Forca e martelletto

Tratto da: “Mai sottovalutare la cialtroneria del potere” di Comidad

Sarebbe un gravissimo errore sottovalutare la funzione della cialtroneria nella gestione concreta del potere. Occorre riconoscere l’importanza per il sistema di recite a soggetto come quelle del nostro ministro della Difesa. Il vittimismo preventivo della destra nei confronti delle presunte “toghe rosse” è appunto pura cialtroneria, cioè non ha un fondamento oggettivo. Se c’è stato invece un caso in cui un’inchiesta giudiziaria ha contribuito alla caduta di un governo, ciò accadde nel 2008, quando Clemente Mastella, ministro della Giustizia del secondo governo Prodi, fu incriminato insieme con la moglie, la quale venne anche sottoposta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere a misure cautelari. (1)

Le buffonate e gli psicodrammi di Guido Crosetto servono però ad alimentare il mito delle Procure anti-establishment, per cui se si vuole essere di sinistra occorrerebbe coltivare la magistratolatria. Oggi infatti le sinistre “antagoniste” si cercano sempre come leader qualche ex magistrato. Dal “falce e martello” al “forca e martello”. Risulta molto più facile credere al sentito dire che all’evidenza, e forse un etologo direbbe che nella specie umana l’istinto imitativo prevale su quello esplorativo. Fatto sta che ci si dimentica quanto sia stato decisivo il ricatto giudiziario nella distruzione dei diritti del lavoro. Il pur timido tentativo della CGIL di Sergio Cofferati di opporsi all’ulteriore precarizzazione del lavoro da parte del governo di centrodestra fu stroncato immediatamente col clima di sospetto di connivenza col terrorismo in seguito all’assassinio di Marco Biagi. A distanza di anni il ministro del Lavoro Sacconi poteva ancora farsi forte del ricatto giudiziario e dell’accusa di contiguità col terrorismo per intimidire la CGIL; la quale ovviamente si lasciava intimidire. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui l’oligarchia non deve spendere un soldo per corrompere i sindacalisti, visto che basta il ricatto giudiziario per tenerli sotto. Alla corruzione venale supplisce così la corruzione del politicamente corretto, per cui il sindacato da strumento di difesa del lavoro degenera in organo “educativo” dei lavoratori; e dall’educazione alla tutela morale, alla funzione poliziesca è tutta strada in discesa. Non c’è quindi da sorprendersi del fatto che garanzie sociali come il salario minimo ed il sussidio di disoccupazione, date per scontate altrove, in Italia siano diventate impossibili. (2)

Nel caso in cui non vi sia alcuna pezza d’appoggio per sostenere complicità col terrorismo, si può far ricorso ad un moralismo ancora più generico. La Procura di Piacenza ha messo su un’inchiesta giudiziaria fumosa contro dei sindacalisti di base, accusati di essere mossi da losche ambizioni personali e persino di esasperare datori di lavoro e multinazionali con richieste eccessive. Poco ci manca che si pretenda dai sindacalisti una  certificazione di integrità morale rilasciata dallo Spirito Santo in persona. La prosa della Procura di Piacenza dimostra che il potere del denaro non sta soltanto nella ricerca del guadagno e del profitto, bensì nella suggestione e nell’alone morale che può creare: i ricchi sono i buoni ed i poveri sono i cattivi; perciò le multinazionali diventano le vittime inermi di malvagi sindacalisti di base, colpevoli di sgomitare per farsi spazio. Queste assurde inchieste giudiziarie possono anche sgonfiarsi per strada, ma il loro effetto intimidatorio permane. D’altra parte l’organicità della magistratura ai settori più reazionari dell’establishment non può nemmeno essere dichiarata in modo troppo esplicito, neppure negli ambienti della “sinistra radicale”,  altrimenti in base al politicamente corretto si rischia di essere considerati “di destra”. (3)

La povertà non è un “problema” ma una componente essenziale del processo di gerarchizzazione sociale, perciò il livello di reddito è un discrimine tra le classi ed ogni aumento salariale viene percepito come sovversione. Nella società industriale la forza delle concentrazioni operaie metteva in discussione la gerarchia sociale, perciò ora nella classe dominante è diventata egemone la lobby dei creditori, che è interessata alla deindustrializzazione ed alla deflazione in modo da preservare il valore dei crediti e, di conseguenza, la povertà. Questi dati non sono meramente economici o ideologici, bensì schemi comportamentali di riproduzione dei rapporti sociali, e l’oligarchia italica li persegue con un’avarizia ed un’ottusità che non hanno eguali nel cosiddetto mondo occidentale. Il denaro non è solo denaro, il suo potere va anche oltre l’aspetto ideologico, cioè investe anche il comportamento inconsapevole. Anche chi non si lascerebbe comprare, spesso però si lascia suggestionare dal fascino del denaro. Il movimento di soldi crea invariabilmente magiche attese di “magnifiche sorti e progressive”, e chi si oppone diventa un impedimento alla discesa del paradiso in terra. C’è da notare che persino il giro d’affari legato al “buco” in Val di Susa ha trovato nelle presunte “toghe rosse”  un alleato importante. Nel 2012  il Procuratore Giancarlo Caselli definì il movimento “No-Tav” un laboratorio della violenza e, tanto per cambiare, reagì alle critiche col consueto vittimismo, per cui il potente si lamenta che i deboli vogliano zittirlo. (4)    

1)  https://www.reuters.com/article/oittp-mastella-moglie-arresti-punto-idITCON63088120080116/

2)  https://www.filcams.cgil.it/article/rassegna_stampa/_intervista_sacconi_se_la_cgil_vuol_trattare_denunci_le_aree_di_confine_col_terrorismo

3)  https://www.piacenzasera.it/2022/07/inchiesta-nella-logistica-arresti-e-perquisizioni-tra-i-sindacati-autonomi/439738/

4)  https://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_febbraio_21/caselli-e-i-no-tav-giovanni-bianconi-1903375310141.shtml

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