Amburgo sola andata

hamburg

…e poi che cos’è questo odore di bruciato
sono i pezzenti, gli emarginati
le idee e la fame
danno fuoco ai mercati
(dalla canzone Compro Tutto dei Rancore, dall’album Le radici e le ali)

E’ odore acre di bruciato quello che senti la mattina ad Amburgo.
Focolai sparsi nella città, colonne di fumo nero.
I pezzenti e gli emarginati invadono le strade, ma non sono i mercati ad andare a fuoco. Il sistema finanziario si è rivelato immune dalle crisi da lui stesso create. Si è alimentato dal crollo di alcuni suoi apparati obsoleti, si è nutrito della fame, della disperazione, della precarietà in cui sono piombati strati sempre più ampi della popolazione mondiale. E’ risorto sulle macerie delle guerre e sul dramma delle migrazioni forzate.
Sulla fame e la progressiva marginalizzazione di strati sempre più ampi di società, il sistema neoliberale ci ha fatto i soldi: ha messo a capitale la sua stessa crisi e la disperazione che da essa ne scaturisce nella vita reale.
Gli scenari rivoluzionari dei Social Forum che a fine anni novanta prefiguravano un capitalismo in crisi che potesse essere smontato e soppiantato da un sistema etico, giusto, rispettoso dell’ambiente e della dignità degli esseri umani e degli animali, sta nei frammenti di vetro che calpesto in questa città in fiamme.
E’ il tempo della rivolta adesso, che non ha confini, non ha generali, vessili da seguire, se non il nero del fumo che si innalza al suo passaggio.
Ragazzi e ragazze invadono le strade.
In quel sasso lanciato contro la polizia c’è tutta la dignità di un corpo, un essere pensante e desiderante, che vuole affermare la sua esistenza in una realtà distopica, precaria. Una realtà in cui, se nasci dalla parte sbagliata, sei condannato alla magmatica indifferenza, alla fatica, all’emarginazione.
Seattle fu la miccia.
Hamburg è il fuoco che divampa, impazzito, irascibile, ma a secondo di come le guardi queste fiamme sono calore giocoso, determinato, dignitoso.
Una danza, ebbra, sui devastanti scenari del neo-capitalismo.
WELCOME TO HELL: INIZIA IL CONTRO VERTICE DI PIAZZA
La manifestazione inizia alle 19 con i vari blocchi che prendono posizione.
Slogan, striscioni ed interventi dal furgone.
Alla testa del corteo si riempiono le fila del blocco nero.
La polizia impedisce la marcia tenendo i manifestanti bloccati per circa un’ora: i volti andavano scoperti, in Germania il travisamento in piazza non passa.
I cordoni delle forze dell’ordine prendono posizione al lato del blocco nero: obbiettivo è come al solito spezzare il corteo per arrestare chi si è coperto.
Parte la carica accompagnata da idranti a cui si risponde con un lancio di bottiglie e pietre: come unica via di fuga una strada lungo il fiume ed un ponte pedonale, troppo piccolo per tutta quella gente.
Continuano gli scontri sia sull’argine che sulla strada prima occupata dal corteo.
Per un momento sembra che la polizia sia riuscita a disperdere la folla, quando altri lanci di bottiglie riprendono terreno e i manifestanti ritornano sul loro percorso. Il cordone delle forze dell’ordine indietreggia insieme agli idranti.
La folla riesce a rioccupare la strada e la manifestazione a ripartire a suon di cori “Tutta Amburgo odia la Polizia”.
Dopo qualche metro i celerini bloccano di nuovo il corteo e solo la contrattazione riesce a sbloccare la situazione, permettendo il proseguimento di un corteo stile street parade, con musica e carri.
I manifestanti proseguono ancora lungo tutto il porto, ma appena ci si addentra nella città, quartiere St.Pauli, la polizia disperde nel tentativo di smorzare la situazione.
Ma questa notte il St.Pauli si riempirà di barricate e sassaiole: benvenuti al nostro inferno.
