Leggi di guerra

Una generazione di giovanissimi riempie le piazze da nord a sud del pianeta.
Ovunque la risposta dei governi è la violenza della polizia.
Nel nostro paese, all’occupazione di numerosi istituti superiori da parte di studenti decisi a fare “come in Francia”, il Ministero dell’Interno ha replicato con interventi polizieschi duri nei confronti di ragazz* molto giovani che provano a cambiare di segno alle proprie vite.
Lo sciopero studentesco del 16 ottobre e le manifestazioni di piazza del 17 e 18 ottobre, pur diverse negli obiettivi e nelle modalità organizzative, hanno evidenziato il forte rifiuto di un assetto sociale che nega ai giovani un futuro migliore del presente in cui oggi quasi tutti sono forzati a vivere.
Il governo ha replicato con cariche, lacrimogeni e manganelli. La criminalizzazione delle componenti che hanno avuto una presenza di piazza caratterizzata da vetrine infrante e la riappropriazione di beni costosi ed irraggiungibili, ha portato all’emanazione di un ulteriore pacchetto di provvedimenti repressivi mirati ai giovani, ma che colpiranno ogni lotta sociale.

Il copione è sempre lo stesso sin dai primi provvedimenti securitari di Meloni.
Il governo ha emanato una lunga serie di leggi di guerra. A colpi di decreti “di emergenza”, pezzo dopo pezzo, la libertà di manifestare è stata smontata, trasformando in reati normali pratiche di lotta.
Questo nuovo pacchetto sicurezza, approvato in fretta e furia e in pochi giorni, ha esteso e peggiorato i provvedimenti emanati questa primavera.
È stata introdotta una nuova fattispecie di reato, l’articolo 420-bis, relativo al delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
La disposizione mira a colpire chi, durante una manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico, partecipa a un gruppo organizzato di almeno cinque persone, anche costituito occasionalmente, e utilizza bastoni, oppure lancia fuochi artificiali.
Si tratta di condotte già perseguite da altri articoli del codice penale. Tuttavia le nuove norme, da ora in poi, trasformano petardi in armi, criminalizzandone l’uso.
La pena prevista è la reclusione da due a cinque anni e la multa da 10.000 a 20.000 euro.
Se hai il volto coperto, se il tuo obiettivo sono infrastrutture o mezzi pubblici la pena aumenta da un terzo alla metà.
Per chi organizza o promuove la formazione del gruppo oppure incita o istiga, anche attraverso strumenti informatici o telematici, la reclusione va da quattro a dodici anni.
Potrebbe bastare un post pubblico per rischiare gravissime pene detentive.
La vicenda del ricercatore milanese arrestato in base alla nuova legge, anche se si è conclusa con la mancata convalida dell’arresto, rappresenta un’intidimidazione per l’opposizione politica e sociale nel nostro paese.

I 500 militari mandati nel centro di Milano sono l’ultimo tassello di un processo di militarizzazione delle nostre città, che rende tangibile l’osmosi tra guerra interna e guerra esterna.
In piazza Duomo sono stati schierati i soldati della Folgore, quelli che ogni ottobre celebrano la guerra fascista, quelli delle torture e degli stupri in Somalia tra il 1992 e il 1993.

Tra sfruttamento, lavori precari e pericolosi, morti in mare, leggi razziste, militari per le strade, guerra, la democrazia somiglia sempre più al fascismo. Gli eredi della dittatura oggi sono al governo e, giorno dopo giorno, moltiplicano la stretta repressiva nei confronti di pover* e oppositor* politic* e social*.
La democrazia nata dalla Resistenza non ha mai fatto i conti con il fascismo, i cui macellai vennero amnistiati dal ministro della giustizia, il “comunista” Palmiro Togliatti.
Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo.
Alla vigilia del 25 aprile hanno approvato il fermo preventivo per gli attivisti politici invisi al governo.
Oggi il fermo è stato prolungato e la sua applicabilità estesa ai minori e i genitori saranno condannati a risarcire i danni. Questa disposizione mira a trasformare madri e padri in poliziotti e carcerieri dei propri figli.

Il 24 ottobre, una settimana dopo le giornate del weekend precedente, le piazze si sono nuovamente riempite.
Un segnale importante di una marea che sale. Per ora alla determinazione e la radicalità di queste piazze non corrisponde un’altrettanto radicale prospettiva politica e sociale.
Il governo è determinato a reprimere sul nascere le lotte contro il carovita e la guerra ed agisce di conseguenza.
Il 24 ottobre ovunque sono stati rastrellati in strada giovani (e meno giovani) che si recavano alle manifestazioni.
La polizia ha bloccato i cortei, caricando e pestando chi chiedeva con le mani alzate di potersi muovere.
Nessun saccheggio, nessun esproprio, ma la violenza dell’esecutivo si è scatenata in tante città italiane, dove, nonostante le nuove leggi repressive, i numeri sono stati importanti.
Meloni come Mussolini: le leggi speciali del 1926 sono diventate, passo dopo passo le leggi “normali” del 2026.

In occasione dello sciopero generale contro la guerra e il carovita del 30 ottobre enormi manifestazioni hanno bloccato le città da nord a sud. Un segnale forte e chiaro al governo.
Militari in strada, violenza poliziesca, fermi preventivi, lungi dall’intimidire i movimenti, hanno fatto da detonatore all’estendersi delle lotte.

Il governo condanna a morte i migranti e mette al confino – daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo – gli oppositori.
Siamo a fianco di chi lotta per spezzare un destino già scritto di precarietà e povertà.
Un destino che solo una radicale trasformazione sociale potrà cancellare.

La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI

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