesso di housing sociale.

Negli ultimi 6 mesi, la comunità Prosfygika ha messo in piedi una lotta il cui respiro va ben oltre i 400 occupanti che la compongono, e oltre la dimensione cittadina. Attraverso gli sforzi di residenti e solidali, un movimento sociale integrato e dal basso ha messo pressione alle istituzioni a vari livelli attraverso forme di lotta orizzontali e variegate. Una costante presenza nelle strade ateniesi si è alternata alla costruzioni di reti internazionali, all’interruzione di eventi e assemblee municipali e regionali e alla rivitalizzazione della comunità attraverso la creazione di nuove strutture di supporto.

Il 25 giugno, dopo mesi di mobilitazioni, ha segnato una vittoria, seppur parziale. Il Comune di Atene ha accolto le tre principali richieste della comunità: ha confermato l’intenzione di fare pressione sulla regione dell’Attica per interrompere l’implementazione della gentrificazione del quartiere, dichiarando che non concederà le autorizzazioni necessarie per il progetto; ha riconosciuto la Comunità di Prosfygika Occupata come un’entità autonoma e un attore sociale collettivo e come parte integrante di qualsiasi futura discussione sulla destinazione dell’area dove sorgono gli edifici; ha riconosciuto il diritto di tutti i residenti di Prosfygika a rimanere nelle case dove vivono; e ha assicurato che, nel caso di lavori di restauro – più che mai necessari – i residenti saranno trasferiti all’interno del quartiere.

All’inizio di luglio, un’ulteriore crepa al progetto di “riqualificazione” si è creata a Bruxelles. Dopo mesi di pressione sul Parlamento europeo, il 2 luglio il vice-presidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto ha dovuto rispondere a una richiesta di informazioni sui fondi UE stanziati per i lavori nel quartiere di Atene, smontando settimane di menzogne delle autorità greche. I presunti fondi europei, già stanziati e disponibili per iniziare i lavori, non sono stati nemmeno richiesti. Il governo e le autorità regionali stavano usando la macchina europea come tassello di una propaganda del progresso inarrestabile, per cui la comunità di Prosfygika non era altro che un ostacolo da superare. Nella sua risposta, Fitto ha anche ricordato che i fondi stanziati dall’unione non possono “supportare azioni che contribuiscano alla segregazione, all’isolamento o all’esclusione di gruppi vulnerabili.”

Come ricordano gli occupanti, la vittoria era inevitabile, perché l’unica battaglia persa è quella non combattuta. E la vittoria è importante, avendo portato il Comune ad accettare le richieste della comunità, e a segnare la fine dello sciopero della fame di Aristos, a un soffio dal collasso fisico. Le condizioni di Aristos sono ancora critiche, sintomo del costo fisico e della posta in gioco dietro questa lotta. La vittoria è anche parziale. Le parole del sindaco e del Comune di Atene sono, ad oggi, solo parole. Le prese di posizione devono tradursi in azioni nel breve periodo, e il ruolo del Comune di Atene è tutt’altro che centrale all’interno del progetto di distruzione del quartiere. A far da cassa di risonanza degli interessi immobiliari e finanziari dietro le ruspe sono esponenti del partito di governo (Nea Demokratia), a livello regionale e nazionale.

Gli occupanti sono tutt’altro che fiduciosi nell’azione delle istituzioni e i precedenti non fanno che confermare la diffidenza. L’ultimo è il caso di Panos Routsi, padre di una delle vittime dell’ incidente ferroviario di Tempi del 28 febbraio 2023. Routsi ha passato settimane in sciopero della fame davanti al Parlamento l’autunno scorso ed è riuscito a forzare una decisione delle autorità per riesumare il corpo del figlio e condurre degli esami, al fine di riscontrare la presenza di elementi chimici legati alla natura delle sostanze trasportate – e non dichiarate – da uno dei treni coinvolti nello scontro. Nonostante questo, e 9 mesi dopo la fine dello sciopero della fame, il governo ha posto numerosi ostacoli e la decisione non è stata ancora implementata.

Lo sciopero della fame è finito, ma la lotta prosegue. Le gravi condizioni di salute di Aristos hanno impedito di celebrare la vittoria di fine giugno e hanno posto, con ancora più forza, l’urgenza di continuare la mobilitazione adesso che l’estate svuoterà le strade di Atene. Una delegazione di compagni catalani è arrivata in questi giorni, mentre una carovana dall’Austria è in arrivo. Eventi e momenti di solidarietà, presidi e manifestazioni continuano con cadenza quotidiana, qui come nel resto d’Europa.

Giulio

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