A lezione di sionismo. Scuola: strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo

Tempo di bilanci e rendicontazioni per la scuola. L’anno scolastico volge al termine e, tra i molti adempimenti richiesti ai docenti in questo periodo, è giunta una circolare ministeriale che chiede di relazionare sulle attività svolte nell’ambito del contrasto all’antisemitismo. Il termine per la compilazione delle schede di monitoraggio è fissato a metà maggio.

L’iniziativa, come espressamente dichiarato, si colloca all’interno della “Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo” di cui recentemente il Ministero dell’istruzione e del merito ha emanato le Linee guida. La “strategia”in questione è un intervento pianificato, definito nel 2025 in una prospettiva quinquennale da un gruppo tecnico di cui fanno parte rappresentanti della presidenza del Consiglio e di alcuni ministeri, rappresentanti del mondo accademico e rappresentanti dell’associazionismo ebraico. Fra questi ultimi figurano UCEI – Unione comunità ebraiche italiane, UGEI – Unione giovani ebrei d’Italia, CDEC – Centro di documentazione ebraica contemporanea, e infine IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance – , associazione che ha elaborato la famigerata definizione che in pratica equipara antisionismo e antisemitismo. Sulla base di questa definizione è stato recentemente approvato in Senato il DdL Romeo, in una versione un po’ stemperata, rispetto a quella originaria, meno orientata a finalità repressive e più a finalità educative, anche perché il settore di più ampia – benché non esclusiva – applicazione è proprio quello scolastico e universitario. Formazione, educazione e controllo, cioè dominio ideologico e orientamento culturale in un settore in cui l’aspetto repressivo potrebbe essere ridondante, in quanto ampiamente assolto dalle disposizioni disciplinari specifiche del comparto.

Quindi, a scuola nessuno spazio alla riflessione critica sull’operato dello stato di Israele in un momento in cui l’azione genocidaria e la politica di offesa militare legata al progetto sionista è sotto gli occhi del mondo. Non si può, perché ciò è equiparabile ad antisemitismo.

Del resto, l’anno scolastico che volge al termine è stato costellato di iniziative repressive volte ad escludere dal contesto scolastico qualsiasi critica allo stato di Israele e a contenere iniziative di solidarietà con la Palestina.

All’inizio dell’anno alcuni uffici scolastici regionali vietavano che nelle riunioni di Collegio docenti venissero portate in discussione questioni legate allo scenario bellico internazionale e in particolare al genocidio di Gaza. Nei mesi successivi venivano emanate dal Ministero dell’istruzione e del merito ben due note che intimavano alle scuole di garantire il pluralismo nell’affrontare con gli studenti tematiche politiche e sociali e venivano disposte ispezioni in alcuni istituti che avevano attivato un incontro webinar con Francesca Albanese. In ottemperanza a queste disposizioni, alcune scuole annullavano l’incontro con due obiettori di coscienza israeliani perché sarebbe mancata la “garanzia di pluralismo”. A inizio 2026 era arrivata la circolare MIM che richiedeva il censimento degli studenti palestinesi in ogni ordine e grado di scuola, un provvedimento discriminatorio non legato a nessuna misura di sostegno, ma solo ad una schedatura a tappeto degli studenti e conseguentemente delle loro famiglie.

Ed ora, in chiusura d’anno, arriva il monitoraggio degli interventi di contrasto all’antisemitismo e la rendicontazione delle varie azioni contenute nella “strategia”, dalla divulgazione delle Linee guida, agli incontri con giovani di religione ebraica per discutere di tematiche religiose (sic!).

Un’insopportabile ingerenza legata alla sistematica demolizione del pensiero critico di cui il ministero Valditara fa una mission qualificante, ma anche alla generale urgenza del controllo ideologico a cui il DdL Romeo è primariamente orientato, ponendosi come ulteriore sentinella dei legami politici economici e militari tra stato italiano e stato d’Israele.

Ci auguriamo che la rilevazione non venga svolta.

Confidiamo innanzitutto nel disfattismo largamente diffuso di una categoria docente sopraffatta, soprattutto in questa fase d’anno, dagli innumerevoli adempimenti burocratici; ma confidiamo anche nella attiva volontà di opporsi, da parte delle componenti più sensibili, all’ennesima imposizione autoritaria e al gravissimo portato politico e ideologico che caratterizza la “strategia per la lotta all’antisemitismo”.

P. N.

Related posts