Una delle interpretazioni avanzate per spiegare l’inaspettata vittoria del NO al referendum è che le preferenze elettorali manifestate il 22 e 23 marzo siano il prodotto di un reticolo in cui la volontà umana, l’architettura delle interfacce e l’infrastruttura di calcolo agiscono in un intreccio di dipendenza reciproca, inestricabile e capace di risultati eccezionali. La logica di questo sistema è orientata alla produzione di emozioni ad alta eccitazione e alla cattura dell’attenzione nei soggetti. Il fronte del NO, secondo questa interpretazione, si sarebbe avvantaggiato delle istanze divisive, oppositrici ed indignate che ne costituivano il sostrato emozionale, più congeniali alla dinamica dell’algoritmo.
Rispetto a questa interpretazione, c’è da considerare il fatto che l’architettura delle reti su cui risiedono i social e gli algoritmi che li fanno funzionare possono essere considerati come la struttura di un settore, quello dell’industria della comunicazione, in cui il meccanismo di produzione del valore e di estrazione del plusvalore è analogo a quello che agisce nell’industria manifatturiera. Ci troviamo quindi di fronte ad un pezzo di “struttura” della società, che produce i suoi effetti sulla “sovrastruttura” politica e ideologica della società.
Il modo di produzione capitalistico non può sopravvivere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali. I modi di produzione precedenti erano invece basati sulla conservazione del modo di produzione tradizionale. Questo incessante rivoluzionamento della produzione, porta con sé l’altrettanto incessante scuotimento di tutte le condizioni sociali, tutte le stabili e arrugginite condizioni di vita, con il loro seguito di opinioni e credenze, rese venerabili dalla loro durata nel tempo. La società borghese, quindi, si presenta come una società instabile e meno capace delle precedenti di mantenere la struttura piramidale della società. Questa instabilità si accentua con la crescente incapacità di valorizzare il capitale, assicurando il reddito alle classi privilegiate sulla base dello sfruttamento della capacità lavorativa della grande massa della popolazione. La continua trasformazione dei mezzi di produzione è particolarmente intensa nei settori dell’alta tecnologia, della comunicazione e dell’informatica, scossi dalle continue innovazioni sia nei materiali, sia nelle attrezzature, sia nelle procedure.
La letteratura scientifica riconosce l’importanza dei motori di ricerca nell’orientare i soggetti umani che interagiscono con loro. Lo psicologo Robert Epstein ha suggerito, fin dal 2015, che esista un effetto di manipolazione da parte del motore di ricerca (SEME – Search Engine Manipulation Effect). Dagli esperimenti di Epstein emergerebbe che le classifiche di ricerca di parte possono spostare le preferenze di voto degli elettori indecisi del 20% o più; il cambiamento può essere molto più alto in alcuni gruppi demografici e tali classifiche possono essere mascherate, in modo che le persone non siano in alcun modo consapevoli della manipolazione.
Questi effetti, che arrivano fino alla possibilità di manipolare gli orientamenti di voto, sono favoriti dalla trasmissione di messaggi ad alto contenuto emozionale. Emozioni come lo stupore o il timore reverenziale, la rabbia, l’indignazione morale, la paura o il piacere provato per le sfortune e le umiliazioni dei rivali politici vengono stimolate dall’algoritmo e a loro volta stimolano l’algoritmo.
Sulla base di queste riflessioni, è legittimo ritenere che nella vittoria del NO al referendum l’algoritmo abbia svolto un ruolo importante, come lo ha svolto, su un altro piano, nelle mobilitazioni in occasione del sequestro da parte dell’apparato militare israeliano, della Global Sumud Flotilla, fra cui vi erano anche alcuni cittadini italiani.
Di contro possiamo fare alcune riflessioni.
La gestione dei motori di ricerca da parte dei governi e dei grandi gruppi monopolistici li rende un potente strumento di controllo sociale, ma la loro intrinseca instabilità, derivante dal continuo rivoluzionamento dell’informatica, delle infrastrutture e dei protocolli delle reti li rende incapaci di assicurare nel tempo quella stabilità che è uno dei presupposti della conservazione sociale. La stessa ricerca del massimo profitto, che muove in prima istanza i gruppi monopolistici, li spinge a veicolare istanze popolari e quindi potenzialmente redditizie, indipendentemente dalla coerenza con il progetto complessivo.
