La sorpresa americana

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Se sostenessi che nelle recenti elezioni presidenziali statunitensi avrei scommesso nella vittoria di Trump vi direi una grossa bugia.‭ ‬In buona sostanza,‭ ‬contavo sulla staticità dell’elettorato americano in favore dei democratici,‭ ‬anche se la figura di Hilary Clinton era assai debole.‭ ‬Le cose non sono andate così e Hilary,‭ ‬che ha‭ ‬attraversato il continente in lungo e in largo,‭ ‬avrebbe dovuto percepire il mutamento di umore.‭ ‬Non lo ha percepito e si è lasciata suggestionare dalle chiassose manifestazioni di consenso del suo ristretto entourage.‭ ‬Ma gli errori più gravi che ha commesso durante la sua campagna elettorale sono stati altri e decisivi.‭ ‬Il primo,‭ ‬forse quello determinante,‭ ‬è stato quello di arroccare il partito democratico sul fronte dei poteri costituiti‭; ‬la sua vicinanza alle élite delle banche,‭ ‬di Wall Street e delle lobby è stata decisiva per spostare il voto degli americani.‭ ‬Altro errore è stato quello di non aver capito che l’elettorato nel suo complesso era stufo delle successioni dinastiche.‭ ‬Gli americani non avevano metabolizzato gli errori commessi da Bush padre e figlio e dai Clinton e avevano perfettamente intuito che la presidenza di Barack Obama aveva‭ ‬in qualche modo‭ ‬interrotto la successione dei multimiliardari che,‭ ‬di fatto,‭ ‬conducevano l’America verso incroci pericolosi.‭ ‬In questo senso Hilary Clinton era stata percepita soprattutto come moglie dell’ex presidente,‭ ‬senza margini di autonomia.
Terzo elemento di debolezza della candidatura Clinton,‭ ‬che non dipendeva da lei,‭ ‬era la gracilità e la precarietà della sua salute:‭ ‬un presidente della nazione più potente del mondo doveva essere capace di spostarsi rapidamente da una parte all’altra del globo.‭ ‬Da questo punto di vista gli americani avevano difficoltà ad accettare un presidente che era costretto a muoversi con al seguito un medico che la sostenesse ogni volta che scendeva dalla macchina presidenziale.
Tutti questi fattori hanno compattato,‭ ‬sotto la personalità assai discutibile di Donald Trump,‭ ‬tante volte volgare e poco credibile,‭ ‬un elettorato molto eterogeneo che andava dalla pancia dell’America profonda ai giovani senza futuro,‭ ‬dagli operai delle zone industriali al mondo contadino.‭ ‬Non sarà un elettorato facile da governare,‭ ‬come dimostrano le grandi manifestazioni che in molti Stati dell’Unione contestano la legittimità dell’elezione.‭ ‬In effetti la posizione di Trump non è delle più semplici‭; ‬intanto ha contro una parte assai consistente del suo stesso partito,‭ ‬poi in suo favore non ha la maggioranza qualificata in Senato,‭ ‬potendo contare soltanto su‭ ‬51‭ ‬senatori a fronte dei‭ ‬60‭ ‬richiesti dalla normativa americana per l’approvazione delle leggi.‭ ‬Poi ancora la scelta dei collaboratori sarà certamente invisa ad un popolo che,‭ ‬nella sua maggioranza,‭ ‬è meno sprovveduto di quanto pensi chi lo governa,‭ ‬se‭ – ‬come sembra‭ – ‬prevarrà la deriva più oltranzista,‭ ‬xenofoba e sostanzialmente isolazionista.‭
Questo ci porta alla politica estera.‭ ‬Non risulta che Trump abbia viaggiato molto al di fuori degli Stati Uniti.‭ ‬In ogni caso è certo che non conosce nè i luoghi dove si svolgono gli eventi maggiori della contemporaneità,‭ ‬nè la diplomazia che quegli eventi è chiamata a regolare.‭ ‬In questo senso la scelta dei suoi collaboratori certamente non lo aiuta:‭ ‬Jeff Sessions‭ (‬politico del Sud accusato di razzismo e non in conflitto con il KKK,‭ ‬assolutamente contrario alla concessione della cittadinanza ai lavoratori clandestini‭) ‬come ministro della giustizia‭; ‬il generale Michael Flynn‭ (‬molto amico di Putin e titolare di una società di consulenza in rapporti di affari con ambienti vicini alla Turchia e altri paesi mediorientali‭) ‬che,‭ ‬come consigliere per la sicurezza nazionale,‭ ‬sarà l’autentico arbitro della politica estera‭; ‬Mike Pompeo‭ (‬esponente di spicco dell’ultradestra radicale,‭ ‬favorevole alla legalizzazione della tortura e grande oppositore dell’accordo nucleare con l’Iran‭) ‬a capo della CIA.
