La banda dello zoppo

banda dello zoppo copertinaAngelo Pagliaro,Marco Capecchie Fabrizio Poggi,La Banda dello Zoppo

Coessenza editrice,Cosenza,2016,pp.225,12euro.

La casa editrice di Cosenza Coessenza (www.coessenza.org,per richeste coessenza@libero.it)ha pubblicato un testo assai interessante,che,muovendosi all’interno della riscoperta di momenti della storia del movimento operaio caduti nell’oblio,sommersi dalmainstream storiografico,riporta alla luce una delle tante storiedi resistenza armata al fascismo:quella dei fratelli Scarselli e la “Banda dello Zoppo”,nel racconto dei protagonisti e della stampa dell’epoca.

Altro che briganti,delinquenti,malfattori,la formazione partigiana anarco-comunista denominata “Banda dello Zoppo”fu un vero e proprio maquis toscano.Le ricerche da noi effettuate,durate circa un decennio,sulla famiglia Scarselli di Certaldo e gli altri membri della Banda confermano quanto dichiarato da Egisto Scarselli agli inizi degli anni ’70nel corso di uno storico incontro con il movimento studentesco tenutosi a Certaldo (FI).In quella memorabile giornata l’anziano anarchico,già membro del CLN di Cosenza,ebbe a dire:“Non volevamo i fatti della fiera,non provocammo nessuno,anzi fummo provocati;non fummo certo noi a sparare all’ingegnere Masini”.E per quanto riguarda la fuga nei boschi e la creazione della Banda affermò:“Il nostro intento era quello di non farci arrestare,in quanto non eravamo per niente certi,se ci avessero preso,di aver salva la pelle.Ma speravamo anche inpiù grandi sommovimenti che poi non si verificarono”.Quindi si trattò di una scelta forzata,di una necessaria fuga in montagna e nei boschi per salvare la pelle,sostenuti da decine di famiglie contadine e da centinaia di onesti ed umili lavoratori che in ogni modo aiutarono il gruppo di resistenti toscani nella loro opposizione armata ai nutriti contingenti inviati in loco per la repressione.Nel nostro lavoro,oltre a narrare eventi inediti (tentate evasioni,espropri,espatri,ferimenti ecc.)si ricostruiscono i Fatti della fiera del28febbraio1921a Certado che si verificarono all’indomani del barbaro assassinio del sindacalista comunista Spartaco Lavagnini e del socialista Gino Mugnai,entrambi uccisi a Firenze.Seguirono a questi eccidi i fatti di Empoli e,in un clima di vero terrore e vendetta rabbiosa,le camicie nere operarono innumerevoli assalti a camere del lavoro,redazioni di giornali,case del popolo e compirono violente aggressioni ai danni di singoli militanti ed esponenti sindacali in tutto il territorio nazionale.Il gruppo di resistenti libertari anticipò la formazione degli arditi del popolo e delle brigate partigiane.Ad esso vennero attribuite dalla stampa borghese innumerevoli atti di violenza che poi si scoprì essere stati effettuati,nella gran parte dei casi,da giovani fascisti o da delinquenti comuni.Il25giugno1921,sulla strada che porta da Montaione a San Vivaldo,si verificò un fatto che cambiò definitivamente la storia del gruppo partigiano:nel corso di uno scontro armato venne ucciso l’ingegnere Mario Filippi,segretario del fascio.L’intero territorio della Valdelsa e del Volterrano venne invaso da carabinieri,polizia e milizia e,per sfuggire alla cattura,la banda dello zoppo decise di sciogliersi e di disperdersi cercando,in tutti i modi possibili,di espatriare clandestinamente.Nel libro si raccontano le vicende processuali,politiche e umane dei componenti la Banda,si analizza il ruolo giocato dalla stampa dell’epoca ed il rapporto città-campagna negli anni ’20in Toscana.In appendice si pubblicano numerosi documenti e foto inedite gentilmente concesse dai nipoti di Oscar e Tito Scarselli.

Angelo Pagliaro

La generazione dei fratelli Scarselli,nata tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Novecento,è appartenuta alla generazione corta:senza,però,alcun vantaggio.È la generazione che non si piegò al Fascismo allo stato aurorale.I fratelli Scarselli e i loro compagni non furono rivoluzionari,piuttosto,furono uomini in rivolta.Privi di previsione avvertivano che la rivoluzione chiedeva prudenza,realismo,predisposizione alla razionalità e al compromesso,che la si fa per costruire un nuovo ordine e con esso probabilmente nuovi e imprevedibili soprusi.La loro,invece,fu una ribellione per non venir meno a uno sconfinato desiderio di giustizia.Furono uomini contro che non temerono di mettersi dalla parte del torto pur avendo ragione(…).

Marco Capecchi

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