La campagna elettorale permanente

 

Branco d’imbecilli!”, gridò il mozzo, “non vedete cosa stanno per fare il capitano e gli ufficiali? Vi tengono occupata la mente con le vostre modeste rivendicazioni (le coperte, i salari, i calci al cane, etc) e così non riflettete su ciò che davvero non va su questa nave: corre sempre più verso il nord e noi stiamo per affondare tutti. Se solo qualcuno di voi tornasse a ragionare, si riunisse e attaccasse il casseretto, potremmo virare di bordo e salvare le nostre vite.

Invece non fate altro che frignare a proposito dei vostri piccoli problemi meschini, come le condizioni di lavoro, le partite a dadi e il diritto a succhiare cazzi.””

(estratto da “La nave dei folli” di Theodore W. Kaczynski)

Presentazione
Le parole sono uno dei mezzi con cui avviene la nostra comunicazione, aiutandoci sia a relazionarci con altri individui che a dare nomi ad oggetti, animali umani e non umani.
Attraverso l’importanza e la significanza che diamo a questi, riusciamo ad interpretare la realtà che viviamo.
In tal modo, le parole vengono classificate e memorizzate, consentendo lo sviluppo di un linguaggio; questo permette di fare distinzioni attraverso due operazioni come la generalizzazione e la particolarizzazione, ovvero quelle capacità dell’individuo di analizzare sia i tratti comuni che le differenze (grandi o piccole che siano) delle cose.
Queste due operazioni stanno alla base di una complessa capacità classificatoria e relazionale tra le cose, dando all’individuo il maggior numero di informazioni utili.
Il linguaggio, quindi, non sarà mai neutro perchè influenzato dalla nostra visione del mondo, dalla nostra sensibilità e dal nostro approccio alla realtà.
In un ambito politico generale, ci accorgiamo come il linguaggio sia indirizzato a portare avanti determinate istanze teoriche e pratiche, filtrato non solo dalle idee, ma dosato anche in base a destinatari e media utilizzati (mass-mediatici e comizi).
Ne “La campagna elettorale permanente” abbiamo preso le dichiarazioni di esponenti italiani e locali politici, intellettuali, borghesi, neofascisti e della magistratura tra il 10 Giugno e il 1 Luglio 2018.
Il linguaggio utilizzato da costoro nei convegni, nei social network e nei giornali cartacei e virtuali, provocano determinate emozioni (pietismo, infervorare, rabbia, felicità etc) ai/alle destinatari/e, trasformando chi riceve questi messaggi in consumatori/consumatrici incapaci di uscire da quella sorta di binarismo dell’accettazione e/o negazione di una parte del dominio odierno.
L’opuscoletto mescola sapientemente e semplicemente, privo di qualsiasi teatralità sterile e vuota, le dichiarazioni dei soggetti che abbiamo citato.
Precisiamo che gli argomenti sul linguaggio e i modelli comunicativi trattati in questa presentazione e nelle successive pagine, sono trattati in modo lineare e semplice in modo da renderlo fruibile e comprensibile a chiunque.

I
Le elezioni comunali in Sicilia del 10 Giugno decretano una sconfitta totale del Movimento Cinque Stelle. Per mantenere un minimo di visibilità sul territorio e confermarsi, a livello di governo nazionale e regionale, come la principale forza politica, i cinque stelle siciliani decidono di giocare la carta della spettacolarizzazione.
L’occasione arriva con l’intervento della presidente della Repubblica di Malta Marie Louise Coleiro Preca all’Assemblea Regionale Siciliana del 12 Giugno 2018.
I deputati cinque stelle abbandonano polemicamente gli scranni parlamentari ritenendo che il gesto di Malta nei confronti della nave Aquarius sia inaccettabile: “il M5S non può non rimarcarlo davanti al presidente di Malta, al cospetto del parlamento siciliano. Pertanto il gruppo parlamentare 5stelle all’Ars abbandona l’aula. Malta e l’Europa tutta prendano atto che non siamo disposti a tollerare la loro indifferenza su un tema delicato che riguarda vite umane e che ricade spesso sulla Sicilia, la quale non rinnega la sua vocazione all’assistenza, ma pretende la massima collaborazione. Il governo nazionale non ha fatto altro che chiedere a Malta quello su cui, a parole, tutti i Paesi europei sono d’accordo: aiuto, solidarietà, suddivisione equa dei migranti che arrivano. E questo senza volere mai esporre nessuno ad alcun pericolo, tant’è che in soccorso dell’Aquarius il governo ha inviato personale medico per prendersi cura dei migranti. Ci fa piacere apprendere che la Spagna accoglierà la nave Aquarius, anche se, è bene rimarcarlo, quello che lo Stato iberico sta facendo oggi è una parte infinitesimale rispetto a quella svolta dall’Italia finora sul fronte accoglienza. Da oggi, grazie alla decisa presa di posizione del governo, l’Italia non è più sola. Speriamo solo che il gesto del presidente spagnolo Sanchez non rimanga un episodio isolato. L’Italia, dal canto suo, ne siamo certi, se ci sarà condivisione degli impegni, sarà lietissima di fare la sua parte e non si tirerà indietro quando gli toccherà entrare in azione”.
d, forzanuova, gruppo Infischiandosene totalmente della vita di 600 persone e facendo campagna per tagliare i vitalizi dell’ARS, Cancelleri e soci (sostenitori e base compresa) sostengono attivamente le politiche della Lega Nord -loro alleato a livello nazionale- sulla chiusura dei porti, al tempo stesso, cercano di entrare all’interno degli accordi economici firmati tra Malta e amministrazioni private e pubbliche come dimostrati nel caso della Società Aeroporto Catania e governo maltese per aumentare i voli e gli scambi commerciali finanziari o il progetto del gasodotto Malta-Italy Gas pipeline interconnection (che dovrebbe collegare Malta a Gela).
Sulla chiusura dei porti siciliani, il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci dopo la firma, insieme ai governatori delle regioni del Sud Italia, di un “Memorandum” inerente al potenziamento e reintegro del personale della Pubblica Amministrazione -misura che ha trovato il plauso di Vito Grassi, presidente dell’Unione Industriali di Napoli 1– afferma entusiasta:
Chiudere i porti sul piano politico è stata una mossa azzeccata. Finalmente si è capito quanto ipocrita è questa Europa. L’Italia è sempre stata sensibile all’accoglienza, ma è chiaro che una provocazione deve andare al di là della normalità. Sul piano umano non è mai accaduto in Italia e non dovrà accadere, ma ripeto, se doveva essere un segnale, da uomo di destra dico che è un’azione azzeccata”.
La presa di posizione del governo nazionale sui/sulle migranti e la chiusura dei porti trova sostegno, quindi, non solo da parte del Movimento 5 Stelle, ma anche da parte dell’attuale governo regionale siciliano.
Non c’è da meravigliarsi se Nello Musumeci si avvicini sempre più a Salvini -sganciandosi sempre più da Forza Italia-, grazie all’intervento del senatore e “commissario” della Lega Nord in Sicilia Stefano Candiani. L’accordo tra il governatore siciliano e il ministro degli interni in materia di pace fiscale per le piccole imprese siciliane e della flat tax, servono per sfruttare a pieno regime tutti i finanziamenti europei e nazionali arrivati in Sicilia negli ultimi due anni.
In tutto questo la sinistra, tra mille litigi, continua le lotte culturali, portando avanti istanze legalitarie e diritti “garantiti dalla Costituzione”, eradicando qualsiasi discorso che esca dai canoni dello spettacolo e della democrazia.
Gli esempi li troviamo con la disapprovazione degli esponenti del Partito Democratico siciliano sulla dichiarazione di chiusura dei porti di Nello Musumeci e sul “Documento Politico Catania-Siracura Gay Pride 2018” -dove ci si preoccupa dell’attuale militarizzazione statunitense e la cancellazione dei “progressi della precedente amministrazione Obama” sui diritti della comunità LGBT, esaltando la resistenza pacifica e non violenta “al potere reazionario”.
È chiaro che ci troviamo davanti ad un dualismo “populismo versus antipopulismo” accomunato dall’aggressività, dall’ipocrisia e dalla normalizzazione degli attori e delle attrici in campo. Tutto in funzione della spartizione e difesa ad oltranza dei settori economici presenti sul territorio: turismo, agricoltura, prodotti petroliferi e infrastrutture stradali.
Chi approfitta di tutta questa situazione è CasaPound Italia. Trovandosi in in una realtà dominata sia da personaggi legati al fu Movimento Sociale Italiano che da gruppi neofascisti come Forza Nuova o Cervantes/Durden radicati da decenni sul territorio, CasaPound Italia decide di sfruttare le aggressioni nelle guardie mediche e al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania per avere un minimo di agibilità politica.
Pierluigi Reale, portavoce di CPI Catania, inaugura i “presidi notturni”: “Sta diventando insostenibile la situazione che è costretto a vivere il personale di pronto soccorso e guardie mediche della provincia di Catania. E’ intollerabile che queste strutture, già sacrificate dai tagli alla sanità operati dai governi regionali che si sono succeduti, debbano continuare a subire aggressioni notturne da parte di parenti esasperati o di ubriachi e tossicodipendenti stanziali nelle zone limitrofe i nosocomi cittadini. Non possiamo attendere ulteriormente, non possiamo rischiare che accada la ‘disgrazia’ da prima pagina in cronaca nera. CPI Catania vuole dare un segno di presenza e sostegno dove le istituzioni lasciano campo libero all’incuria e all’inciviltà: per questo organizzeremo presidi notturni negli ospedali cittadini a tutela di cittadini e operatori. Cominceremo dal Vittorio Emanuele III, e dalle guardie mediche maggiormente isolate, saranno presidi notturni di “osservazione e sostegno silenzioso” a tutela degli operatori e a salvaguardia della struttura, importantissima per il quartiere Antico Corso e per le comunità pedemontane ma purtroppo visibilmente vittima delle dissennate politiche nella sanità locale”.
Tirando le somme, la lotta per l’egemonia tra i gruppi neofascisti presenti in città si evolve, trovando agibilità politica grazie ad un tessuto sociale sfruttato e degradato culturalmente.

