Votare non serve, astenersi non basta

Ventuno capi di Stato dell’Unione Europea hanno lanciato un appello per la partecipazione al voto. I responsabili delle politiche europee di questi anni chiedono ai cittadini europei di partecipare al voto, per legittimare le loro scelte. L’alternativa non esiste: le politiche di sacrifici per i ceti popolari, di guerra ai poveri, di repressione e chiusura degli spazi di libertà sono continuate con i governi di ogni colore. Un esempio è l’aumento dell’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). Questo aumento è praticamente già stato deciso dal governo gialloverde, scatterà il 1° gennaio 2020. L’IVA è la principale fonte di entrate dello Stato: si tratta di un’imposta generale sui consumi che, attraverso un meccanismo di detrazione e rivalsa, grava integralmente sul consumatore finale, mentre per l’imprenditore od il libero professionista, che è formalmente il soggetto passivo, rimane neutrale. Il Documento di Economia e Finanza, approvato nelle scorse settimane dal Consiglio dei Ministri, afferma: “maggiori entrate per circa 50,8 miliardi sono riconducibili prevalentemente sia all’abrogazione del regime opzionale dell’imposta sul reddito d’impresa (IRI) che alle disposizioni della Legge di Bilancio relative agli aumenti delle aliquote IVA e delle accise (dal 2020).” L’IVA aumenterà del 30 per cento su questi prodotti: prodotti da forno, pasticceria e cereali; carni, salumi e altri prodotti a base di carne; pesce fresco e surgelato; latticini, latte conservato e uova; oli di tipo alimentare; zucchero, sale, spezie e erbe aromatiche; marmellate, miele, cioccolato, gelati, salse di pomodoro e altri condimenti; caffè, tè, cacao e cioccolato in polvere, birra. Questo in conseguenza dell’aumento dell’aliquota portata dal 10 al 13%, mentre l’aliquota ordinaria aumenterà dal 22% prima al 25,5% e poi dal 2021 al 26,5. Con questa misura, il governo Conte si dimostra perfettamente in linea con i governi che lo hanno preceduto e con le direttive dell’Unione Europea. Nel 2011 il governo Berlusconi aumenta l’aliquota ordinaria dal 20 al 21%, nel 2013 sarà il governo Letta ad applicare l’aumento al 22% deciso dal governo di Mario Monti. Le misure fiscali varate dai governi precedenti ed incoraggiate da Bruxelles, infatti, puntano a spostare la tassazione dalle persone alle cose, in altre parole cancellare la tassazione progressiva sul reddito, che dovrebbe colpire i più ricchi, con la tassazione dei consumi, che colpisce in proporzione maggiore i pensionati, i disoccupati, i precari. Chi infatti spende tutto il proprio reddito nel consumo e non ha margine per risparmiare subisce un’imposizione proporzionalmente più alta di chi ha un reddito che consente di risparmiare. Le dichiarazioni dei vari ministri contro questo aumento sono solo propaganda elettorale, mentre le dichiarazioni dei vertici dell’Unione Europea hanno lo scopo di alimentare un clima di emergenza, con cui giustificare l’aumento dell’IVA dopo le le elezioni del 26 maggio. Le stesse dichiarazioni della presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, mirano a mettere nell’angolo il governo sulla questione dell’aumento, senza però prendere impegni su come il suo partito intende contrastarlo. Nel teatrino della politica le dichiarazioni della leader del partito neofascista permettono ai sostenitori dell’aumento di qualificare come “fascista” chiunque si opponga all’aumento. Intanto le opposizioni ed i sindacati di stato sono troppo presi dalla propaganda elettorale per le elezioni europee e per quelle amministrative per accorgersi della tegola preparata dal Governo. Al disinteresse dei governanti per le condizioni dei cittadini, i cittadini hanno risposto con il disinteresse per i giochi politici di maggioranza e di opposizione. Se il voto non serve, però, l’astensione non è sufficiente. Per fermare l’oppressione, la rapina e la violenza dei governi è la forza che gli sfruttati, gli oppressi sanno opporre. Solo la mobilitazione dal basso può far naufragare l’ennesimo furto a danno dei diseredati. Sarebbe quindi opportuno che, anziché preoccuparsi dei risultati elettorali, si cominciasse ad organizzare la mobilitazione, attraverso iniziative di propaganda e di lotta, con l’obiettivo di uno sciopero generale contro la politica del governo da tenersi il primo giorno utile dopo le elezioni. Le attiviste e gli attivisti si devono rendere conto che queste sono le iniziative concrete, assieme alla controinformazione, all’autodifesa di massa ed all’antifascismo militante, che sbarrano la strada alla penetrazione delle organizzazioni fasciste; non certo assicurare qualche poltrona nel parlamento europeo o nelle amministrazioni locali a candidati che si presentano come “amici” o “meno peggio”.

Tiziano Antonelli