La democrazia europea è a rischio. Lo dicono i padroni della politica e della finanza che per decenni hanno fatto la guerra alla classe lavoratrice cancellando diritti conquistati con dure lotte e facendo a pezzi i servizi sociali, educativi e sanitari creati e mantenuti sempre dai lavoratori. Sono quegli stessi che hanno imposto in più occasioni lo stato d’eccezione, che reprimono con armi sempre più violente e sofisticate il dissenso. Sono quelli che hanno ridotto a concessioni residuali le libertà di espressione, di manifestazione, di associazione, di sciopero. Sono quelli che reprimono gli antifascisti e li etichettano come terroristi. Sono gli stessi che hanno esteso il controllo sociale e poliziesco, rendendolo sempre più capillare e tecnologico, che hanno creato nuovi reati che prima non esistevano per colpire i movimenti, o che hanno innalzato le pene per normali forme di protesta. Sono quelli che hanno costruito campi di concentramento per senza documenti, che hanno eretto muri e armato milizie per sparare su chi attraversa le frontiere. Sono quelli che hanno imposto politiche razziste e di separazione sociale, che tengono decine di milioni di lavoratori in stato di clandestinità o sotto il continuo ricatto del permesso di soggiorno perché possano essere sfruttati meglio. Sono gli stessi che trasformano le istituzioni in senso più autoritario. Sono gli stessi che hanno lanciato la corsa agli armamenti e che stanno militarizzando la società. Sono quelli che ci dicono che bisogna essere pronti a servire in guerra il proprio paese.
A forza di colpi hanno indebolito la classe lavoratrice e hanno ristrutturato le istituzioni modellando una società autoritaria, e in questo fango i fascisti ci sguazzano.
Nelle elezioni in Sassonia-Anhalt, pur non avendo raggiunto la maggioranza assoluta, il partito dell’estrema destra fascista AfD ha registrato il 43,8% dei consensi alle elezioni legislative di questo stato della repubblica federale tedesca. Come è possibile stupirsi? Oggi in molti paesi – compreso quello in cui viviamo – i fascisti sono al governo. Da decenni si parla di avanzata dell’estrema destra a livello internazionale, e queste elezioni sono state – come spesso accade – accompagnate da batterie di sondaggi e da un coro mediatico che in parte annunciavano i risultati, preparando già il trionfo del vincitore. Ancora non si sa se riusciranno a costituire un governo, ma il risultato di AfD è stato già definito storico. Quante volte abbiamo sentito questa retorica? Ormai da anni AfD viene raccontato come un partito delle prime volte. Abbiamo letto spesso frasi come “È la prima volta che un partito politico che tollera al suo interno dei nazisti raggiunge questo risultato”. Viene così presentata come una forza politica che rompe tabù, che registra record di consensi, come una novità. Ma cosa c’è di nuovo nella nostalgia del nazismo? La gerarchia, la nazione, il capo, le vecchie e putride menzogne come sempre ripetute dalla propaganda come se fossero una novità.
La normalizzazione e la crescita dell’estrema destra è avvenuta in modo differente negli ultimi decenni nei diversi paesi europei. Sono questioni che il movimento anarchico affronta a livello internazionale da oltre vent’anni, sulla base di una intensa esperienza storica che ha visto lx anarchichx opporsi al fascismo fin dalla sua nascita. Oggi dobbiamo essere in grado di rinnovare questo impegno, perché nell’attuale situazione di guerra globale, le forze reazionarie, nazionaliste e fasciste possono trovare ruolo politico e militare, e perché esistono reti internazionali create dai governi per contrastare l’anarchismo, il sovversivismo, l’antifascismo. Basti pensare alla riunione interministeriale contro il “terrorismo radicale di sinistra” che si è tenuta a Washington lo scorso 16 luglio, a cui hanno partecipato 66 paesi tra cui l’Italia, con la partecipazione del sottosegretario agli interni Nicola Molteni della Lega. Basti pensare alla coordinazione delle democrazie europee nel reprimere lx antifascistx perseguitatx per i “fatti di Budapest”, ultima grave notizia in questo senso è la decisione della corte d’appello di Parigi di estradare Gino in Germania da cui rischia di essere spedito in Ungheria. È in questo quadro che dobbiamo leggere anche l’attacco ad A/I e alle infrastrutture di comunicazione indipendenti dei movimenti.
Il nuovo antifascismo che da alcuni anni si è diffuso – pur tra mille limiti e contraddizioni – in ambiti più larghi della società, è un segnale senza dubbio da raccogliere. Ma un nuovo movimento antifascista per contrastare davvero questi processi dovrà mettere al centro l’opposizione alla guerra e l’antimilitarismo e mettere dunque in discussione anche i regimi democratici che già hanno rimodellato le nostre società in senso fascista.
Dario Antonelli