Morti di Stato / Carlo Giuliani 1

Il G8 di Genova del 2001 ha segnato l’inizio di una nuova fase mondiale. I capi delle più importanti nazioni del mondo si sono riuniti per gettare le basi della globalizzazione in cui tutti oggi ci ritroviamo ingabbiati. Oltre alle decisioni dei capi di Stato, ciò che si ricorda di Genova 2001 sono le manifestazioni contro il G8, la violenza della polizia per strada e poi alla Diaz e a Bolzaneto. Innumerevoli feriti più o meno gravi e una vittima sono il bilancio di quei giorni. Da quel fatidico 20 luglio decine e decine di tributi musicali, non solo italiani, sono stati scritti e urlati per non dimentiCarlo.

1 SKA-P – SOLAMENTE POR PENSAR

Da metà anni ’90 gli Ska-P hanno incominciato a spingere uno ska punk con influenze iberiche che li ha resi celebri anche oltre i confini spagnoli. Uno dei gruppi ska più famosi della propria epoca, ha fatto dei testi politicizzati una propria cifra stilistica. Ricchi di energia, si sono fatti conoscere da ogni palco per i loro live trascinanti, arricchiti dall’utilizzo di costumi, piccole performance e proiezioni per introdurre e accompagnare le canzoni. “Solamente por Pensar” è un brano incluso in ¡¡Que Corra la Voz!!, considerato uno degli album più maturi e completi della band, pubblicato poco dopo il G8 del 2001.

La canzone è dedicata a Carlo Giuliani ed è stata incisa anche in Incontrolable, l’album dal vivo che riporta l’ultimo tour prima di un ritiro dalle scene per qualche anno. Nel live di Torino gli Ska-P cantano la canzone in italiano e incidono così una versione inedita del brano. “Arriva un’auto ufficiale / con la sua bandiera nazionale / misure di sicurezza / polizia nazionale”. In un italiano non sempre limpido, la canzone scorre veloce. “Dall’altra parte dell’azione / c’è una manifestazione / sono anti globalizzazione / ogni giorno siamo di più, / ogni giorno siamo di più”. Nel testo possiamo sentire anche un filo di retorica che però può forse essere utile per richiamare i sogni e le idee che animarono le mobilitazioni del luglio del 2001. “Basta così, c’è da ammazzar la bestia / destati dalla tua indifferenza. / Il potere corrompe la coscienza / unisciti, c’è ancora resistenza”. “Carlo Giuliano pagò / la sporca tirannia di uno stato di polizia”: il ribelle di Genova viene anche citato esplicitamente e il titolo della canzone rende l’idea di come si possa trovare la morte solo per il fatto di avere delle idee.


2 MALAVIDA – 20 LUGLIO feat. FILIPPO ANDREANI

I Malavida sono una band marchigiana di Filottrano che per ispirazione, sonorità ed attitudine ha molto in comune con i Gang. Le affinità con i loro concittadini li hanno portati ad intrecciare la propria carriera musicale, formando i Malagang.

Rispetto agli esordi, nel loro album del 2010 i testi e i suoni appaiono più maturi e propongono una miscela di generi urbani di protesta con uno stile personale e connotante. Agit Prop vede la luce quando, dopo un lungo periodo perso ad inseguire etichette più o meno indipendenti, i Malavida riescono ad autoprodursi l’album. Nei lavori precedenti ricorrevano spesso all’inglese ed allo spagnolo per le liriche e nel trattare temi sociali e politici si servono anche di qualche parolaccia, tanto per essere più chiari. Nel disco sono presenti molte collaborazioni di altri gruppi italiani che spaziano dallo street-punk al folk, passando per lo ska. In copertina, sopra al titolo cubitale Agit Prop, campeggiano due pistole che nella parte superiore diventano dei megafoni. Un’immagine perfetta per anticipare l’ascolto di un disco di musica combat e che riporta anche all’immaginario di Genova 2001, quando la città era piena di megafoni ma anche di pistole.

Le canzoni dell’album raccontano di politici truffaldini, morti bianche, un fascismo che ritorna (o che forse non se ne è mai andato) e delle tante storie di una Repubblica che ha insistito troppo poco sulla verità e ha dimenticato in fretta. Tra queste storie trova spazio anche quella di Carlo nel brano “20 Luglio”, in cui è presente la partecipazione di Filippo Andreani, voce e chitarra degli Atarassia Gröp. “Facce conosciute d’una brutta storia / maledetto il giorno di qualche tempo fa / lui era lì con la sua rabbia in corpo / nonostante la sua giovane età”.

Gli Atarassia avevano a loro volta ricordato i fatti del G8 del 2001 con “Lettera a Genova”, incisa in Non si Può Fermare il Vento. La canzone suona proprio come un testo da far recapitare alla “città ancora bardata a lutto dopo quel tragico luglio”: “Genova che taci e ascolti il mare / gridare il nome, di un figlio vissuto a metà…”. I versi servono quasi a consolare il capoluogo ligure perché “uniti più d’allora / ci sentirai marciare e se ci cercherai / dalla stessa parte ci ritroverai, / perché a perdere non ci si abitua mai”.