II
Il 15 e 16 Giugno, “Area Democratica per la Giustizia” ha tenuto a Palazzo della Cultura a Catania, il convegno “Le nuove frontiere dell’immigrazione”. Tra gli interventi, vi è stato quello di Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, dal titolo “Le problematiche del contrasto giudiziario al traffico organizzato dei migranti”. Nel suo intervento, Zuccaro spiega i cambi di modalità dei trafficanti di esseri umani: “Per riuscire al meglio nel proprio business i trafficanti hanno cambiato modalità d’azione. Prima le navi madre viaggiavano fino al limite con le acque italiane. Poi, con l’aumento delle partenze e il miglioramento dei controlli, hanno scelto di accompagnare i migranti all’interno delle acque internazionali, indicando ai natanti su cui viaggiavano i migranti la rotta da seguire. Infine, per ottenere assoluta impunità, hanno optato per non entrare più nelle acque internazionali, spingendo i soccorritori ad arrivare al limite con le acque libiche. Lo spazio lasciato libero giustamente dalle navi militari, il cui avanzamento non sarebbe auspicabile, è stato occupato dalle organizzazioni private”.
Al tempo stesso si è scagliato contro il governo maltese: “il centro di coordinamento della guardia costiera italiana opera in un’area Sar più grande di quella che gli spetterebbe. Stando ai regolamenti sulle Sar, l’Italia dovrebbe occuparsi di una zona di 500mila chilometri quadrati, che non confina con le acque libiche, perché in mezzo c’è l’area di competenza di Malta che però si rifiuta di occuparsene”, augurando che l’attuale governo segua il modello degli accordi fatti tra l’ex ministro degli interni Marco Minniti e le autorità nordafricane nel controllare e monitorare le partenze: “nel secondo semestre del 2017 i flussi si sono contratti a dimostrazione di come le dimensioni del traffico non dipendono soltanto dalla domanda, ma anche dall’impegno politico, perché se le autorità rinunciano al controllo il fenomeno sarà governato solo dai gruppi di trafficanti. L’Ue non può adagiarsi sul fatto che l’Italia sia stato l’unico paese europeo ad attuare misure di contrasto.”
Stefano Candiani della Lega e Vito Crimi del M5S, presenti al convegno, avevano applaudito l’intervento di Zuccaro.
La pacchia è finita per chi specula sui migranti”, dichiara entusiasta Vito Crimi, “per quelli che sui 600 migranti a bordo dell’Aquarius che vanno a Valencia avrebbero lucrato 600mila euro al mese per chissà quanto tempo. C’è un albergatore che non ha potuto accogliere 50 persone per un mese, una cooperativa che non ha avuto un appalto. E’ questo che dobbiamo bloccare in Italia. La pacchia è finita per chi ha speculato. In queste ore ci sono delle navi italiane che hanno raccolto migranti e che arrivano nei porti. Il governo italiano sta facendo una stretta sull’utilizzo delle Ong, sul modo in cui stanno intervenendo, incrementando le aspettative ed alimentando il traffico di esseri umani. Questo è un meccanismo che ha fatto cambiare completamente la strategia ed è su quello che stiamo intervenendo”.
Dello stesso tenore sono state le dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini e Danilo Toninelli (rispettivamente ministro degli interni e ministro delle infrastrutture) attraverso il mezzo internet.
Buona giornata Amici”, scrive Matteo Salvini sulla sua pagina facebook il 16 Giugno, “Mentre la nave della Ong Aquarius naviga verso la Spagna (arrivo previsto domani mattina) altre due navi di Ong con bandiera dell’Olanda (Lifeline e Seefuchs) sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti. Sappiano questi signori che l’Italia non vuole più essere complice del business dell’immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi. Da ministro e da papà, possono attaccarmi e minacciarmi quanto vogliono, ma io non mollo e lo faccio per il bene di tutti.
#chiudiamoiporti”
Lo stesso giorno, Danilo Toninelli scrive su Twitter: “Le navi #ong olandesi Lifeline e Seefuchs stazionano da ore in acque libiche. In violazione del codice di condotta perché non hanno mezzi e personale adatti a salvare un gran numero di persone. E potrebbero mettere in pericolo equipaggi e naufraghi. L’Olanda le faccia rientrare.”
L’uscita di Toninelli viene smentita dallo stesso governo olandese: “non si tratta di Ong olandesi, né sono imbarcazioni registrate in Olanda. Anche il governo dei Paesi Bassi è preoccupato per l’attività di Ong nell’area ricerca e salvataggio libica, in violazione del codice di condotta. Facendo così sono strumentalizzate dal cinico modello dei trafficanti di esseri umani libici e lo sostengono”.
Ma è con l’arrivo della nave Aquarius a Valencia (respinta dal governo italiano e costretta a navigare per quasi una settimana) che Salvini-Toninelli danno il peggio di loro.
All’arrivo della nave Aquarius in Spagna il 17 Giugno, Salvini dichiarava: “la verità è che abbiamo finito di fare gli zerbini. Dopo le navi delle Ong, potremmo fermare anche quelle che arrivano nei nostri porti cariche di riso cambogiano. Stiamo facendo quello che avevamo promesso prima delle elezioni: stiamo proteggendo i confini nazionali. Ho sentito il presidente Conte e non mi pare affatto che si senta isolato. Semplicemente, stiamo conquistando un ruolo centrale che negli ultimi anni non abbiamo mai avuto. Che la musica sia un po’ cambiata lo hanno capito tutti tranne l’Ong tedesca che si permette di dare del fascista al vicepremier italiano. Pazzesco. Il governo italiano promuoverà interventi di sviluppo in Africa, per arginare l’immigrazione verso l’Europa. Questa settimana ho lavorato per ridurre gli sbarchi, nelle prossime inizierò a lavorare per aumentare le espulsioni. A furia di far partire barconi, hanno fatto diventare il Mediterraneo un cimitero a cielo aperto. Stiamo dando fastidio a chi voleva nuovi schiavi, da far arrivare magari a lavorare in nero in una falsa cooperativa che non paga le tasse e che andremo a controllare una per una. Sono sicuro che, con il presidente francese Macron che ha un cuore così grande, dopo la Spagna toccherà alla Francia e poi magari al Portogallo e a Malta”.
Toninelli, dopo la brutta figura fatta con le navi Ong e divenuto oggetto di sberleffo sul web, riesce “a correggere” il tiro con i seguenti tweet:
Nave #Aquarius è attraccata da poco a Valencia. Comando Guardia Costiera conferma: a bordo nessuna criticità particolare. È un momento storico. L’esempio della Spagna sia solo l’inizio di una nuova stagione di solidarietà europea” (17 giugno)
Non vogliamo ancora più salvataggi in mare da #Frontex, se poi l’agenzia europea si troverà comunque costretta a portare i naufraghi nei porti italiani. Vanno modificate le regole di ingaggio, a partire dalle convenzioni internazionali, altrimenti non risolveremo il problema”. (19 giugno)
Su #migranti ha ragione @Pontifex_it: bisogna salvare le persone che rischiano la vita, ma poi vanno accolte in tutta Europa. La Guardia Costiera italiana, che è parte integrante del @mitgov, ha sempre mostrato senso di umanità senza limiti. Altri Paesi Ue imitino nostro esempio”. (20 giugno)
In tutta questa situazione, Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, espone in tre tweet il problema dei/delle migranti:
Sull’immigrazione è arrivato il momento di cambiare pagina: chi mette piede in Italia, mette piede in Europa. E nessuno, in Europa, può pensare di restare estraneo e lavarsi le mani rispetto a questo problema”. (15 Giugno)
Servono centri di protezione europei nei paesi di origine e di transito per accelerare identificazione e richieste di asilo dei migranti. È una delle soluzioni che proponiamo per arginare traffici di esseri umani e rispettare i diritti umani”. (15 Giugno)
Oggi ho avuto con il Presidente Tusk un incontro molto utile. Gli ho anticipato che al pre vertice di Bruxelles non sono disponibile a discutere dei “secondary movements” senza prima aver affrontato l’emergenza dei “primary movements” che l’Italia si ritrova ad affrontare da sola”. (20 Giugno)
Gli interventi di Zuccaro, Crimi, Salvini, Toninelli e Conte, sono la nuova propaganda fatta attraverso i mezzi di comunicazione. I tempi in cui i partiti utilizzavano le masse di militanti sul territorio -coordinati dalla dirigenza che intratteneva rapporti con i pilastri morali ed economici della società (chiesa e aziende)-, per la propaganda si sono evoluti. Il mezzo internet ha permesso alla dirigenza partitica di poter fare un salto di qualità nel propagandare la propria linea politica, facendo campagna elettorale permanente e continua.
Non importa se la propaganda sia infarcita di notizie false o idiozie: è l’impatto che dà al consumatore/alla consumatrice, provocando in esso/a o un mix di emozioni contrastanti oppure in linea con la propaganda.
L’arrivo della nave Diciotti a Catania il 13 Giugno, per esempio, ha scatenato più di un centinaio di commentatori e commentatrici nella pagina facebook “Cataniatoday” contro i/le migranti, augurando la morte sia a loro che a ai/alle loro soccorritori/soccorritrici.
L’odio, come la pietà, sono due sentimenti usati dai/dalle politicanti di qualsiasi colore e dai mezzi di informazione mainstream.
A questa si aggiunge anche il “delirio” securitario volto a difendere le aziende italiane presenti nei territori da cui provengono i/le migranti.

