Attacco ad Autistici/Inventati. Un pugno di ribelli contro l’Impero

Nel momento in cui chiudiamo il giornale apprendiamo che il Collettivo Autistici/Inventati, a causa del grave attacco ricevuto, ha deciso di chiudere la propria attività, anche per tutelare coloro che utilizzano i servizi forniti dal collettivo. Pubblichiamo intanto un primo contributo sulla questione, riservandoci ulteriori aggiornamenti nei prossimi numeri.

Intanto per saperne di più consultare https://keepitfree.ai/it/

Come anarchiche e anarchici sappiamo da sempre che le leggi sono delle finzioni e che l’unica che domina veramente all’interno delle società governate dal binomio Stato-Capitale è quella della giungla, la legge del più forte. Non sempre questa cosa è evidente perché nascosta dagli intricati sistemi normativi che talvolta lasciano anche spazio a eccezioni, possibilità di scappatoie e illusioni riformiste. In altri casi invece l’evidenza è così palese che solo persone in malafede o intellettualmente disoneste possono disconoscerla.

Una recente dimostrazione ce la fornisce il caso scoppiato alla fine di agosto e che ha coinvolto da una parte il Governo degli USA e dall’altra “Autistici/Inventati” (A/I), una piccola associazione italiana il cui scopo è fornire strumenti di comunicazione digitale a singole persone e a gruppi che si riconoscono nei principi dell’antifascismo, antirazzismo, antisessismo, anticapitalismo e via dicendo. Un nome che probabilmente non è del tutto sconosciuto ai compagni e alle compagne che leggono queste pagine. Un’associazione che nel marzo scorso ha festeggiato i suoi 25 anni di funzionamento ininterrotto.

Nonostante la sua importanza, la storia non ha ancora avuto la diffusione che meriterebbe, almeno paragonandola alle facezie che specialmente nella stagione estiva spesso saturano l’informazione. Per questo la riassumiamo brevemente.

Il 26 agosto è stato pubblicato su Internet un “Ordine esecutivo”, un provvedimento che non ha una corrispondenza con quelli nostrani e che potremmo paragonare a una specie di “Decreto Legge”. In questo documento, l’Amministrazione statunitense ha etichettato A/I come un’organizzazione che fornisce supporto al terrorismo globale e l’ha fatta oggetto di sanzioni, principalmente di tipo economico. In pratica ha contemporaneamente lanciato una accusa e comminato una condanna.

L’Ordine emesso infatti vieta a qualsiasi persona o entità sottoposta alla legge degli USA di avere rapporti di qualsiasi tipo con l’associazione. Chi trasgredisce rischia multe salate e/o la reclusione. Si tratta, va chiarito, di un tipo di provvedimento che non ha alcun valore giuridico fuori dagli USA e che quindi potrebbe essere considerato come una stramberia di quelle che caratterizzano il paese a stelle e strisce. Se non fosse che l’Ordine prevede chiaramente che potrebbero esserci degli effetti anche per chi, in qualsiasi altro paese, fornisca un qualche tipo di supporto, non solo economico, ad A/I. Sono quelle che con un discutibile senso dell’umorismo chiamano “conseguenze secondarie” (sic!).

Chiaramente questo provvedimento più che essere diretto contro un piccolo collettivo con sede in Italia è indirizzato a colpire i gruppi che si oppongono alla politica governativa statunitense che usano i servizi di A/I. Che saranno, ma non esistono numeri attendibili, probabilmente un paio di centinaia, tra attivi e non attivi.

A sole 48 ore dall’annuncio è arrivato il primo colpo: il sito autistici.org è stato bloccato. Il che ha causato un impatto negativo su tutta la struttura dei servizi forniti dal Collettivo A/I a partire dagli indirizzi e-mail del tipo @autistici.org. La responsabilità di questo blocco va sicuramente attribuita alla società che gestisce i domini in questione che, ovviamente, è statunitense. Un provvedimento che è stato applicato in automatico senza alcun genere di preavviso o possibilità di contestarlo.

Subito dopo qualcuno ha portato un attacco informatico alla piattaforma noblogs.org sfruttando una vulnerabilità del programma che la gestisce. Un attacco che poteva avvenire anche una settimana o un mese prima ma che è avvenuto subito dopo il provvedimento del Governo USA. Quando si dice il caso. Per fortuna i danni ai singoli blog sono stati minimi e non è stato possibile per chi ha attaccato rubare dati sensibili proprio perché una delle caratteristiche principali di quei servizi è quella di non chiedere dati del genere.

Infine, per chiudere con i colpi grossi, “Banca Etica”, ha congelato il conto dell’Associazione che rischia di essere definitivamente chiusa perché l’istituto di credito ha paura delle “conseguenze secondarie” citate sopra.

Bisogna ricordare che l’Associazione attaccata fa parte del cosiddetto “terzo settore”, vale a dire che è ufficialmente riconosciuta dalle leggi italiane e che riceve anche il 5 per mille che chi paga le tasse può destinare a un’organizzazione di sua scelta. Va precisato che A/I non ha alcun tipo di pendenza economica o giudiziaria in Italia e che non è mai stata colpita da alcuna sanzione di tipo penale o amministrativo.

Ha invece una enorme colpa, almeno agli occhi dei reazionari di tutto il mondo, quella di sostenere con il suo lavoro un’idea di Rete completamente aliena dalla logica commerciale. Una cosa che, nel 2026, è diventata talmente pericolosa da meritargli l’accusa di fiancheggiare il terrorismo globale, una galassia che andrebbe dai bombaroli anarchici all’islamismo armato, passando per il PKK.

