Oggi 30 settembre le ruspe hanno iniziato ad abbattere gli alberi del Bosco Ospizio.
Le ruspe sono entrate dopo più di una settimana di serrato tamtam sulle testate locali della stampa serva -televisiva e cartacea- e sui social, in cui conad illustrava la bontà e la bellezza del suo progetto, ponendosi quasi come un ente no profit dedito alla cura e salvaguardia dell’ambiente e non come una comune azienda capitalista affamata di profitto.
A proteggere le ruspe c’erano decine di poliziotti in tenuta antisommossa e parecchi altri in borghese, nonché varie pattuglie di vigili urbani armati di taser, pronti ad affrontare chissà quali minacce.
Ma non c’erano solo loro: erano -e mentre scrivo sono ancora- presenti anche tante di quelle persone che in questi mesi hanno portato avanti il presidio permanente in difesa del bosco, e tante altre che sono passate a testimoniare l’ennesimo scempio della natura in favore del cemento. Scempio ben rappresentato dall’abbattimento di un acero di circa vent’anni e sei metri di altezza, contro il quale una ruspa si è accanita per una buona mezz’ora prima di riuscire a spezzarlo. Sì, perché nemmeno l’onore della motosega è stato riservato alla vegetazione: forse per “dimostrare” che non era un bosco si sono usati mezzi più adatti a estirpare dei cespugli. Una tristezza infinita. Tante persone presenti avevano le lacrime agli occhi, altre erano decisamente incazzate.
La violenza del capitale sta già distruggendo il Bosco Ospizio. Per evitare altri crimini contro l’ambiente, in questa città e ovunque, servirà una mobilitazione più generale e permanente.
J.Scaltriti