Stirner Teorico della Lotta Operaia

bgtopblogRipubblichiamo,ad undici anni di distanza,l’introduzione alla raccolta di testi La Lotta Operaia secondo Stirner, (http://www.comidad.org/public/002testi.pdf) in quanto ci appare ancora oggi di notevole interesse.Titolo e sottotitolo dell’articolo sono nostri.

La Redazione

Questo testo di Victor Rudin su Stirner e l’anarcosindacalismo,fa giustizia di un luogo comune dominante nell’attuale movimento anarchico:la distinzione tra un “anarchismo sociale”da un lato ed un “anarchismo individualistico”dall’altro.A dimostrare quanto sia inconsistente e meramente pretestuosa questa distinzione,c’è il dato di fatto storico per il quale l’individualista Max Stirner è stato il maggiore teorico e ispiratore della lotta sindacale.

L’influenza di Max Stirner sull’anarcosindacalismo,il contributo che la sua opera ha dato alla nascita dell’identità operaia ed al metodo di difesa economica dei lavoratori,sono stati oggetto di una rimozione storica,i cui effetti perdurano.La quantità di pagine che L’Unico dedica alla lotta operaia vengono ancora oggi ignorate,anche in un momento in cui lo Stirner filosofo viene ristudiato e rivalutato.

Il problema è che questa rivalutazione si basa in gran parte su un equivoco,se non addirittura su una mistificazione,in quanto il suo scopo è di presentare Stirner come un precursore di Nietzsche;ma ciò che dovrebbe impedire una tale operazione è proprio la differente posizione che Stirner e Nietzsche assumono sulla lotta operaia.Stirner ne difende le ragioni e fornisce un quadro di riferimento a questa lotta,mentre Nietzsche la tratta con fastidio aristocratico,auspicando una sorta di schiavismo operaio.

Dall’inizio degli anni ’80,l’operaismo è entrato in una fase critica,da cui ancora non si è ripreso.Sembra che l’auspicio di Nietzsche sia stato accolto dai ceti dominanti,poiché nella società democratica il lavoro è stato ricondotto a quella condizione di servitù sociale già denunciata da Stirner.La cosiddetta “flessibilità”viene letta a senso unico,dato che mentre il lavoratore è costretto a porsi come docile creta sotto i pollici del padronato,la contrattazione del salario è invece sottoposta a vincoli di ogni genere.L’assoluta libertà dell’imprenditore,coincide con la schiavitù del lavoratore.

La legge Biagi,che sancisce e istituzionalizza il precariato,è stata santificata attraverso il sacrificio di sangue del suo autore.Che i terroristi,autori materiali dell’assassinio di Biagi,siano poi oggetto di ripugnanza e condanna morale da parte della società,non è affatto in contraddizione con questa logica sacrale.Per secoli l’Occidente cristiano ha ritenuto che l’uccisione di Cristo fosse un sacrificio assolutamente necessario per l’umana salvezza,eppure,per quello stesso sacrificio,gli Ebrei erano accusati di “deicidio”e condannati a scontare quella colpa (per la dottrina cristiana del deicidio,si può consultare il canto VII del Paradiso di Dante).

L’orrore che la società cristiana riservava agli Ebrei,l’attuale società umanistica lo prova invece per i terroristi.Oggi il “Terrorista”svolge la funzione che in passato era svolta dall’Ebreo,cioè è il “mostro inumano”,il radicalmente altro rispetto alla società.La società capitalistica e colonialistica è proprio come ce l’ha descritta Stirner,è una società pseudomoderna,fondata sul nocciolo arcaico e tribale del sacrificio umano,che costituisce il collante del conformismo sociale.

La società gerarchica ha prodotto l’individuo proprio in funzione del suo ruolo di potenziale vittima sacrificale.L’Unico di Stirner non è un esito estremo dell’idealismo,non ha nulla a che vedere,ad esempio,con l’Individuo Assoluto di Julius Evola.L’Unico è quindi tutt’altro dal solipsismo,dall’idea cioè che il mondo sia tutto una creazione della nostra mente.L’Unico è l’individuo che si rende indisponibile al proprio ed all’altrui sacrificio umano.

