Fermati i fascisti al campo rom. Cariche e fermi

01-via-germagnano-300x225Torino, 10 giugno. Casa Pound da mesi tenta di sbarcare in Barriera di Milano.
Il comitato “Noi di Barriera” è l’esile travestimento che usano per tentare di guadagnarsi un posto nel pulviscolo dei comitati delle tante anime della destra cittadina.
In autunno ci provarono nella zona del mercato di piazza Foroni ma rimediarono una magra figura e furono obbligati ad andarsene con la coda tra le gambe.
Casa Pound prova ora a cavalcare il disagio della gente di Barriera Nord per i fuochi che ogni tanto si levano dal campo. Da anni, in questa zona dove ci sono numerose fabbriche che emettono fumi che olezzano di uova marce, la destra punta l’indice contro i rom della baraccopoli di via Germagnano.
I poveri che vivono riciclando e vendendo quello che trovano tra i rifiuti sono i capri espiatori ideali, in una delle città più inquinate d’Europa.
Sul ponte sulla Stura intorno alle 16 ci sono una quarantina di fascisti con tricolori.
Dall’altro lato della strada alcuni abitanti del campo monitorano la situazione.
La polizia chiude dai due lati corso Vercelli per consentire ai fascisti di attraversare la strada per scendere in via Germagnano. Il piccolo duce torinese, Racca, si esibisce davanti alla telecamera di un camerata, lamentando un inesistente blocco della polizia. I fascisti cominciano a scendere.
In via Germagnano sale la rabbia degli abitanti che mettono due auto di traverso. Poi un gruppo di anarchici della FAT con lo striscione “I rom: torinesi come noi” si muovono per fermare i fascisti assieme ad alcune famiglie del campo. La celere guidata dalla digos scende di corsa e fa una breve carica. Qualche colpo di scudo, insulti e minacce per anarchici e famiglie. Tantissimi i bambini e i ragazzini.
La violenza razzista è evidente. La gente non molla. “Vergogna! Vergogna!” gridano tutti. La tensione è molto alta. Poi le solite associazioni “amiche dei rom” e finanziate dall’amministrazione cittadina diffondono ad arte la falsa notizia che tutto era a posto e la gente poteva tornare a casa. Qualcuno si allontana, diversi ragazzi invece restano. I fascisti non passano.
Casa Pound, andandosene, ha lasciato lo striscione sul ponte. In un batter d’occhio lo striscione viene strappato. Tre compagni vengono fermati, minacciati dalla polizia che solidarizza con un paio fascisti accorsi nel frattempo. Arriva qualche solidale. I compagni vengono rilasciati.
Casa Pound sta cercando di sottrarre a Fratelli d’Italia l’iniziativa razzista contro i campi rom. Devono fronteggiare la concorrenza di Forza Nuova, che martedì 6 giugno, protetta dalla polizia ha lanciato fiaccole sulle baracche del campo di strada dell’Aeroporto, facendo scoppiare incendi e seminando il panico tra le famiglie della baraccopoli, fuggite nella notte in mezzo ai rovi. Una bambina di tre anni è stata trovata solo dopo tre ore di affannose ricerche tra il buio e le urla razziste.
Il comitato “Torino ai torinesi” sta facendo leva sulla famiglia di Oreste Gianotto, morto lo scorso anno in un incidente probabilmente provocato da un’abitante del campo, poi costituitasi alla polizia.
Una vicenda dolorosa che, ad un anno di distanza, viene usata per invocare la pulizia etnica. La responsabilità è collettiva, perché gli abitanti del campo sono considerati “naturalmente criminali”. I triangoli neri erano messi sulle giacche dei rom e dei sinti mandati a morire nei lager razzisti. La logica è la stessa. I fascisti vogliono il pogrom.
I fascisti puntano il dito sulla giunta Appendino, colpevole di non aver mantenuto la promessa di sgomberare le baraccopoli rom della città.
In realtà, da diversi mesi, è in corso uno sgombero strisciante dell’area, posta sotto sequestro dalla magistratura, perche dopo decenni di discariche legali ed abusive, la responsabilità dell’inquinamento viene rovesciata sugli ultimi arrivati, i rom immigrati dalla Romania.
Appendino attua uno sgombero strisciante, giocando sul ricatto, la divisione, la paura.
Ogni due o tre settimane scattano retate improvvise, vengono distribuiti fogli di via e qualche deportazione, mentre le baracche degli esiliati vengono abbattute.
Agli altri raccontano che se non protestano verranno risparmiati.
Appendino non ha trovato i soldi per imitare Fassino, che sgomberò il campo di lungo Stura Lazio, spendendo cinque milioni di euro per la sua famelica corte di associazioni e cooperative del “sociale”.
Ma ai fascisti non basta. Vogliono i roghi e preparano nuove iniziative.
Lunedì 12 giugno ore 21
assemblea antirazzista e antifascista nei locali di radio Blackout in via Cecchi 21A.
Mercoledì 14 giugno ore 10,30
volantinaggio al mercato di via Porpora
Sabato 17 giugno ore 10,30 / 13 punto info itinerante tra il Balon e San Pietro in Vincoli
tratto da:
www.anarresinfo.noblogs.org
(dove trovate anche altre foto)

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