La vita interna, la proiezione sociale

Introduzione

Abbiamo deciso di tradurre questa intervista fatta a due compagni della Capitol Hill Autonomous Zone di Seattle (CHAZ) Nonostante l’esperienza della CHAZ sia durata appena una ventina di giorni, la sua importanza e l’eco che ha avuto a livello internazionale è stata, da un punto di vista pratico e simbolico, di enorme importanza. Di natura eterogenea, la CHAZ ha consentito ai/alle compagni/e presenti di creare un ambiente sicuro per le minoranze (quotidianamente discriminate dalle istituzioni statali), basato sul mutuo aiuto, cooperazione ed autogestione. Al suo interno hanno trovato voce idee e pratiche abolizioniste carcerarie ed antirazziste, ispirando così la nascita di altre zone autonome nel resto degli Stati Uniti e prendendo come punto di riferimento le pratiche di cooperazione tra la comunità di Minneapolis all’indomani dell’uccisione per mano poliziesca di George Floyd e della distruzione del commissariato della città.

Francesco per Caprenere

Potreste darci in breve un resoconto di come è nata la Zona Autonoma? È un’emanazione di Black Lives Matter (intesa come organizzazione) o è collegata ad altre forze locali? Come possiamo interpretare il fatto che la stazione di polizia sia stata abbandonata?

Risponderò a queste tre domande contemporaneamente. Per iniziare, la polizia ha eseguito una ritirata tattica. Sentivano di non poter tenere il commissariato a lungo nel modo in cui sentivano di dover fare (quindi con lacrimogeni ecc), senza [che ciò portasse a] generalizzare ed intensificare l’antagonismo radicale contro la polizia. Rimuovere la presenza della polizia era esplicitamente parte di una strategia di distensione e di pacificazione. La ritirata, inoltre, forzava la manifestazione in una posizione difensiva più reattiva, anziché far sì che ciò avvenisse da parte della polizia – la quale poteva ora teoricamente operare con più margine di manovra ed in maniera più attiva.

Questo non è per dire che non sono stati forzati a lasciare il luogo. Sono stati assolutamente forzati in una situazione socialmente insostenibile e, a tutti gli effetti, costretti ad andarsene a causa delle persone che assediavano il distretto ogni notte. Hanno anche perso la faccia e perso una base operativa, una cosa importante quando si parla di logistica. Questo senza dubbio ha anche ricucito alcune tensioni tra la polizia non propensa a compromessi e fedele alla SPOG (Seattle Police Officer Guild) e le alte sfere propense ad azioni di persuasione.

C’è stata anche questa idea paranoica, secondo me, per cui il commissariato fosse stato abbandonato in modo da spingere le persone ad attaccarlo. Per quello che posso dire, un risultato della “polizia nella testa delle persone”. In ogni caso, è stato lasciato vuoto ma ridecorato. È stata occupata la strada di fronte ad esso e sono state erette delle barricate per creare un perimetro. Ad essere chiari, non sono dei veri e propri check-point ma un modo per bloccare le auto dall’investire le persone e rallentare un potenziale raid della polizia.

C’erano state delle barricate precedentemente ma erano perlopiù barricate della polizia cui era stata cambiata la destinazione d’uso e che avevano cambiato l’atmosfera. Qualcuno, non so chi, aveva cominciato a scherzare riguardo il fatto che fosse una zona autonoma e le persone hanno trovato che fosse divertente ma anche, stranamente, non inesatto. Un’idea apparentemente folle ed apparentemente realizzata.

Una cosa immediatamente chiara della zona è che questa non è più sorvegliata o almeno non apertamente. C’erano state operazioni di “peace policing” da parte dei manifestanti e comportamenti machisti di sorveglianza ma dopo un incontro in cui un gruppo di donne nere abolizioniste hanno parlato contro queste cose, le persone hanno ascoltato.

Ci sono graffiti ovunque nella zona, e molti sono contro la polizia o sul solco della liberazione nera radicale; altri sono di persone che disegnano solo i loro tag. Le persone bevono anche gli alcolici senza preoccuparsi di coprire le bottiglie,[1] qualcosa che di solito non è permesso e che aggiunge una sensazione da festival, sia nel bene sia nel male. Inoltre, le persone senzatetto possono accamparsi o dormire sotto i portici relativamente indisturbate. Qualcun[u] potrebbe dire che sia solo un parco pubblico allargato dotato di un microfono aperto ma c’è un livello di ingovernabilità che lo spinge oltre questo. Così come la disseminazione di idee radicali e di modi efficaci di operare in strada spingono oltre questo.

