Amedeo Bertolo

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Amedeo Bertolo è morto martedì 22 novembre 2016 a Milano. Schivo e riservato, la sua assenza peserà sul movimento anarchico di cui è stato di fatto una colonna per oltre cinquant’anni.
A inizio anni Sessanta il ventenne Amedeo è attivissimo nella lotta antifranchista. Nel 1962, sul suo “galletto”, con a bordo un ciclostile mascherato da cassetta da pittore, distribuisce materiale di propaganda in territorio spagnolo, e stringe fraterna amicizia con diversi compagni della Federaciόn ibérica de juventudes libertarias. Al ritorno in Italia giunge notizia che uno di questi, Jorge Conill Valls, è stato condannato a morte in seguito ad alcuni attentati dimostrativi contro luoghi simbolo del regime. In segno di protesta Amedeo, insieme ad altri giovani anarchici e socialisti, decide di sequestrare il vice console spagnolo Isu Elías. È il primo rapimento politico in Italia: il fatto ha una certa eco nell’opinione pubblica, la pena di morte viene commutata in ergastolo e il vice console è rilasciato. Il giorno del processo il ventunenne Bertolo, fino ad allora latitante, si costituisce in tribunale; il giudice riconosce i motivi di valore morale alla base del gesto e ordina la sospensione della pena, mentre fuori, a Milano e a Roma, si tengono manifestazioni contro la dittatura di Franco.
Redattore del foglio “Materialismo e Libertà” nel 1963, tre anni più tardi è tra gli organizzatori del convegno giovanile internazionale che si svolge a Milano, ospiti, tra gli altri, i provos olandesi e i contestatari francesi. Alla fine del convegno viene improvvisata una manifestazione nel corso della quale un garrote (lo strumento di morte utilizzato dal regime franchista) viene portato a spalle davanti al Duomo, prima che arrivi la polizia a compiere i soliti arresti. In questo contesto si rafforzano quei legami con la gioventù contestatrice europea che continueranno negli anni successivi e che contribuiranno a portare in Italia lo spirito e le pratiche del maggio francese.
Animatore del gruppo Gioventù Libertaria di Milano e poi del gruppo Bandiera nera, fonda insieme a Giuseppe Pinelli la Croce nera anarchica sull’esempio dell’Anarchist Black Cross di Stuart Christie. Obiettivo principale è portare solidarietà attiva ai militanti vittime della repressione franchista.
La strage di Stato del 12 dicembre 1969 cambia la storia d’Italia, la vita dei compagni e l’attività della Croce nera che si concentra ora sulla necessaria attività di difesa e di controinformazione. Amedeo appena saputa la cosa telefona ai suo compagni: “Hanno ucciso Pino. Andiamo in questura, per farci tacere dovranno ammazzarci tutti”. Comincia quindi una intensa stagione. Celebre la conferenza stampa al Circolo Ponte della Ghisolfa del 17 dicembre 1969, in cui i giovani milanesi affermano a chiare lettere: “Valpreda è innocente, Pinelli è stato assassinato, la strage è di Stato”. Per il “Corriere della Sera” si tratta di “farneticazioni”, mentre il questore di Milano da subito infanga la memoria di Pinelli, accusandolo di essersi suicidato a dimostrazione della sua colpevolezza. Amedeo, che già stava lavorando a fondo sulle bombe scoppiate nei mesi predenti su e giù per l’Italia, ascrivendole a un piano ordito dallo Stato per fermare la spinta della contestazione del ’68/’69, è tra coloro i quali delineano lucidamente i contorni della strategia della tensione. Il libro Le bombe dei padroni. Processo popolare allo stato italiano nelle persone degli inquirenti per la strage di Milano, centinaia di migliaia di giornali e volantini, sono solo alcuni dei segni rimasti visibili di una stagione in cui il movimento riesce a ribaltare il tavolo, dall’iniziale caccia alle streghe contro i libertari fino all’affermazione della verità: gli anarchici sono innocenti, la strage è di Stato, Pinelli assassinato, Calabresi assassino. La redazione di “A Rivista Anarchica”; l’attività dei Gruppi anarchici federati (dalla fondazione nel 1972 fino all’autoscioglimento nel 1978) e quella del Comitato Spagna libertaria; i convegni (su Bakunin, sui Nuovi padroni – in cui si analizza una nuova classe di dominatori, i tecnoburocrati – sull’Autogestione – vista come pratica continua di destrutturazione del potere ); gli incontri internazionali come quello del 1984 a Venezia dove si ritrovano circa tremila compagni da varie parti del mondo; il lavoro redazionale nella rivista “Interrogations” fondata nel 1974 da Louis Mercier Vega, già combattente nella guerra civile spagnola con la Colonna Durruti; la creazione del Centro studi libertari (1976) che si affianca all’archivio Pinelli, luogo dove viene organizzato quel ricco materiale “ereditato” dalle generazioni precedenti grazie al supporto generoso di compagni come Pio Turroni; la riattivazione della casa editrice Antistato che grande ruolo ha nel portare in Italia autori da riscoprire (Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Landauer, Armand) o che rinnovano profondamente l’orizzonte culturale del movimento (Bookchin, Ward, Goodman, Castoriadis, Mercier Vega, Lourau, Clastres, Colombo ecc.); la nuova serie della rivista “Volontà” (dal 1978); ancora, a metà degli anni Ottanta, la nascita della case editrice Elèuthera, erede dell’Antistato, che ha sempre in Amedeo uno degli animatori e che con le sue pubblicazioni continua a fornire nuovi stimoli e ad aprire vie impreviste all’anarchismo.
Lasciamo il pessimismo a tempi migliori, scriveva Amedeo in “Volontà” del luglio/settembre 1983.
Lasciamo il pessimismo, certo, ma non possiamo lasciare la tristezza che ci pervade.
Circolo anarchico Berneri – Bologna
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bertolo-1024x754E’ morto Amedeo Bertolo, 75 anni,  storica figura del movimento anarchico.
Nel 1962 aveva rapito il vice-console spagnolo ottenendo l’annullamento di condanne a morte nella Spagna franchista.
Intellettuale, docente universitario ad Agraria, nel 1971 fondò la rivista anarchica “A”, nel 1976 il Centro Studi Libertari/Archivio Pinelli,
nel 1986 la casa editrice Elèuthera.

