2-1-0 * 2 POPOLI, 1 TERRA, 0 STATI

Assistiamo con orrore all’aggressione delle forze armate israeliane alla popolazione civile di Gaza con attacchi continui che non lasciano scampo: a nord, a sud, negli ospedali, nelle strade percorse dai profughi, nei luoghi religiosi.
Chi condivide le scelte del governo di Israele, chi si arricchisce con il traffico di armi e le importazioni dal paese del Vicino Oriente, chi approfitta di una situazione determinata dal rifiuto, che dura da cinquantasei anni, dei governi israeliani di rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, sono gli stessi che accusano di essere sostenitore di Hamas chiunque conservi un minimo di umanità e provi sdegno per le stragi compiute a Gaza.
Di questo abbiamo avuto un esempio a Livorno nelle scorse settimane. La manifestazione indetta da un’Associazione Italia-Israele, a cui hanno partecipato anche alcuni personaggi politici eredi di quelli che mandavano i cittadini Italiani accusati di essere ebrei nei campi di sterminio, ricordava per certi versi le prime manifestazioni dei Fasci di Combattimento. La questione è sempre una bandiera non esposta e per chi non concorda c’è l’aggressione e la repressione da parte di forze dell’ordine servili verso una lobby potente in città.
In tutto il mondo sono moltissime le voci di protesta contro questa guerra, voci che si alzano anche in Israele, come dimostrano i numerosi refusnik, i renitenti, i disertori, gli obiettori che mettono in discussione il ruolo delle forze armate israeliane, come dimostrano le dichiarazioni dei parenti degli ostaggi, come dimostrano le e i partecipanti alla manifestazioni, contrari alle politiche di sterminio di massa del governo Netanyahu.

L’esistenza dello Stato di Israele si è dimostrato, soprattutto a partire dal 1967, una causa di instabilità e di pericolo per i popoli vicini. Ma la nascita delle Stato palestinese non rappresenta certo la soluzione per la sicurezza di questo popolo martoriato.
La prospettiva della costruzione di uno Stato palestinese e la spartizione dei cospicui finanziamenti che arrivano sia in Cisgiordania che a Gaza stimolano la contrapposizione fra le varie fazioni che si contendono posizioni di dominio all’interno del nuovo Stato, fra cui l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Hamas.
Lo Stato è il problema, non é la soluzione, lo stato che ha bisogno delle forze armate e delle armi; per il popolo palestinese, per quello israeliano, per tutti i popoli del mondo.
La ricerca di soluzioni per le popolazioni del Vicino Oriente e di altri contesti internazionali tormentati dalle guerre deve necessariamente tradursi anche in concrete iniziative per la pace da condurre in Italia, per contrastare l’azione del governo italiano, che ripete a pappagallo la narrazione israeliana, che asseconda e cerca di approfittare della politica di destabilizzazione internazionale portata avanti dai governi israeliani di varia estrazione, che sostiene con le armi e con l’intervento diretto l’aggressione di Netanyahu.
È significativo che in Italia le manifestazioni di protesta per l’aggressione israeliana coincidano con l’anniversario della battaglia di El Alamein, tradizionale appuntamento di nostalgici e militaristi.

Per la pace nel Vicino e nel Medio Oriente, per l’autodeterminazione dei popoli, per l’abolizione dei governi prima causa della guerra.
Fermiamo il militarismo e l’imperialismo italiano. Via il governo fascista, via il governo della fame e della guerra.

Con questi obiettivi parteciperemo e invitiamo a partecipare alla manifestazione del Coordinamento Antimilitarista Livornese il 4 novembre.

FEDERAZIONE ANARCHICA LIVORNESE

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