La lunga storia del TTIP

TTIP-campact-flickr1All’attenzione dell’opinione pubblica e,‭ ‬in particolare,‭ ‬dei movimenti che si oppongono alla globalizzazione capitalistica,‭ ‬si è ultimamente piazzato il TTIP,‭ ‬un trattato di liberalizzazione commerciale‭ ‬tra le economie europee e quelle americane‭ ‬che‭ ‬modifica regolamentazioni e standard‭ (‬le‭ “‬barriere non tariffarie‭”) ‬ed eliminare dazi e dogane tra‭ ‬i due lati dell’Atlantico.‭ ‬Le notizie rivelate da Green Peace,‭ ‬in sé e per sé,‭ ‬sono interessanti fino ad un certo punto,‭ ‬ma mostrano come come‭ ‬questo trattato‭ ‬contenga tutta una serie di risvolti estremamente deleteri per la vita quotidiana delle popolazioni coinvolte,‭ ‬che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA‭ ‬basandosi‭ ‬ sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali‭ ‬che,‭ ‬in larga misura confliggono con gli interessi non solo della‭ “‬gente comune‭” ‬ma anche delle fasce medio/basse delle imprenditorie nazionali‭ (‬il che spiega determinate reazioni negative da parte di fasce medio/alte della società‭)‬.
Il‭ ‬TTIP‭ ‬instaurerebbe due organismi tecnici‭ ‬estremamente invasivi.‭ ‬Il primo‭ (‬Investor-State Dispute Settlement‭ – ‬ISDS‭) ‬consentirebbe alle imprese di citare gli altrui governi‭ ‬nel caso in cui introducessero normative‭ ‬lesive‭ ‬dei loro interessi passati,‭ ‬presenti e futuri‭ ‬e,‭ ‬se ciò non bastasse,‭ ‬le vertenze verrebbero giudicate da un consesso riservato di avvocati commerciali specializzati,‭ ‬che devono giudicare solo in base alle regole TTIP senza fregarsene di qualunque altra considerazione,‭ ‬anche di carattere umanitario,‭ ‬ecologico,‭ ‬ecc.,‭ ‬imprese e stati abbiano avuto in mente di salvaguardare.‭ ‬Detto per inciso,‭ ‬la procedura complessiva presenta costi complessivi altissimi,‭ ‬per cui basterebbe che una multinazionale o uno stato chiamassero in causa una piccola azienda per farle chiudere bottega.
Il secondo‭ ‬poi‭ ‬(il Regulatory Cooperation Council‭) ‬sarebbe un organismo‭ ‬formato da esperti nominati della Commissione UE e del governo USA che avrebbe il potere di valutare‭ ‬l’impatto commerciale di‭ ‬qualsivoglia marchio,‭ ‬regola,‭ ‬etichetta,‭ ‬contratto di lavoro,‭ ‬standard di sicurezza,‭ ‬legislazioni‭ ‬operanti a qualunque livello:‭ ‬un organismo dove apparati governativi,‭ ‬imprese,‭ ‬sindacati,‭ ‬se discrezionalmente tirati in ballo,‭ ‬avrebbero un ruolo puramente consultivo.‭ ‬Il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere‭ – ‬quindi la loro effettiva introduzione o‭ ‬conservazione‭ – ‬sarebbe deciso da questo organismo,‭ ‬senza ulteriori livelli.
In pratica alimentazione,‭ ‬farmaci,‭ ‬energia,‭ ‬chimica,‭ ‬scuola,‭ ‬sanità,‭ ‬acqua,‭ ‬previdenza,‭ ‬pensioni,‭ ‬ecc.‭ – ‬per dirla in breve tutti i settori della produzione primaria,‭ ‬secondaria e terziaria‭ – ‬verrebbero esposti a feroci privatizzazioni ed alla acquisizione da parte delle imprese economiche e/o finanziarie maggiori,‭ ‬mentre attraverso procedure giudiziarie del genere prima esposto ogni genere di salvaguardia sociale,‭ ‬dai contratti di lavoro,‭ ‬alla previdenza,‭ ‬alla protezione ambientale,‭ ‬ecc.‭ ‬possono essere dichiarate illegali da un giorno all’altro.