Le “prove” pubblicate nei siti ufficiali a sostegno di questa accusa-condanna potrebbero, per come sono scritte, anche essere il prodotto di uno dei tanti programmi di Intelligenza Artificiale in quanto sono piene di imprecisioni ed errori marchiani. Il più grossolano dei quali è di aver attribuito ad A/I un indirizzo di posta elettronica inesistente, una di quelle che gli esperti chiamano “allucinazioni” delle quali soffrono le IA.

Come se tutto quanto raccontato sopra non bastasse, una volta arrivata in Italia la notizia è immediatamente finita in pasto alla famelica canizza del giornalismo di destra, che forse ha deciso di usarlo per rimpiazzare il tormentone estivo su “Report” ormai in via di putrefazione. Ha quindi preso il via una sorta di campagna di stampa che mischia verità pubbliche, bugie evidenti, illazioni, suggestioni, fantasie e tutto il resto dell’armamentario che viene di solito usato per screditare un avversario. Ma, in Italia, il vero bersaglio non è un piccolo collettivo “estremista”, la cui vicenda viene usata solo in modo strumentale, ma gli esponenti maggiormente in vista della cosiddetta opposizione al governo. Che vengono senza mezzi termini accusati di una sorta di connivenza con un’entità che l’Amministrazione degli USA considera terrorista. Ci sarebbe davvero da ridere considerato il fatto che A/I non può certo essere scambiata per una struttura che fiancheggia un partito. Meno che mai il PD.

Il polverone alzato dalla stampa filo-governativa ha portato addirittura alla presentazione di alcune interpellanze sia al Parlamento italiano che a quello dell’Unione Europea che verranno discusse nei prossimi giorni.

Per fortuna, contemporaneamente, ai tristi lavori dei lugubri soggetti di cui sopra è arrivata anche un’imponente spinta di solidarietà proveniente sia dall’Italia che dall’estero. Principalmente da parte di chi ha usato o usa i servizi forniti da A/I ma persino da persone da sempre critiche nei suoi confronti. Sono arrivati comunicati di solidarietà da gruppi, sindacati, collettivi e da personaggi e organizzazioni molto note nell’ambiente informatico.

Mentre stiamo scrivendo ci sono molte più persone di quelle che compongono il Collettivo, che stanno lavorando in collaborazione con altri gruppi di solidali, non solo italiani, per costruire e sviluppare una campagna internazionale di sostegno che si opponga alla insopportabile prepotenza del Governo americano.

Per il momento, nonostante ci sia una più che evidente sproporzione tra le forze in campo, i difensori hanno dichiarato che non hanno intenzione di mollare, almeno fino a quando sarà possibile resistere. E per questo ogni giorno di resistenza in più sarà una vittoria. Anche se difficilmente i buoni vinceranno questa guerra.

Ci fermiamo qui, sia perché la questione è ancora in via di sviluppo e sia perché ci sarebbe ancora molto da scrivere. Invitiamo chi è interessat* a seguire le tante informazioni già prodotte in queste prime due settimane e che si possono trovare su Internet partendo dall’indirizzo keepitfree.ai.

Vanno comunque fatte alcune considerazioni politiche di carattere generale a prescindere da come si svilupperà questa storia.

La vicenda conferma che la protervia di chi ha il potere non ha limiti, sia che vesta i panni di un cialtrone che cambia il nome a laghi e fiumi sia che sembri un personaggio uscito da un vecchio film di spionaggio.

Il provvedimento preso contro A/I non ha una base giuridica valida a livello internazionale e quindi, paradossalmente, diventa anche molto complicato contestarlo. Nonostante questo, l’accusa-condanna causa effetti concreti, non solo nello spazio giuridico statunitense (il che sarebbe scontato) ma anche in tutto il mondo e questo solo grazie al fatto che gli USA controllano numerose risorse – in vari settori – che estendono la loro influenza anche in altri paesi. Si tratta, in altre parole, di un puro atto di forza.

Questa non è certo una novità ma solo uno degli aspetti della politica attuale di Washington che porta a rapire nottetempo un Presidente antipatico e che decide di bombardare un territorio lontano in quanto considera il suo governo una minaccia.

Evidente anche il peso che ha la situazione internazionale, non certo tranquilla, in una vicenda relativamente marginale come questa.

Alcune delle persone intervenute sull’argomento hanno sostenuto che casi del genere non sarebbero più possibili se i singoli paesi o l’Unione Europea si dotassero di strumenti legislativi e tecnici per garantirsi una “sovranità” nazionale (o europea) nel campo della comunicazione elettronica e della finanza. In realtà, alcune leggi ci sono, ma sono deboli davanti allo strapotere dell’Impero. A parte il reiterato uso del termine “sovranità” che ormai accomuna indistintamente tutte le forze politiche, forse sarebbe anche possibile rendere maggiormente indipendente l’UE dagli USA impedendo ai secondi di dettare legge in alcuni dei settori critici nell’area dell’informatica e della finanza.

Noi però preferiamo immaginare una lotta, tra le tante da fare, per dare alla Rete globale una reale autonomia rispetto a Stati e governi, un’Internet che ancora non c’è, nella quale un caso come quello in questione non sarebbe mai stato possibile.

Pepsy

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