Sociologia criminale di Pietro Gori

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Edizioni Immanenza,Napoli,2016,pp.150,12euro

Pietro Gori (1865-1911),fu avvocato,militante anarchico,poeta e compositore.Grande oratore e propagandista ha girato il mondo tenendo conferenze e arringando folle.Difensore degli anarchici in vari processi,fu egli stesso perseguitato in più occasioni dalla legge.È conosciuto e ricordato per la sua attività letteraria non meno che per quella scientifica.Quella che segue è un estratto della recensione di Santo Catanuto,curatore insieme a Franco Schirone (animatori entrambi dell’Associazione Culturale “Pietro Gori”di Milano) della ripubblicazione del testo.

(…) A differenza di altri studiosi,Gori dà al problema sociologico complessivo –e ai problemi antropologici e criminologici che lo marcano evidenziandone aspetti di variabilità o di tragicità –una piega originale poiché non limita il dibattito e la ricerca al piano esclusivamente teorico-analitico,proprio dei sociologi accademici,né si avventura dentro i meandri ambigui dello scientismo borghese come fa,ad esempio,Cesare Lombroso le cui ricerche,in definitiva,offrono nuovi strumenti alle istituzioni repressive dello Stato piuttosto che soluzioni possibili,sia pur parziali,ai drammatici problemi correlati alla criminalità e soprattutto alla criminogenesi.

Sollecitato dal bisogno di far collimare il pensiero di giustizia con la possibilità di concretizzarlo attraverso lo studio e l’azione,Gori interpreta il problema sociologico generale sia come problematica socialetout court,sia come possibilità,per le volontàsensibili alla questione sociale,di modificare la dimensione stessa in cui vivono gli esseri umani,artefatta dalle strutture gerarchiche che la dominano e la determinano in funzione dei più disparati interessi privati e di parte.

(…) Interpretando la sociologia delle origini come scienza della vita sociale (o della socialità) e constatando che il terreno sociale è disseminato di ostacoli (non solo mentali e materiali)impedenti il libero e naturale svolgimento dei processi evolutivi in ambito relazionale,Gori si orienta,infatti e fin da subito,verso un atteggiamento di ordine clinico senza assumere,però,il facile ruolo dell’esperto che indirizza o del demiurgo che ordina e plasma asserendo che «la sociologia criminale non è che la clinica di un morbo morale». Non si accontenta,perciò,di capire i “fatti sociali” –fare “socio-analisi” –ma ponendosi nella più libertaria posizione maieutica va oltre:vuole poter trovare e diffondere gli strumenti,sia intellettuali che pratici,che a partire dai “fatti sociali”permettano la modifica radicale delle modalità relazionali umane,ossia della società stessa per come essa si presenta nella cosiddetta “modernità”che per Gori (e per i libertari del periodo)non è ancora sostanzialmente e compiutamente tale,anche se formalmente lo sembra per via dell’affermarsi del progresso tecnologico.Una modernità concreta e autentica che,invece,va costruita realmente e quotidianamente a partire dall’assunzione di un atteggiamento mentale positivo,ossia a-metafisico

(…) Gori sa che il crimine non è insito nell’animo umano come certa letteratura,anche scientifica o filosofica,ha spesso sostenuto,ma è il prodotto esatto (nelle sue varie e diverse espressioni)delle strutture radicalmente o relativamente marce delle società e delle loro istituzioni che,nei vari gradi e livelli in cui si sviluppa il vasto gioco relazionale umano,s’innestano negli individui,contaminandoli (e questi quelle),attraverso i veicoli più disparati.Da questa visione prospettica Gori, nell’affrontare i diversi fenomeni sociali –non soltanto per studiarli,quindi,ma anche per evidenziarli e tentare un progetto collettivo di auto-cura e bonifica –non si pone come sociologo puro il cui interesse,di fatto,è solo studiare per capire e narrare ciò che ha studiato e capito,ma,come già accennato,interpreta in chiave “laica”,libertaria e sociale la classica nozione legata alla figura del demiurgo ponendola in sintesi concettuale e pragmatica,con la più specifica (a-dialettica e dialogica) posizione maieutica,con lo scopo dichiarato di prendersi cura della società.

Enrico Voccia

“A traverso le molte cose che ho visto e studiato, –a traverso le molte cose melanconiche,che lo studio del diritto penale,nei rapporti con quel morbo sociale che si chiama delitto,mette innanzi agli occhi di coloro,che le grandi malattie morali dell’uomo scrutano con intelletto d’amore –noi studieremo con tutta serenità l’evoluzione della sociologia criminale,questa nuova terapeutica sociale,che mira a sopprimere ogni attività criminosa dell’uomo contro l’uomo,togliendone via le cause generatrici. Se la sociologia criminale non è che la clinica di un morbo morale,noi dobbiamo analizzare pazientemente i sintomi antropologici, psichici, sociologici del tragico male.Dobbiamo discutere gli errori e gli orrori talvolta,dei sistemi di cura adottati contro questo grande dolore e questa secolare vergogna delle società umane. La sociologia criminale è chiamata a compiere,fra le scienze sociali,la funzione compiuta,nelle scienze naturali, dall’igiene. Questa,prima che sia necessaria l’opera del medico,insegna i mezzi di prevenire le malattie che distruggono e deteriorano la vita fisica dell’uomo.”

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