III
Stando ai dati UNHCR del Gennaio-Giugno 2018, il 39% dei/delle migranti sbarcati in Italia provengono dalla Tunisia (22%) e dall’Eritrea (17%).
Cosa avviene nei due paesi citati?
Il governo tunisino ha adottato la “Loi de l’investissement” (Legge degli Investimenti) o “Loi n. 2016-71” il 30 Settembre 2016.
Rimuovendo gli ostacoli amministrativi, il governo vuole aumentare l’attrattività economica del Paese (tranne per alcune specifiche attività economiche). A questo, si aggiunge la manodopera locale a basso costo e gli Accordi di libero scambio per i prodotti industriale con l’Unione Europea.
Le aziende italiane presenti (Ansaldo Energia, Eni Tunisie, Fercam Tunisie, Germanetti, Les Ciments Artificiels Tunisiens-Colacem, Olimpias Industrielle Tunisie Sarl (ex Benetton) e Todini Costruzioni Generali), approfittando delle agevolazioni governative e della posizione strategica sul mediterraneo della Tunisia, riescono a ricavare il massimo utile nel campo delle costruzioni, della produzione tessile, della logistica, dell’estrazione mineraria e della raffinazione petrolifera.
L’Eritrea, invece, si trova a livello geografico in un’area strategica (Mar Rosso e Oceano Indiano) tanto che paesi come l’India 2 e la Cina 3 hanno stretto rapporti militari ed economici con il governo di Afewerki.
L’attuale governo eritreo, nonostante l’embargo dell’ONU sulle armi (e disatteso dall’Italia 4), riesce a mantenere una situazione di stabilità interna con un clima di terrore permanente: il dissenso viene represso con la carcerazione, la popolazione è costretta al lavoro forzato -pena carcerazioni arbitrarie-, esecuzioni extragiudiziali e torture (comprese quelle sessuali).5
L’ “Accordo di cooperazione economica” (2000) e l’“Accordo per la promozione e protezione degli investimenti” (2003) tra il governo italiano e quello eritreo, ha permesso alle aziende italiane presenti (la Enertronica-ETA (Eritrean Trade Agency) del Gruppo Piccini, l’Italfish srl (Martinsicuro, Teramo), la Sider Piombino e la Za.Er srl-gruppo Zambaiti) di aggiudicarsi settori economici chiave nelle costruzioni e produzione di energia elettrica, materiali tessili, metalli e prodotto agricoli e ittici.
In una situazione del genere, le aziende riescono a sfruttare la manodopera locale a basso prezzo.
Ma non sono le uniche.
L’Unione Europea utilizza il “National Indicative Programme” 6 per far arrivare le aziende degli Stati aderenti in Eritrea.
Grazie all’accordo firmato il 28 Gennaio 2016 tra Christian Manahl, ambasciatore capo della delegazione dell’UE, e Gergis Teklemikael, ministro per lo sviluppo nazionale eritreo, l’Unione Europea investe 200 milioni di euro ripartiti in tal modo:
-175 milioni di euro andranno nell’ambito energetico (rifacimento dell’infrastruttura elettrica nazionale, impianti fotovoltaici ed eolici stand alone, esplorazioni geotermiche);
-20 milioni di euro andranno per la consulenza in favore delle istituzioni finanziarie eritree;
-5 milioni di euro per iniziative correlate alla cooperazione tecnica.
La recente “fine dello stato di guerra” tra Etiopia ed Eritrea 7, ha permesso ai due paesi di riprendere i legami diplomatici e, soprattutto, commerciali. I motivi che hanno spinto il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il presidente eritreo Afwerki a firmare questa pace, sono da ricercare nell’instabilità sociale ed economica interna dell’Etiopia. Come riporta il Financial Times del 3 Giugno 2018, “le difficoltà economiche dell’Etiopia si concentrano sulla crescente penuria di valuta estera poiché le importazioni hanno superato le esportazioni di circa il 400% ogni anno negli ultimi cinque anni. Secondo i banchieri della Banca Nazionale dell’Etiopia (la banca centrale del paese), le riserve valutarie detenute dalla sono ritenute sufficienti a coprire poco più di un mese di importazioni.”8
Per evitare possibili e sicure influenze di paesi come la Cina e l’Iran nella regione, i governi sauditi e degli Emirati Arabi Uniti -coadiuvati da quello statunitense-, hanno pressato molto su questa pacificazione tra Eritrea ed Etiopia, facendo pesare gli investimenti e le donazioni dei due paesi della penisola arabica.
Alla luce di tutto questo, possiamo vedere come la difesa degli accordi tra Stati ed entità sovranazionali sono la base e la forza stessa degli attori e delle attrici politici/politiche istituzionali nel propagandare difese di confini, odio/pietà e altro fumo agli occhi.
Nel caso europeo vediamo come Angela Merkel, cancelliere federale della Germania, che, trovandosi in difficoltà con gli industriali tedeschi e parte della popolazione, concorda con il governo italiano sul problema dei/delle migranti, in quanto è “una sfida europea che ha bisogno di una risposta europea”. A supporto di costei, vi è anche Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea; cercando di stemperare il nazionalismo crescente in Europa, afferma: “abbiamo bisogno di una legge sull’asilo europeo. Gli “assolo” nazionali non ci portano a progressi”.
Vi è una precisa volontà di stabilizzare socialmente ed economicamente i territori rientranti nell’Unione Europea, evitando situazioni di alleanze tra borghesie nazionali (come avviene in Polonia e Ungheria ad esempio) e borghesie “extra-UE” (Russia e Cina).
L’Italia, in particolare il cosiddetto meridione d’Italia e isole, si ritrova ad affrontare una crisi economica “curata” con leggi sul lavoro a vantaggio delle aziende italiane e non, una distruzione sistematica della “vecchia” classe lavoratrice con il precariato e una normalizzazione crescente contro “comportamenti e atteggiamenti” non consoni alla cosiddetta pubblica morale.
Per coprire tutto questo, le attuali forze governative italiane, insieme alle cosiddette organizzazioni criminali, propinano la classica ricetta della “difesa delle briciole” e del “sovranismo”, lasciando nell’indifferenza lo sfruttamento ed esaltando la criminalizzazione e il dileggio verso i/le migranti.