AMBURGO BRUCIA E URLA LA SUA RABBIA
Una giornata di lotta e azioni dirette. Contro i ‘signori’ del G20 e tutti i loro complici, contro il sistema capitalista che affama i popoli, crea profonde ingiustizie e inuguaglianze, distrugge il pianeta e la sua naturalezza.
Le proteste iniziano fin dal mattino presto. La determinazione delle migliaia di persone venute da tutto il mondo per dire No al g20 è subito manifesta. Lungo il percorso di un corteo partito dal quartiere di Altona e diretto al porto vengono dati alle fiamme un negozio dell’Ikea, mentre già nella notte era stata bruciata una concessionaria della Porsche.
Nel frattempo 5 differenti gruppi, ognuno contraddistinto da un colore, si muovono separatamente attorno alla zona rossa creando blocchi temporanei per le strade. I blocchi continuano fino a tarda mattinata riuscendo nell’intento di intralciare e rallentare l’arrivo dei delegati del G20 al primo giorno del vertice.
Alle 15 in migliaia si ritrovano davanti allo stadio del Sankti Pauli, ne nasce un corteo non autorizzato che convoglia nel viale davanti al porto. I reparti della celere tentano da subito di respingere i manifestanti che rispondono con lanci di sassi e bottiglie fino a che non vengono dispersi dal massiccio uso di idranti da parte della polizia.
Alle 20 un nuovo assembramento in zona stadio da vita a un nuovo grande corteo. Nel mentre nel quartiere Sankti Pauli sta salendo la tensione tra polizia e manifestanti. Altri lanci di pietre e bottiglie a cui la celere risponde con altre cariche e idranti. Il blocco nero è spalleggiato da tanti altri manifestanti e abitanti del quartiere, tutti uniti al grido di “Out Polizei”. Si improvvisano barricate che vengono date alle fiamme per coprire la ritirata strategica del blocco. Una carica della celere da una strada laterale viene respinta da migliaia di persone e da una fittissima sassaiola.
Sarà l’ultimo tentativo della polizia di fermare il riot.
I manifestanti si sono impossessati della strada in cui si trova lo squat Rote Flora, i bancomat sono danneggiati, le vetrine di un supermercato distrutte e l’esproprio proletario ridistribuisce cibo e prodotti. Al fuoco delle barricate si aggiunge quello colorato dei fuochi d’artificio, c’è aria di festa per aver vinto una battaglia, per avere dato prova della forza della determinazione di chi lotta dal basso per un mondo diverso. Dalle barricate in fiamme, il fumo denso e nero sale alto nel cielo dove è spuntata la luna piena.
A WORLD WITHOUT BORDERS
Il Sabato la manifestazione “No borders” ha visto la partecipazione di 80mila persone.
Il corteo aperto alla testa dallo spezzone curdo, seguito da quello rivoluzionario-anticapitalista.
Una manifestazione che si è svolta pacificamente e finita con concerto nei pressi dello stadio del “St. Pauli”. Tantissima la partecipazione e la componente migrante.
Anche qui non sono mancate provocazioni e piccole reazioni violente della polizia su persone che normalmente cercavano di andare da una parte all’altra della strada, bloccata da cordoni di polizia. Nel pomeriggio alcuni compagn* tedesch* ci informano della caccia all’uomo all’italiano, francesi e svizzeri… Molt* sono i/le fermat* e portati al GESA…
REPORT FINALE
L’enorme apparato poliziesco repressivo dispiegato a protezione del summit del G20 ha fallito nell’intento di dissuadere i manifestanti a scendere in piazza e nel tenere sotto controllo la città di Amburgo dove le proteste hanno dilagato per 3 giorni senza sosta causando forti intralci e disagi allo svolgimento del summit. Le azioni svolte ed i blocchi attorno alla zona rossa, nella giornata di venerdì, ne sono un esempio. La scommessa di un movimento caratterizzato da una determinazione non da poco, che per un attimo avrà fatto sicuramente sentire i potenti della terra, braccati da un ondata di poveri incazzati: un precariato sociale mosso da quella rabbia di una vita senza prospettive e da un forte sentimento di riscatto.
