Nessuno stato nessuna nazione federalismo rivoluzione

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Il 24 settembre scorso migliaia di persone hanno manifestato a Roma in solidarietà al popolo curdo. Donne e uomini di tutte le età, già dalle prime ore del mattino, sono giunte in città da ogni parte d’Italia, dal nord al sud e dalle isole, per concentrarsi nel piazzale di Porta Pia.

Ha aperto il corteo la comunità curda, a seguire i movimenti di solidarietà provenienti da diverse regioni, i comitati delle donne, le associazioni, i no tav ed i no muos, i centri sociali, gli anarchici,

l’USI- AIT, i sindacati di base, la società civile, tutti insieme in sostegno alla resistenza curda ed ai popoli che vivono in quei territori. Molte realtà libertarie, anarchiche federate e non, hanno risposto all’appello lanciato nei giorni precedenti dal Gruppo Anarchico C.Cafiero-Fai Roma e dalla Federazione Anarchica Italiana ed hanno partecipato allo spezzone rossonero “No State No Nation Federalism Revolution” (Nessuno stato, nessuna nazione, federalismo, rivoluzione).

Le bandiere rossonere, dell’IFA e dell’USI-AIT, hanno caratterizzato lo spezzone e non solo mentre la manifestazione è sfilata per le vie della città. In prossimità dell’Ambasciata Turca si sono alzate le urla di protesta contro il fascista Erdogan, ed i canti di resistenza curda si sono alzati dal Tir che apriva il corteo. Già nei giorni precedenti alla manifestazione si erano svolti a Roma presidi, volantinaggi e megafonaggi, proteste si erano svolte di fronte l’ufficio del turismo e dell’ambasciata turca,una biciclettata, striscioni di solidarietà da Ponte Garibaldi, ed i manifesti di solidarietà al popolo curdo hanno riempito i muri della città.

La manifestazione si è svolta ad un mese esatto dall’entrata dell’esercito turco in Jarablus ( città in territorio curdo/siriano). Jarablus è una città vicina al confine turco-siriano e a Kobane, città liberata nel mese di gennaio 2015, dopo 137 giorni di assedio dell’ISIS.

La città di Kobane è stata liberata dalla Resistenza curda, dalle partigiane e partigiani delle Unità di Autodifesa del popolo (YPG) ed Unità di Autodifesa delle donne ( YPJ).

Lo stato turco, il 24 agosto scorso, ha invaso Jarablus, evidentemente in maniera concordata, poiché all’arrivo dell’esercito turco, l’ISIS aveva appena lasciato la città.

Un’ invasione dell’esercito turco pianificata dunque tra stato turco ed ISIS con lo scopo di schiacciare nel sangue la rivoluzione in Rojava (Kurdistan-siriano). Lo stato turco ha dato inizio all’operazione “scudo dell’Eufrate” per attuare la soluzione finale e l’annientamento del popolo curdo.

Il progetto di genocidio dei curdi e di tutti i popoli che vivono nelle regioni del Kurdistan è arrivato dopo un anno di massacri e guerra, migliaia di morti tra i civili, centinaia di villaggi, di città abbattute ed esecuzioni sommarie, migliaia gli sfollati forzati.

Nelle regioni in Turchia, a maggioranza curda (Bakur) è ormai guerra aperta nei confronti della popolazione civile.

Dopo il fallito colpo di stato in Turchia del mese di luglio Erdogan ha rafforzato la sua dittatura ed aumentato il terrore tra la popolazione non solo curda. E’ stata eliminata la libertà di stampa in tutto il paese, sono stati arrestati giornalisti ed avvocati, licenziati decine di migliaia di impiegati pubblici, insegnanti ed accademici, obiettori al servizio militare, ha aumentato la repressione nei confronti dei gruppi attivi nelle lotte e nei movimenti sociali con la scusa dello stato di emergenza. Anarchici, socialisti, gruppi curdi democratici sono stati colpiti dalla morsa liberticida del governo turco. Anche le anarchiche e gli anarchici del DAF sono stati colpiti dalla stretta repressiva ed il loro giornale Meydan è stato chiuso.

Il progetto di Erdogan della creazione di una “zona cuscinetto”, un muro incompleto lungo tutto il confine turco/siriano, sta andando avanti ed è il luogo dove lo stato turco ha fatto e sta continuando a far passare i rifornimenti all’ISIS.

Il 13 agosto la città di Mambij è stata liberata dalle Forze Democratiche Siriane ( FDS) dal controllo dello stato islamico. Un passo  importante per la rivoluzione in Rojava (kurdistan siriano). Tale avanzamento dei curdi nella resistenza e sconfitta dell’ISIS non è stato gradito dal regime turco di Erdogan e siriano di Assad.

Con la rivoluzione in Rojava (kurdistan siriano) del luglio 2012 il movimento di liberazione curdo ha creato un sistema autogestionario di consigli nei quartieri, nei villaggi fondati sul comunalismo, un’autorganizzazione federalista fondata sull’ecologia, sull’uguaglianza nella diversità dei popoli, delle culture e dei generi. L’avanzata dell’autodeterminazione dei curdi rappresenta una minaccia per il capitalismo, lo stato, il patriarcato, per le potenze imperialiste ed i venditori di armi che traggono profitto dalle guerre.

Con il pretesto di aiutare i profughi creati da una guerra di cui lo stesso stato turco è coinvolto, l’UE ha stanziato direttamente ad esso 6 miliardi di euro a cui ha aggiunto, negli ultimi giorni, 348 milioni di euro.

In Rojava, in Bakur come in Italia e nel resto del mondo la rivoluzione in una prospettiva libertaria è patrimonio di tutte le anarchiche e gli anarchici internazionalisti.

Gruppo Anarchico C. Cafiero – Fai Roma

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