La guerra è già qui

Il 20 settembre scorso a Niscemi il Movimento No Muos ha tenuto un’assemblea regionale sulla situazione del conflitto bellico, l’attualità della repressione di guerra e la situazione di Niscemi riguardo la disastrosa situazione della frana e le drammatiche ripercussioni nella quotidianità dei Niscemesi.

Evento pubblico che ha visto la partecipazione di una quarantina di persone, con una discreta presenza di pubblico locale e con la partecipazione dei compagni del Comitato No F35 Trapani – Birgi accompagnati da un compagno messicano delle organizzazioni indigene.

Purtroppo dobbiamo registrare la mancanza d’interesse all’iniziativa del resto del cosiddetto “Movimento Siciliano”. Capisco che da tempo per molti il No Muos non solletica più smanie di protagonismo ed egemonia ed è una lotta di per sé fallimentare e di retroguardia, pertanto non degna di nessuna considerazione “rivoluzionaria” o di guadagno elettorale. Valutazioni miopi che fanno finta di non comprendere la gravità della situazione e dei pericoli di attacco militare sul nostro territorio.

Al di là di queste mie modeste considerazioni, l’assemblea è stata molto interessante per i discorsi ed i contenuti espressi. Si è parlato dei danni psicologici che la situazione bellica sta causando nella popolazione, del ricorso frequente all’uso di psicofarmaci e del ricorso al supporto terapeutico per affrontare la paura della guerra.

Situazione di precarietà che è stata aggravata dalla frana, che ha ulteriormente aggravato il tutto, andando ad intaccare l’emotività dei bambini ed in modo particolare delle bambine, che con estrema difficoltà vivono la propria infanzia manifestando la difficoltà ad essere visibili nella piazza di Niscemi con i loro giochi.

Si è discusso ampiamente e senza peli sulla lingua della fortissima delusione provata dalla cittadinanza nel non essere riuscita ad impedire la realizzazione del Muos, dopo una intensa stagione di lotte culminata nei blocchi stradali per impedire il passaggio dei mezzi della ditta mafiosa incaricata di alzare le parabole, scortata e difesa dalle forze del disordine che hanno aiutato caricando e denunciando, rendendo di fatto possibile il posizionamento dei manufatti di guerra. Poi sono arrivate le denunce e le operazioni di discredito nei confronti della cittadinanza che si era opposta al Muos.

Molti giovani hanno lasciato il paese dovendosi cercare il lavoro altrove; un preciso lavoro di maldicenza operato da chi di dovere ha seminato zizzania nelle famiglie e molte donne sono state considerate “buttane” perché facevano parte del No Muos.

Tutto ciò ha prodotto e continua a produrre nella popolazione un malessere e un senso di rassegnazione di fronte al pericolo della guerra e alla presenza della base americana.

Repressione che con lo stato di guerra ha colpito inesorabilmente i militanti, che per i due campeggi estivi ed invernali sono stati sommersi da varie denunce e diversi fogli di via. Questa situazione è stata ampiamente dibattuta; in particolare, due interventi, uno di un compagno di Catania ed un altro del nostro compagno Natale Musarra, hanno parlato delle denunce per istigazione a delinquere  e dei fogli di via che sono stati loro notificati in risposta ai loro comizi davanti il cancello 1 della base dove si è ribadito che prima o poi saremmo rientrati. Interventi che ci hanno dimostrato che cosa è la repressione di guerra.

Il compagno messicano ci ha ricordato le similitudini tra la Sicilia e la sua terra, dove i narcos e i militari attaccano quotidianamente le comunità locali in lotta per la salvaguardia dell’ambiente e per la costruzione di una società basata sulla libertà e la solidarietà. 

Qui da noi la mafia e lo stato ci ricordano costantemente che il nostro presente è fatto di morte e sfruttamento.

I compagni del No F35 sono venuti per stringere relazioni e creare convergenza per immediate e prossime manifestazioni.

Importante è stato l’intervento dell’ ingegnere Albanelli, niscemese d.o.c., anche se lavora al nord come molti, che ci ha raccontato la storia dei disastri idrogeologici di Niscemi, lo stato della frana e le possibili soluzioni ad essa. Come Movimento ci siamo ripromessi ulteriori approfondimenti e possibili iniziative in merito.

In primo e in ultimo si è parlato della situazione di guerra che ci vede a Niscemi in prima fila,con la guerra che parte tutti i giorni dal Muos, consapevoli che ci aspettano tempi più che difficili.

Abbiamo stabilito alcune date di mobilitazione, ben sapendo che il 7 ottobre si apre a Gela il processo per istigazione a tre compagne e compagni, tra cui Natale Musarra. Per il 24 ottobre promuoveremo una assemblea in piazza contro la repressione di guerra.

Il 7 novembre inoltre ritorneremo davanti alla base, perché le antenne e il Muos ci dicono che la guerra è già qui. E noi tutto questo lo vogliamo contrastare e fermare. No Muos fino alla vittoria.

Antonio Rampolla

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