IV
Il fenomeno dell’ “organizzazione criminale” è una parte integrante delle logiche culturali, capitalistiche e istituzionali di un determinato territorio. Chiamato “camorra”, “ndrine” o “mafia”, questo fenomeno svolge un ruolo di controllore “non ufficiale e non legale secondo i codici statali” sul territorio -nonostante i numerosi arresti contro gli esponenti più importanti e in vista-, e anche un collante compromissorio tra gli esponenti istituzionali e borghesi impegnati a sfruttare appieno il territorio.
Un rivolgimento contro il fenomeno “clan criminale”, quindi, deve andare contro quelle strutture (culturali, capitalistiche e istituzionali) dominanti che permettono una situazione del genere.
Se questo è il discorso in generale, gli attori e le attrici politici/politiche istituzionali si scagliano contro esso per conquistare voti e visibilità, diventando o “uomini e donne forti” se ottengono risultati apparentemente validi attraverso leggi, norme e operazioni securitarie cittadine in grande stile, oppure “martiri e vittime delle avversità” se falliscono.
Salvini interpreta magistralmente l’uomo forte grazie al mezzo internet e ad una base politica ricostruita e ampliatasi dopo gli scandali finanziari di Belsito-Bossi.
Il 21 Giugno, durante la visita alla villa confiscata ai Casamonica alla Romanina, il ministro degli interni si scaglia contro i clan mafiosi: “i cittadini perbene non devono aver paura di niente e di nessuno. È il momento di alzare la testa, di riprenderci spazi rubati dalla mafia. Ogni pezzo sottratto alla mafia è una vittoria dello Stato. Spero di riuscire a fare almeno un’iniziativa ogni 10 giorni”.
Durante l’intervista al programma “Agorà” dello stesso giorno, Salvini risponde alle critiche fatte da Saviano su twitter: “Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Quindi è giusto valutare come gli italiani spendano i loro soldi. Saviano è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. Mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto”. Subito dopo, rincara la dose dando allo scrittore napoletano dell’ignorante perchè non conosce le spese giuridiche e sociali su cittadinanza e Ius Soli.
La risposta di Saviano non si è fatta attendere: “L’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo, ma Matteo Salvini, ministro degli Interni, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta. #MinistrodellaMalavita”.
Controreplica di Salvini su facebook: “Gli insulti dei chiacchieroni Macron e Saviano non mi toccano, anzi mi fanno forza.
Mentre loro parlano, io oggi sto lavorando per bloccare il traffico di immigrati clandestini nel Mediterraneo e per restituire agli italiani le numerose ville sequestrate ai mafiosi.
C’è chi parla, c’è chi fa. Bacioni :*”.
In tutta questa situazione, il Partito Democratico si è letteralmente scatenato sia contro Salvini per le dichiarazioni rilasciate che contro i Cinque Stelle per il loro silenzio e dichiarazioni giudicate deboli (come quella di Fico su facebook o di Luigi di Maio ai giornalisti).9
Il discorso sull’antimafia è uno degli argomenti più spinosi e insidiosi in Italia -specialmente nei territori meridionali e in Sicilia.
La strutturazione della mafia come sistema avvenne in concomitanza con i ricambi economici e sociali tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento. I vari gruppi mafiosi che si crearono divennero lo strumento del potere nobiliare e clericale nel controllare il territorio. Con l’arrivo dei Savoia e dei governi a loro sottoposti (in particolare Crispi, Giolitti e Mussolini), il “sistema mafia” fece un balzo in avanti, diventando non più un semplice o mero controllore “illegale” delle forze produttive presenti nei territori ma diventando parte integrante della produzione economica.
Dopo il secondo conflitto mondiale e l’instaurazione della repubblica, il “sistema mafia” si evolve grazie alle connivenze con i partiti forti del momento (Uomo Qualunque, Democrazia Cristiana, Movimento Indipendentista Siciliano), il rifiorire delle attività economiche (agricole ed estrattive petrolifere) e l’arrivo dei mafiosi “statunitensi” (come Joseph Bonanno). L’evoluzione permette a tale sistema di divenire sempre più articolato, gerarchico e ordinato rispetto a prima: nasceva la struttura nota come Commissione o Cupola Regionale.
Se all’inizio questa struttura cercò il compromesso con le forze politiche ed economiche, ben presto si trovò a dover affrontare una guerra esterna (contro la magistratura e le forze dell’ordine) e una interna tra i clan desiderosi di prenderne il controllo. Nonostante la Cupola sia stata indebolita dal pentitismo e dal delirio di onnipotenza di chi ne aveva preso le redini, in Sicilia si era sviluppata una critica culturale antimafiosa che non risparmiava le istituzioni e il modello economico. All’interno di questa critica, però, prese piede la strategia legalitaria e democratica, esautorando tutto il discorso critico sul potere socio-economico e diventando, giusto per citare Sciascia, un modello per far carriera, un mestiere o una professione vera e propria. 10
Il risultato è stato che il modello culturale antimafioso, unito “alla cultura mediatica religiosa e poliziesca degli ultimi 20 anni, ha portato alla creazione di due tipologie di individui: l’individuo credente nella forza repressiva e l’individuo credente nella delinquenza. Nello specifico vediamo come queste due tipologie di individui si fondino sulla consapevolezza e sull’accettazione di un binarismo immanente ed immutabile, fondato sul giusto e sull’ingiusto, onestà e disonestà etc. Chi amministra e controlla una società fondata sulla gerarchia, sull’alienazione e su normative considerate naturali, deve evitare che venga superato tale binarismo immanente ed immutabile in quanto si genera il caos, il vuoto, l’ignoto, l’inaspettato”. 11
Al modello culturale, coincide anche quello economico. In tale contesto rientra il discorso dell’ “Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” (Anbsc) a Catania. In un’intervista a Meridionews 12, l’Agenzia spiega che a Catania solo due delle aziende catanesi ex mafiose avranno una nuova vita nel tessuto economico e sociale della città. Meno del dieci per cento delle 22 società confiscate alle mafie a Catania e già destinate per essere riutilizzate: 20 in liquidazione, una in affitto e una in vendita. Un quadro che rispecchia la situazione nazionale in cui, in media, oltre il 90 per cento delle imprese sottratte alla criminalità viene chiuso. I rischi delle infiltrazioni, secondo l’Agenzia, sono molto alte, così come i rischi di fallimento in quanto l’azienda sequestrata o era utilizzata per riciclare denaro oppure si serviva delle intimidazioni per poter operare indisturbatamente sul territorio.
La risposta a tutto questo, stando all’intervista fatta da Meridionews all’Anbsc, è affidare questi beni a delle cooperative dei lavoratori.
Sul discorso dei sequestri, il ministro degli Interni Matteo Salvini al Question time alla Camera dei deputati del 27 Giugno afferma: “questo sarà il Governo dell’antimafia dei fatti e non delle chiacchiere. Il lavoro di sequestro è strategico nella lotta alle mafie […] grazie all’introduzione di nuove norme, si potranno utilizzare i proventi incassati dalle vendite di quei beni che risultino oggettivamente inutilizzabili per arrivare a standard operativi ottimali”.
Quando avvenne la famosa e cosiddetta Riforma Agraria negli anni ’50, migliaia di contadini divennero i nuovi padroni delle terre che prima coltivavano per conto del latifondista. Per poter sopravvivere in un periodo di rinascita economica, i contadini si unirono in cooperative agricole. In pochissimo tempo, queste cooperative cominciarono a farsi una guerra sul prezzo per ottenere il massimo utile possibile. Tutto con il beneplacito dei settori della logistica e dei trasporti (camion, ferrovia e nave).
In un regime capitalistico, le cooperative si trasformano in gruppi di controllo economico di un determinato territorio, facendo il bello e il cattivo tempo come visto, ad esempio, con i consorzi delle arance rosse13 e della pagnotta del Dittaino 14.
L’antimafia odierna, come detto poc’anzi, non è altro che un mestiere o una professione vera e propria, dove si mantengono in auge tutti i meccanismi del Capitale e della cultura della repressione cara a personaggi come Salvini.
Un’ulteriore dimostrazione di tutta questa situazione, la troviamo nel territorio trapanese. Stando ai dati Istat, il territorio vive di turismo, pesca e viticoltura ed essendo in un punto strategico dell’isola, è uno dei poli importanti per traffici commerciali con il Nord Africa e altri territori extraeuropei. I clan mafiosi, grazie alle connivenze con i partiti dominanti, la massoneria e la borghesia locale e straniera, sono riusciti ad avere un controllo pressocchè totale.
A contrastare costoro troviamo, oltre le recenti operazioni di polizia contro imprenditori legati a Messina Denaro, le dichiarazioni di Claudio Fava, presidente della commissione parlamentare Antimafia dell’Ars: “nel trapanese sono stati scarcerati, o stanno per esserlo, 59 mafiosi per fine pena e tra questi c’è anche Salvatore Messina Denaro, fratello del boss latitante Matteo. La presenza della massoneria in questa provincia continua ad avere, come ha avuto in passato dalla Loggia Iside 2 in poi, una funzione di raccordo forte, una sorta di camera di compensazione all’interno della quale continuano a incontrarsi, a sovrapporsi, a darsi manforte, interessi legali e illegali che vengono da diversi ambienti”.
Una parte dell’attuale classe politica siciliana ha paura di vedere i fondi europei arrivati in Sicilia dissolversi a causa della cattiva gestione burocratica e della presenza dei clan mafiosi. Come esternato da Barbara Lezzi, ministro del Sud dell’attuale governo Conte: “la Sicilia è una delle regioni più indietro nella spesa dei fondi europei. Per questo verrò, per capire, assieme ai dirigenti della Regione, i motivi di questo ritardo. E per apportare i dovuti correttivi, evitando il ripetersi degli errori del passato. Quando cioè, pur di non restituire le risorse europee, con i cosiddetti “progetti-sponda”, si è speso tanto per spendere investendo in iniziative non qualificanti che non hanno prodotto sviluppo”.
La lotta contro la mafia in Sicilia è, quindi, una lotta per non far scappare via gli investitori e gli investimenti in corso.

