In bici contro la guerra

A insindacabile parere di chi scrive, ci sono poche cose che aumentano il piacere di pedalare in buona compagnia, una è quella di farlo in una località di mare e durante la bella stagione.

Il programma della “Critical Mass (CM) Interplanetaria” del 2026, detta “CieMmona”, che si è svolta nell’ultimo fine settimana di maggio a Livorno, si è sviluppato nel corso di tre intense giornate. La proposta iniziale è partita dalla Ciclofficina “Scintilla”.

L’anticipazione tutta cittadina, o quasi, di venerdì 30 ha portato cicliste e ciclisti in lungo e in largo per una città quasi completamente in piano, che quindi è proprio fatta apposta per godersi l’uso della bicicletta.

Il giorno seguente, all’appuntamento si sono presentate anche persone venute da lontano a giudicare dalle bandiere della CM di Brescia, di Palermo e, se non abbiamo avuto un abbaglio, di Nizza. Tra le altre sventolavano anche delle “Jolly Roger” (quelle con teschio e tibie incrociate), quelle antifasciste e quelle palestinesi. L’iniziativa è partita con un prevedibile ritardo, ma, per fortuna, una leggera brezza marina ha reso molto più sopportabile il caldo estivo del primo pomeriggio livornese. Dopo i rituali giri di pista per prendere velocità, le centinaia di partecipanti hanno attraversato alcuni dei quartieri periferici della città e hanno puntato su “Camp Darby”, la mostruosa – non solo dal punto di vista delle dimensioni – base militare degli Stati Uniti che è situata circa a metà strada tra Livorno e Pisa. Questo perché il tema centrale scelto per questa manifestazione era l’opposizione ai processi di riarmo in atto.

La scelta di uscire dalla città per concentrare la protesta in un luogo quasi deserto è stata una cosa poco usuale, in quanto, di solito, le CM hanno come scenario principale quello degli agglomerati urbani. Dopo aver rallentato, a causa del numero delle due ruote in strada, il flusso di auto diretto al casello dell’A12, le biciclette sono arrivate davanti alla base militare. Erano così tante che sono “esondate” sulla limitrofa Strada Statale Aurelia, che è rimasta bloccata per qualche ora.

Come sempre accade, l’occasione è stata riempita da musica, compresa una cornamusa, larghi sorrisi, abbracci e un clima rilassato che ha lasciato chi era inscatolato in auto a fare i conti con i propri problemi psicosomatici.

La pedalata di domenica 31 a degna chiusura di questi tre giorni è stata fatta in sostegno alla lotta degli “Orti Urbani”, un progetto che da molti anni si oppone alla cementificazione di un’area della città di Livorno portando avanti un’attività di segno completamente opposto.

Biciclette e proteste hanno da molto tempo uno stretto legame con l’azione diretta di matrice anarchica. Almeno dal lontano 1965, quando il movimento giovanile conosciuto come “Provo” chiese al Comune di Amsterdam di acquistare migliaia di biciclette e di metterle gratuitamente a disposizione dei cittadini al fine di contrastare il traffico dei veicoli a motore a favore di una mobilità urbana meno dannosa. In risposta al rifiuto delle autorità, i “Provo” disseminarono nella città olandese una cinquantina di biciclette dipinte di bianco che non avevano lucchetti. Vennero tutte sequestrate in quanto era vietato lasciare in strada delle bici non chiuse. Quando le biciclette vennero restituite, furono di nuovo messe in strada chiuse con lucchetti la cui combinazione era scritta sul telaio dei mezzi.

Molti anni dopo, nel 1992, a San Francisco fu organizzata quella che viene ritenuta la prima CM, pensata come una sorta di incontro tra persone che vanno in bicicletta e che vogliono anche protestare non solo per come viene gestita la viabilità delle città nelle quali vivono, ma anche contro il modello di vita imposto dal sistema capitalistico. Dopo questa prima “coincidenza organizzata”, eventi di questo tipo hanno iniziato a diffondersi spontaneamente in molti paesi. In Italia, la prima CM risale al 25 settembre 1999 e venne organizzata a Pisa da una dozzina di anarchici e anarchiche. A partire da quella data, la CM si è diffusa in piccole e grandi città e, con alterne fortune, ha resistito fino a oggi.

Ci sono almeno due cose che caratterizzano queste iniziative e le distinguono da altri raduni di ciclisti: la prima è che si tratta di eventi autogestiti e la seconda è che hanno sempre una caratterizzazione politica. Anche se una CM costituisce in primo luogo una chiara protesta contro le politiche locali e nazionali riguardanti la gestione dei trasporti pubblici e privati e della viabilità nelle città, diventa sempre portavoce anche di altre tematiche importanti. La cosiddetta “CieMmona” è una sorta di concentrato di tutte le diverse CM che si fanno a livello locale e si svolge ogni volta in una città diversa.

Questo giornale non poteva fare a meno di pubblicare un articolo sull’iniziativa anche perché “Umanità Nova” è stato il primo e non a caso l’unico a mandare in stampa alla fine del secolo scorso un breve resoconto della prima CM organizzata in Italia.

 

Da “Umanità Nova” n.30 del 3 ottobre 1999

Pisa: Vietato andare in bicicletta?

Cosa accade se, in un tranquillo pomeriggio di settembre, un piccolo gruppo di ciclisti si trova a pedalare insieme per le strade del centro di Pisa, quelle che di solito sono intasate dal traffico automobilistico e invase da pestiferi gas di scarico?

Succede che molti automobilisti si incavolano come se fosse colpa delle due ruote se loro sono costretti quotidianamente a lenti ed inutili cortei; che qualche passante parteggia per i biciclettisti, che qualche vigile si preoccupa troppo; se poi tra i forzati delle quattro ruote ci sono anche dei tutori del (dis)ordine allora si può arrivare anche al ridicolo.

Infatti, dopo circa un’ora, la passeggiata dei ciclisti viene bruscamente interrotta con una manovra di accerchiamento di vigili e polizia degna dei peggiori film americani e una ventina di pedalatori sono costretti al rito dell’identificazione e delle minacce di denuncia per “intralcio al traffico” (sic!), un po’ come se – quando c’è un ingorgo – i vigili multassero tutti gli automobilisti per blocco stradale…

A solo un giorno dalla tanto strombazzata, demagogica e sponsorizzata “città senza auto” (a cui il Comune di Pisa ha aderito entusiasticamente) tutto è tornato come prima ed una semplice pedalata viene trasformata in una pericolosa manifestazione sovversiva, in tal modo la vera politica del traffico dell’amministrazione cittadina nei confronti dei mezzi di trasporto non inquinanti si mostra in tutta la sua reale mostruosità: mancanza di piste ciclabili, di rastrelliere, periodici sequestri delle bici dei pendolari e degli studenti parcheggiate alla stazione ed ora anche il tentativo di intimidazione contro un gruppo di ciclisti accusati di intralciare il traffico.

Cosa rispondere? Prendendo a prestito uno slogan i ciclisti fermati hanno dichiarato: “Noi non intralciamo il traffico, noi SIAMO il traffico”.

Caotico Info (Pisa)

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