Le coq est mort

È morto Vittorio Taviani. Nel 1972, con il fratello Paolo, aveva scritto e diretto il film “San Michele aveva un gallo”. La vicenda, pur con una chiara nuance allusiva, non si riferiva a fatti realmente accaduti.
Il protagonista è un anarchico militante nella Prima Internazionale, condannato all’ergastolo dopo un tentativo insurrezionale.
In galera subiva un isolamento totale. Gran parte della narrazione si dipana intorno ai suoi tentativi di mantenersi lucido in quella situazione terribile.
Dopo dieci anni decidono il suo trasferimento in un altro carcere.

Si trova su un’imbarcazione nella laguna veneta, scortato alla nuova prigione. Durante il viaggio la sua barca incrocia quella di altri detenuti. Uno di loro gli dice che ora il socialismo era elettoralista, che la sua visione della rivoluzione era perdente, perché mancava della scienza del materialismo storico.
L’uomo, in quei pochi minuti prende coscienza del fallimento dell’anarchismo di fronte alla scienza marxista e si suicida, annegandosi nella laguna.
Quel film era il tipico esempio della spocchiosa arroganza dei marxisti di quegli anni, convinti che, forti dei loro gulag, avevano trionfato su quei poveri utopisti degli anarchici.
Tanti anni sono passati da allora. Il marxismo e la socialdemocrazia sono morti, fallendo miseramente nei loro progetti di emancipazione sociale.
L’anarchismo è invece ancora vivo nelle lotte sociali del pianeta.
Anche Vittorio Taviani è morto. Non possiamo non notare la sua incoerenza. Ha preferito morire nel suo letto. Dopo la constatazione del fallimento del marxismo, per un briciolo di dignità, avrebbe dovuto annegarsi nella laguna veneta.
E. P.

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