Sono presenti, in questa pubblicazione, importanti saggi di autori che affrontano diversi temi e aspetti sulla figura del cantastorie nel corso dei decenni.
Gian Paolo Borghi, autore di innumerevoli contributi scientifici, da diversi anni si dedica allo studio etno-storico ed etno-antropologico oltre che alla storia contemporanea. Nel suo saggio (Dal dopoguerra agli anni dell’urbanizzazione: il mondo rurale nei contrasti dei cantastorie emiliani e romagnoli), fa il punto sui processi di industrializzazione e di meccanizzazione agricola che si abbattono sulla società contadina tradizionale, che subisce progressivamente ripercussioni che produssero i primi effetti disgreganti già a partire dai primi decenni del ‘900. Una analisi, quella di G. P. Borghi, di un processo storico fondamentale per la civiltà contadina italiana e per l’evoluzione dell’Italia in paese industriale.
Mauro Geraci, professore ordinario di Etnologia presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Cantastorie lui stesso, su questo tema ha scritto molto e si legge con interesse Le Voci e le Storie. Saperi, progetti e compiti dei cantastorie, dal Sud, da ieri a oggi, dai “Veri” agli “Ultimi”.
In questo testo egli stigmatizza la rappresentazione oleografica ingeneratasi negli ultimi anni, per cui lo spettacolo popolare, l’arte popolare, l’autore e soprattutto il cantore, o la cantora, popolari vengono trasformati in sacerdoti dell’anticonsumismo, rendendoli di fatto più “consumabili”, in una sorta di eterogenesi dei fini, «all’insegna di logiche arcaicizzanti, localistiche, populistiche, folkloristiche, “politicamente corrette” che, mentre esibiscono progetti di studio e tutela, finiscono per neutralizzare proprio quel pensiero critico, se non eversivo, che storicamente ha contraddistinto i cantastorie col loro eclettismo eretico».
Tiziana Oppizzi, cantastorie ella stessa, si interessa di cultura e musica popolare, già collaboratrice e redattrice delle riviste ”FB FolkBulletin” e “Il Cantastorie”, è attiva in alcuni cori. Nel suo saggio Una cantastorie si racconta. Esperienze, lotte, resistenze nei racconti e nei fogli volanti, oltre a narrare le proprie esperienze, si pone problemi d’importanza capitale, primo tra tutti quello della rispondenza al vero dei contenuti delle ballate. «I fatti, i dati, le novità, anche quelle false e costruite, penetrano in modo determinante nella vita degli individui attraverso i media che sempre più invadono e aumentano a dismisura. Proprio da questo cambiamento epocale, ampiamente rilevato da antropologi e sociologi, vorrei partire per ripensare la figura dell’aedo popolare contemporaneo». T. Oppizzi, fondatrice dell’Associazione Culturale ‘Il Cantastorie on line’, assieme a Claudio Piccoli, anch’egli interessato alla cultura e alla musica popolare, interviene col saggio Tradizione e Modernità del Cantastorie: Differenze e similitudini. Il saggio di Claudio Piccoli è una rivisitazione della pubblicistica cantastoriale, della parola cartacea come di quella digitale, con fortunate annotazioni come quando rileva che le condizioni della comunicazione musicale han fatto sì che il cantastorie si sia evoluto, da cronista ambulante, epigono di Omero, ma dotato di microfono, nella dimensione più globale dell’artista di strada.
Franco Schirone, libero ricercatore su tematiche anarchiche, autore di diversi lavori, ci introduce in Storie, Ballate e Fogli Volanti: il Canto Anarchico e i Cantastorie, un poderoso saggio corredato da illustrazioni relative a fogli volanti e testi dalla Comune di Parigi (1871) ai nostri giorni che si muove nel solco dell’identificazione, o meglio, della assimilazione del canto popolare a quello sociale. La carrellata proposta dall’autore si rivela della massima rilevanza documentaria riuscendo a produrci testi quasi sconosciuti su Giovanni Passannante, Sante Caserio, inediti su Gaetano Bresci. La rassegna di F. Schirone è ricchissima di indicazioni, notizie e spunti di creatività, giacché mette assieme opere ed autori eterogenei, fogli volanti e cantori di piazza d’altri tempi con cantastorie moderni, cantautori di nicchia e cantanti di grido, tutti collegati dal filo rossonero dell’impronta anarchica.
E non bisogna dimenticare il frizzante saggio introduttivo di Pardo Fornaciari, cantastorie in ritardo e che ci fa scoprire la tradizione della poesia improvvisata in ottava rima e del canto a braccio in genere che ancora sopravvive in poche zone dello stivale.
Pubblicato dalle Edizioni Colibrì, il volume è stato curato dall’Associazione Culturale ‘Pietro Gori’ di Milano e dall’Associazione Culturale ‘Il Cantastorie on line’, pp. 270, euro 17,00.
Anteo