V
Nella parte “Finanziamenti europei e governativi e strategie borghesi”15, tracciavamo un quadro generale sugli investimenti pubblici e privati in corso d’opera a Catania e nella Sicilia Orientale.
Gli obiettivi sono quelli di valorizzare maggiormente le aziende agro-alimentari all’interno dei consorzi e, allo stesso tempo, valorizzarle come mete per il turismo enogastronomico.
Per portare avanti un simile “piano”, è necessario utilizzare la retorica sovranista, spingendo le istituzioni a migliorare determinati servizi e ad impedire il passaggio di determinate merci.
Come esempi prenderemo le dichiarazioni di determinati personaggi e sigle di categoria agricola sui mancati pagamenti dell’Agea, sulla gestione fallimentare dei Consorzi di Bonifica e sula crisi di due prodotti agricoli (grano duro e l’olio d’oliva).
Il 24 Giugno, Carmelo Galati Rando, presidente dell’associazione Unione allevatori Sicilia, dichiara al giornale La Sicilia che, a causa dei mancati pagamenti dell’Agea, “abbiamo già costituito comitati spontanei di occupazione permanente dei consigli comunali per manifestare tutto il nostro disagio e l’assurdità di un sistema condizionato al funzionamento dei sistemi informatici. Adesso dopo 4 anni di attesa c’è il rischio, addirittura di essere esclusi dopo l’approvazione delle graduatorie definitive. Per questo motivo circa 50 aziende agricole hanno già depositato un ricorso al Tar, patrocinato dagli avvocati Salvatore Cittadino e Massimo Cavaleri”.
Nella giornata del 28 Giugno, Coldiretti Sicilia organizza una manifestazione regionale a Palermo; le proteste derivano dal cattivo stato degli invasi alla gestione fallimentare dei Consorzi di Bonifica, passando ai ritardi dei pagamenti dell’Agea ai produttori agricoli.
Prima dell’Agea, esisteva l’Aima. Come spiegato in “Arance Siciliane”16 , il compito dell’Aima “era sovrintendere l’attività di intervento nel mercato, in quanto le operazioni d’acquisto, conservazione e vendita dei prodotti agricoli erano affidate a soggetti terzi detti assuntori che dovevano essere iscritti ad appositi albi”, dove “l’unico assuntore presente nel mercato agro-alimentare era la Federconsorzi, la quale si accaparrava di tutti i fondi statali erogati dall’Aima, monopolizzando il mercato agro-alimentare”.
La crisi economica agricola e il progredire del settore dei servizi negli anni ’80 e ’90, portano i governi della cosiddetta Seconda Repubblica a sopprimere l’Aima e sostituirla con l’Agea -un ente che agisce in modo più restrittivo nei pagamenti e, soprattutto, collabora strettamente con gli apparati istituzionali nazionali ed europei.
Il passaggio da Aima ad Agea è stato un duro colpo per i piccoli produttori agricoli ma non per i grandi produttori -specie quelli legati al settore della logistica.
Impegnati ad espandere i propri profitti e a fissare il prezzo delle merci, i grandi produttori agricoli ci ricordano, per bocca del presidente della Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri, “la centralità del settore agricolo nell’economia dell’Isola”, lamentandosi dell’“assenza di politiche per la prevenzione e i controlli sulle importazioni con il grano siciliano venduto a prezzi da fame. Gli agricoltori che hanno scelto di convertire le aziende in biologico sono ancora in attesa del completamento della liquidazione delle pratiche dell’annata 2015, mentre per gli anni successivi non si hanno notizie”.
I motivi di preoccupazione per il grano duro deriva dai primi dati raccolti dalla Cia Sicilia Occidentale. La resa di grano duro di quest’anno, dicono i dati della Cia Sicilia Occidentale, sarà molto bassa a causa della siccità di inizio primavera e delle piogge dell’ultimo periodo, attestando un crollo del 40%. Nella parte bassa della provincia catanese, colpita duramente questo inverno dalla siccità al momento della semina e germogliatura, si sono registrati cali del 75%, con una resa di appena 7 quintali per ettaro. I prezzi attuali variano tra i 177 e i 192 euro a tonnellata (contro i 220 e i 250 euro)17
Il caso dell’olio d’oliva parte da lontano. Il 24 Aprile 2018, il primo ministro tunisino Youssef Chahed e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno annunciato che trentamila tonnellate di olio d’oliva tunisino saranno esportate in Europa per oltre due anni. L’accordo raggiunto, rientra negli aiuti verso la Tunisia da parte dell’UE con dazi agevolati.
La notizia ha scosso vari personaggi politici e delle associazioni di categoria agricola.
Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura, accusa l’Unione Europea di aver concesso l’importazione dell’olio tuniso a 3 euro senza dazi e minaccia barricate. A far eco alle dichiarazioni di Pottino ci pensa il nuovo ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio: “Abbiamo già ribadito a Bruxelles il nostro no all’estensione delle importazioni a dazio zero di olio dalla Tunisia. Mi attiverò con i nostri organi di controllo per intensificare le ispezioni sull’olio in arrivo dall’estero: anche da qui passa la difesa del vero Made in Italy”.
Ignazio Corrao, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, accusa gli imbottigliatori senza scrupoli: “grazie all’attuale normativa non hanno l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dell’olio, che da tunisino diventa europeo o italiano”.
Se le associazioni di categoria agricola piangono e si stracciano le vesti, gli enti istituzionali e alcune aziende private sono impegnate a valorizzare e migliorare i trasporti delle merci.
Mimmo Turano, assessore regionale alle Attività produttive, e Sara Caleffi, marketplace director di Amazon in Italia, annunciano che su Amazon comparirà una sezione dedicata alle eccellenze tradizionali della Sicilia.
L’e-commerce”, ha aggiunto Turano, “è una straordinaria opportunità ma anche un percorso ormai obbligato per una terra come la nostra che vanta eccellenze nei settori del food e dell’artigianato note in tutto il mondo e sempre più invidiate. Lo sbarco dei prodotti siciliani sulla vetrina del Made in Italy di Amazon è il primo passo importante di un progetto ambizioso di rilancio del brand Sicilia e di promozione del territorio, un progetto che vuole coniugare tradizione, innovazione e sviluppo”.
Giorgio Marino, chief executive office di Airnautic Italia -una società che si occupa del trasporto merci via aerea e legata alla Fly Dubai-, dichiara che “il trasporto in aereo consente di accelerare le consegne e al tempo stesso di aumentare la “shelf life” della merce deperibile. Turchia, Spagna, Israele, Marocco e altri Paesi si sono organizzati da tempo con le spedizioni aeree, facendo arrivare la merce in luoghi lontanissimi in poche ore. Adesso questa possibilità c’è pure per i produttori ortofrutticoli siciliani […] Abbiamo già avuto diverse richieste, il problema è che le imprese agricole siciliane in massima parte non sanno come funziona l’aereo. Bisogna quindi lavorare sull’organizzazione”.
A metà luglio, Marino ha già programmato in Sicilia degli incontri con imprenditori di Ragusa, Siracusa, Catania, Marsala e anche del Napoletano.
Non è semplice far capire la convenienza dell’aereo. Rispetto al trasporto con i camion il prezzo è 4-5 volte superiore, ma chi lavora con il “fresco” ha dei vantaggi evidenti sui tempi di consegna. Proprio Dubai è uno dei più grandi importatori di prodotti ortofrutticoli freschi. La compagnia aerea riesce a caricare su ogni volo circa 3mila kg di merce per 18 metri cubi. E garantisce connessioni via Dubai su Russia e Paesi dell’ex blocco sovietico, Medio Oriente, Estremo Oriente e Africa, con oltre 100 destinazioni. […] Per quanto riguarda il costo dei trasporti, le tariffe proposte sono inferiori della metà a quelle di altre compagnie aeree”.
Secondo Marino, per quei volumi più consistenti (da 40 a 100 tonnellate per volo), l’alternativa si chiama charter cargo. L’unico aeroporto che può fare questo tipo di voli è l’aeroporto di Comiso -in fase di privatizzazione come comunicato sul proprio sito dalla società di gestione dell’aeroporto.
Nel caso degli aeroporti, il 28 Giugno a Catania si incontrano l’ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, i vice presidenti della FlyDubai e della Emirates Thierry, l’Ad della Società Aeroporto Catania e il vice capo missione degli Emirati Arabi Uniti in Italia. L’obiettivo, non troppo velato, è quello di voler potenziare l’aeroporto etneo e, al tempo stesso, permettere una maggior penetrazione nel territorio di capitali stranieri.
L’elezione di Salvo Pogliese a sindaco di Catania conferma tutto questo.