La voce dell’ospite si alterna a quella dei Malavida che riportano la memoria ai cortei contro il forum dei leader delle prime otto potenze mondiali. “Un film già visto sembra un’ovvietà / feccia, infiltrati, polizia a provocar / inizian le cariche, barbarie d’altra età / la belva è liberata, chi ci salverà?”. Il brano, dopo una ingannevole pausetta, esplode nel ritornello urlato e velocissimo in contrapposizione al placido ritmo caraibico delle strofe. “Scappa da lì non ti fermare / Scappa dal piombo che ti ucciderà / Scappa da lì non ti voltare / La mattanza è iniziata e non si fermerà”.
Dopo il ritornello Andreani riprende il microfono e riporta la calma con il suo timbro caldo e pacato: “Vergogna era il grido e giù a manganellar / la mattanza era iniziata e le Tv a filmar / nessuna vergogna nessuna pietà / erano così sicuri della loro impunità”.

Sul ritmo in levare i Malavida ripercorrono due tra i più cruenti momenti della repressione avvenuta durante e dopo le manifestazioni contro il G8. “La legalità non è qui di casa / Bolzaneto a poco arriverà, / e la notte cosa porterà / di lì a poco la Diaz arriverà”. Le ultime parole sembrano richiamare il motto “nessuna pace senza giustizia” che animerà tutte le mobilitazioni successive al 2001: “Lotta dura sempre sarà / finché la verità a galla non verrà / nessuna indulgenza, nessuna pietà / noi vogliamo giustizia e libertà”. La canzone termina realmente con la registrazione audio in cui si sentono spari e il grido straziato di chi in Piazza Alimonda vide Carlo non rialzarsi più.

3 PARDO FORNACIARI – VI RICORDATE QUEL VENTI DI LUGLIO

Pardo Fornaciari è un autore toscano che, oltre ad aver scritto e pubblicato diversi inediti, ha reinterpretato canti popolari e della tradizione del movimento operaio. I suoi brani raccontano della sua terra, ribelle per tradizione, ma riescono anche ad avere un respiro internazionale e contemporaneo.

Oltre ad eseguire le canzoni come un moderno cantastorie, Pardo dirige il Coro Garibaldi d’Assalto che ripropone canti di lotta degli ultimi due secoli. Nelle loro interpretazioni di brani della tradizione anarchica e social-comunista spesso sono presenti delle varianti in cui introducono strofe che parlano di personaggi e situazioni più recenti.

Pardo Fornaciari ha scritto una canzone per ricordare la giornata in cui venne ucciso Carlo Giuliani intitolata “Vi ricordate quel venti di luglio”. Il brano riprende una canzone scritta oltre mezzo secolo prima per ricordare la sconfitta elettorale del Fronte Popolare alle prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana. Lanfranco Bellotti, subito dopo le elezioni del 18 aprile 1948, scrisse “Operai e Contadini”, apportando qualche modifica alla melodia di un canto della Grande Guerra. Il testo ripulito delle prime due strofe, in cui emergevano maggiormente sfiducia e senso di sconfitta, e ritoccato per risultare più scorrevole diverrà noto come “Vi ricordate quel diciotto aprile”, riprendendo il primo verso del componimento riveduto. Al clima politico che apriva la strada agli anni ’50, Pardo sostituisce i fatti del G8 del 2001. “Vi ricordate quel 20 di luglio / Genova calda e incatenata / da otto gangster che a mano armata / il mondo intero voglion dominar”.

Se nell’originale trovavamo il nome del famigerato ministro dell’interno a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, Scelba viene sostituito dal Vicepresidente del Consiglio del secondo governo Berlusconi, in carica durante il forum internazionale. Che cosa fa Gianfranco Fini / con la sua mobile in questura / ma il movimento non ha paura: / «Difenderemo la libert໓.

Sempre sull’aria de “Vi ricordate quel diciotto aprile”, il Canzoniere Pisano aveva composto una strofa contro la coalizione governativa del centro sinistra degli anni ’60, in cui si scagliava contro la repressione poliziesca e gli sfruttatori venivano incarnati in Moro ed Agnelli, primi bersagli di un odio di classe “senza barriere”.

Il blocco nero scorrazza in giro / e spacca tutto senz’esser fermato / ma ai pacifisti viene riservato / un trattamento davvero special”. Il componimento riprende la stessa impostazione dell’originale di oltre mezzo secolo prima, ripetendo l’ultimo paio di versi sempre due volte.

Le tute bianche fanno il corteo / per arrivare alla “zona rossa” / quando un plotone gli si scaglia addosso / di poliziotti e di finanzier. / Scappa un plotone dei carabinieri / quando un gippone come per vendetta / prende di mira il corteo e si getta / contro i compagni a gran velocità”.

La canzone sembra proprio descrivere ogni fotogramma dei video che hanno immortalato le dinamiche di piazza in cui morirà Carlo. “Sbanda e si pianta contro un cassonetto / e non riesce più a manovrare / ma fra i compagni c’è chi vuol provare / una lezione gli voglion dar”.

Si arriva al tragico epilogo quando un ragazzo con canottiera bianca e passamontagna nero si dirige verso una jeep dei carabinieri con un estintore in mano. “Da dentro in due puntan le pistole / contro i compagni, ma li vede Carlo / con l’estintore prova ad impedirlo / ma gli spara in faccia un carabinier”. Le immagini di quei momenti restano indelebili, e il corpo del giovane manifestante viene schiacciato anche se già a terra. “L’altro assassino che stava al volante / stritola Carlo con il gippone / e il mondo intero in televisione / vede l’orrore e la bestialità”.

La canzone di Bellotti voleva far superare la delusione della sconfitta con un senso di combattività e unione, Pardo cerca di fare lo stesso lanciando un monito per non dimenticare. “E io vi chiedo miei cari compagni / andate in giro a raccontare / quel che è successo a denunciare / per la difesa della libertà”.

EN.RI-OT

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