In pratica,‭ ‬si tratterebbe della costituzione formale di un governo multinazionale delle multinazionali degno dei peggiori incubi complottistici sul‭ “‬Nuovo Ordine Mondiale‭”‬,‭ ‬che andrebbe ad azzerare gradualmente diritti civili,‭ ‬politici e sindacali d’ogni sorta.
La storia di un simile progetto,‭ ‬però,‭ ‬non è nata dal nulla,‭ ‬anzi affonda le sue radici proprio nel periodo d’oro dello‭ “‬stato sociale‭” ‬a dimostrazione come le conquiste di questo periodo venissero assai malviste dai potenti della terra,‭ ‬subite come una necessità a causa dei rapporti di forza politico-sociali dell’epoca e‭ ‬con l’intento di farle fuori appena possibile.‭ ‬Infatti,‭ ‬già nel‭ ‬1948‭ ‬ventitré paesi avevano dato vita al GATT‭ (‬General Agreement on Tariffs and Trade‭)‬:‭ ‬l’intenzione originale era‭ ‬quella‭ ‬di creare una terza istituzione da affiancare a quelle di Bretton Woods,‭ ‬Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale,‭ ‬che si sarebbe dovuta chiamare ITO‭ ‬(International‭ ‬Trade‭ ‬Organization‭)‬,‭ ‬con delle logiche non molto distanti da quello che sarà poi il WTO.‭ ‬I rapporti di forza dominanti tra le classi,‭ ‬come dicevamo,‭ ‬fecero restare fino al‭ ‬1986‭ ‬il GATT un accordo molto limitato,‭ ‬non tanto nel numero dei paesi paesi partecipanti che giunsero fino a centodue,‭ ‬quanto a livello contenutistico,‭ ‬limitandosi sostanzialmente ad un accordo tariffario.
Dal‭ ‬1986‭ ‬al‭ ‬1994,‭ ‬non a caso in un periodo di graduale riflusso della forza contrattuale del movimento dei lavoratori,‭ ‬si svolse il cosiddetto‭ “‬Uruguay Round‭”‬,‭ ‬che vide la partecipazione di centoventitré paesi e la messa in atto di una serie di accordi che andavano ben oltre il settore tariffario,‭ ‬andando a riguardare anche‭ ‬regole,‭ ‬servizi,‭ ‬proprietà intellettuali,‭ ‬regolazione delle dispute,‭ ‬settore tessile,‭ ‬agricoltura,‭ ‬ecc.‭ ‬e giungendo,‭ ‬nel nel‭ ‬1995,‭ ‬alla creazione del WTO‭ (‬World Trade Organization‭)‬.
In larga parte,‭ ‬il WTO ha prefigurato,‭ ‬soprattutto nelle intenzioni‭ (‬messe parzialmente fuori gioco dal movimento globale di opposizione che vide nelle giornate di Seattle il suo momento forse più alto,‭ ‬ma che è durato almeno fino alla metà del primo decennio del secondo millennio‭)‬,‭ ‬le ipotesi operative dell’attuale TTIP,‭ ‬così come di molti accordi bilaterali minori.‭ ‬In effetti,‭ ‬il WTO oggi regola,‭ ‬con logiche ferocemente liberiste,‭ ‬agricoltura,‭ ‬servizi,‭ ‬movimento di persone,‭ ‬regolamenti sanitari e fitosanitari,‭ ‬trasporto aereo,‭ ‬tessile e abbigliamento,‭ ‬navigazione,‭ ‬standard dei prodotti,‭ ‬telecomunicazioni,‭ ‬investimenti,‭ ‬servizi finanziari,‭ ‬anti-dumping,‭ ‬metodi di valutazione,‭ ‬ispezioni navali pre-imbarco,‭ ‬regole sull’origine dei prodotti,‭ ‬licenze d’importazione,‭ ‬sussidi e strumenti di risposta a sussidi di altri paesi,‭ ‬misure protettive dalle importazioni in casi di emergenza,‭ ‬proprietà intellettuale,‭ ‬brevettabilità del vivente‭… ‬in pratica tutto,‭ ‬con un ruolo destinato al settore pubblico del tutto residuale e con regolamentazioni‭ “‬giudiziarie‭” ‬che prefigurano quelle del TTIP.