VI
Tra le tante tematiche del Festival Siciliano della Famiglia -evento tenutosi a Catania dal 28 Giugno al 1 Luglio-, vi sono state quelle della bassa natalità ed una migrazione crescente nel Sud Italia.
Il presidente nazionale Forum Associazioni familiari Gigi De Paolo rilancia il Patto per la Natalità, confermando l’impegno delle organizzazioni presenti: “Sappiate che non ci rassegneremo a vedere i nostri figli su Skype perché emigrati all’estero. Questo è il Paese dove le donne sono costrette a nascondere il pancione altrimenti vengono licenziate, dove i giovani vanno a esportare i loro sogni lavorativi e familiari fuori, dove un figlio dai 0 ai 18 anni, secondo i dati di Federconsumatori, costa 171 mila euro. Chiediamo ufficialmente che la nostra proposta, con le buone pratiche e politiche familiari, sia presa in considerazione da tutti i Comuni siciliani […] Stiamo vivendo un vero e proprio inverno demografico Il saldo dei nuovi nati, rispetto ai morti, è di – 180 mila, cioè nascono circa 400 mila bambini l’anno e muoiono 680 mila persone. Dobbiamo comprendere davvero che la famiglia è il petrolio della società, la soluzione al problema e non il problema stesso”.
Le parole di De Paolo trovano il plauso e il sostegno delle figure associative e politiche presenti all’evento.
Il presidente regionale del Forum delle Associazioni Familiari Dario Micalizio si è dimostrato entusiasta per la partecipazione del Festival, in quanto “ha permesso di creare dei canali di comunicazione sia con il Governo regionale che con i rappresentanti dell’opposizione. Ci sono già i primi segnali positivi. Nei prossimi giorni, infatti, Maria Ippolito, Assessore Regionale alla Famiglia, è stata invitata dalla provincia di Trento per toccare con mano quelle che sono le politiche familiari. È fondamentale che si crei un dialogo tra la provincia di Trento, uno dei territori più ‘family friendly’ d’Italia, e la Sicilia, l’ultima regione per politiche familiari”.
L’Assessore Regionale alla Salute Ruggero Razza esprime la volontà di attuare politiche familiari partendo dalle politiche per il lavoro, mettendo così le nuove generazioni nelle condizioni di rimanere in Sicilia, trovando il plauso del vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Giancarlo Cancellieri (“bisogna mettere in piedi politiche di welfare importanti e ridare al Paese la giusta natalità”) e del deputato dell’ARS Luca Sammartino (“dobbiamo portare avanti delle battaglie comuni, creando una sinergia tra parti sociali e Istituzioni, per mettere in campo azioni concrete capaci di supportare la famiglia, recuperando anche i valori tradizionali di cui è portatrice”)
Il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore all’Ambiente, Ecologia e Sicurezza Urbana Fabio Cantarella, presenti all’ambiente, si sono dimostrati entusiasti e pronti a collaborare con il Forum delle Associazioni Familiari.
Le partecipazioni di personaggi politici e di associazioni antiabortiste (come il Centro Aiuto alla Vita) dimostrano che il territorio catanese sia un terreno fertile per gli obiettori all’interno degli ospedali.18
La donna trasformata come oggetto di carne o “macchina procreatrice”, buona per far nascere e crescere figli (possibilmente maschi, unici capaci di mantenere in vita la cosiddetta stirpe), è una delle basi del patriarcato.
Il “lavoro di cura”, svolto della donna in modo gratuito all’interno della famiglia, è ritenuto naturale ed incoraggiato per la stabilità della stessa. In soldoni, la donna diventa una vera e propria schiava sotto l’uomo lavoratore, buona per accudire i figli e le figlie.
Questo discorso sembrerebbe antiquato e fuori tempo massimo. In realtà non è così.
Nel territorio catanese e siciliano in generale, questo modo di fare è ancora vivo dalle classi meno abbienti a quelle ricche.
Non stupisce se le violenze fisiche, economiche e culturali sono giustificate ed incoraggiate, silenziando qualsiasi tentativo di autodeterminazione delle donne.
Attraverso fenomeni finto-emancipatori (come “a’fuitina”19 e le quote rosa20), la cultura della difesa della vita (rigorosamente locale e rientrante nella logica dei binarismi di genere socio-biologici) e il mantenimento della famiglia come trave dell’attuale società, vengono normalizzate la subalternità della donna nei confronti dell’uomo -la cui completezza viene raggiunta solo in relazione con esso e il suo sistema socio-culturale-economico.

