Sono cominciati i giochetti del governo per prolungare la permanenza di Alfredo Cospito nel regime carcerario previsto dall’articolo 41 bis. Una nota dell’ANSA uscita il 10 aprile, che cita fonti del ministero, afferma che questo è l’orientamento “a seguito della verifica della persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con organizzazioni criminali o terroristiche”.
La prova della capacità di Cospito di mantenere questi contatti è data dalle agitazioni a suo favore: le dimostrazioni per la fine del 41bis diventano prove per l’accusa.
Cospito è un capo, questa è la tesi dell’accusa. Non importa che si dichiari anarchico, che rifiuti ogni forma di gerarchia, che non sia stata provata l’esistenza di alcuna forma di organizzazione; sono le proteste a suo favore, una volta incarcerato e sottoposto al regime del 41 bis, che dimostrano che è un capo. Peccato che queste “prove” si manifestino dopo la condanna.
Qualcosa di simile è successo nel caso delle 91 persone che lo scorso 29 marzo, a Roma, volevano ricordare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, trovati morti in un casolare diroccato, e per le quali è scattato per la prima volta il ‘fermo preventivo’ previsto dall’ultimo decreto sicurezza. Il fatto che queste persone si siano riunite comunque, dopo il divieto della Questura, dimostrerebbe la loro pericolosità per la convivenza civile e democratica.
Quindi, nel caso di Cospito, la sua condanna al 41 bis è provocata dal suo ruolo di capo, e il suo ruolo di capo è dimostrato dalle manifestazioni a suo favore, che si sono svolte dopo la condanna. Allo stesso modo, la pericolosità delle persone fermate a Roma è dimostrata dal mancato rispetto del divieto, mancato rispetto avvenuto comunque dopo il divieto stesso.
Ci troviamo di fronte ad esempi di polizia predittiva, in cui il rapporto di causa ed effetto è completamente invertito.
Ma c’è di più. La giustificazione addotta per vietare la commemorazione di Ardizzone e Mercogliano, cioè “l’inclinazione ideologica dell’anarchismo contro l’ordine costituito”, mostra chiaramente che per le istituzioni l’obiettivo ideologico da colpire, oltre le singole persone, è l’anarchismo in sé.
I governanti e i loro servi sanno bene che la società basata sul dominio di una piccola cerchia di privilegiati sulla grande massa dell’umanità è sempre più traballante, per questo si vuole cercare di mettere a tacere chi non ha alcuna fiducia nel governo.
Il progetto di legge annunciato dalla Lega, non ancora depositato, secondo il suo estensore “metterà al bando le associazioni anarchiche e i gruppi militanti antagonisti estremisti”.
Si chiude così il cerchio: si accusa l’anarchismo di mettere in pericolo la pacifica convivenza, si prende a pretesto la risposta alla repressione, si fa una legge per mettere fuori legge il movimento anarchico.
I governanti non si illudano di allontanare il momento della resa dei conti mettendo a tacere l’anarchismo e con ciò pensare di risolvere le mille contraddizioni che attraversa il loro regime.
Il movimento anarchico non accetta passivamente le prepotenze di chi detiene il dominio politico. Continueremo ad essere presenti nelle tante lotte sociali che ogni giorno testimoniano l’insofferenza e la volontà di cambiare pagina rispetto a un potere sempre più oppressivo che genera sfruttamento, guerre e povertà. Continueremo a batterci contro ogni galera e ogni forma di detenzione, dal carcere agli hotspot per i migranti. Contro il 41 bis e per la libertà di Cospito. Continueremo a lottare per la nostra libertà di organizzarci e propagandare le nostre idee, a lottare per la libertà di tutte e tutti.
Tiziano Antonelli