Il recente licenziamento di Simone Vivoli, Segretario nazionale FLMUniti-CUB, licenziato da TIM con effetto immediato il 13 maggio 2026, per aver scritto 8 mail in 3 mesi, utilizzando un totale di 15 minuti di tempo nell’esercizio di funzioni sindacali, riapre, se mai ce ne fosse il bisogno, il tema dei licenziamenti repressivi e discriminatori di delegati e dirigenti sindacali.
Il licenziamento di un dirigente sindacale di base che avviene a distanza di due anni dalla divisione in due della società ex monopolista. Infatti, dal luglio 2024 la rete di telecomunicazioni fissa italiana è stata oggetto di una rilevante operazione societaria che ha portato al passaggio del controllo della nuova società FiberCop al fondo di investimento KKR.
Per quanto riguarda ciò che è rimasto di TIM, oggi il maggior azionista, detentore del 27,32%, è un soggetto pubblico quale Poste Italiane, che ha lanciato di recente un’OPAS (offerta pubblica di acquisto e scambio) da 10,8 miliardi di euro per il controllo dell’intero capitale.
È nell’ambito di tale riorganizzazione che sono stati previsti processi di ristrutturazione e riduzione del personale, con ricorso a strumenti quali contratti di solidarietà, prepensionamenti e uscite volontarie.
È dunque in questo contesto che si colloca l’azione di forza della TIM – targata Poste Italiane – nei confronti del dirigente sindacale. Un licenziamento che porta nuovamente alla ribalta il tema dei licenziamenti di lavoratori ritenuti “scomodi”, delegati e attivisti sindacali di cui le aziende tentano di liberarsi spesso in modo pretestuoso.
Simone ha ricevuto la solidarietà di centinaia di lavoratori del suo e di altri settori, e anche di quelle sigle sindacali che spesso non hanno condiviso le modalità di lotta dei sindacati di base, cioè scioperi, iniziative, cause legali che hanno portato centinaia di lavoratori del settore a recuperare differenze retributive maturate negli anni e diritti non rispettati.
Nel corso del suo rapporto di lavoro trentennale con TIM sono stati diversi i tentativi di scoraggiare l’attività sindacale di Simone Vivoli con contestazioni e sanzioni, ma l’Azienda è stata condannata al ritiro di tutti questi provvedimenti: dalla multa per volantinaggio nella mensa fuori orario di lavoro, alla mancata consegna della documentazione e dell’informativa come RLS. In entrambi i casi l’Azienda è stata condannata per comportamento antisindacale e obbligata al risarcimento del danno procurato con il demansionamento e il trasferimento al fine di impedirne l’attività sindacale.
Il tema dei licenziamenti discriminatori, antisindacali e repressivi è stato l’oggetto di un convegno nazionale organizzato dalla FLMU-CUB che si è svolto sabato 13 giugno a Firenze, in cui sono stati affrontati gli aspetti legali di questi licenziamenti ma soprattutto le risposte che ci sono state e che possono essere messe in campo.
Licenziare i lavoratori attivi e i delegati sindacali tende a dare l’esempio, alimentare la paura e a ristabilire l’obbedienza alle regole padronali: punirne uno per educarne 100.000.
Nel corso del convegno è stata posta l’attenzione sulle relazioni sindacali per cui l’azienda decide con chi trattare e sulla necessità di una battaglia culturale sulla rappresentanza.
Si è discusso inoltre del rapporto fra mondo del lavoro e magistratura: licenziamenti discriminatori e pretestuosi possono essere giudicati legittimi dalla magistratura, che è figlia dei tempi.
Si è discusso quindi della necessità di attivare casse di resistenza, anche per sostenere i lavoratori che spesso si lasciano frenare dall’attivare una causa legale, per il rischio che comporta sostenere una causa, con le relative implicazioni, tra cui la possibilità di essere condannati a pagare le spese legali.
Si è affrontata poi la questione della repressione sui luoghi di lavoro nel quadro politico caratterizzato dai decreti sicurezza, che, con le misure più recenti, tendono a punire addirittura l’intenzione di commettere quelli che sono considerati reati secondo una sorta di presunta prevenzione di reato. È stato fatto riferimento anche all’utilizzo dei mezzi mediatici persino per indagare le opinioni, contrariamente a quanto previsto dall’art 8 dello statuto dei lavoratori.
Si tratta dei decreti sicurezza che hanno portato in questi giorni alle ingenti sanzioni pecuniarie (fino a 20000 euro) nei confronti di attivisti per le manifestazioni svoltesi nei mesi scorsi contro la “remigrazione”.
C’è attualmente una sfiducia dei lavoratori verso la sindacalizzazione a fronte di una svendita dei diritti da parte dei sindacati concertativi. Ma non può esserci l’illusione che le cause legali possano sostituire le lotte: occorre ribaltare i rapporti di forza.
L’assemblea del convegno si è conclusa con un presidio volantinaggio e con l’impegno di unire e rilanciare le lotte sui posti di lavoro, costituire casse di resistenza per il sostegno anche economico dei lavoratori su cui si accanisce la repressione padronale, di organizzare convegni e iniziative connesse alla repressione sui luoghi di lavoro, replicando l’esperienza di Firenze anche in altre città, ribadendo la necessita di costituire rappresentanze sindacali e poter esercitare diritti sindacali sul posto di lavoro.
Simone e Paola – CUB Firenze