Uno di loro

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Penso che gli onori che Marco Pannella ha ricevuto, in occasione dei suoi funerali, dai mezzi di comunicazione di massa e, attraverso loro, da autorità, dignitari e prelati vari, siano stati, una volta tanto, meritati.
Non ci troviamo quindi di fronte all’ennesimo esempio di conformismo di fronte alla morte, ma al riconoscimento per il ruolo svolto dal Partito Radicale, e Marco Pannella per le sue doti personali ne è stato la figura più rappresentativa, nella modernizzazione dell’Italia uscita dal boom economico  dei primi anni ’60 del 1900.
Una modernizzazione che si è andata progressivamente caratterizzando per l’attacco contro le conquiste fatte dal movimento operaio a cavallo degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. La linea politica dei radicali, in quegli anni, linea che Pannella interpretava alla perfezione,  ha veicolato l’idea che fosse possibile conquistare una libertà, o delle libertà, semplicemente come allargamento degli spazi esistenti. Nessun interesse, invece, da parte di questi sedicenti libertari, per la prima delle libertà, la liberazione dallo sfruttamento capitalistico, impossibile senza l’abolizione della proprietà privata, “diritto” su cui Pannella e i radicali sono sempre stati irremovibili.
Ci sono stati il divorzio, l’aborto, l’abolizione dei manicomi, battaglie a cui i radicali hanno dato il proprio contributo nell’ambito di vasti movimenti di massa. La vita di milioni di persone è cambiata, con quelle conquiste, e con servizi sociali ampliati dalle lotte di quegli anni. Oggi, con i continui tagli dei servizi sociali e la diminuzione del reddito delle fasce popolari, oltre alle rinnovate campagne oscurantiste della Chiesa cattolica, la soddisfazione di questi basilari bisogni, definiti a torto o a ragione libertà, è sempre meno accessibile.
Marco Pannella ha lavorato per approfondire le contrapposizioni reali tra la lotta per i bisogni immediati degli sfruttati e la libertà di più vasti strati sociali, diffondendo l’illusione che fosse possibile arrivare ad una affermazione della soggettività dei vari movimenti di massa fuori e soprattutto contro la lotta per l’emancipazione del proletariato. Al di là delle irrinunciabili conquiste sociali di quegli anni, l’unica libertà che è sempre interessata a Pannella e ai suoi era quella con cui il sistema di sfruttamento maschera la propria violenza. Una violenza, ancora viva, oltre ogni “modernismo”, una violenza che si riflette nei rapporti fra le persone, nei rapporti familiari, nei rapporti fra i generi.
Tutti i bisogni di libertà devono essere soddisfatti, soprattutto quando a sostenerli ci sono movimenti di massa che mettono in crisi le fondamenta ideologiche dei partiti di governo; la critica rivoluzionaria deve essere capace di mostrare come queste libertà, senza il pane, senza l’abolizione dello sfruttamento, senza la presa di possesso da parte del proletariato e delle sue organizzazioni dei mezzi di produzione, siano solo parziali.
Le degenerazioni successive, che il partito radicale e Pannella con esso hanno evidenziato, dall’abbandono delle tematiche pacifiste e antimilitariste alla collaborazione con le scelte antipopolari e autoritarie dei governi da Berlusconi in poi, la diaspora dei discepoli nelle varie fazioni della classe dominante, con conseguenti complicità, non sono che le logiche conseguenze di una politica ossequiosa verso il grande capitale e l’imperialismo occidentale. Con buona pace della libertà.
Tiziano Antonelli

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