Stamattina, a Milano, dove era nato nel 1941 e dove risiedeva, è morto Amedeo Bertolo, 75 anni, noto esponente del movimento anarchico e intellettuale di prestigio.
Nato nel 1941, avvicinatosi giovanissimo all’anarchismo, fu protagonista con altri giovani a Milano, nel 1962, del rapimento del vice-console spagnolo a Milano Isu Elias. Rapimento che aveva come obiettivo evitare l’esecuzione a Barcellona di un militante anti-franchista condannato a morte.  Il rapimento, assolutamente incruento, si risolse dopo pochi giorni, dopo aver ottenuto lo scopo prefisso.  Il processo, svoltosi a Varese, si trasformò in un atto di accusa contro il franchismo. I giovani rapitori furono sostanzialmente assolti.  Il fatto ebbe grande eco sulla stampa nazionale e internazionale e segnò una sconfitta per il franchismo, oltre che la salvezza di vite umane.
Docente di estimo alla facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, si è continuamente occupato della promozione di attività al contempo militanti e culturali, sempre insieme a Rossella Di Leo, la compagna di una vita.  Nei primi anni ’60 la rivista Materialismo e libertà, nel 1971 la rivista anarchica “A” (tuttora esistente), nel 1975 il Comitato Spagna Libertaria, nel 1976 la rivista anarchica internazionale quadrilingue Interrogations, nel 1976 il Centro Studi Libertari/Archivio Pinelli, nel 1986 la casa editrice Elèuthera.  E poi convegni internazionali, seminari, un’attività instancabile.
Bertolo lascia due figli (Libero e Annalisa).
La redazione della rivista anarchica “A”, nel comunicarne la morte, lo ricorda, oltre che tra i propri fondatori, come un collaboratore e un lettore sempre attento, critico e anche molto critico, un punto di riferimento del quale sentiamo già ora la mancanza.

per la redazione di “A”
Paolo Finzi
Qui potete ascoltare un´intervista a Paolo Finzi durante la puntata di Anarres
La redazione web di Umanita´ Nova si unisce al cordoglio di tutti i compagni e le compagne per la scomparsa di Amedeo.

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