In merito,‭ ‬vale la pena di ricordare la cosiddetta‭ “‬disputa sulle banane‭”‬,‭ ‬il cui giudizio venne emesso‭ ‬dalla Giuria del‭ ‬Dispute Settlement Body‭ ‬istituita dal‭ ‬WTO.‭ ‬Premessa:‭ ‬l’Unione Europea aveva un regime privilegiato con le ex colonie di Africa,‭ ‬Caraibi e Pacifico,‭ ‬considerato un importante contributo economico alla stabilità politica‭ ‬ed alla crescita di questi paesi.‭ ‬L‭’‬11‭ ‬aprile‭ ‬1996,‭ ‬per conto della Chiquita Brands International,‭ ‬gli Stati Uniti‭ ‬si appellarono al WTO‭ ‬in base al principio WTO‭ ‬trade,‭ ‬not aid‭ ‬(commercio,‭ ‬non aiuto‭)‬; il giudizio si‭ ‬risolse a favore degli USA con una sentenza che invitava l’UE a smantellare il regime di importazione delle banane da questi paesi.‭ ‬Nel gennaio‭ ‬1998‭ ‬la Commissione di Bruxelles‭ ‬presentò un ricorso che sosteneva che i paesi in questione non operano in condizioni di equa competizione‭ ‬in quanto la loro produzione‭ ‬deriva da piccole piantagioni‭ ‬imparagonabili ai latifondi latinoamericani controllati o direttamente posseduti dalle grosse società come Chiquita,‭ ‬Dole e Del Monte.‭ ‬La giuria del WTO,‭ ‬con una sentenza del‭ ‬9‭ ‬aprile‭ ‬1999‭ ‬ha dato‭ ‬definitamente‭ ‬ragione alla tesi americana,‭ ‬stabilendo in‭ ‬191‭ ‬milioni di dollari il risarcimento danni reclamabile dagli Stati Uniti,‭ ‬e l’Unione Europea‭ ‬ha dovuto attenersi alla decisione.‭ ‬Da notare che si trattava dell’Unione Europea,‭ ‬figuriamoci se a perdere una controversia,‭ ‬sia pure avendo dietro tutte le ragioni di questo mondo,‭ ‬fosse un piccolo stato od un privato.
Questo per dire che strutture del genere,‭ ‬al netto dei rapporti di forza,‭ ‬una volta istituite non restano senza effetti e la loro forza distruttiva ed erosiva di una minima moralità dei rapporti sociali si sviluppa con gradualità nel tempo.‭ ‬Ritornando alla cronologia che abbiamo esposto sopra,‭ ‬è interessante notare come accordi che vengono sbandierati come elementi di sviluppo e di creazione di ricchezza coincidano temporalmente,‭ ‬invece,‭ ‬con la creazione e l’approfondimento di crisi economiche.
Vale anche la pena di ricordare‭ – ‬le annate di Umanità Nova dal secondo dopoguerra ad oggi sono lì a testimoniarlo‭ – ‬come il movimento anarchico abbia sempre centrato l’obiettivo nella prefigurazione degli aspetti distruttivi per la vita quotidiana della maggioranza dell’umanità di simili accordi e nello sbugiardamento dei pretesi vantaggi collettivi di essi.‭ ‬Il libero commercio,‭ ‬da sempre,‭ ‬è stato solo il paravento ideologico per libere vessazioni dell’umanità:‭ ‬la‭ “‬mano invisibile‭”‬,‭ ‬in realtà,‭ ‬è fatta di visibilissimi apparati legislativi,‭ ‬volti a rovinare ed umiliare la vita del‭ ‬99%‭ ‬dell’umanità ed a concedere diritti vessatori incontrollati all‭’‬1%,‭ ‬per utilizzare le categorie del movimento Occupy Wall Street che,‭ ‬non a caso,‭ ‬è stato un esempio parzialmente vincente di opposizione alla crisi.‭ ‬Dallo Stato‭ – ‬tanto meno da un eventuale governo delle multinazionali‭ – ‬non possiamo aspettarci nulla,‭ ‬se non quello che ci danno e che non è per nulla il caso di accettare senza reagire.