Per quanto riguarda la relazione tra CHAZ e Black Lives Matter, dipende di cosa stiamo parlando. Esiste un’organizzazione formale chiamata Black Lives Matter il cui gruppo locale è Black Lives Matter Seattle-King County – il quale è largamente rimasto al di fuori dagli eventi recenti e che ha tenuto il suo primo evento oggi, 12 giugno, due settimane dopo la prima manifestazione. Avevano delle persone nella Zona, ma sono rimaste perlopiù relativamente distanti.

L’altro movimento Black Lives Matter, più informale, è certamente presente. Sebbene ci siano opinioni e persone diverse al suo interno, la Zona ha una cultura molto intenzionale[2] che si è focalizzata sulla liberazione nera, sull’abolizione della polizia e tutto ciò che si discosta troppo da quello che sembra di cattivo gusto.

Oltre al gruppo formale di Black Lives Matter ci sono in campo anche diversi gruppi all-black di abolizionist[u] e per l’uguaglianza; ma nessuna organizzazione del genere gestisce ufficialmente il posto o si è formalmente impegnata nel suo endorsement o cose del genere.

Sono tutti arrivati come individualità, cercando di promuovere un movimento abolizionista più ampio e provando a dare ciò che possono allo spazio. Ci sono anche molte persone nere radicali[3] che vedono il movimento di Black Lives Matter come già esaurito e preferiscono parlare di ciò che sta succedendo nel momento come di una rivolta guidata da persone nere, oppure del movimento abolizionista o perfino di una primavera ACAB.

La CHAZ è uno spazio eterodosso che risolve i problemi emergenti appena fanno capolino, in maniera orizzontale. Non c’è una leadership ufficiale, non ci sono regole ufficiali (ci sono dei suggerimenti sparsi qua e là), non c’è un corpo ufficiale che prende decisioni, ecc. In termini della reale funzionalità della zona, i gruppi di lavoro ed i gruppi di affinità di varie dimensioni e forme si prendono cura dei vari progetti e dei ruoli. C’è una postazione medica eretta sul patio di uno dei ristoranti messicani ancora aperti nella Zona, c’è un giardino, c’è un qualcosa di simile ad un’assemblea generale quotidiana alle 15:00.

Se qualcun[u] sta causando problemi, chiunque sia lì intorno interviene nella maniera migliore che può e chiama aiuto se ha bisogno. La logistica è organizzata tramite Telegram, Discord, Signal, e, ovviamente, di presenza e negli incontri sul campo. Qualunque cosa abbiate ascoltato da Trump o da siti internet anarchici, non è una “zona controllata dagli/dalle anarchici/anarchiche”, ma da varie persone. Senza dubbio, nella Zona si stanno probabilmente usando dei mezzi anarchici ma sarebbe una sopravvalutazione delle abilità anarchiche ed una sottovalutazione delle dinamiche liberali più problematiche chiamarla “zona controllata dagli/dalle anarchici/anarchiche”.

Ah, e sì, Trump ci ha twittato sopra. Un sacco di gente l’ha fatto. Siamo stat[u] ogni sera sui notiziari nazionali sin dall’inizio della CHAZ. I reazionari sono terrorizzati; diffondono un sacco di propaganda e dimostrano di essere delle tigri di carta in quanto non danno quasi mai seguito alle loro minacce. Abbiamo anche ricevuto dei report sulle nascite in tutto il paese di altri tentativi ispirati alle “zone autonome” anti-polizia e per la liberazione nera. Potrebbe sembrare ovvio ma anche noi ci siamo ispirat[u] ad un’altra “zona autonoma”: quella nata dalle ceneri del commissariato che è stato bruciato a Minneapolis. Anche loro hanno cacciato i poliziotti ed hanno iniziato programmi di mutuo soccorso e creato uno spazio di incontro. A Minneapolis, quando un’auto-officina di AutoZone è stata saccheggiata, qualcuno ha graffitato “Zona Autonoma” sul lato dell’edificio, cui senza dubbio si fa riferimento nel nome alla Zona Autonoma di Capitol Hill. Così come noi siamo stat[u] ispirat[u], speriamo di essere d’ispirazione per altr[u].