VII
In un’intervista rilasciata a meridionews l’11 Giugno, Salvo Pogliese afferma di voler continuare il lavoro securitario e “di decoro urbano” in città: “i catanesi ci hanno puntualmente chiesto decoro urbano, più pulizia e più sicurezza. Queste sono le tre priorità. Saremo assolutamente consequenziali”.
Negli articoli “Catania: tra teoria e pratica repressiva” 21 e “Repressione e pensiero dominante catanese” 22, descrivevamo tutta la deriva securitaria/manettara sia a livello pratico (arresti e controlli sempre più serrati della polizia di Stato, convegni sulla sicurezza nazionale, presenza di personaggi legati ad agenzie investigative e gruppi di contractor dentro Casapound Catania etc) che a livello culturale (la lotta contro la mafia e l’esaltazione di magistrati e altre figure antimafiosi legate al mondo giuridico e repressivo).
Dopo l’arresto di un uomo che ha minacciato un gruppo di ambulanti, Salvo Pogliese, riprendendo le parole d’ordine “decoro urbano, pulizia e sicurezza” dette in campagna elettorale, ha dichiarato di voler “migliorare la sicurezza nella zona del centro storico per troppo tempo lasciato senza il minimo rispetto delle regole. Sto provvedendo a inoltrare specifica richiesta al Prefetto di adottare, nel primo comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, specifiche misure di prevenzione e repressione perché è chiaro che non si può affidare il controllo del territorio all’estemporanea azione di singole unità delle forze dell’ordine. Occorrono misure più incisive e durature e per quanto mi riguarda posso annunciare che già entro la settimana emetterò un’ordinanza per regolamentare la vivibilità nel centro cittadino, giustamente sollecitata dai commercianti e dai residenti”.
A proposito dei commercianti, Massimo Villardita, imprenditore del settore della ristorazione, scrive una lettera a La Sicilia (22 Giugno) dove denuncia la presenza dei punkabbestia colpevoli di danneggiare la sua attività.
Un altro imprenditore, Enrico Damino, vittima di furto, su MeridioNews lancia un appello alle istituzioni “per avere una maggiore presenza delle forze dell’ordine in strada, e una città più sicura”.
Cogliendo la palla al balzo, il neo sindaco di Catania interviene nelle due vicende proponendo l’adozione di “provvedimenti che ripristineranno le giuste condizioni di decoro e di sicurezza nelle strade della nostra città. Chi le frequenta deve sapere che da oggi, per i disturbatori, per i provocatori, per i maleducati e gli incivili di ogni sorta, non c’è più spazio”.
La firma dell’accordo “Patto per l’attuazione della sicurezza urbana” tra il Comune di Catania e la Prefettura etnea, confermano le azioni repressive in corso d’opera.
Come si legge dal comunicato della Prefettura, l’obiettivo “prioritario del Patto è l’adozione di strategie congiunte volte a migliorare la percezione di sicurezza dei cittadini e a contrastare ogni forma di illegalità, attraverso la prevenzione e il contrasto dei reati di carattere predatorio, che destano maggiore allarme sociale, e la realizzazione di strumenti operativi da utilizzare in maniera sinergica e con modalità integrate che favoriranno forme di collaborazione istituzionale fra le Forze di Polizia e le Polizie Municipali. A tal fine, i Comuni si sono impegnati a presentare alla Prefettura, entro il prossimo 30 giugno, appositi progetti su sistemi di videosorveglianza, elaborati nel rispetto delle disposizioni dell’Autorità Garante per il trattamento dei dati personali, che saranno oggetto di valutazione da parte del C.P.O.S.P. per le modalità di impiego e ogni aspetto tecnico operativo e, in caso di parere favorevole sulla funzionalità ed efficacia del progetto, saranno inoltrati al Ministero dell’Interno per accedere al relativo finanziamento”.
Dalla sua pagina facebook, Salvo Pogliese dichiara trionfalmente: “Sicurezza per Catania. È questa una tra le problematiche più urgenti di cui ho discusso questa mattina con il Prefetto di Catania Silvana Riccio. Un primo passo è stato la sottoscrizione del “Patto per la sicurezza urbana”. Il progetto prevede l’installazione di telecamere, strategicamente posizionate nelle vie cittadine, per il monitoraggio della sicurezza dei cittadini in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine”.
Nell’articolo “Videosorveglianza e sicurezza tra mito e realtà: quando le immagini sono decisive nelle indagini”, Sebastiano Battiato, professore di Computer Vision e Computer Forensics presso l’Università di Catania, elogia l’utilizzo delle telecamere in quanto utili “per “incastrare” gli autori di delitti o di fatti criminosi in maniera inequivocabile”.
Pur riconoscendo che la videosorveglianza di massa non rappresenti “affatto la soluzione a tutti i problemi di sicurezza vera o presunta della nostra società” perchè non riescono “mai a coprire tutti gli angoli delle nostre città e i vari obiettivi sensibili”, Battiato si augura che l’utilizzo di video e immagini della videosorveglianza siano di supporto agli investigatori.
Nell’articolo “Le stazioni sono frontiere” 23, si denuncia apertamente l’utilizzo della videosorveglianza e della militarizzazione delle stazioni come forme controllo e protezione degli investimenti economici.
Nell’articolo viene riportato come la Polfer sia stata dotata dello smartphone CAT S60, uno strumento capace di risalire ai precedenti penali o pendenti di una determinata persona: “la sala operativa della Polfer si mette in contatto con la pattuglia per dare ordini sul da farsi ed eventualmente inviare rinforzi, ulteriormente facilitata in questo dal GPS attivo sul palmare”.
Il controllo maggiore ed esteso va, ovviamente, verso tutte quelle persone che non rispecchiano i tratti somatici occidentali. Se questo accade solo nelle grandi stazioni italiane (Milano, Firenze e Roma), in un prossimo futuro verrà esteso al di fuori di esse e precisamente in zone considerate il salotto buono delle città: i centri storici.
Con il lancio dell’app “youpol” contro il bullismo a Febbraio 2018 e l’adozione delle pistole taser a Marzo 2018, non farebbe scalpore vedere le forze dell’ordine del territorio catanese con strumenti del genere.
Quel che si teme, e non a torto, è un’ondata di legalitarismo sempre maggiore in un territorio sempre più impoverito e sempre più livellato economicamente.
L’app “EtnAmbiente”, ad esempio, è un progetto di Christian Liistro, direttore marketing di tenuta delle Terre Nere, componente del Cda della “Strada del vino e dei sapori dell’Etna”. Nell’intervista rilasciata a La Sicilia, egli spiega: “il cittadino non deve fare altro che fare una foto alla discarica o alla persona che inquina in flagranza di reato. La segnalazione viene girata alla Strada del vino che diventa la titolare della segnalazione senza che l’identità del cittadino emerga e quindi nel completo anonimato”.
All’interno del progetto, vi è l’iniziativa “adotta una telecamera” dove i privati potranno installare una telecamera in vari punti sul suolo pubblico come dimostrato nel caso del comune di Piedimonte Etneo, primo ad aver adottato questo progetto, il quale stanzierà 300 mila euro per piazzare telecamere su tutti gli ingressi del paese.
Il parco regionale dell’Etna è una delle principali fonti economiche del territorio catanese. Lo smantellamento di quelle strutture (ricettive, funivie, trasporti) gestite a livello familiare e la pulizia delle microdiscariche sono aumentate considerevolmente nel corso degli anni -in particolare dopo che l’Etna è divenuta patrimonio Unesco.
L’aumento dei turisti arrivati con l’aereo -dove la Società Aeroporto Catania ha approvato il bilancio d’esercizio 2017 con un utile di 8,68 milioni di euro-, confermano Catania come uno dei territori trainanti per l’economia siciliana.
Ciononostante, la dirigenza regionale deve far fronte ad una possibile perdita dei finanziamenti europei -e anche ad una fuga degli investitori stranieri.
L’incontro del 28 Giugno tra la ministra per il Sud Barbara Lezzi e il governatore Nello Musumeci sui fondi europei destinati alla Sicilia, ha messo in evidenza il rischio di perdere 758 milioni del fondo Po Fesr 2014-2020 a Dicembre 2018. La convenzione firmata tra i due pone il ministero come figura di commissariamento e gestione tecnica di questi finanziamenti.
Il timore principale è, quindi, di perdere non solo questi soldi ma vedere il ridimensionamento del budget disposto dall’UE.
Una cosa che Musumeci e tutta la borghesia siciliana (piccola o grande che sia) vogliono impedire a tutti i costi.
VIII
Iniziamo la parte finale di questo scritto con il discorso di Nello Musumeci, presidente della regione Sicilia, al raduno della Lega a Pontida.
A portare in questo, ormai, storico appuntamento il saluto del governo di centrodestra della regione siciliana. Sono orgoglioso…davvero orgoglioso di essere qui e quando ieri i giornalisti mi chiedevano se provassi imbarazzo alla vigilia di questo appuntamento, io ho risposto che sono invece legittimamente onorato di esserci. Non soltanto perchè conosco il galateo e quando si riceve un invito a casa altrui, si ha il dovere di accettare di esserci, ma qui ci sono anche per piacere oltre che per dovere.
La Lega è uno dei soggetti protagonisti nel centrodestra in Italia da 25 anni, uno dei soci fondatori.
La lega è stato fra i primi partiti a sostenere la mia candidatura prima ancora che lo decidessero gli altri partiti della coalizione.
E sono contento davvero di avere la Lega nella coalizione di governo in Sicilia.
Sono convinto amiche e amici che in politica l’alleanza è sempre un onore per chi ci crede. Per chi non ci crede l’alleanza è un male necessario perchè abbiamo il dovere di offrire al popolo italiano proposte alternative, proposte credibili. Il nord e il sud abbiamo vocazioni diverse. Abbiamo interessi diversi. Ma senza il nord, il sud sarà sempre più isolato e senza il sud, il nord non andrà da nessuna parte
È il sistema Italia che deve andare avanti. E mentre noi ci dividiamo fra nord e sud, i partiti dell’Europa si dividono il continente.
È questa grande diversità fra nord e sud che fa dell’Italia una grande nazione, un grande valore e la diversità che deve consentirci di guardare avanti.
Questo sud è il mio impegno e quello dei colleghi del centrodestra. Questo sud dobbiamo riscattarlo perchè serve anche al nord…serve all’Italia.
Questo sud non può essere più un serbatoio di voti di consenso spesso drogato per tanti e troppi anni. Del sud hanno fatto soltanto un popolo di donatori di sangue fino all’anemia e di quel sangue a Roma hanno fatto mercato nero.
Il sangue del sud. Lasciatemi concludere con una confessione amiche e amici di Pontida. Il sangue del sud. Sono stato a portare un fiore al sacrario dei caduti della prima guerra mondiale. Assieme a tanti caduti del nord coglievo la presenza di nomi significativi: Salvatore, Niccolò, Mario, Gennaro. Migliaia e migliaia di meridionale che cento anni fa spegnevano la giovinezza sulle aspre alture del Carso o sulle sponde insanguinate del Piave e dell’Isonzo.
Non si chiedevano se stessero difendendo i confini della Padania; per loro quello era un territorio sacro al quale offrirono la loro vita anche in omaggio a quel sacrificio, noi abbiamo il dovere di ritrovare le ragioni che ci uniscono e non quelle che ci dividono.
Questo è l’impegno di Matteo Salvini al governo.
Questo è l’impegno del popolo di Pontida.
Questo è l’impegno di ogni cittadino libero, che crede nel futuro dei propri figli!
Grazie grazie grazie”
Nonostante la retorica fascistoide, è evidente la rottura all’interno della coalizione di governo regionale siciliano.
La mossa di Musumeci fatta a Pontida rientra nel piano di salvataggio e di probabili alleanze esterne con il Movimento 5 Stelle -il quale non ha mancato di criticare la presenza del presidente della Regione Sicilia al raduno leghista.
Mentre si preservano alleanze e pacificazioni con il governo centrale e le varie aziende (locali e non), avviene il passaggio del ddl “collegato” del Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr), permettendo al governo di centrodestra siciliano di poter avviare quelle riforme atte ad evitare la perdita dei fondi europei.
Cosa resta di fronte a tutte le frasi razziste, fascistoidi, sessiste, finto benevole e volgari di tutti i personaggi citati in questo opuscolo? Il rafforzamento del controllo burocratico repressivo e dell’economia capitalistica.
Non ci stancheremo mai di dirlo: ogni forma di potere è una forma di controllo sulle nostre vite e sui nostri corpi.
Per liberarci di tutto questo, è necessario agire tramite la condivisione di esperienze e ragionamenti e agire attraverso l’azione diretta e la decostruzione della cultura del potere e del controllo-
Solo in tal modo possiamo arrivare a dei cambiamenti radicali e duraturi.

