Contro la dittatura globale dello Stato e del capitalismo, contro la guerra e il fascismo. Organizzazione – internazionalismo – rivoluzione socila

Le federazioni che compongono l’IFA si sono incontrate ad Atene in un momento in cui la situazione globale sta diventando sempre più critica per le classi sfruttate e oppresse.

Il riarmo generale e la diffusione delle politiche di guerra in varie regioni del mondo, così come il crescente autoritarismo e l’ascesa di modelli autocratici e reazionari di governo, stanno influenzando direttamente l* oppress* e sono progettati per mantenere il sistema capitalista e statale in mezzo a una crisi dell’ordine dominante.

Imperi in collisione

Il decadimento e la completa bancarotta del mondo dello Stato e del capitalismo segnano il limite della loro era di integrazione globale, mentre contemporaneamente alimentano l’intensificazione delle contraddizioni interimperialiste e la conseguente crescita della minaccia di guerra. Il sistema statale-capitalista porta dentro di sé le sue contraddizioni. La competizione tra le élite borghesi per una migliore posizione sullo scacchiere—per il saccheggio e la divisione delle preziose e limitate risorse naturali o per l’espansione delle loro “sfere d’influenza”—è ciò che fa riecheggiare di nuovo le sirene della guerra. Finché le società rimarranno prigioniere del cosiddetto “interesse nazionale”, del profitto privato e dell’accumulazione capitalistica, la guerra rimarrà l’unica strada per gli imperi in collisione.

Questo è ciò che si rivela nel modo più tragico nel macello della guerra in Ucraina dopo l’invasione russa quattro anni fa, nel genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato di Israele e dei suoi alleati, nell’intervento militare brutale degli Stati Uniti in Venezuela, nell’armamento delle milizie in Sudan,  e nel continuo strangolamento del popolo cubano.

L’attacco USA-Israele all’Iran

In questo contesto, il 28 febbraio, l’operazione militare USA-Israele contro l’Iran fu lanciata con intensi bombardamenti, con il supporto indiretto delle infrastrutture della NATO, e continua ancora oggi. Il popolo iraniano, che era stato prima sommerso nel sangue—ancora una volta, come tante volte nel corso degli anni—dal regime dopo la rivolta popolare scoppiata nel gennaio 2026, si trova ora di fronte alle bombe dell’imperialismo occidentale, responsabile di tante operazioni militari in tutto il mondo.

L’ipocrisia dei regimi “occidentali” non conosce limiti: proprio nel momento in cui collaborano senza soluzione di continuità con tutti i regimi monarchici, autoritari e/o teocratici del Medio Oriente—Arabia Saudita, Qatar, Oman, Bahrain e altri—strumentizzano il regime della Repubblica Islamica in Iran per mascherare i loro crimini, coronati dall’omicidio a sangue freddo di 168 bambine durante il bombardamento di Minab sotto pretesti di “liberazione”.

 

La fortezza Europa e la crescente repressione globale durante una crisi continua

Le vittime delle guerre e degli interventi imperialisti, predatori e neocoloniali sono sempre le persone stesse, che vengono massacrate in questo mattatoio globale o costrette a prendere la strada della migrazione solo per incontrare la morte ai confini terrestri e marittimi di un’Europa simile a una fortezza. Le politiche omicide di “respingimento” dell’UE si riflettono nelle migliaia di rifugiat* mort* ai confini terrestri e marittimi, in coloro che sono intrappolat* nei moderni campi di concentramento e in quell* imprigionat* in uno permanente stato di eccezione razzista. I muri che vengono eretti servono non solo a tenere fuori l’ “umanità in eccesso”, ma anche a portare le società occidentali verso il consolidamento del fascismo interno, creando una condizione sociale di paura e odio.

Oggi, a livello globale, ci troviamo nel mezzo di una fase storica di continue riconfigurazioni, eventi accelerati e rivalità sempre più intense che segnalano una transizione violenta verso un nuovo periodo storico— in cui l’ordine preesistente è in crisi e cerca di preservare i suoi guadagni insanguinati attraverso l’intensificazione della repressione, l’escalation militare e l’intensificazione dello sfruttamento.

Riaggiustamenti multipolari e generalizzazione del potere statale autoritario

Nel discorso dominante della politica internazionale, il cosiddetto “mondo multipolare” sembra ad alcun* una forma più equilibrata e quindi più giusta di organizzazione globale e gerarchia degli stati – una nuova condizione di equilibrio. Dal punto di vista dell* oppress*, e di conseguenza da quello dell* anarchic*, il termine non descrive una decentralizzazione del potere a beneficio delle società, ma piuttosto un riaggiustamento delle gerarchie degli stati e delle élite capitaliste che sono in rotta di collisione. Un sistema multipolare significa che il potere globale è distribuito tra più poli: Stati Uniti, Cina, Russia, Unione Europea, Israele, India, Iran e altre potenze regionali—nessuna delle quali può più imporre le regole del gioco da sola. Non si tratta, quindi, di una questione di minore potere o di un ritiro dei blocchi di potere, né di una distribuzione più equilibrata del potere. Si tratta di una competizione tra più sovrani che si contendono il loro posto allo stesso tavolo dello sfruttamento.