A questo punto abbiamo forzato l’ala liberale dello Stato e dei media a voltarsi ed iniziare a parlare di noi positivamente; senza dubbio [il loro] tentativo [è quello] di catturare l’energia [della Zona] e di pacificarla. Non è stato certo uguale all’ondata di shock sprigionatasi durante le prime fasi di questa ondata di rivolta; ma stiamo facendo le nostre rotture che trovano risonanza dentro e fuori lo Stato. Stiamo costruendo ogni giorno il nostro potere condiviso in supporto alla liberazione nera e contro la polizia.

Quali sono le prospettive che possiamo immaginare per la Zona Autonoma? Ci sono discussioni sulla sua difesa e di come può essere sviluppata ulteriormente se tiene?

Uno sviluppo interessante è che la polizia, dopo essere stata insultata da Trump sui media ed aver approfittato del basso numero di difensori presenti al mattino, si è intrufolata nella CHAZ con circa una dozzina di agenti e, accompagnata da simpatizzanti autoproclamatisi leader della comunità, è entrata nel commissariato. Questo è stato un punto di svolta. Si è molto discusso su cosa fare. La soluzione venuta fuori è stata quella di bloccare tutte le successive incursioni della polizia e scortare fuori gli agenti rimanenti mentre escono dall’edificio. Allo stesso modo, noti reazionari erano stati circondati e costretti ad uscire diverse volte. L’ethos difensivo rimane ma è fermo nel suo impegno di voler mantenere la Zona libera dalla polizia. La polizia e le istituzioni cittadine hanno anche provato ad avere un incontro con alcuni “leaders” ed “anziani” usando una mossa da manuale della contro-insurrezione dell’esercito degli Stati Uniti: tentare di negoziare una resa del commissariato [e farlo tornare] di nuovo nelle loro mani. [L’operazione è] fallita miseramente ed è stata interrotta. Senza alcun leader formale o figure popolari disposte a svendere la città, è una perdita di tempo.

È possibile che la città sia ancora in grado di incorporare la CHAZ in qualche progetto di parchi, arte e culture, provando a lasciar esaurire il suo picco più conflittuale. Il sindaco è persino venuto fuori in “supporto” della Zona dicendo che non è “anarchica” e che Capitol Hill è sempre stata autonoma. Peccato non stia funzionando. Lo stato della Zona potrebbe sembrare quello di una festa. Si proiettano film, le persone si divertono, ci sono Dj, aree da gioco, ecc, ma quando la polizia si fa vedere, la folla da frizzante diventa intrattabile.

Ci sono anche implicazioni più ampie della Zona nella stessa Seattle. Se le persone imparano a difendere uno spazio in un modo che gli permette di guadagnare anche il supporto pubblico, allora uno sgombero è qualcosa di molto più facile da cui difendersi. Poiché gli sgomberi sono spesso annunciati, i gruppi di difesa, con ritrovato coraggio e con tattiche sviluppate, possono impegnarsi per difendere la Zona. E la CHAZ stessa sta diventando una tendopoli. È pieno di punti in cui potersi lavare le mani, una clinica popolare, è piena di cibo, bagni, raccolta della spazzatura e libera dalle molestie poliziesche contro le persone povere.

Riguardo la difesa, dovrei anche menzionare che quasi sempre ci sono persone armate nella Zona. Queste persone naturalmente non sono qui per difendere la Zona da un’incursione della polizia, in quanto la folla spesso si imbroncia anche di fronte a persone che fanno una cosa innocua quale il tirare bottigliette di plastica agli sbirri. Invece, questi individui armati sono lì come deterrente agli attacchi da parte dei reazionari armati. Prima li ho chiamati tigri di carta ma ovviamente c’è già stata una sparatoria e l’assalitore è arrivato nel luogo con due caricatori messi assieme, che è una cosa che uno di solito fa se ha intenzione di far fuori un sacco di persone. Ci sono state altre sparatorie in altre parti del Paese da parte di vigilantes reazionari, quindi il pericolo è reale. Nonostante avere un esercito di stanza od un gruppo di agenti di sicurezza è qualcosa che quasi nessun[u] nella Zona vuole, se le persone di propria iniziativa arrivano per offrire ciò che possono, nessun[u] sembra farci troppo caso. Va anche detto che non sono state persone armate ad affrontare il reazionario armato che si è lanciato con la sua auto sulla folla ma persone che hanno intrapreso un’azione decisiva nel momento in cui hanno visto un pericolo mortale.