Nel rapporto di forza tra dominanti e dominati,l’ideologia svolge un ruolo essenziale.L’ideologia non si limita a riflettere l’oppressione sociale,ma la riproduce attraverso la sua santificazione e la sua ritualizzazione.Si scopre l’acqua calda dicendo che la comunicazione ufficiale è gestita da un numero ristrettissimo di persone –un’infinitesima parte della società che ha facoltà di parola –una cerchia esclusiva che costituisce una rigida oligarchia della comunicazione.Qualunque sociologo della comunicazione conviene su questa osservazione,ma purtroppo il vero problema non è questo.

Stirner è stato il primo ad applicare alla società nel suo insieme quegli strumenti della psichiatria che erano nati invece per medicalizzare il comportamento individuale.Il concetto di “idea fissa”faceva parte infatti della psichiatria ottocentesca,era un’espressione che indicava un disturbo mentale che oggi viene inquadrato nell’ambito della sindrome maniaco-depressiva.Su questa linea è possibile applicare alla società anche il concetto di schizofrenia,cioè possiamo scorgere dei comportamenti sociali dissociati. “Società dissociata”è un’espressione che può apparire un semplice ossimoro,contraddizione in termini,ma descrive in realtà un dato più che evidente:l’ideologia dominante trova infatti il suo più importante veicolo nei canali della cosiddetta “comunicazione alternativa”,ovvero spesso è proprio la propaganda rivoluzionaria a farsi carico di accreditare l’immagine della società più consona agli interessi delle oligarchie al potere.Nella guerra sociale,la comunicazione,le parole e i pensieri sono armi micidiali,come le bombe ed i gas asfissianti.Eppure la rivoluzione rivolge queste armi soprattutto contro se stessa.Marx,ad esempio,è considerato il massimo teorico della lotta di classe,mentre in realtà le riserva soltanto poche righe generiche nel Manifesto dei Comunisti.Ne L’ideologia tedesca,in polemica con Stirner,Marx arriva al punto di contestare la lotta operaia per il salario in quanto ostacolo allo sviluppo capitalistico e,di conseguenza,anche ostacolo al comunismo.Secondo Marx,infatti,può essere solo il capitalismo stesso a porre le basi per il proprio superamento.

Marx ha rivendicato per sé il titolo di “filosofo della prassi”,ma sta di fatto che il marxismo ha consolidato la sua impotenza pratica per ciò che concerne il rovesciamento della società capitalistica,mentre invece concorre alla sua conservazione.Oggi un marxismo volgarizzato e banalizzato –ma non tradito –riconduce il conflitto sociale a categorie astratte e mitologiche come “mercato”, “logica del profitto”, “mercificazione”, “globalizzazione”.In questa propaganda pseudorivoluzionaria,l’immagine del potere delle oligarchie economiche viene quindi depurata della sua dimensione aggressiva e ricondotta ad un’asettica necessità storica,contro la quale sarebbe vano scontrarsi.

L’analisi rivoluzionaria consiste perciò nella ricerca dei motivi della propria inevitabile sconfitta.Quando chiama alla lotta,la sinistra in realtà chiama alla sconfitta.Anzi “sconfitta”è uno dei vocaboli preferiti dalla sinistra,poiché si addice al ruolo che la “necessità”le attribuisce nella vicenda storica.Il marxismo è stato spesso accusato di essere una religione,ma quest’accusa è talmente incompleta da risultare fuorviante.Il vero problema del marxismo –la sua irrimediabile ambiguità –non è soltanto quello di essere una religione,ma anche,e soprattutto,quello di costituire solo un’appendice della religione dominante,quella capitalistica.

A complemento del fondamentale testo di Rudin,è pubblicato anche un nostro opuscolo del1989,La Tirannia delle Parole –una Lettura di Max Stirner.A spiegare questa nostra immodesta scelta,c’è il fatto che il nostro modesto lavoro aveva uno scopo del tutto analogo a quello di Rudin,cioè mettere in evidenza tutti quei temi e quei brani de L’Unico che trattano direttamente di lotta operaia. (giugno 2005).

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