La militarizzazione di interi quartieri attorno alla zona rossa con 20.000 poliziotti equipaggiati di tutto punto (tra cui reparti delle forze speciali antiterrorismo mandati in rinforzo al secondo giorno di summit), l’utilizzo di mezzi blindati e enormi camion-idranti, gli elicotteri perennemente in volo non sono riusciti a fermare la determinazione delle migliaia di persone arrivate da tutto il mondo per dire No al G20 e a un mondo basato sul governo del capitalismo e della finanza globale.
La partecipazione a queste giornate, ha visto una componente giovanile non da poco, arrivata ad Amburgo da tutta Europa. Nuove generazioni che hanno mostrato sin da subito il desiderio di praticare l’azione diretta, mostrando ancora una volta un punto fondamentale che sta inondando il ciclo di lotte della nostra epoca: l’annullamento di ogni compromesso e mediazione, contro chi opprime ogni giorno le nostre vite.
Una forte componente di un precariato migrante, costretta a pagare la crisi due volte – prima nel proprio paese di origine e poi nel paese ospitante, dove tutti i sogni e le speranze di una vita dignitosa crollano velocemente, per lasciare spazio ad uno sfruttamento sfrenato ed alla triste condizione sociale “degli ultimi tra i gli ultimi” – rappresenta così un motore agitante dei paesi ospitanti da non sottovalutare, ed una forte opposizione alle attuali derive reazionarie.
Da quando la polizia ha deciso di disperdere il blocco alla testa del corteo “Welcome to hell” di giovedi’ 6 luglio, barricate, cortei selvaggi e fronteggiamenti tra gli agenti e i manifestanti si sono sparsi a macchia in diversi quartieri. La polizia ha perso totalmente il controllo su una parte della città resa ingovernabile dalle proteste e dagli scontri che hanno visto una partecipazione di massa, con al fianco dei gruppi organizzati tanti manifestanti e abitanti di Amburgo che hanno sostenuto le frange piu’ estreme supportando e rivendicandosi le pratiche piu’ radicali di lotta.
La rappresaglia della polizia tedesca per avere platealmente fallito nel tentativo di bloccare le giuste proteste del Nog20, si è manifestata attraverso i tanti fermi e arresti che appaiono come un tentativo maldestro di recuperare ex post il fallimento della gestione della sicurezza del summit.
Durante le giornate del G20 sono stati circa 300 gli arresti arbitrari, i manifestanti fermati sono stati trattenuti a lungo nel GeSa, il centro di detenzione creato ad hoc per questo evento a Hamburg. Le testimonianze dei fermati raccontano delle umiliazioni subite (poco cibo, niente coperte ne materassi per dormire, diniego di poter andare in bagno), delle difficoltà a comunicare con l’esterno e nel sapere quali capi d’accusa erano contestati, mentre gli avvocati del Legal Team denunciano le difficoltà nell’accedere al GeSa, nell’avere contatti diretti con gli arrestati e nella mancanza di prove contro chi è stato fermato e trattenuto.
Nella giornata di sabato 8 luglio è partita una caccia all’uomo indirizzata in particolare verso i manifestanti stranieri, soprattutto italiani, francesi, spagnoli e greci. All’incirca 56 attivisti italiani sono stati fermati nei rastrellamenti della polizia successivi alle proteste di sabato, identificati, trattenuti e arrestati solo perché stranieri. Di questi una cinquantina sono già stati rilasciati per mancanza di prove concrete, ma comunque con provvedimenti di allontanamento da Amburgo.
Siamo all’inizio di un nuovo ciclo di lotte?
Non sappiamo ancora una volta se a vincere sarà la repressione, o nuovi entusiasmi o venti di rivolta.
Sicuramente le giornate di Amburgo saranno per molti, per chi è stato o non è stato a Genova un esperienza che ha segnato le nostre vite. Momenti che hanno visto quartieri di Amburgo unirsi spontaneamente agli scontri ed a contribuire a mettere a ferro e fuoco la città e i suoi simboli del Capitale.
Sicuramente l’azione repressiva ai campeggi da parte della polizia, ha limitato ed intalciato il libero incontro e confronto nei cosiddetti “barrios”, e di conseguenza anche il dibattito rispetto a lotte ed esperienze di resistenza territoriali.