Le caratteristiche fondamentali del nostro periodo storico sono molteplici poli di potere, forme asimmetriche di forza, cambiamenti dinamici negli equilibri e la sfida delle nozioni tradizionali di sovranità—tutte cose che assumono un significato diverso se viste dal basso attraverso lenti di classe. Per i movimenti e i popoli, questi poli non sono centri neutrali di influenza ma meccanismi di imposizione, macchine di guerra, imperi economici, sistemi di sorveglianza tecnologica, confini e campi di detenzione. Ogni paradigma del potere promette protezione e sviluppo, richiedendo in cambio disciplina, mercati, risorse naturali e manodopera a basso costo.

L’attuale fase storica è caratterizzata da un doppio e apparentemente contraddittorio movimento: da un lato, il tentativo di transizione verso un mondo multipolare senza un centro egemonico stabile; dall’altro, la generalizzazione di forme di governo autoritarie, fasciste o totalitarie. Questi due movimenti non si contraddicono a vicenda. Al contrario, la seconda è una condizione per stabilizzare la prima. La multipolarità, come è stato detto molte volte, non dà origine alla pace ma alla competizione generalizzata, e questa competizione richiede società disciplinate e timorose pronte ad accettare il sacrificio come normalità. La fascistizzazione non si manifesta più come un movimento con un’ideologia unificata, ma come una pratica amministrativa quotidiana. Confini che uccidono, forze di polizia che funzionano come eserciti di occupazione, uno stato di eccezione che diventa permanente, la criminalizzazione della povertà, della migrazione e della solidarietà. In questo contesto, il concetto di necropolitica non riguarda più solo le zone di violenza, ma l’organizzazione complessiva del mondo. Il potere non si limita più a gestire la vita—organizza attivamente la morte, direttamente o indirettamente, attraverso carestie, sanzioni, embarghi economici, blocchi e precarietà perpetua. La morte cessa di essere considerata un fallimento della politica dell’era dello “sviluppo e della prosperità capitalistica” e diventa il suo strumento per superare le condizioni di crisi.

Le potenze occidentali vorrebbero imporre un’egemonia che non si esprime semplicemente attraverso il sistema politico-militare. La loro idea di “unipolarità”, che unifica violentemente il pianeta, si manifesta attraverso l’integrazione capitalistica globale che esprime, attraverso diverse geografie, la stessa logica unificata dello sfruttamento capitalistico e della repressione statale, incorporando in essa diverse particolarità culturali, religiose e locali. Sebbene i blocchi rivali possano cercare la loro identità ideologica sulla base delle loro particolarità, in opposizione al paradigma occidentale dominante, ciò non significa in alcun modo che si tratti di un’alternativa o di una sfida a qualsiasi livello del meccanismo unificato statale-capitalistico di potere, sfruttamento e oppressione.

Rifiuto anarchico dell’ “anti-imperialismo” selettivo e dell’opportunismo

Oggi viviamo un periodo di distorsione di significati e valori, e il movimento anarchico ha la necessità ancora più urgente di costruire il proprio quadro politico, etico e ideologico—sia per il risveglio della coscienza tra le classi oppresse sia per difendere le sue posizioni contro i tentativi di imporre concezioni estranee alla lotta anarchica e alla solidarietà internazionalista. Questi tentativi sono radicati in tendenze autoritarie, principalmente nella sinistra, e si esprimono attraverso il sostegno a formazioni statali totalitarie, la condanna delle rivolte popolari, l’allineamento con i blocchi di potere, false opposizioni binarie, ricatti emotivi, calunnie a militanti e minacce—tutto vestito da una maschera superficiale di anti-imperialismo.

La logica de “il nemico del mio nemico è mio amico” porta sempre allo stesso vicolo cieco: il silenzio sui crimini del nuovo e opportunista alleato, la giustificazione della sua violenza e la delegittimazione delle lotte che questo sopprime internamente. Così, l’antiimperialismo si trasforma in uno strumento geopolitico, perdendo tutto il suo contenuto libertario e la sua sostanza analitica.

Da una prospettiva anarchica, questo opportunismo non è concepibile. Non c’è imperialismo senza lo stato. Non c’è imperialismo senza repressione interna. Le stesse strutture che si espandono verso l’esterno disciplinano anche all’interno delle società suddivise in classi. Gli stessi apparati statali bombardano, imprigionano, torturano e sterminano—e chiunque finga di non vedere questo non pratica l’antiimperialismo ma una copertura politica.