Enrico Voccia
 
PRECAUZIONE,‭ ‬PREVENZIONE,‭ ‬SCIENZA,‭ ‬MORALE
Nel dibattito sul TTIP è uscita a margine la questione del cosiddetto‭ “‬principio di prevenzione‭” ‬e/o‭ “‬precauzione‭”‬.‭ ‬In sé e per sé il principio di‭ ‬prevenzione‭ (‬consistente nell’evitare/ridurre al minimo rischi già conosciuti e dimostrati come tali‭) ‬ed il‭ “‬principio di‭ ‬precauzione‭” (‬consistente nell’evitare rischi ipotetici o solo indiziari‭) ‬non sono principi scientifici.‭ ‬Il primo,‭ ‬grosso modo,‭ ‬è un’applicazione di quella che Kant avrebbe chiamato una‭ “‬regola della prudenza‭”‬:‭ ‬non porta a nuove conoscenze,‭ ‬ma‭ ‬è una‭ ‬semplice‭ ‬regola pratica terra terra del genere‭ “‬prevenire è meglio che curare‭”‬.‭ ‬Il secondo,‭ ‬poi,‭ ‬da certi punti di vista,‭ ‬si appoggia su una variante della fallacia logica detta‭ ‬Argomentum ad ignorantiam,‭ ‬che si applica‭ ‬sostenendo che alcuni asserti sono necessariamente veri perché non vi sono prove in contrario:‭ ‬in effetti,‭ ‬il principio di precauzione non si‭ ‬fonda sulla disponibilità di dati che‭ ‬ci assicurano la presenza di un rischio‭ – ‬come nel principio di precauzione‭ –‬ ma sull’assenza di dati che assicurino il contrario.‭ ‬Da un punto di vista epistemologico,‭ ‬innanzitutto è difficile identificare con chiarezza la quantità di dati necessaria a dimostrare l’assenza di rischio,‭ ‬per cui la ricerca potrebbe non soddisfare mai lo scettico e,‭ ‬in questo‭ ‬caso,‭ ‬l’applicazione del principio‭ ‬di‭ ‬precauzione‭ ‬finirebbe per bloccare la ricerca scientifica su nuove tecnologie o prodotti,‭ ‬senza magari nemmeno preservare la salute dei cittadini e dell’ambiente.
L’argomento critico esposto‭ ‬contro il principio di precauzione,‭ ‬diciamolo subito,‭ ‬è valido:‭ ‬occorre,‭ ‬però,‭ ‬uscire dallo stretto ambito epistemologico e portare‭ ‬la questione in ambito politico/morale.‭ ‬Noi‭ – ‬purtroppo‭ – ‬viviamo in un mondo gerarchizzato e,‭ ‬all’interno di questo contesto,‭ ‬il principio di‭ ‬precauzione,‭ ‬preso cum grano salis,‭ ‬può risultare una difesa del debole contro il potente‭ (‬ed è per questo motivo che viene attaccato all’interno di trattati come il TTIP,‭ ‬tutti volti a salvaguardare gli interessi dei potenti della terra‭)‬.
L’alternativa ad una serie di dettagliati controlli preventivi obbligatori sulla non nocività di un prodotto,‭ ‬infatti,‭ ‬consiste nella pratica in vigore nella legislazione anglosassone:‭ ‬tagliando con l’accetta la questione,‭ ‬il prodotto viene immerso sul mercato senza o con minimi controlli e,‭ ‬se risulta nocivo,‭ ‬il cliente fa causa e,‭ ‬se la vince,‭ ‬riceve una soddisfazione giuridica in termini di condanne a pene pecuniarie e/o detentive del produttore.‭ ‬La questione,‭ ‬però,‭ ‬sta proprio nel passaggio giudiziario.‭ ‬Innanzitutto,‭ ‬il cliente è solitamente assai meno dotato di mezzi rispetto al produttore per affrontare i costi ed i tempi che possono essere notevoli di una causa,‭ ‬il cui esito non è per nulla certo a suo favore.‭ ‬Infatti,‭ ‬anche in presenza di danni accertati,‭ ‬data la poliesposizione di un organismo vivente ad una pluralità di sostanze ed ambienti nocivi,‭ ‬non è immediato ricondurre il danno subito a quello specifico prodotto.‭ ‬Il principio di‭ ‬precauzione,‭ ‬pertanto,‭ ‬tende a limitare le distanze gerarchiche:‭ ‬la sua espulsione dall’ambito politico-morale-giuridico tende ad espanderle.
 

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