Ora ci sarà tanto lavoro da fare, per continuare a resistere e sviluppare conflittualità nei territori, ma anche per non chiuderci in questi, come è stato dopo Genova 2001. Insomma, connetterci e supportarci quanto più a livello internazionale, con le esperienze rivoluzionarie e resistenti (Chiapas, Rojava ecc. ), o con le lotte che portiamo avanti nel quotidiano, diventa sempre più necessario per una solidarietà internazionalista, contro chi comanda il mondo e contro le forze reazionarie e nazionaliste, che sempre più crescono ed avanzano, nei luoghi in cui viviamo.
Genova segnò profondamente il movimento italiano: ne evidenziò le problematiche, le profonde spaccature, le divergenze negli obiettivi e nelle pratiche, ma più di tutto ha influito drasticamente nella percezione della possibilità di un cambiamento possibile. I molti e molte sono ritornati a casa (anche per chi a Genova non ci è stato) con la speranza infranta che la lotta, la partecipazione, il movimento popolare e dal basso potesse portare ad un grande cambiamento rivoluzionario verso un sistema etico, giusto, dignitoso.
Con il sangue di Carlo e dei molti e molte massacrati per le strade, alla Diaz e nelle caserme di polizia e carabinieri sembravano dirci che un altro mondo non sarebbe stato mai possibile. Ma c’è chi -e siamo in miliardi su questo pianeta, esseri umani ed animali – che con questo sistema non possono vivere perchè i suoi meccanismi significano, quotidianamente, oppressione, emarginazione, violenza, esproprio, dolore e morte.
C’è chi, questo sistema lo vuole e lo deve combattere per affermare la propria dignità e sopravvivenza.
Non lasciamo  soli tutti quei compagn* riunchiusi dentro le carceri!
Mura e sbarre non possono dividerci, non possono più isolarci…
Quello che si diceva a Genova e le preoccupazioni che la gente portava in piazza, purtroppo sono avvenute: il capitalismo e la globallizzazione avrebbero distrutto il mondo…
Il mondo dei potenti che ancora una volta si imponeva violentemente a suon di manganello e vite spezzate, con tanto di sangue sull’asfalto sui più deboli, riuscì all’epoca a spezzare un movimento e a lasciare ferite indelebili. Troppe le divisioni e le spaccature dopo quelle giornate…
Ora il mondo è di fronte ad un nuovo cambiamento: un altro punto di non ritorno.
Controllo tecnologico, precarietà, guerre che avanzano, chiusura delle frontiere e devastazione dei territori continuano a prendere sempre più piede: quasi ad imporsi come normalità nel quotidiano.
Circa 1.720 profughi morti e dispersi nelle acque del Mediterraneo solo dall’inizio di quest’anno.
A chi sta ancora una volta, contrastare e cambiare tutto questo?
NOTE DEGLI AUTORI:
Noi come Akkraak siamo stati ad Amburgo per seguire le azioni e manifestazioni che ha organizzato il movimento anti-capitalista e dal basso.
Attivo fin dal 1990, Akkraak è uno dei primi collettivi di video-attivisti d’Europa, non una TV o una società di video produzioni: noi siamo parte del network mondiale dei social media.
Producendo informazione indipendente, con un punto di vista che si auto-determina fuori dall’industria commerciale, siamo contro il Potere e i suoi mass media che supportano la Propaganda capitalista attraverso una tossica disinformazione.
Il gruppo è ora internazionale, perciò durante e dopo il NO G20 abbiamo prodotto articoli, video e report per radio indipendenti in lingua italiana perché pensiamo sia importante che anche i/le compagn* e la società civile al di fuori dai paesi del nord Europa possa ricevere le nostre informazioni e punto di vista alternativo sull’anti-summit di Amburgo!
Grazie a questo lavoro, stiamo ora costruendo un Network con Blog, Radio ed altri gruppi di media-attivisti.
I nostri contenuti mediatici si trovano nelle pagine in cui solitamente pubblichiamo
https://akkraak.noblogs.org/
https://vimeo.com/akkraak

Stay tuned!
AKKRAAK VIDEO COLLECTIVE BERLIN

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