Certo è che appare surreale il dialogo tra un uomo che procede per battutacce ed un raffinato diplomatico,‭ ‬per esempio russo,‭ ‬che è abituato a parlare per simboli o sottintesi e che,‭ ‬in ogni caso,‭ ‬suole occultare le vere motivazioni di ciò che dice.‭ ‬Per queste ragioni Trump tende a disertare le occasioni dei grandi convegni internazionali,‭ ‬dove si muoverebbe come un elefante in una cristalleria.‭ ‬Preferisce piuttosto gli incontri bilaterali,‭ ‬anche se presi alla lontana‭; ‬vedi infatti i contatti con i capi di stato di Cina e Giappone,‭ ‬paesi in cui l’America ha grandi interessi,‭ ‬alcuni a suo carico di tipo finanziario,‭ ‬politico e commerciale,‭ ‬tutti però attualmente differibili.‭ ‬Nel concreto,‭ ‬per quel che indicano le prime intenzioni espresse,‭ ‬sembra che voglia alleggerire il fronte della NATO,‭ ‬cosa tutt’altro che semplice se si pensa che si tratta di una struttura militare che ha presenze di molto peso in quasi tutte le parti del mondo e che attualmente costa agli americani e ai loro alleati quasi‭ ‬800‭ ‬miliardi di dollari l’anno.‭ ‬Poi c’è l’avvicinamento dichiarato alla Russia di Putin,‭ ‬intenzioni che sembrano contraddittorie.‭ ‬Certo se effettivamente si verificasse un alleggerimento da parte dell’America della NATO,‭ ‬il vuoto che ne deriverebbe sarebbe immediatamente riempito dalla ingombrante presenza russa.
Ma l’avvicinamento alla Russia crea altrettanti problemi difficili da risolvere sul piano degli equilibri internazionali.‭ ‬C’è il fronte mediorientale,‭ ‬con la Russia che appoggia Assad mentre sin qui gli USA ha sostenuto i suoi oppositori.‭ ‬Da ciò,‭ ‬e dal conseguente annullamento degli aiuti ai militari curdi e a tutte le etnie che con questi militari hanno sin qui contrastato il fronte governativo della Siria,‭ ‬deriverebbe un mutamento degli equilibri politici dell’intero Medio Oriente,‭ ‬considerando anche che ancora non è chiaro cosa il leader americano intende fare circa il programma nucleare dell’Iran ed il sostegno statunitense alla causa irachena.
Tralasciamo per il momento il molto complesso fronte asiatico e gli enormi interessi che in quell’area si contrappongono.‭ ‬Si tratta di problemi assai complessi che non possiamo,‭ ‬nello spazio di un articolo,‭ ‬trattare specificamente.‭
Il nuovo assetto della Casa Bianca presenta molte prospettive assai inquietanti,‭ ‬tanto inquietanti che‭ – ‬come suo ultimo atto da presidente‭ – ‬Barak Obama si rivolge all’Europa per arginare la deriva del nuovo governo americano‭ (‬alla Merkel ha chiesto esplicitamente di non allentare le sanzioni contro la Russia‭)‬,‭ ‬auspicando che le circostanze inducano il nostro continente a realizzarsi come fronte politicamente coeso,‭ ‬idoneo a fronteggiare tale deriva e soprattutto a costituirsi come opposizione alle misure espansionistiche della Russia.‭ ‬Un atto,‭ ‬questo,‭ ‬che è quasi un disperato tentativo di difendere quel poco di socialmente rilevante che nel corso della sua amministrazione è riuscito a realizzare.
Antonio Cardella

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