Carrara. Il messaggio è passato, ed è fin troppo chiaro!

Peccato non poter dotare il settimanale di un supporto audio video, per poter far conoscere l’arroganza padronale e le affermazioni vomitate dalla bocca di uno dei maggiori esponenti dell’imprenditoria locale del settore lapideo del territorio apuano.

La trasmissione Report ha fatto visita nella nostra cittadina per un’inchiesta sul mondo del marmo a trecentosessanta gradi, ambiente, lavoro, infiltrazioni mafiose, economia.

Durante l’intervista, in un fuori onda, gestita in maniera scellerata (magari l’arroganza che si è fatta normalità, non fa soppesare le parole pesanti come macigni al nostro sventurato magnate) dall’imprenditore che con fare sprovveduto, davanti a dei giornalisti d’inchiesta comincia a definire i cavatori come operai privilegiati, sia per gli alti salari percepiti, sia perché trattasi di un lavoro con poco dispendio di fatica ed energia, sempre secondo il nostro illuminato imprenditore. In più, cosa ancora più grave, attribuisce gli infortuni, mortali e non, alla deficienza degli operai.

Questa è la risposta che come Lega dei cavatori abbiamo deciso di dare a questo benefattore, nella settimana sono in programma assemblee che dovrebbero portare ad indire una giornata di sciopero.

Davanti alle gravissime esternazioni uscite sull’anteprima del programma d’inchiesta Report da parte del signor Franchi, come Associazione Lega dei Cavatori proviamo con le nostre capacità – limitate, a detta del sopracitato signore – ad argomentare una risposta capace di controbattere tali affermazioni. La scusante che si trattasse di un fuori onda, non giustifica nessuna parola pronunciata, ancor di più se è il fuori onda di una trasmissione famosa per il suo giornalismo d’inchiesta.

Rispondiamo per punti per una nostra predisposizione agli schemi, argomentare fluidamente è già un passaggio evolutivo in più e magari chiediamo troppo.

  1. Veniamo accusati di essere dei fannulloni ruba stipendi, perché a detta sua alle cave si guadagna tanto e non si fa nulla. Se si fa riferimento al fatto che il lavoro in cava sia cambiato con l’aumento della tecnologia messa in campo, questo è indiscutibile, per fortuna non siamo più ai tempi della lizza, ma pensiamo anche che questa tecnologia abbia favorito non solo le nostre braccia, ma anche le loro tasche. I numeri, nonostante questa vagabondaggine diffusa sono incoraggianti, settore trainante dell’economia locale!

  2. Il far credere che tutti ambiscano ad un lavoro alle cave è falso. Tutti ambiscono ad un lavoro alle cave, perché è uno dei pochissimi sbocchi occupazionali che la nostra provincia offre, ma non perché si lavora poco. Purtroppo gli esempi di lavori stagionali (spesso sfruttati), fatti dall’imprenditore non danno una stabilità economica e lavorativa per mantenere la propria famiglia a differenza di un lavoro fisso. Per onestà intellettuale (per dei deficienti) bisogna dire che grazie alle rivendicazioni e alle lotte operaie quello del Cavatore è un mestiere che ha saputo ottenere una giusta remunerazione in base ai rischi e al lavoro svolto.

  3. Ultima affermazione ma la più grave, inaccettabile, non scusabile, con totale mancanza di tatto e di rispetto verso chi non c’è più in primis e nei confronti di chi ha perso un marito, figlio, fratello, padre è quella dell’imputare la morte o l’infortunio alla deficienza del cavatore. Anche l’infortunio, la malattia professionale sono dettate da questa deficienza di aver sempre il timore di far valere a pieno i propri diritti per colpa del ricatto occupazionale. Può esistere la fatalità, la svista, l’errore umano, ma davanti al disprezzo con il quale viene pronunciata la parola «deficienti» (oggi giorno poi per fortuna già da piccoli si insegna ad avere sensibilità nell’etichettare con aggettivi dispregiativi usando termini che possano creare discriminazione nei confronti di persone che veramente hanno problematiche) si pretendono le immediate scuse, non a noi, ma ai famigliari delle vittime e alla memoria di chi non c’è più.

LEGA DEI CAVATORI

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