Sparare per sport. Parma: NO alla fiera delle armi

Tra gli ospiti Beretta, Benelli, Fiocchi e l’azienda Sig Sauer, azienda svizzera proprietaria di una delle maggiori fabbriche d’armi negli Stati Uniti

Sessantamila metri quadrati, tredici linee di tiro per provare le armi fuori dai saloni, oltre 250 operatori in arrivo da 100 Paesi stranieri. Dal 28 al 30 marzo si terrà alle Fiere di Parma la fiera delle armi sportive e da caccia, Eos: European Outdoor Show 2026. L’ingresso all’evento è gratuito per i minori di 12 anni, oltre che per i disabili con accompagnatore e per le forze dell’ordine. È la prima volta che una fiera di queste dimensioni si svolge a Parma. Il movimento pacifista e quello antimilitarista si stanno organizzando per contestare la grande fiera.

Tra gli espositori anche Beretta, Benelli, Fiocchi, tra le principali aziende che vendono le armi ai coloni israeliani, una vendita civile che viene smistata nei territori occupati. Secondo un articolo di Altreconomia le richieste fatte dai coloni nel 2024 sono state superiori a tutte le richieste fatte negli ultimi 20 anni. La Sig Sauer è un’azienda svizzera proprietaria di una delle maggiori fabbriche d’armi negli Stati Uniti e tra i principali beneficiari delle politiche di riamo statunitense. Tramite il sistema di esportazione di armi americane, nel 2025 ha ottenuto una commessa da 95 milioni di euro per armare l’Idf. I soci pubblici, tra Regione, Comune e Provincia di Parma, detengono in totale il 40% del capitale delle Fiere di Parma.

“Uno dei maggiori successi legati allo spostamento di EOS show a Fiere di Parma – sottolineano gli organizzatori – è la possibilità di provare le armi appena fuori dal salone. Ben 13 linee di tiro nel campo temporaneo allestito nella porzione di terreno adiacente al lato orientale dei padiglioni per provare le novità della canna liscia. Per pistole e carabine, nei tre giorni di fiera, saranno attive navette per il Tiro a Segno Nazionale di Parma che dispone di numerose linee a 10, 25, 50 e 100 metri e si trova ad appena 7 minuti. Tante aziende metteranno a disposizione proprio le loro ultime armi. Presto l’elenco completo che riserverà più di qualche sorpresa. Anche le Federazioni di tiro coinvolgeranno i visitatori, invitandoli a misurarsi con il bersaglio e con discipline accattivanti”

“Un evento sbagliato nel momento sbagliato – scrivono la comunità palestinese di Parma e il coordinamento cittadino per la Palestina – una Fiera delle armi che vuole diffondere e normalizzare la cultura della guerra e del riarmo, delle armi ad uso quotidiano e della giustizia fai da te, all’interno di una società sempre più impoverita e violenta, in un mondo in cui la guerra viene spacciata come soluzione ai conflitti.

In particolare, non c’è coerenza se, dopo aver approvato in Consiglio comunale pochi mesi fa l’interruzione delle relazioni commerciali con istituzioni e società israeliane implicate nelle operazioni militari a Gaza, l’Amministrazione comunale oggi non riesce a prendere una posizione chiara rispetto alla presenza negli stand di armi fabbricate da aziende israeliane.

È incoerente far finta che non siano presenti alcune di quelle aziende che più lucrano sul genocidio del popolo palestinese vendendo le loro armi ad uno Stato condannato per crimini di guerra e contro l’Umanità. È inaccettabile inoltre che in una Fiera del genere vengano ammessi persino i bambini e che il Comune assieme a Provincia e Regione non riescano ad imporre il divieto ad entrare ai minori di 18 anni. Nonostante la posizione di minoranza di Comune, Provincia e Regione all’interno del cda di Fiere di Parma, (detengono circa il 40% del capitale delle Fiere) riteniamo troppo deboli e compromissorie le posizioni assunte da questi enti pubblici, posizioni che contraddicono quelle mozioni approvate recentemente sia in consiglio comunale sia in quello regionale.

Chiediamo quindi alle amministrazioni di rispettare gli impegni presi nei vari consigli, di prendere una posizione esplicita sulla presenza a Parma di questa Fiera: non possiamo accettare l’ambiguità nei confronti del genocidio, o si sta da una parte o si sta dall’altra”.

L’incaricato

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