L’internazionalismo proletario non sceglie stati, bandiere o “poli” attraverso alleanze opportunistiche—anche se ciò non significa che non utilizzerà le contraddizioni e le crepe interne del sistema. Sceglie una posizione nelle lotte sociali: sta con l* lavoratric*, con l* rifugiat* massacrat* ai confini, con i coscritti e i disertori, con l* prigionier*, con l* insort*—con tutt* coloro che pagano il prezzo delle rivalità imperialiste, ovunque si trovino. Non passa attraverso i ministeri degli esteri o i calcoli geopolitici. Passa attraverso la solidarietà internazionalista dal basso.

In un mondo in cui emergono nuove potenze regionali o addirittura centrali, la sfida non è scegliere l’imperialismo “giusto” o “alternativo”. È rifiutarli tutti. Non significa né considerare la riconfigurazione del potere come liberazione né confondere una crepa nell’unipolarità con una rottura del sistema. Si verifica una rottura nel sistema quando noi dal basso approfondiamo queste crepe, rendendole più profonde e insorgenti.

La nostra posizione è chiara: contro ogni blocco, contro ogni stato, contro ogni guerra dei padroni. Con le classi dominate e oppresse, senza allinearsi e senza accettare false scelte. Questo è l’unico antiimperialismo che non si tradisce.

Appello all’internazionalismo e a connessioni più profonde

I cambiamenti dinamici e gli sconvolgimenti perseguiti dai governanti richiedono una rapida riorganizzazione del movimento anarchico internazionale. L’urgente necessità di ampliare la rete di contatti e comunicazione tra l* anarchic* a livello internazionale è dimostrata dai fatti stessi—con l’obiettivo principale di scambiare esperienze, condividere informazioni su come la politica della dominazione stia prendendo forma in ogni geografia e sulle resistenze sociali che emergono in ogni punto del pianeta. Inoltre, la discussione a livello internazionale sulla condizione di guerra e sulla minaccia generalizzata della guerra è fondamentale, poiché approfondire questa discussione — assieme alla corrispondente cooperazione dell* anarchic* a livello internazionale — è prerequisito fondamentale per rafforzare la lotta, cioè le stesse resistenze sociali e di classe che possono proteggere le società dalla minaccia della guerra e dall’intensificazione dello sfruttamento e della repressione.

È letteralmente una questione di vita o di morte—per il movimento, per le società e per l* oppress*—sviluppare e adottare la posizione anarchica più coerente possibile contro il militarismo, la minaccia di guerra e per una resistenza alla dominazione globale. Crediamo che ciò possa essere raggiunto se l* compagn* di tutto il mondo riusciranno a riconoscere che, pur essendoci visibili differenze storiche, politiche, sociali e persino culturali tra società (e quindi tra movimenti) che si formano comprensibilmente nel contesto dello stato-nazione e le cui differenze bisogna riconoscere, allo stesso tempo, va notato che un’analisi anarchica odierna identifica come lo stato e il capitalismo dominano e opprimono l’intero pianeta.

Contro questa condizione dobbiamo restare unit*, che si esprima attraverso la guerrafondaia coalizione occidentale egemonica USA-NATO-Israele, attraverso il bellicoso autoritarismo russo, attraverso l’oscurantismo oppressivo dei regimi islamici o attraverso il totalitarismo statale burocratico cinese.

Solidarietà con le lotte in tutto il mondo

Da parte nostra, basandoci sui nostri principi e valori di anarchic* organizzat*, interveniamo e agiamo nei campi della lotta sociale e di classe, puntando all’emancipazione sociale contro ogni forma di tirannia, e non per servire un regime tirannico, uno stato o un blocco interstatale. Siamo solidali, al fianco di tutte le persone che lottano per la sopravvivenza, la dignità, la terra e la libertà contro la dittatura globale dello stato e del capitalismo, il colonialismo e l’imperialismo. Traiamo ispirazione da coloro che lottano in tutto il mondo e che, di fronte al mostro del fascismo, dello stato e della barbarie capitalista, si ribellano, scioperano, manifestano e combattono la brutalità del potere. Questi sono gli elementi della lotta che vogliamo evidenziare come anarchic*: la capacità dell* dominat* di contrattaccare gli onnipotenti dominanti, la capacità delle persone povere ed escluse di ribellarsi anche nelle condizioni più inumane. Vogliamo che la solidarietà internazionale crei fratture all’interno dei poteri che ci attaccano, portando in primo piano la nostra stessa storia—la storia delle lotte di coloro che subiscono l’oppressione e che, in ogni tempo, creano la realtà vivente della libertà e della solidarietà, costituendo l’unico vero baluardo contro l’avanzamento dell’autoritarismo moderno.

Fino alla liberazione totale di tutt* dalle catene dello stato e del capitale—fino alla Rivoluzione Sociale per un mondo di uguaglianza, solidarietà e libertà.

Internazionale di Federazioni Anarchiche (IFA-IAF)

3–5 aprile 2026 – Atene, Grecia

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