Il problema più palpitante del movimento anarchico in Italia è oggi quello di coniugare i temi teorici con l’attività pratica dell’anarchismo. Le questioni teoriche di base sono già definite da tempo e alla luce di queste possiamo affrontare con serenità il loro ampliamento e approfondimento. Quelle che appaiono ancora aperte risentono, più che allo scarso armamentario teorico, dell’influenza delle ideologie dominanti, che danno una rappresentazione distorta dell’anarchismo. Chi si avvicina al movimento, influenzato da queste ideologie, vi cerca qualcosa che non vi può trovare, spesso si allontana e talvolta vi porta confusione e disgregazione.
Quella che si presenta come un’ostinata incomprensione del movimento anarchico da parte degli avversari, è in realtà un’opera consapevole di denigrazione e di snaturamento. Si tratta quindi di riprendere la chiarificazione teorica. Ma anche questo è eminentemente un problema pratico. A nessuno spetta di rilasciare patenti di anarchismo: la coerenza con i sacri testi di questa o quella posizione va verificata nella loro efficacia nella trasformazione sociale.
I problemi pratici che si presentano sono innanzi tutto quelli della corretta informazione e comunicazione dei principi e degli scopi dell’anarchismo, e della critica ai travisamenti di questi.
Quali siano i temi da cui partire è ancora una volta un problema pratico, che ci viene dettato sia dallo sviluppo del movimento di lotta e dalla necessità di parteciparvi con i nostri contenuti originali, sia dai fenomeni di sbandamento che si registrano all’interno del nostro movimento.
Oggi in Italia il movimento operaio giace in uno stato di rassegnazione, dopo che le sue organizzazioni burocratiche e riformiste si sono asservite agli interessi della borghesia e alla politica economica del governo. Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro che ne è conseguito rende ancora più difficile la ripresa della lotta. Nonostante tutto, dagli scioperi e dalle manifestazioni di questi giorni giungono segnali di una possibile ripresa di lotte sui posti di lavoro. Il movimento anarchico, convinto della bontà del proprio programma, deve sapersi situare all’interno di queste lotte, portare il proprio contributo di contenuti e metodi, rendersi riconoscibile e marcare la differenza rispetto alle altre forze politiche.
Nella situazione presente è indispensabile che il movimento anarchico coordini le proprie forze per un’azione comune, agire in mezzo al movimento operaio per impedire che esso si limiti e si corrompa di nuovo nella ricerca esclusiva dei piccoli miglioramenti compatibili col sistema capitalistico, e far in modo che le sue lotte servano per la preparazione della completa trasformazione sociale. Uno degli spazi di azione è fra le masse che Malatesta definiva “inorganizzate” e forse “inorganizzabili”, lavorare per svegliare in esse lo spirito di rivolta ed il desiderio e la speranza di una vita libera e felice. Il compito dell’anarchismo è favorire tutti i possibili movimenti che tendono ad indebolire le forze dello Stato e dei capitalisti e ad elevare il livello morale e le condizioni materiali delle classi sfruttate. La capacità degli organismi di base del movimento operaio di preparare e condurre le lotte, il saper dare voce alle molte componenti di questo movimento, sono utili momenti di preparazione, teorica e pratica, per l’atto rivoluzionario che deve aprire la via all’avvenire.
Se questo è il programma immediato che si presenta all’anarchismo, i temi da affrontare sono quelli del legame tra autorganizzazione delle lotte e autorganizzazione della società; dell’abolizione della proprietà privata come passaggio ineliminabile che porti al superamento della povertà generalizzata tipica del modo di produzione capitalistico; del federalismo come riconoscimento dell’ineluttabile interdipendenza dell’umanità, che nasce dalla volontà di armonia e solidarietà. A questo si aggiunge il rifiuto e lo smascheramento di tutte le concezioni rivoluzionarie che propongono la scansione dei due tempi e la “fase di transizione” in cui si svilupperebbero quelle forze produttive che dovrebbero permettere il superamento dei rapporti di produzione capitalistici. Smascherare e respingere il mito della “doppia rivoluzione”, prima democratica, di fatto al seguito dei partiti borghesi, e poi, ma solo dopo, socialista.
Questi sono solo alcuni dei temi che, approfonditi e resi più chiari, possono permettere al movimento anarchico di portare il proprio contributo al movimento di lotta per spingerlo verso la trasformazione sociale.
Ripeto, per me questo è un compito essenzialmente pratico, in quanto non si tratta di stabilire la coerenza delle argomentazioni portate avanti dall’anarchismo con uno o più testi sacri, attraverso un’esegesi che rimane sempre discutibile. Si tratta di verificare la possibilità di attuazione di queste affermazioni e la loro fecondità per il movimento di lotta, e questo appunto non si fa nella sala di lettura del British Museum, ma nel percorso di crescita del movimento. Si tratta quindi di applicare questi principi e questi scopi ai problemi concreti che affrontano oggi le classi sfruttate.
Il lavoro che attende il movimento anarchico può essere visto come un processo che attraversa vari stadi: innanzi tutto un lavoro di elaborazione, in cui vengono individuati i temi principali dell’anarchismo da impiegare nella situazione attuale, vengono collegati ai problemi che il movimento di lotta si trova ad affrontare, vengono formulati in maniera che possano essere compresi dalle persone a cui ci si rivolge. Un attento lavoro di comunicazione dunque, perché questi temi vengano diffusi nel movimento attraverso le modalità più opportune e funzionali, la cui efficacia sia verificata dal coinvolgimento e dall’avvicinamento all’anarchismo. Ma soprattutto una verifica pratica, che consenta di capire se i principi dell’anarchismo possano aver costituito o meno una crescita del movimento di lotta, del movimento operaio nello specifico. Perché non basta che i nostri principi siano coerenti con gli insegnamenti delle vecchie barbe, non basta che rispondano ai nostri ideali di libertà, giustizia sociale e solidarietà, devono anche raggiungere l’obiettivo. Occorre infine che questa verifica sia applicata nel successivo lavoro di elaborazione.
Come si vede, anche il lavoro teorico non è il frutto di pochi pensatori, ma è il lavoro pratico di una collettività che applica il metodo dell’autoformazione e dell’insegnamento reciproco, che impara dall’esperienza e si adatta alle indicazioni che provengono dall’interazione con gli organismi di massa. È in questo rapporto egualitario e solidaristico che può svilupparsi un approccio rivoluzionario ai problemi della teoria, rovesciando il tradizionale approccio idealistico che mette in primo piano il ruolo degli intellettuali.
Tiziano Antonelli