Un’altra considerazione riguarda le bolle epistemiche e le camere d’eco. Una bolla epistemica è una struttura sociale che limita l’esposizione a informazioni diverse, portando gli individui a ricevere solo contenuti che confermano le loro credenze preesistenti. Questo fenomeno è particolarmente importante nei social media. La camera d’eco, a sua volta, è uno spazio di comunicazione chiuso, che non suscita alcun interesse negli estranei o che rifiuta il loro contributo.
Resta da capire se queste bolle epistemiche e camere d’eco che avrebbero favorito la vittoria del NO siano nate sulla spinta del messaggio elettorale o se fossero preesistenti e abbiano solo rimbalzato questo messaggio. Naturalmente questo dipende dal tipo di bolla. La chat Whatsapp o Telegram del collettivo tal dei tali è ovviamente preesistente al flusso informativo sul referendum, che penetra in essa e provoca reazioni diverse nei partecipanti. In questo senso l’algoritmo accelera, amplifica l’aggregazione, la orienta magari, ma non la genera. Per capire la genesi di queste aggregazioni bisogna uscire dalla realtà virtuale e tornare ad analizzare la realtà sociale. È nelle sue contraddizioni che trovano origine i movimenti sociali, non nelle architetture delle reti informatiche.
La partecipazione insolitamente alta al referendum significa che tante persone che non hanno partecipato alle ultime tornate elettorali sono andate a votare. Ci troviamo di fronte ad una mobilitazione di massa in difesa della costituzione, o piuttosto per mandare a casa il governo Meloni. Ci troviamo allora di fronte ad una forma di mobilitazione paragonabile a quella a sostegno della Flotilla, anche se ovviamente meno conflittuale. Ebbene, sia nel caso della Flotilla che nel caso del referendum, ci troviamo di fronte a mobilitazioni che hanno come tema l’una la solidarietà, l’altra la libertà, sia pure confusamente intesa. È quanto di più lontano ci sia dalle reazioni immediate e viscerali, catalizzate da quei contenuti che l’architettura digitale, progettata per questo, premia e amplifica sistematicamente.
Un’ultima considerazione riguarda la misura in cui i movimenti rivoluzionari, ed in particolare l’anarchismo, possono interagire con i motori di ricerca. Per quanto mi riguarda, ritengo che il meccanismo di funzionamento dell’algoritmo sia intrinsecamente incapace di svolgere una qualsiasi funzione emancipatrice, intesa come capacità di costruire relazioni collaborative tra i soggetti e di sviluppare atteggiamenti critici nei confronti dei messaggi veicolati. In realtà il funzionamento dell’algoritmo riproduce, in modo aggiornato, le tradizionali pratiche di governo, tendenti a mantenere le masse in uno stato di soggezione.
Il modo in cui alcuni sostenitori del fronte del “NO” hanno proposto le loro tematiche ha avuto spesso caratteristiche grossolane, basate sull’accentuazione della tematica della legalità, sulla demonizzazione dell’avversario, soprattutto di chi sosteneva le ragioni dell’astensionismo, bollandolo come alleato oggettivo della destra.
La critica sociale rappresenta un elemento ineludibile di una ricostruzione della soggettività rivoluzionaria, al di fuori e contro le logiche di dominio. Una critica che, che con lo svelamento dei meccanismi di sfruttamento ed oppressione, restituisca al soggetto rivoluzionario la capacità di comprendere, se non di controllare, le esplosive contraddizioni che agitano la società borghese. Questa critica deve mettere in discussione le pratiche autoritarie e violente all’interno dei movimenti e degli organismi di base, a partire da quella retorica tossica che fa della denigrazione dell’interlocutore uno strumento per affermare le proprie tesi. Ma per fare tutto questo, come abbiamo visto, le architetture digitali dei social rappresentano più un ostacolo che un aiuto: occorre uscire dal cyberspazio, mettere i piedi sul terreno e confrontarci faccia a faccia con i nostri referenti sociali.
Il nostro scopo non è conquistare qualche voto in più alle prossime elezioni; il nostro scopo è costruire le forze e gli organismi per dare vita ad una nuova società.
Tiziano Antonelli