In termini di sviluppo della situazione, la cosa di cui molte mie persone amiche si preoccupavano era di mantenere la pressione sulla città; finora però mantenere il commissariato sembra avere questo effetto. C’è anche ovviamente la nostra coordinazione da migliorare, così come il controllo di notizie infondate (che hanno fatto molta strada) ed altre cose di questo tipo. Sebbene le persone armeggino con le barricate ogni giorno ed aggiungano cose, la fortificazione non è necessariamente una preoccupazione primaria in questo momento, in quanto la lotta è ora fortunatamente per lo più sociale.

Potrebbero esserci vedette migliori di notte e di solito è un lavoro ingrato, quindi stiamo cercando dei modi per renderlo più piacevole. Stiamo anche costantemente provando a produrre informazioni pratiche e critiche riguardo le pratiche di anti-repressione e roba rilevante sul piano teorico che saranno particolarmente appetibili in questo spazio in modi mai visti prima d’ora.

Un’altra area su cui stiamo lavorando sono le nostre relazioni con i primi abitanti di questa terra, i Duwamish, i Muckleshoot e altri gruppi dei Salish della Costa.[4] Anche loro hanno perso molte persone a causa della polizia e qualunque zona che desideri diventare autonoma in maniera positiva dovrebbe seguire delle regole per costruire relazioni simili.

Tutta questa cosa è interessante perché talvolta è considerata saggezza d’avanguardia, cioè il fatto che la polizia e i reazionari non siano altro che ostacoli sulla strada della rivoluzione e della costruzione di ciò che vogliamo – il che è vero in molti aspetti ma la creazione di questo spazio è stata possibile solo attraverso il confronto diretto, ostinato ed abbastanza a lungo contro gli sbirri (che hanno dovuto lasciare). La tensione contro la polizia sembra essere un importante fattore nella creazione dello spazio e nel coltivare l’attuale disposizione abolizionista.

Ora non stiamo solo cercando misure difensive ma stiamo pensando a come espandere le nostre azioni al di fuori della Zona o possibilmente farle partire da essa o in coordinamento con essa. Altri raduni sono già stati chiamati, in parte intenzionalmente, di fronte ad altri commissariati, bloccando le auto della polizia in modo tale da interrompere al massimo le azioni logistiche. Le persone stanno adocchiando i monumenti confederati, ed altri escono a graffitare per poi tornare indietro nella sicurezza della Zona. Oltre a cercare di non perdere la tensione animatrice, c’è anche uno sforzo di tenere nella Zona uno spazio orientato alla liberazione nera.

Tutto sembra così incredibilmente complesso e semplice allo stesso tempo. Tutto sembra così fragile e potente allo stesso tempo. Apparentemente ci sono vicoli ciechi ovunque, e potenzialità che spuntano dalle crepe nel cemento. È selvaggio.

Da Liasions (https://en.liaisonshq.com/2020/06/16/everything-seems-so-fragile-and-powerful-at-the-same-time-a-conversation-about-the-seattle-autonomous-zone/)

NOTE

[1] Ci si riferisce alla “United States open-container laws”. In molti Stati è proibito bere alcolici in bottiglia nei luoghi pubblici (con palesi eccezioni, quali durante gli eventi sportivi). Link: https://www.federalregister.gov/documents/2000/08/24/00-21564/open-container-laws

[2] Il terminate intenzionale (in originale Zone has a very intentional culture) potrebbe far riferimento al fenomeno delle intentional communities, letteralmente comunità intenzionali, cioè che nascono allo scopo di raccogliere persone unite da un medesimo scopo. È un fenomeno molto presente negli Stati Uniti. Le intentional communities possono nascere secondo motivi religiosi, politici, sociali e così via.

[3] Nel senso di impegnati nella politica radicale, aderenti a formazioni di sinistra radicale (anarchiche, comuniste, abolizioniste ecc)

[] Si fa riferimento alle Prime Nazioni – First Nations – gruppi indigeni che abitavano la costa e presenti nella zona occidentale del Canada ed in alcune zone degli Stati Uniti.

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