Non sono solito recensire romanzi. Inoltre, tendenzialmente non è una buona idea scrivere sull’onda dell’emozione – ma il danno ormai è fatto, come dimostra questo articolo. Scrivo queste righe poche ore dopo aver finito “Diluvio” di Stephen Markley (Einaudi, 2024), un romanzo che mi ha colpito profondamente e di cui non posso che consigliare la lettura. Come apprendo da chi capisce più di me di letteratura, Markley fa parte di una nuova generazione di scrittori americani che intendono stringere un patto molto chiaro con il lettore: intrecci elaborati che non temono di svilupparsi in lungo e in largo, approfondimento dei personaggi e delle loro relazioni, implicita richiesta di impegno da parte del lettore stesso nel seguire tale intreccio e tali relazioni con la promessa che alla fine i conti torneranno. In altre parole, niente voli pindarici, niente finali fumosi, ma un convinto recupero del realismo. Consiglio vivamente anche il primo libro di Markley dal titolo “Ohio” (pubblicato per la prima volta nel 2020), un vivido e duro ritratto della profonda provincia americana dove s’incrociano quattro personaggi che raccontano dal loro punto di vista una parte di una più ampia vicenda. Il primo personaggio all’inizio è sotto l’effetto di sostanze psicotrope e quindi la sua narrazione risulta un po’ confusa, ma basta tenere duro le prime 50/80 pagine e tutto si chiarirà.
“Diluvio” è il suo secondo romanzo: un librone di oltre 1.200 pagine che ha l’ambizione di raccontare il mondo colpito dal riscaldamento climatico in un lasso temporale che va dal 2013 al 2045 circa. Attenzione, tuttavia: non si tratta di facili catastrofismi come quelli a cui ci ha abituato Hollywood (e che puntualmente guardo perché ho un po’ il gusto del trash). Markley traduce sotto forma di narrazione le previsioni della scienza come se fossero già accadute. “Diluvio” da questo punto di vista non è un romanzo distopico o apocalittico, al contrario, è un romanzo profondamente realistico, che fa riferimento (per quel che ne posso capire) a una solida ricerca in diversi campi. Anche in questo caso, il consiglio è di superare la prima decina di pagine dedicate ai clatrati: potrà sembrare uno strano inizio, ma in seguito tutto si spiega. Questo è il bello del romanzo: tutto si tiene insieme, sorretto da uno sguardo il più possibile realistico, mai moralistico, sempre plurale perché plurali sono le tipologie di personaggi (di età, di genere, di formazione culturale, di estrazione sociale…), vari sono i loro toni (perplessi, entusiasti, militanti, in balia degli eventi…) e scelte. Markley sfugge ai feticci, ai santini, alle soluzioni facili e rassicuranti, consapevole che le cose non vanno come si spera (e quando mai…), che la storia, per dirla con Malatesta, «non ha libretto». Lo sguardo spassionato e a tratti disincantato di Markley lo porta a immaginare un’evoluzione politica profondamente condizionata dall’urto dell’intelligenza artificiale e polarizzata dagli effetti sconvolgenti scaturiti dal riscaldamento climatico (alluvioni, inondazioni, incendi…), un’evoluzione che, sinceramente, non mi è sembrata campata per aria. Il romanzo è uscito nel 2022: Markley immagina che Trump non abbia vinto le primarie repubblicane e che quindi non abbia ottenuto il suo secondo mandato, ma non per questo le cose andranno bene, dato che a un certo punto troviamo Anders Breivik (l’autore della strage di Utoya del 2011) presidente della Norvegia. Allucinante? Se penso che parole come deportazione (“remigrazione”) fanno ormai parte del dibattito politico, Breivik presidente non mi sembra (purtroppo) un’ipotesi così assurda.
Malgrado la mole, il libro si legge con immediatezza e facilità, complici a mio parere l’accorto e originale uso di diverse forme narrative (interviste, articoli di giornali, relazioni…) per raccontare pezzi della storia ed evitare così di essere troppo didascalico. Tra i riferimenti letterari, citerei di sicuro “L’ombra dello scorpione” di Stephen King (nominato più volte dagli stessi personaggi di “Diluvio”). Il romanzo di Markley mi ha divertito, fatto riflettere (e ogni tanto pure un po’ incazzare) ma, una volta terminato, non sono riuscito a non pensare di avere davanti a me un classico che racconta questa «età barbara e aliena», come scrive Markley (p. 640) in cui l’accadimento dell’impossibile sembra dietro l’angolo. Non è un libro anarchico, sia chiaro, ma è un libro che secondo me dice molto a chi vuole cambiare l’esistente in cui viviamo, consapevole che il potere cercherà sempre di fregare gli ultimi, una consapevolezza che uno dei personaggi di “Diluvio”, Keeper, ha bene in mente. Tra gruppi paramilitari di destra, nuove religioni fondamentaliste, profilazioni di massa a fini politici e commerciali, occupazioni, disastri e governi democratici pronti a dimenticarsi gli sbandierati principi costituzionali in favore delle peggiori soluzioni autoritarie, “Diluvio” racconta senza abbellimenti, compiacimento o morbosità, ciò che potrebbe accadere a «questo mondo magnifico e antico» (p. 1293) in cui abbiamo avuto in sorte di vivere.
D.B.