Non è necessario sottolineare il fatto che le piattaforme sindacali non sono, fra i generi letterari disponibili, le letture più gradevoli; pure sono di un certo interesse perché ci dicono molto sia sulla natura della società in cui viviamo che sull’istituzionalizzazione delle relazioni sociali.
Il caso che proverò a prendere in esame è quello del Gruppo Leonardo attraverso l’ipotesi di piattaforma per il periodo 2027 – 2029 presentata da FIM CISL, FIOM CGIL, UIL.
Partendo dalla Premessa, il documento recita:
“Scenario e prospettive industriali
Nel corso della vigenza del precedente integrativo i mercati e gli ambiti commerciali a cui fa riferimento Leonardo, hanno visto una forte crescita degli ordinativi, sia nell’ambito civile che della difesa, con scenari e previsioni di una ulteriore crescita almeno nel prossimo triennio. Allo scenario geopolitico che si è determinato si sommano le scelte in ambito europeo con la creazione di nuove alleanze all’interno delle quali Leonardo riveste il ruolo di attore principale.”
In realtà non ci viene svelato alcun segreto, è noto che la spesa militare è in crescita, che viviamo in una situazione di guerra e che ciò, dal punto di vista di un’impresa come Leonardo, è una situazione eccellente. Se si considera poi che il mercato delle armi è gestito in larga parte dagli stati sulla base di contratti di medio lungo periodo e che, di conseguenza, i profitti sono garantiti, il tono ottimista si comprende. Inoltre si comunica che Leonardo ha un ruolo importante in una rete di alleanze rese necessarie dallo sviluppo del mercato delle armi.
Non a caso la Premessa prosegue con queste affermazioni inequivocabili: “Inoltre, nel corso del precedente triennio, l’azienda ha portato a termine diverse acquisizioni che permetteranno di ampliare tecnologie e di posizionare Leonardo a livello dei grandi player globali. In questo quadro gli ultimi dati economici del Gruppo registrano risultati più che positivi, con incremento degli utili e di ordini in crescita in tutte le Divisioni e Aziende del Gruppo.”
FIM, FIOM, UILM si riconoscono il fatto che hanno svolto bene il loro compito e, bontà loro, lodano i lavoratori e le lavoratrici di Leonardo: “Il rinnovo del CCNL Federmeccanica/Assistal, in cui Leonardo è il più grande Gruppo industriale metalmeccanico, ha dato certamente una risposta positiva ed efficace alla perdita del potere di acquisto dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori, ma è il momento di dare risposte ulteriori. Se oggi Leonardo è posizionata tra le prime dieci aziende globali del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza è senza dubbio frutto di quante e quanti quotidianamente varcano i siti dell’azienda e attraverso il loro lavoro permettono al management di poter rappresentare orgogliosamente un livello di tecnologie elevatissimo e di poter affrontare le sfide del futuro.”
Proviamo a riassumere:
– L’industria militare dà profitti consistenti;
– Una quota parte di questi profitti permette di dare “certamente un risposta positiva ed efficace alla perdita del potere di acquisto dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori”;
– I meriti dei lavoratori vanno riconosciuti e compensati.
FIM, FIOM, UILM propongono di operare col Contratto Integrativo Collettivo Aziendale sul quale “ci sono molte aspettative sulle quali occorre dare risposte su prospettiva industriale, investimenti sulle attività civili “pure” oltre che duali, consolidamento ulteriore di una società unica snella e capace di decidere in tempi rapidi, concludere il percorso di armonizzazione, un percorso di “staffetta generazionale” con accompagnamento alla pensione ecc. In altri tempi la normale attività sindacale in una società “sana”, che garantisce profitti e salari e che vede operare la concertazione.
Ciò che manca nel documento è qualsiasi riferimento al cosa e come si produce, tutto è dato per scontato. Quello di Leonardo è un mondo meraviglioso, c’è solo da di concertarne il governo.
Si tratta di proporre un altro punto di vista che sappia intrecciare efficacemente gli interessi immediati dei lavoratori e la critica della “razionalità” statale e capitalistica. Certo, oggi questi temi si sollevano più in ambito di movimento che sui posti di lavoro, pure dovremmo porci l’obiettivo di portare la contraddizione nel cuore del ciclo produttivo. Hic Rhodus, hic salta.
Cosimo Scarinzi