Ancora 41 bis per Cospito

Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale di sorveglianza, autorizzazione a cui si sono opposti il procuratore generale, la casa circondariale e il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), che hanno presentato ricorso in Cassazione. In attesa della sentenza, anche su questa piccola cosa, la decisione del Tribunale è sospesa.

Ci troviamo di fronte ad una vera persecuzione: la magistratura, indipendente o meno dal governo, si comporta come il cane da guardia di chi oggi è al governo, ottuso interprete della sua fobia antianarchica. Il meccanismo del dominio politico è scattato: la violenza nei confronti di Cospito, per l’ingiustizia del 41 bis, provoca le manifestazioni di solidarietà, che la magistratura usa per giustificare l’isolamento del presunto capo.

Il 41 bis è un regime di tortura che dimostra il carattere punitivo del carcere, smentendo il pretesto della funzione rieducativa.

A questo regime sono sottoposti centinaia di detenut*, oltre 700.

Un regime che il governo vuole sviluppare  con una precisa pianificazione. L’obiettivo è concentrare in sette carceri dedicati esclusivamente al 41 bis (oggi sono 12, in regime “misto”). Tre di questi sono stati individuati in Sardegna: a Cagliari, Nuoro e Sassari. Gli altri sono i carceri di Alessandria, l’Aquila, Parma e Vigevano. Allo stato attuale i reclusi in 41 bis sono 748 (736 maschi e 12 donne); con la riorganizzazione, i posti destinati a questa misura passerebbero ad 810.

L’obiettivo è chiaramente quello di rendere ancora più duro il carcere, ancora più opprimente e crudele la privazione della libertà.

Per questo è importante la lotta contro il 41 bis, è importante strappare Cospito alla tortura.

T.A.

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