Gruppo Anarchico Chimera
Giugno-Luglio 2018
Questo documento non ha copyright e/o copyleft. È totalmente libero di essere riprodotto, stampato, attacchinato.

Email: gruppoanarchicochimera@canaglie.org; blog: http://gruppoanarchicochimera.noblogs.org/

1Da anni chiediamo una pubblica amministrazione 4.0. Oggi siamo favorevoli a un piano che definisce tempi e modi. Ci offriamo per dialogare con le istituzioni, offrire consigli e far presente quali sono i profili di cui riteniamo possa esserci bisogno”. “Sud, piano da 80mila assunzioni nella Pa. Pronta a partire la Campania”, IlSole24Ore del 13 Giugno 2018

3China signs economic deals with Eritrea”, eritreadaily del 7 Gennaio 2007 (link dell’articolo:

https://web.archive.org/web/20110721044545/https://www.eritreadaily.net/News0107/article0107073.htm )

4Milano-Asmara, armi e tangenti”, L’Espresso del 5 Febbraio 2010

5Nel “Report of the Commission of Inquiry on Human Rights in Eritrea”, i/le commissari/e dell’ONU Mike Smith, Sheila B. Keetharuth e Victor Dankwa descrivono dettagliatamente una situazione di restrizione e repressione continua in Eritrea. Attraverso le testimonianze dei/delle sopravvissuti/e ai campi militari di “rieducazione”, vengono riportati anche i tipi di tortura. Per scaricare il Report con mappe e disegni sulle torture: https://www.ohchr.org/en/hrbodies/hrc/coieritrea/pages/reportcoieritrea.aspx

6Il National Indicative Programme (NIP) sono dei documenti che indicano le modalità di intervento operativo nel paese beneficiario, definendo le azioni per raggiungere gli obiettivi di sviluppo stabiliti ed indicati dal Country Strategy Paper (uno strumento strategico che viene prima del NIP e serve a delineare le priorità da seguire)

7Ethiopia’s Abiy and Eritrea’s Afwerki declare end of war”, BBC del 9 Luglio. Link all’articolo: https://www.bbc.co.uk/news/world-africa-44764597

8“China scales back investment in Ethiopia”, Financial Times del 3 Giugno 2018. Una copia dell’articolo si trova in questo sito: https://ecadforum.com/2018/06/03/china-scales-back-investment-in-ethiopia/

9Vedere l’articolo “Da Salvini avvertimento a Saviano: “Valutiamo se gli serve la scorta”. Lo scrittore: “Ministro della malavita a capo di un partito di ladri, buffone””, La Repubblica del 21 Giugno 2018. Link: https://www.repubblica.it/politica/2018/06/21/news/da_salvini_avvertimento_a_saviano_valutiamo_se_gli_serve_la_scorta_-199583859/

10I professionisti dell’antimafia”, Corriere della Sera del 10 Gennaio 1987

11Catania: tra teoria e pratica repressiva”, Umanità Nova del 4 Febbraio 2018

12Aziende etnee tolte ai clan: solo due avranno nuova vita. «Chiunque può comprarle o affittarle», tra dubbi e rischi”, catania.meridionews del 27 Giugno 2018

13Arance siciliane”, Umanità Nova del 21 Febbraio 2016

14Sovranismo agroalimentare siciliano”, Umanità Nova del 20 Maggio 2018

15Catania e Sicilia: tra capitalismo e cultura autoritaria dominante”, Umanità Nova del 25 Marzo e 1 Aprile 2018

16Arance siciliane”, Umanità Nova del 21 Febbraio 2016

17“Cia Sicilia Occidentale: crolla produzione grano duro”, cia.it del 22 Giugno 2018

18A Catania quattro ginecologi su 65 non sono obiettori. «Sospetto che si abortisca fingendo altre operazioni», Meridionews del 21 Ottobre 2016

19“a’fuitina” è l’allontanamento di una coppia di giovani dalle loro famiglie allo scopo di rendere evidente l’avvenuta consumazione dell’atto sessuale completo, spingendo queste al “fatto compiuto” e al consenso delle “nozze riparatrici”.Come dimostrato dal caso di Franca Viola, “a’ fuitina” era utilizzata per nascondere casi di stupri con annessi matrimoni riparatori in modo da “riabilitare l’onore della donna disonorata”. Nel caso odierno, “a’ fuitina” porta al distacco dalle famiglie ma non dagli schemi appresi dentro esse.

20Le quota rosa sono un modo per equilibrare la presenza di uomini e donne nelle sedi istituzionali e private. In un contesto come quello attuale, le quota rosa servono per spegnere ogni velleità di rivoltare l’esistente e continuare gli schemi vigenti.

21Articolo apparso su Umanità Nova del 4 Febbraio 2018

22Articolo apparso su Umanità Nova del 4 Febbraio 2018

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